{"id":7110,"date":"2008-01-18T00:00:00","date_gmt":"2008-01-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/si-rafforzano-i-timori-di-recessione\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:04","slug":"si-rafforzano-i-timori-di-recessione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/01\/si-rafforzano-i-timori-di-recessione\/","title":{"rendered":"Si rafforzano i timori di recessione"},"content":{"rendered":"<p>Salgono a vista d\u2019occhio le probabilit\u00e0 che il forte rallentamento in atto nell\u2019economia americana si trasformi in una vera e propria recessione nel 2008 e metta a rischio la fase espansiva anche in altre aree del mondo. Un prolungato ristagno americano e mondiale \u00e8 ancora evitabile, secondo molti. Ma tutto dipender\u00e0 da un lato dall\u2019evoluzione della crisi finanziaria e del mercato petrolifero, e dalle ripercussioni sull\u2019economia reale e sui consumi americani in particolare. Dall\u2019altro lato risulteranno altrettanto decisive le prossime mosse delle Banche centrali delle maggiori aree e paesi costrette a fronteggiare nuovamente, dopo molti anni, i rischi della stagflazione (crescita in rallentamento e inflazione in salita).<\/p>\n<p><b>Il filo del rasoio del rallentamento economico americano<\/b><br \/>Nella parte finale del 2007 la crescita degli Stati Uniti si \u00e8 pressoch\u00e9 azzerata ed \u00e8 molto probabile che possa diventare negativa nella prima parte di quest\u2019anno. Il maggior contributo deriva dalla crisi del mercato immobiliare che si \u00e8 rivelata la pi\u00f9 grave degli ultimi cinquanta anni: ha sottratto circa un punto percentuale alla crescita nel corso dell\u2019ultimo anno e ha cominciato a riversarsi in misura crescente sull\u2019economia reale, come dimostrano i dati pi\u00f9 recenti \u2013 tutti negativi \u2013 della  produzione manifatturiera, occupazione, spesa per beni di consumo. Perch\u00e9 si possa parlare ufficialmente di recessione \u00e8 necessario che si verifichi, com\u2019\u00e8 noto, una diminuzione per due trimestri consecutivi del Pil americano, possibilit\u00e0 ritenuta altamente probabile da un numero crescente di qualificati osservatori. La domanda chiave \u00e8 cos\u00ec diventata la seguente: quanto durer\u00e0 e quale intensit\u00e0 avr\u00e0 questa fase recessiva? <\/p>\n<p><b>Due scenari sulla recessione<\/b><br \/>Le risposte sono assai eterogenee e, in larga misura, contrastanti. Ma si pu\u00f2 cercare di ricavarne due scenari di fondo per l\u2019anno in corso. <\/p>\n<p>Nel primo si ipotizza un rallentamento secco, ma di breve durata dell\u2019economia americana, con un rimbalzo positivo verso una nuova fase di crescita gi\u00e0 nella seconda parte del 2008 (+1,5 l\u2019incremento medio stimato del Pil americano nell\u2019intero anno). Il maggiore contributo (circa un punto percentuale) verrebbe innanzitutto dal forte aumento delle esportazioni nette americane sospinte dal deprezzamento del dollaro. Altrettanto determinante ai fini del positivo rimbalzo congiunturale risulterebbe un\u2019aggressiva politica monetaria da parte della Federal Reserve in grado di determinare in una serie di fasi successive un taglio complessivo dei tassi di interesse di 100 punti base rispetto al livello di 4,25% dell\u2019inizio anno. <\/p>\n<p>Del tutto diverso si presenta il secondo scenario in cui si assume una prolungata recessione americana per intensit\u00e0 e durata molto pi\u00f9 grave di quelle relativamente lievi sofferte nel 1990-91 e nel 2001. Gli elevati prezzi petroliferi e l\u2019approfondimento della crisi finanziaria contribuirebbero a estendere la recessione all\u2019intero 2008 aumentando le perdite sul mercato finanziario (che potrebbero superare a questo punto la cifra di un trilione di dollari) e aggravando la crisi di liquidit\u00e0 e di restrizioni creditizie (<i>credit crunch<\/i>).<\/p>\n<p>In questo contesto anche una politica monetaria fortemente espansiva della Fed non riuscirebbe a scongiurare l\u2019<i>hard landing<\/i> dell\u2019economia americana. Soprattutto perch\u00e9 diverrebbero dominanti i casi di insolvenza rispetto a quelli di insufficiente liquidit\u00e0, generando una serie di problemi che la politica monetaria non sarebbe in grado di risolvere.<\/p>\n<p><b>Il resto dell\u2019economia mondiale: <i>decoupling o recoupling?<\/i><\/b><br \/>I due scenari sopra delineati vengono oggi dati al 50 per cento. Le loro ripercussioni sul resto dell\u2019economia mondiale sarebbero comunque molto diverse. Nell\u2019ipotesi di un <i>soft landing <\/i>dell\u2019economia americana le principali aree geoeconomiche, pur accusando rallentamenti della crescita pi\u00f9 o meno pronunciati a seconda dei casi,  riuscirebbero a contenere gli effetti pi\u00f9 negativi e tornare su dinamiche di crescita vicine al potenziale gi\u00e0 a partire dalla fine del 2008. Si avvererebbe cos\u00ec quell\u2019ipotesi di sganciamento (<i>decoupling<\/i>) del resto del mondo dalle sorti dell\u2019economia americana che \u00e8 stata a lungo dibattuta negli ultimi mesi, a conferma della struttura multipolare dell\u2019economia mondiale conseguita all\u2019affermazione di nuovi grandi paesi e aree emergenti (Cina, India tra tutti).<\/p>\n<p>Nel secondo scenario la prolungata fase recessiva negli Stati Uniti e le perduranti turbolenze finanziarie, viceversa, penalizzerebbero fortemente anche la crescita del resto del mondo &#8211; inclusa larga parte dell\u2019Asia del Pacifico &#8211; e finirebbero per trascinare un po\u2019 tutte le maggiori aree in una fase di semistagnazione. Le Nazioni Unite nel loro ultimo Rapporto stimano che in quest\u2019ultimo caso si potrebbe verificare una secca diminuzione del tasso di crescita dell\u2019economia mondiale nel suo complesso, pari a circa due punti percentuali. Il 2008 potrebbe cos\u00ec ribaltare l\u2019ipotesi sopra ricordata e divenire l\u2019anno del <i>recoupling <\/i>(riaggancio) tra economia americana e resto del mondo.<\/p>\n<p><b>L\u2019Europa e i rischi di contagio<\/b><br \/>Le conseguenze pi\u00f9 negative di una prolungata recessione Usa si riverserebbero sicuramente su quei paesi che hanno pi\u00f9 intensi legami commerciali con gli Stati Uniti \u2013 quali il Messico e il Canada, la Cina e, di conseguenza, molte economie dell\u2019Est asiatico. <\/p>\n<p>Nel caso dell\u2019Europa c\u2019\u00e8 da considerare che il peso dell\u2019economia americana sull\u2019interscambio europeo si \u00e8 sensibilmente ridotto negli ultimi anni a favore delle economie asiatiche. Ma i rischi di contagio sarebbero comunque molto elevati, rimanendo nell\u2019ambito del secondo scenario. Il canale di trasmissione sarebbe rappresentato in questo caso, pi\u00f9 che dal commercio estero dall\u2019approfondirsi della crisi finanziaria americana, considerati i forti legami di interdipendenza esistenti tra il sistema bancario americano e quello europeo. <\/p>\n<p>In questo contesto l\u2019Europa, pur riuscendo ad evitare una fase recessiva altrettanto intensa quale quella americana, non riuscirebbe a ripararsi dall\u2019impatto di un secco arretramento Usa e conoscerebbe un rallentamento assai pi\u00f9 severo (1% la stima di crescita del Pil europeo per il 2008 in questo caso) di quello che \u00e8 oggi presentato nella maggior parte delle previsioni. <\/p>\n<p>A rischiare di pi\u00f9 sarebbero soprattutto, da un lato, quei paesi europei che hanno conosciuto in questi anni le pi\u00f9 forti bolle speculative immobiliari \u2013 quali il Regno Unito, la Spagna e l\u2019Irlanda \u2013 e, dall\u2019altro, i paesi con la finanza pubblica in condizioni ancora relativamente fragili quali il Portogallo, la Grecia e l\u2019Italia. Il nostro paese, in particolare, vede fortemente ridimensionate le proprie prospettive di crescita per il 2008, all\u2019interno di una banda che va dall\u20191% nello scenario pi\u00f9 favorevole allo 0,2% in quello pi\u00f9 negativo.   <\/p>\n<p>  <b>Il deficit di <i>governance<\/i> multilaterale<\/b><br \/>Al di l\u00e0 degli scenari, pi\u00f9 o meno negativi, fin qui delineati un dato certo \u00e8 che l\u2019economia mondiale conoscer\u00e0 quest\u2019anno dopo un lungo periodo di elevata crescita una fase di forte instabilit\u00e0 e incertezza. Per attenuare le conseguenze pi\u00f9 negative servirebbero meccanismi di coordinamento e strumenti efficaci di governance del sistema economico internazionale nel suo complesso. Il dato preoccupante \u00e8 che scarseggiano entrambi: l\u2019ascesa dei nuovi paesi emergenti (Cina, India..) e la perdita di peso di molti paesi europei ha generato un vuoto di governance a livello globale. <\/p>\n<p>Sempre meno influente, allo stesso tempo, \u00e8 quella che \u00e8 stata la struttura consolidata di governance  del sistema globale per molti decenni: la combinazione tra una istituzione informale, il  G7, che ha spesso \u201cdefinito l\u2019agenda\u201d e un insieme di istituzioni formali , (il Fmi, la Banca Mondiale, il Wto \u2026) dove, almeno in parte, l\u2019agenda \u00e8 stata tradotta in azione. Il sistema internazionale, che \u00e8 sempre pi\u00f9 multipolare, si \u00e8 andato cosi frammentando in una serie di crisi e interessi che le esistenti istituzioni multilaterali (Fmi, Wto..) fanno molta fatica a governare. Anche quest\u2019anno considerate le crescenti difficolt\u00e0 da fronteggiare questa tendenza potrebbe continuare e, in alcuni casi, addirittura accelerare e rafforzarsi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Salgono a vista d\u2019occhio le probabilit\u00e0 che il forte rallentamento in atto nell\u2019economia americana si trasformi in una vera e propria recessione nel 2008 e metta a rischio la fase espansiva anche in altre aree del mondo. Un prolungato ristagno americano e mondiale \u00e8 ancora evitabile, secondo molti. 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