{"id":71003,"date":"2018-09-20T10:54:01","date_gmt":"2018-09-20T08:54:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71003"},"modified":"2018-09-23T22:55:58","modified_gmt":"2018-09-23T20:55:58","slug":"italexit-maggioranza-recedere-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/italexit-maggioranza-recedere-ue\/","title":{"rendered":"Italexit: basta una maggioranza semplice per lasciare l&#8217;Ue?"},"content":{"rendered":"<p>Si ritorna a parlare di riforme costituzionali nell&#8217;<strong>Italia <\/strong>del<strong>\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/governo-conte-ue-politica-estera\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">governo M5S\/Lega<\/a>\u00a0. Nella sua audizione parlamentare del luglio scorso, il ministro per i Rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta <strong>Riccardo Fraccaro<\/strong> ha esposto un suo <strong>programma di riforme<\/strong>, mirato a varare singole modifiche del testo costituzionale, non revisioni complessive come si proponevano iniziative precedenti.<\/p>\n<p>Le riforme delineate riguardano principalmente una drastica riduzione dei membri di Camera e Senato e un rafforzamento degli istituti di democrazia diretta: in particolare, si intende aggiungere un cosiddetto <strong>referendum propositivo<\/strong> accanto a quello abrogativo gi\u00e0 esistente. Il punto della riduzione dei parlamentari \u00e8 stato rilanciato in questi giorni anche dal vicepremier e capo politico del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questa la sede per un esame specifico delle proposte del ministro Fraccaro. Il metodo che egli intende seguire \u2013 solo modifiche puntuali della Carta \u2013 deve ritenersi per molti aspetti da approvare. E anche varie fra le riforme prospettate meritano adesione o comunque vanno prese \u00a0in seria considerazione. \u00c8 da prevedere che non mancheranno in tema \u00a0opportuni approfondimenti giuridici\u00a0 da parte dei colleghi costituzionalisti.<\/p>\n<p><strong>Programma Fraccaro e Unione europea<\/strong><br \/>\nQui \u00e8 bene invece soffermarsi sul breve cenno che, nell\u2019audizione parlamentare, Fraccaro ha dedicato alle problematiche dei rapporti con l\u2019<strong>Unione europea<\/strong>. Per il ministro, sarebbe utile riaffermare che i vincoli per il legislatore italiano derivanti dalle normative europee valgono solo se l\u2019Unione si mantiene entro le competenze che le sono attribuite e rispetta i principi e le libert\u00e0 fondamentali della nostra Costituzione.<\/p>\n<p>A tal fine \u2013 osserva il ministro &#8211; si potrebbe intervenire in sede di \u201cmanutenzione\u201d dell\u2019articolo 117 comma 1 della Costituzione, che fa riferimento all\u2019espressione ormai superata di \u201cordinamento comunitario\u201d.<\/p>\n<p><em>Nulla <\/em>quaestio, ovviamente, sulla questione terminologica. Anche se si continua a parlare di diritto comunitario, l\u2019espressione corretta \u00e8 diritto (ordinamento) dell\u2019Unione europea. E neppure si pu\u00f2 dubitare dei principi richiamati dal ministro. \u00c8 da considerarsi ormai acquisito che il primato del diritto europeo \u00e8 soggetto al <strong>duplice limite<\/strong> che l\u2019Unione non agisca <em>ultra vires \u00a0<\/em>e che essa rispetti l\u2019identit\u00e0 costituzionale degli Stati membri.<\/p>\n<p>Come nota lo stesso Fraccaro, sono principi \u00a0ben saldi in sede giurisprudenziale. Li hanno pi\u00f9 volte affermati la nostra Corte costituzionale e le corti supreme di altri Paesi europei. Il loro inserimento in Costituzione non sembra dunque cos\u00ec urgente e necessario. Tanto pi\u00f9 che le difficolt\u00e0 non riguardano i principi, ma la necessaria collaborazione tra giudici europei e nazionali quando si passa alla loro concreta attuazione.<\/p>\n<p><strong>La questione del recesso dall\u2019Ue<\/strong><br \/>\nL\u2019audizione del ministro non ha toccato altre problematiche\u00a0 europee. Viene da chiedersi allora se non vi siano ulteriori questioni da tenere presente in vista di un programma di riforme costituzionali.<\/p>\n<p>Non mi riferisco all\u2019esigenza, molto dibattuta in passato, di inserire in Costituzione un\u2019apposita <strong>\u201cclausola sull\u2019Europa\u201d<\/strong>, del tipo di quella che si trova nella Costituzione tedesca. Penso che l\u2019articolo 11 della Carta, cos\u00ec come interpretato dalla nostra Consulta, fornisca una base giuridica sufficiente a legittimare la (e fissare i limiti della) partecipazione dell\u2019Italia al processo di integrazione europea. \u00c8 piuttosto su una questione specifica, e in qualche modo di segno opposto, che vorrei riflettere: quella costituita da <strong>un eventuale recesso dalla Ue<\/strong>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_71004\" aria-describedby=\"caption-attachment-71004\" style=\"width: 342px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-71004\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/italy_eu-300x200.jpeg\" alt=\"\" width=\"342\" height=\"228\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/italy_eu-300x200.jpeg 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/italy_eu-768x511.jpeg 768w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/italy_eu-1024x681.jpeg 1024w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/italy_eu-125x83.jpeg 125w\" sizes=\"(max-width: 342px) 100vw, 342px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-71004\" class=\"wp-caption-text\">(\u00a9 Lorentz-Allard Robin\/Aftonbladet\/IBL via ZUMA Wire)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Come \u00e8 ben noto, la possibilit\u00e0 di lasciare l\u2019Unione \u00e8 ora espressamente contemplata dal Trattato di Lisbona (articolo 50 Tue). Prima, in assenza di una previsione apposita, si discuteva se il recesso dall\u2019Unione fosse comunque ammissibile in base alle norme di diritto internazionale dei trattati. Tuttavia alla questione non veniva attribuito particolare rilievo, perch\u00e9 il fenomeno appariva di scarsa attualit\u00e0. Ma a partire dalla <strong>Brexit<\/strong> la situazione \u00e8 cambiata, e anche un\u2019eventuale <strong>Italexit<\/strong> \u00e8 entrata nel novero degli accadimenti da non escludere.<\/p>\n<p>\u00c8 il caso quindi di domandarsi come una decisione di recesso dovrebbe essere presa nel nostro Paese. L\u2019articolo 50 Tue si limita a precisare \u2013 e non potrebbe fare altrimenti &#8211; che ciascuno Stato membro procede \u201cconformemente alle proprie norme costituzionali\u201d, una formula analoga a quella utilizzata per la ratifica in sede nazionale di modifiche dei Trattati fondativi (articolo 48 Tue) .<\/p>\n<p>Poich\u00e9 da noi una previsione costituzionale apposita non esiste, bisogna evidentemente ragionare in base ai principi che si ricavano da altre norme della Carta. In prima linea viene dunque in considerazione l\u2019articolo 80 della Costituzione, che per la ratifica dei trattati di maggiore rilievo esige la <strong>preventiva approvazione parlamentare<\/strong>. Questa stessa regola \u00e8 ritenuta normalmente applicabile anche alle vicende <em>post <\/em>ratifica, quali successive modifiche di un trattato o la sua estinzione.<\/p>\n<p>L\u2019articolo 80 non prescrive una particolare procedura per le decisioni ivi previste. Valgono quindi le regole ordinarie dell\u2019articolo 64 della Costituzione, secondo cui Camera e Senato deliberano validamente (nel rispetto di un certo quorum) a maggioranza semplice dei presenti.<\/p>\n<p><strong>L\u2019esigenza di garanzie costituzionali adeguate<\/strong><br \/>\nSiamo giunti cos\u00ec al punto sul quale si intende attirare l\u2019attenzione. Allo stato attuale, <strong>una decisione dell\u2019Italia di ritirarsi dall\u2019Unione<\/strong> ricadrebbe sotto il dettato dell\u2019articolo 80 della Costituzione; il che vuol dire che essa <strong>potrebbe essere adottata dai due rami del Parlamento a semplice maggioranza<\/strong>. Di qui l\u2019interrogativo che sorge immediatamente: <strong>una procedura<\/strong> del genere pu\u00f2 ritenersi <strong>adeguata?<\/strong><\/p>\n<p>La risposta per lo scrivente \u00e8 senz\u2019altro negativa. Il rilievo politico, economico e sociale dell\u2019appartenenza all\u2019Unione, le implicazioni gravissime che conseguirebbero a un eventuale distacco, il suo impatto sul funzionamento delle nostre istituzioni, i dubbi di compatibilit\u00e0\u00a0 di una decisione del genere con l\u2019articolo 11 della Costituzione (che non solo \u201cconsente\u201d, ma anche \u201cfavorisce e promuove\u201d la partecipazione dell\u2019Italia all\u2019integrazione europea) sono aspetti che non richiedono particolari sottolineature. Non sembra quindi azzardato sostenere che, per qualche verso, la decisione di innescare l&#8217;Italexit si presti ad essere<strong> assimilata ad una vera e propria revisione della Costituzione<\/strong>.<\/p>\n<p>Se il ragionamento che precede \u00e8 corretto, la conclusione che se ne trae non appare eludibile. Ed \u00e8 che il recesso dall\u2019Unione <strong>richiederebbe una procedura aggravata<\/strong> rispetto a quella ordinaria, per quel che riguarda sia le maggioranze parlamentari necessarie sia il ricorso al voto popolare tramite referendum. Si potrebbe ipotizzare, in definitiva, <strong>un iter deliberativo non lontano da quello previsto<\/strong> dall\u2019articolo 138 della Costituzione <strong>per le modifiche della Costituzione<\/strong>.<\/p>\n<p>Torniamo al programma di riforme costituzionali dal quale si \u00e8 partiti. Il modesto suggerimento che qui si avanza \u00e8 di tenere presente l\u2019esigenza sopra formulata. Si badi bene: per chi scrive, l\u2019abbandono dell\u2019Unione da parte del nostro Paese non \u00e8 certo un evento auspicabile; e c\u2019\u00e8 da sperare che non si giunga mai ad avviare un processo decisionale sull&#8217;Italexit. Ma, ad ogni buon conto, sembra opportuno che si apprestino in Costituzione garanzie procedurali adeguate, in modo che un\u2019eventuale decisione di recesso sia ben meditata e ampiamente condivisa nel Paese, al di l\u00e0 di delibere parlamentari prese a maggioranza semplice.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9\u00a0Kay Nietfeld\/DPA via ZUMA Press<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si ritorna a parlare di riforme costituzionali nell&#8217;Italia del\u00a0governo M5S\/Lega\u00a0. Nella sua audizione parlamentare del luglio scorso, il ministro per i Rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta Riccardo Fraccaro ha esposto un suo programma di riforme, mirato a varare singole modifiche del testo costituzionale, non revisioni complessive come si proponevano iniziative precedenti. 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