{"id":70955,"date":"2018-09-17T00:28:23","date_gmt":"2018-09-16T22:28:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=70955"},"modified":"2018-09-17T00:28:49","modified_gmt":"2018-09-16T22:28:49","slug":"pakistan-nuovo-corso-governo-khan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/pakistan-nuovo-corso-governo-khan\/","title":{"rendered":"Pakistan: il nuovo corso del governo di Imran Khan"},"content":{"rendered":"<p>Le <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/pakistan-elezioni-segnate-dal-terrore\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">elezioni<\/a> dello scorso luglio sono state segnate da un pesante clima di terrore politico e religioso ma hanno tuttavia portato un risultato popolare orientato al cambiamento per la Repubblica islamica del <strong>Pakistan<\/strong>. La vittoria alle urne \u00e8 stata del <em>Pakistan Tehrik-e-Insaf<\/em> (Pti), partito d\u2019estrazione popolare e dal messaggio populista che ha ottenuto il 31,8% dei consensi. Il messaggio forte di rinnovamento ed il volersi porre come contraltare della tradizionale politica, molto spesso compiacente alla corruzione e alla cessione di certi ambiti di sovranit\u00e0 (come rispetto agli Stati Uniti in tema di sicurezza, per buona parte della guerra in Afghanistan), sembrano aver fatto presa nel corpo elettorale del Pti.<\/p>\n<p><strong>Il nodo dell\u2019alleanza<\/strong><br \/>\nSe \u00e8 vero che la vittoria del Pti poteva essere prevista con buona approssimazione, non tanto pu\u00f2 essere detto di quanto avvenuto per la formazione del governo. Il leader della forza di maggioranza, con alle spalle una carriera da giocatore professionista di cricket ed un largo consenso popolare, <strong>Imran Khan<\/strong>, ha dovuto affidarsi ad una alleanza governativa per diventare primo ministro secondo la procedura dettata dalla Costituzione.<\/p>\n<p>La scelta \u00e8 ricaduta sul <em>Muttahida Qaumi Movement<\/em> <em>Pakistan <\/em>(Mqm-P), forza che promette larghe concessioni alla provincia del Sindh e alle citt\u00e0 di Karachi e Hyderabad. In tale area venne fondato il Mqm, da cui discende il discusso Mqm-P, e qui risiede il serbatoio elettorale del partito. La maggioranza in Parlamento \u00e8 quindi stata ottenuta da Khan grazie a delle concessioni che riguardano una sola provincia del Pakistan. Al di l\u00e0 della forzatura politica, l\u2019accordo (definito un informale <em>Memorandum of Understanding<\/em>) rappresenta un precedente di cessione parziale sul fronte federale che il governo dovr\u00e0 sostenere in futuro senza esserne vittima.<\/p>\n<p><strong>I legami con l\u2019esercito e il ricorso al Fmi<\/strong><br \/>\nDa varie fonti di analisi si sottolinea per\u00f2 che il Mqm-P non \u00e8 stato l\u2019unico attore cui il Pti ed il premier Imram Khan hanno riconosciuto concessioni o fatto promesse. Dal 2013 ad oggi, infatti, il partito di maggioranza relativa del Pakistan ha ottenuto in diverse occasioni il supporto (diretto o indiretto) dei <strong>militari<\/strong>. Cos\u00ec \u00e8 stato in occasione dell\u2019arresto (fomentato da Imran Khan) di <strong>Nawaz Sharif<\/strong>. L\u2019ex premier, principale rivale politico di Khan, fu fermato per crimini legati alla corruzione, insieme a numerosi membri del suo partito e con un\u2019ingiustificata azione tesa a \u201cprevenire\u201d disordini e proteste.<\/p>\n<p>Sulla scia di questo e altri episodi, Imran Khan ha sempre platealmente sostenuto le forze armate ed in special modo la loro ala pi\u00f9 conservatrice. In un paese come il Pakistan legarsi a doppio filo con i militari potrebbe voler dire cedere di fatto il potere esecutivo ai suoi organi apicali, come il Capo di stato maggiore dell\u2019esercito. In passato, questo \u00e8 avvenuto nel 1958, nel 1977 e nel 1999 (in quest\u2019ultimo caso a spese gi\u00e0 di un governo guidato da Nawaz Sharif). Affrancare il livello politico dall\u2019influenza militare e cooperare fattivamente ma ciascuno nei propri ambiti rappresenta quindi una delle priorit\u00e0 del governo, insieme alla stabilizzazione economica.<\/p>\n<p>La Repubblica islamica \u00e8 infatti interessata da una contingenza economica molto negativa, che potrebbe spingere il governo a intraprendere una procedura di <em>bailout <\/em>di fronte al <strong>Fondo monetario internazionale <\/strong>(Fmi), chiedendo quindi un\u2019erogazione di liquidit\u00e0 straordinaria per far fronte al debito crescente. Tale procedura non incontra gli auspici degli analisti internazionali e potrebbe costringere Islamabad ad uno scotto molto alto.<\/p>\n<p>Il governo dovrebbe fare il massimo per evitare un tale estremo ricorso nella congiuntura attuale, sia per dare una garanzia di stabilit\u00e0 appena eletto sia per smentire le numerose voci di corridoio della comunit\u00e0 internazionale che sospettano l\u2019intenzione di Islamabad di ripianare gli onerosi debiti contratti con la <strong>Cina<\/strong> (storico alleato del Pakistan) traendo vantaggio dal supporto del Fmi.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;equilibrismo con Washington<\/strong><br \/>\nRimane tuttavia l\u2019interrogativo sull\u2019impostazione che il nuovo esecutivo pakistano vorr\u00e0 dare alla propria politica estera e a quella economica. La visita del segretario di Stato americano <strong>Mike Pompeo<\/strong>, il 5 settembre, ha visto da parte di Imran Khan un atteggiamento surreale per non dire indecifrabile. Il premier non ha inizialmente ricevuto il capo della diplomazia Usa, accolto dal suo omologo Shah Mahmood Qureshi.<\/p>\n<p>Come in una recita pianificata, Qureshi ha accusato gli <strong>Stati Uniti<\/strong> di aver abbandonato il Pakistan a seguito della decisione dell\u2019amministrazione di Donald Trump di ridurre significativamente gli aiuti militari al Paese. Khan, presentatosi a incontro gi\u00e0 iniziato e inserendosi nel discorso, ha invece virato verso toni accomodanti nei confronti degli Stati Uniti, pur se decisi, riaffermando la propria intenzione di promuovere l\u2019interesse nazionale pakistano. Pompeo ha diplomaticamente sostenuto la causa pakistana di fronte al Fmi, pur riaffermando la necessit\u00e0 che Islamabad si faccia carico della soppressione della minaccia estremista in <strong>Afghanistan<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel teatro pakistano, insomma, gli Stati Uniti cercano un ritiro che garantisca un\u2019importante assunzione di responsabilit\u00e0 da parte di Islamabad, mentre la Cina continua a coltivare un\u2019alleanza profonda pur assumendo, talvolta, atteggiamenti da battitore libero. Sembra proprio che nel Paese debba consumarsi il passaggio definitivo fra l\u2019egemonia statunitense e quella cinese nell\u2019area, addossando al neoeletto governo di Imran Khan rilevanti responsabilit\u00e0 che quindi non solo toccano il suo Paese ma l\u2019intera comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Pid\/Xinhua via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le elezioni dello scorso luglio sono state segnate da un pesante clima di terrore politico e religioso ma hanno tuttavia portato un risultato popolare orientato al cambiamento per la Repubblica islamica del Pakistan. 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