{"id":71090,"date":"2018-09-28T07:13:58","date_gmt":"2018-09-28T05:13:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71090"},"modified":"2018-09-28T07:13:58","modified_gmt":"2018-09-28T05:13:58","slug":"vaticano-cina-accordo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/vaticano-cina-accordo\/","title":{"rendered":"Vaticano\/Cina: Francesco rimette al centro le periferie"},"content":{"rendered":"<p>Che <strong>Santa Sede<\/strong> e <strong>Cina<\/strong> potessero raggiungere, dopo decenni, un accordo per un\u2019essenziale normalizzazione dei rapporti era un\u2019ipotesi ormai ampiamente diffusa. Dall\u2019elezione di Jorge \u00a0Mario <strong>Bergoglio<\/strong> al soglio pontificio nel 2013, il lento processo fatto di dialogo costante e contatti reciproci tra Vaticano e Pechino \u00e8 ripreso, mostrando una rinnovata vivacit\u00e0 e un discreto coinvolgimento da entrambe le parti. Che, per\u00f2, si arrivasse concretamente alla stipula dell\u2019accordo stesso, questo era tutto da vedersi.<\/p>\n<p>Mentre <strong>papa Francesco<\/strong> era impegnato in un tour nelle repubbliche baltiche, la Santa Sede e il governo cinese hanno ufficialmente gettato le basi per il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/vaticano-cina-mutuo-riconoscimento\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>mutuo riconoscimento<\/strong><\/a>. Occorre specificare che l\u2019intesa raggiunta si traduce in un Accordo provvisorio: esso \u00e8 (e sar\u00e0) soggetto ad ulteriori revisioni, messe a punto e modifiche che, nel corso del tempo, potranno estendere (o meno) la pacificazione tra Chiesa e Cina popolare. Nucleo centrale dell\u2019Accordo, comunque, \u00e8 la modalit\u00e0 di selezione e nomina dei <strong>vescovi<\/strong> cinesi.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>La nuova selezione episcopale<\/strong><br \/>\nFino ad oggi, Pechino ha celebrato senza mandato papale l\u2019ordinazione dei prelati, attraverso i due organi statali preposti alla strutturazione della gerarchia ecclesiastica: da un lato, l\u2019Associazione patriottica dei cattolici cinesi (Apcc); dall\u2019altro, l\u2019Amministrazione statale degli affari religiosi. Oggi, grazie alle firme apposte sull\u2019accordo, il Papa ripristina la propria supremazia inaggirabile nell\u2019ambito delle <strong>consacrazioni episcopali<\/strong>: il processo di nomina partir\u00e0 s\u00ec dal basso, con il coinvolgimento anche dell\u2019Apcc, ma sar\u00e0 concluso tassativamente in alto, ovvero dal pontefice. Ci\u00f2 ristabilisce la <strong>piena comunione<\/strong> e unit\u00e0 della Chiesa cattolica in Cina con Roma.<\/p>\n<p>Dunque, non un accordo di tipo politico. Le relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Cina popolare, nonostante tutto, rimangono ferme al 1951, quando il regime maoista ordin\u00f2 l\u2019espulsione dell\u2019ultimo nunzio presente nell\u2019Impero di Centro. Due linee parallele che, apparentemente, sembrano destinate a non incrociarsi mai. Eppure, l\u2019Accordo provvisorio pu\u00f2 rappresentare un segnale importante in questo senso: a insegnarcelo sono proprio i protagonisti di questa vicenda.<\/p>\n<p><strong>La Cina secondo Bergoglio<\/strong><br \/>\nNell\u2019ottica della strategia internazionale di papa Francesco \u2013 \u201cuscita\u201d dal perimetro ristretto del Vaticano, fine del romano-centrismo e Chiesa \u201cin cammino\u201d per il mondo \u2013, <strong>le periferie geografiche diventano centro<\/strong>. La Cina non \u00e8 certo una periferia \u201cpolitica\u201d, ma lo \u00e8 sicuramente per quanto riguarda il raggio d\u2019azione vaticano, che vorrebbe la Chiesa confinata nell\u2019emisfero occidentale, ridotta spesso ad agenzia preposta alla certificazione della superiorit\u00e0 etico-morale della zona euro-atlantica.<\/p>\n<p>Proprio grazie all\u2019agenda missionaria di papa Francesco, il dossier cinese \u00e8 tornato ad essere pi\u00f9 che mai attuale. Del resto, nelle sue prime parole dopo l\u2019elezione, Bergoglio si \u00e8 definito come pontefice che arriva \u201cquasi dalla fine del mondo\u201d. Con questa frase, secoli fa, <strong>il gesuita Matteo Ricci<\/strong> aveva descritto il luogo dove il compito di evangelizzazione lo aveva portato: la Cina. \u00c8 dunque anche lo spirito gesuita, improntato al dialogo e alla costruzione di ponti, che ha spinto Francesco ad avvicinare la cultura millenaria della Cina.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo &#8211; non solo di Bergoglio ma anche, prima di lui, di Benedetto XVI &#8211; \u00e8 quello di realizzare la riconciliazione ecclesiale tra le comunit\u00e0 dei cattolici cinesi. La politica religiosa di Pechino ha creato, dagli anni Cinquanta ad oggi, una spaccatura interna tra i fedeli, che grosso modo si riduce alla contrapposizione tra la comunit\u00e0 ufficiale \u2013 quella sottoposta ai vescovi nominati direttamente dall\u2019Apcc \u2013 e quella non ufficiale, composta da cattolici che non accettano le incursioni statali nella sfera religiosa. L\u2019Accordo provvisorio mette ufficialmente fine a questa divisione, conferendo al papa autorit\u00e0 su tutti i credenti cinesi, che si aggirano tra i 9 e i 12 milioni.<\/p>\n<p>Per capire, poi, come da questa intesa possa germogliare un accordo di tipo politico con la Cina, occorre rileggere quello che, di fatto, \u00e8 il \u201cmanifesto\u201d dell\u2019azione internazionale di papa Francesco, ossia l\u2019enciclica <em>Evangelii Gaudium<\/em>. Uno, in particolare, l\u2019elemento da tenere in considerazione: il tempo. Per Bergoglio, \u201cil tempo \u00e8 superiore allo spazio\u201d, e dunque occorre porsi in una prospettiva di <em>longue dur\u00e9e<\/em>, per la quale niente pu\u00f2 essere considerato definitivo e tutto pu\u00f2 essere, nel futuro, ridiscusso. L\u2019Accordo provvisorio, in questo senso, non rappresenta n\u00e9 un compromesso risolutorio, n\u00e9 il traguardo ultimo del dialogo avviato con Pechino. Esso \u00e8 soltanto, nell\u2019interpretazione di Francesco, l\u2019ultimo passo di un cammino che pu\u00f2 avvicinare ancora di pi\u00f9 Santa Sede e Cina popolare.<\/p>\n<p><strong>La Chiesa per Xi Jinping<\/strong><br \/>\nIn un discorso pronunciato all\u2019Unesco, nel marzo 2014, il presidente cinese Xi Jinping aveva parlato della necessit\u00e0 di promuovere, a livello mondiale, un dialogo inclusivo tra tutte le civilt\u00e0 del mondo: \u201cLa storia e la realt\u00e0 hanno dimostrato che orgoglio e pregiudizio sono due grandi ostacoli agli scambi e all\u2019apprendimento reciproco tra le civilt\u00e0\u201d. Un discorso che trova una sponda ideale nella costruzione bergogliana di un sistema internazionale aperto, integrato e pluralistico, che rimetta in discussione l\u2019attuale (dis)ordine globale.<\/p>\n<p>Proprio queste affinit\u00e0 tra Pechino e Santa Sede hanno spinto Xi Jinping ad avallare l\u2019Accordo provvisorio. A livello internazionale, dove la Cina gioca ormai da anni un ruolo sempre pi\u00f9 da protagonista, l\u2019intesa con la Santa Sede pu\u00f2 rappresentare per l\u2019Impero di Centro un <em>endorsement<\/em> significativo, arrivato direttamente da quello che, ancora oggi, \u00e8 considerato da molte cancellerie europee e nordamericane come \u201cbastione occidentale\u201d. Dimostrazione dunque che civilt\u00e0 diverse possono coesistere e cooperare.<\/p>\n<p>Da non dimenticare, poi, il valore interno di tale accordo per la Cina popolare. L\u2019unificazione delle due comunit\u00e0 cattoliche, e dunque una maggior facilit\u00e0 nel controllo delle dinamiche episcopali, e la possibilit\u00e0 di consolidare la propria immagine tra i milioni di credenti cinesi contribuiscono a raggiungere la stabilit\u00e0 sociale del Paese e a rafforzare ulteriormente, se mai ce ne fosse bisogno, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/cina-evoluzione-galassia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">la leadership di Xi Jinping<\/a>. Del resto, per poter esercitare una politica estera di profilo mondiale, come quella immaginata dalla <em>Belt and Road Initiative<\/em>, la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/nuova-via-della-seta-dubbi-ue-india-contraria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Nuova Via della Seta<\/a>, occorre mantenere ben saldo il potere all\u2019interno.<\/p>\n<p><strong>Il futuro delle relazioni sino-vaticane<\/strong><br \/>\nDa una parte e dall\u2019altra, l\u2019Accordo provvisorio pu\u00f2 diventare un passaggio per arrivare, finalmente, al riallacciamento di rapporti tra Santa Sede e Cina popolare.<\/p>\n<p>Per la Chiesa, l\u2019intesa pu\u00f2 essere un prezioso background sul quale innestare nuovi negoziati in futuro, non volendo assolutamente perdere l\u2019irripetibile occasione di poter stringere relazioni con uno dei principali attori a livello globale e tra i protagonisti imprescindibili per l\u2019edificazione di un sistema internazionale pi\u00f9 pacifico. Per Pechino, invece, il riconoscimento da parte della Santa Sede avrebbe ripercussioni positive, anche per quanto riguarda lo status internazionale di Taiwan. Taipei ha infatti nelle relazioni esclusive con il sommo pontefice un vantaggio che, di fatto, potrebbe essere presto annullato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che Santa Sede e Cina potessero raggiungere, dopo decenni, un accordo per un\u2019essenziale normalizzazione dei rapporti era un\u2019ipotesi ormai ampiamente diffusa. 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