{"id":71052,"date":"2018-09-25T20:00:39","date_gmt":"2018-09-25T18:00:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71052"},"modified":"2018-10-04T11:26:54","modified_gmt":"2018-10-04T09:26:54","slug":"italia-25-aprile-politica-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/italia-25-aprile-politica-europea\/","title":{"rendered":"Italia\/Ue: serve un &#8220;25 aprile&#8221; della politica europea"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Italia ha avuto un punto di forza nella <strong>continuit\u00e0<\/strong> della sua politica europea, grazie alle scelte fondamentali del dopoguerra e alla lenta ma costante maturazione del suo sistema politico. Il consolidamento del consenso europeista e atlantista si \u00e8 poggiato sull&#8217;architrave del patto fondativo della Repubblica e del cosiddetto &#8220;arco costituzionale&#8221;, ma\u00a0fu segnato, ai tempi, anche dal ruolo della Democrazia cristiana\u00a0e dall\u2019evoluzione della sinistra socialista e comunista rispetto alla Comunit\u00e0 europea, in particolare attraverso figure quali <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/segnalazioni\/altiero-spinelli-il-pensiero-e-lazione\/\">Altiero Spinelli<\/a>\u00a0<\/strong>e Antonio Giolitti, Giorgio Amendola e Pietro Nenni.<\/p>\n<p>Un&#8217;evoluzione sommatasi\u00a0al contributo essenziale del\u00a0pensiero laico, azionista, repubblicano e liberale di personalit\u00e0 come Gaetano Martino e Ugo La Malfa, e a quello dell&#8217;attivismo utopista radicale. L\u2019europeismo italiano si \u00e8 arricchito di una <strong>pluralit\u00e0 di motivazioni <\/strong>&#8211;\u00a0cresciute sulla via segnata da Alcide De Gasperi e Luigi Einaudi\u00a0&#8211; che lo ha reso unico per capacit\u00e0 di includere correnti politiche e culturali. La continuit\u00e0 europeista ha dimostrato la forza inclusiva della nostra democrazia.<\/p>\n<p>Altra\u00a0prerogativa della politica europea dell&#8217;Italia \u00e8 la\u00a0<strong>flessibilit\u00e0<\/strong>,<strong>\u00a0<\/strong>intesa come capacit\u00e0 di azione secondo linee guida ma adattabile ai diversi contesti: dal Mediterraneo al\u00a0Medio Oriente, dall&#8217;Europa dell\u2019Est\u00a0alla sfera\u00a0transatlantica. La flessibilit\u00e0 non \u00e8 una deroga ai principi e alle priorit\u00e0 geopolitiche. E\u2019 ed \u00e8 stata, piuttosto, un modo per compensare il divario di mezzi rispetto ad altri attori internazionali ed europei, e per tenere fede alla nostra vocazione geografica: quella di territorio cerniera, crocevia commerciale e culturale pi\u00f9 durevolmente che potenza militare e politica. Questa vocazione \u00e8 nella profondit\u00e0 del Paese, nelle citt\u00e0 prima ancora che nello Stato.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Italia\u00a0non dimentichi di essere stata europeista<\/strong><br \/>\nLa forza ideale e morale della ricostruzione ha alimentato la continuit\u00e0 e la flessibilit\u00e0 della nostra azione in Europa e nel mondo. La riflessione da compiere \u00e8 <strong>quanto possa essere salvato di tutto questo<\/strong>. Non vi \u00e8 dubbio che la rivendicazione della <em>discontinuit\u00e0<\/em> sia ormai un parametro della politica contemporanea e che la flessibilit\u00e0 possa essere estesa fino a rompere il filo della coerenza. C\u2019\u00e8 il pericolo che diventi strutturale la declinazione in negativo di ci\u00f2 che riguarda l\u2019Europa: la contestazione delle regole, l\u2019assenza di impegno nello spiegare la valenza di un quadro europeo di diritti, l\u2019attribuzione all\u2019Europa di ogni incapacit\u00e0 di affrontare problemi, dalla raccolta della spazzatura alle insufficienze nei servizi pubblici.<\/p>\n<p>Questa tendenza pu\u00f2 diventare trasversale in un sistema politico fragile in costante transizione e ostacolare un dibattito produttivo sulla riforma dell&#8217;Ue, i cui limiti sono ben evidenti. Tali limiti nascono dall&#8217;insufficiente sviluppo istituzionale e di politiche comuni dopo la trasformazione del 1989. Quel passaggio ha segnato anche il sistema italiano:<strong> il nostro europeismo ha perso rappresentativit\u00e0 quando si sono seccate (rimosse) le radici plurali che lo alimentavano<\/strong>. E\u2019 stato un processo di lunga durata che dovrebbe preoccupare pi\u00f9 delle fiammate di nuove demagogie. <strong>La rivoluzione pi\u00f9 insidiosa per l\u2019europeismo \u00e8 la perdita di memoria<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Gli italiani tra contestazione e bisogno di Europa<\/strong><br \/>\nNon \u00e8 mai troppo tardi per ricercare, per quanto possa apparire illusorio, un confronto sull\u2019Europa politica come occasione per un nuovo slancio ideale e non di accanimento polemico quotidiano<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Ricercarlo vuol dire riconnettersi con un Paese che esprime moti di contestazione di ci\u00f2 che \u00e8 l\u2019Europa, ma che vive una realt\u00e0 e una \u201c<strong>aspettativa europea<\/strong>\u201d non colta dalla politica. Il grande paradosso per l\u2019europeismo italiano \u00e8 che mai come oggi \u00e8 forte la domanda di standard e livelli di vita europei, eppure mai l\u2019euroscetticismo \u00e8 stato cos\u00ec invasivo.<\/p>\n<p>Per riconnettere l\u2019europeismo a questa domanda di Europa servono progetti concreti, pi\u00f9 che dichiarazioni sul giudizio universale che ci aspetta. Vi \u00e8 il tema dello sviluppo della nozione di Europa che protegge e che agisce alle sue frontiere, in particolare nel Mediterraneo, e di come saranno possibili quelle forme di cooperazione strutturata indispensabili per farlo. Vi \u00e8 il tema della partecipazione al gruppo di testa dell\u2019Euro. Non possiamo lasciare la parte pi\u00f9 avanzata d\u2019Europa e restare indietro non si sa bene per quale modello.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 impone di dire come arrivarci e cosa siamo disposti a concedere. Vi \u00e8 il tema dell\u2019attivit\u00e0 su <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/ue-gb-brexit-soft\/\"><strong>Brexit<\/strong><\/a> sfuggita dai radar &#8211; se non dei volenterosi addetti -, proprio mentre avviene il trasferimento di parti d\u2019industria da Londra. Vi \u00e8 la ricerca di un rapporto equilibrato con i Paesi dell\u2019Europa centrale e orientale, importanti partner che sono un giorno la causa di tutti i mali e il giorno successivo gli interlocutori privilegiati. E vi sono molti dossier dove un\u2019Italia che include e che propone, che cambia governi ma tiene la barra dritta, pu\u00f2 difendere bene interessi nazionali.<\/p>\n<p><strong>Ripartire da\u00a0nuove forme di partecipazione<\/strong><br \/>\nIndico due elementi per contrastare una definitiva lacerazione del sistema politico intorno alla questione europea. Il primo \u00e8 il tema dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/ue-dimensione-sociale-compact\/\">Europa sociale<\/a>, imbrigliato in questi anni da spinte contrastanti ma indispensabile per recuperare consenso.\u00a0Il secondo\u00a0\u00e8 la questione democratica. Sar\u00e0 impossibile frenare l\u2019indebolimento delle istituzioni senza la consapevolezza delle sfide sorte in questi anni. Occorrono forme di partecipazione che sostengano la dimensione parlamentare e non ambiscano a sostituirla: una democrazia partecipativa aperta a un maggiore coinvolgimento dei cittadini. Inserire le consultazioni, anche sulla base delle esperienze promosse dalle istituzioni europee in questi anni, in perimetri che non liberano partiti e istituzioni dalle loro responsabilit\u00e0, far crescere partiti europei\u00a0e rafforzare il ruolo del Parlamento europeo\u00a0sono punti cruciali su cui non sono impossibili impegni condivisi.<\/p>\n<p>Questo implica anche una responsabilit\u00e0 nella distinzione dei ruoli di maggioranza e opposizione. Il riconoscimento che la difesa della patria nazionale ed europea \u00e8 patrimonio comune dovrebbe essere visto come il migliore antidoto a una politica dell\u2019odio, nata fuori dall\u2019Europa con quella distorsione dell\u2019economia che toglie \u201cpane e anima\u201d a molti individui. In tempi di conflitti esasperati, interrogarsi su ci\u00f2 che pu\u00f2 riportarci con i piedi per terra diventa un compito forse illusorio ma necessario.<\/p>\n<p>Non vi era nessun copione definito per l\u2019Italia del 25 aprile. Part\u00ec da quel giorno una lunga opera di ricostruzione morale ed economica che molti decenni dopo non \u00e8 ancora compiuta. Non vi \u00e8 una storia scritta oggi per il nostro futuro se non quella della Costituzione e del suo legame con l\u2019Europa unita.<\/p>\n<p><em><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Diego Fares \u201cContro lo spirito di accanimento\u201d in Civilt\u00e0 Cattolica 4029, 216-230<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia ha avuto un punto di forza nella continuit\u00e0 della sua politica europea, grazie alle scelte fondamentali del dopoguerra e alla lenta ma costante maturazione del suo sistema politico. 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