{"id":71118,"date":"2018-09-28T07:13:33","date_gmt":"2018-09-28T05:13:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71118"},"modified":"2018-10-03T12:31:12","modified_gmt":"2018-10-03T10:31:12","slug":"populismo-intrecci-terra-madre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/populismo-intrecci-terra-madre\/","title":{"rendered":"Populismo: intrecci di speranze e provocazioni da Terra Madre"},"content":{"rendered":"<p>Una <strong>speranza<\/strong> per salvare il mondo pu\u00f2 venire dal <strong>populismo<\/strong>, anzi dai <strong>populismi<\/strong>. Quella che sembra una <strong>provocazione<\/strong> \u00e8 venuta da una kermesse dall\u2019apparenza gaudente e dalla sostanza estremamente seria, cio\u00e8 Salone del Gusto &#8211; Terra Madre, evento che al Lingotto di Torino in cinque giorni ha riunito 900 espositori da 100 Paesi, 7mila delegati da 150 nazioni, 1000 comunit\u00e0 del cibo, una rete sempre pi\u00f9 grande che gettata sul mappamondo traccia, o vorrebbe tracciare, le coordinate di un nuovo sistema di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/01\/lagenda-2030-per-lo-sviluppo-sostenibile\/\"><strong>sviluppo sostenibile<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p><strong>Chavi di lettura alternative<\/strong><br \/>\nL\u2019attuale, infatti, \u00e8 inesorabilmente destinato al collasso perch\u00e9 consumiamo pi\u00f9 risorse di quello che il pianeta ha a disposizione; e i governi non riescono a governare queste dinamiche predatrici, anzi. Barry Lynn, giornalista-scrittore e ricercatore alla New America Foundation a Washington DC, e John Ikerd, professore emerito di Agricultural &amp; Applied Economics dell\u2019Universit\u00e0 del Missouri, hanno proposto chiavi di lettura che ribaltano quelle in voga su populismo e capitalismo, su economia di mercato e benessere.<\/p>\n<p>\u201cOggi \u2013 secondo Ikerd \u2013 non abbiamo n\u00e9 il capitalismo n\u00e9 la democrazia, abbiamo il corporativismo e la plutocrazia e il nostro Governo non \u00e8 riuscito a far fronte a una delle sue grandi responsabilit\u00e0: mantenere la competitivit\u00e0 tra un maggior numero di aziende. Bisogna tornare ai principi base della democrazia e dell\u2019economia di mercato\u201d. I grandi monopoli, nell\u2019economia come nell\u2019informazione \u2013 vedi Google, Amazon, Facebook \u2013costituiscono, per Ikerd e Lynn, la grande minaccia di questo secolo.<\/p>\n<p><strong>Segnali di speranza e rischi per la democrazia<\/strong><br \/>\nMa i segnali di speranza ci sono. Non sono <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/bullo-ok-corral-alla-casa-bianca\/\"><strong>Trump<\/strong><\/a> n\u00e9 le forze di destra \u2013 hanno detto i due studiosi \u2013 ma i popoli che stanno reagendo. \u201cLottano contro i monopoli \u2013 dice Lynn \u2013 ma non sanno come e lo fanno con le persone sbagliate\u201d. Non occorrevano Ikerd e Lynn per svelare che populismo non \u00e8 tout court sinonimo di fascismo e che, letteralmente, ha una radice \u2018buona\u2019 che fa perno sulla sovranit\u00e0 del popolo, peraltro concetto anch\u2019esso assai sfaccettato e problematico. Il People\u2019s Party in America \u2013 hanno ricordato \u2013 nasce a fine Ottocento contro le \u00e9lite, le banche sanguisughe e se Trump si \u00e8 spacciato come populista ha barato perch\u00e9 \u201csi tratta di un <strong>demagogo<\/strong> che fa parte dei privilegiati&#8221;. E \u201canche in Europa non ci sono populisti, ma demagoghi\u201d.<\/p>\n<p>\u201cNegli Stati Uniti stiamo affrontando la pi\u00f9 grande minaccia alla <strong>democrazia<\/strong> dalla Guerra civile a causa della concentrazione del potere economico, dalla concentrazione del controllo \u2013 ha affermato Lynn \u2013. Clinton, Blair, Obama, ci hanno parlato di un futuro di pace, libero, utopico. In realt\u00e0 gi\u00e0 40 anni fa, in silenzio, Reagan e Thatcher, hanno cambiato le leggi antimonopolio, hanno cambiato le regole di base, hanno promesso efficienza per i consumatori secondo una filosofia del benessere che ci vede come consumatori non come cittadini. Obama \u00e8 diventato presidente dicendo di voler combattere i monopoli, ma in 8 anni non lo ha fatto\u201d.<\/p>\n<p><strong>La risposta, un populismo che sia interconnessione<\/strong><br \/>\nLa soluzione? Ripristinare un mercato davvero competitivo. Ikerd si \u00e8 detto convinto che \u201criusciremo a cambiare la societ\u00e0, l\u2019economia, perch\u00e9 cos\u00ec non si pu\u00f2 andare avanti. Oggi bisogna impegnarsi al di l\u00e0 dei risultati. Occorre ritornare ad affermare i diritti umani fondamentali, quelli della Dichiarazione d\u2019Indipendenza che riconosce a tutti il diritto alla libert\u00e0, alla felicit\u00e0. Questi diritti devono essere garantiti dai governi. Negli Usa c\u2019\u00e8 un movimento A Move to Emend, che vuole garantire alle persone la partecipazione al processo politico, mentre il sistema alimentare locale si sta muovendo nella direzione della sostenibilit\u00e0, verso l\u2019affermazione della nostra interconnessione con la terra. Questo \u2013 ha ribadito \u2013 crea populismo, ma in senso positivo perch\u00e9 significa interconnessione con le persone\u201d.<\/p>\n<p>Tutto questo Lynn lo ha chiamato \u201crisveglio\u201d. E\u2019 il risveglio di piccole comunit\u00e0 locali, piccole aziende famigliari che tessono una trama che dal basso dovrebbe costringere i governi a sostenere metodi di produzione e distribuzione sostenibili, sani, eticamente corretti, isolando l\u2019intera filiera rispetto a quella del mercato imperante. Il condizionale \u00e8 d\u2019obbligo anche perch\u00e9 \u2013 e lo ha ammesso lo stesso Lynn \u2013 il risveglio ha due facce: quella della chiusura e quella dell\u2019apertura, del coinvolgimento di sempre pi\u00f9 ampi strati di popolazione mondiale.<\/p>\n<p><strong>Economia sostenibile e cambiamenti climatici<\/strong><br \/>\nE se dalle proposte di Ikerd e Lynn per un\u2019economia equa, capace di dare cibo sano a tutti garantendo la buona salute dell\u2019attore principale di ogni economia, ovvero la natura, si passa alla riflessione dell\u2019antropologo Amitav Ghosh e dell\u2019ambientalista Sunita Narain sui cambiamenti climatici, anch\u2019essi prodotti dello sfruttamento irrazionale delle risorse, sorgono alcuni dubbi sull\u2019efficacia di ogni azione di cambiamento che non entra nell\u2019agenda politica dei governi nazionali e internazionali. Il dubbio \u00e8 che la vastit\u00e0 e la complessit\u00e0 dei processi in atto finiscano per surclassare, e vanificare, gli sforzi dei singoli, quant\u2019anche uniti in rete<\/p>\n<p>Il dubbio \u00e8 inevitabile a sentire un contadino pakistano raccontare a Ikerd e a Lynn dei risultati positivi raggiunti nel suo villaggio dove si coltiva secondo criteri di sostenibilit\u00e0 e c\u2019\u00e8 un mercato senza denaro, ma di scambio di prodotti. Un contadino felice in un Paese infelice? Il rischio \u00e8 il chiudersi nel \u2018piccolo e bello\u2019, nel giardino di Candide. Ma \u00e8 proprio questo che non \u00e8 pi\u00f9 possibile. Perch\u00e9 \u2013 non ha dubbi lo stesso Lynn \u2013 \u201cnon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 spazio per una ritirata. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un rifugio sicuro\u201d.<\/p>\n<p>Intanto Slow Food ha avviato gli Slow Village che, entro il 2025, dovrebbero raggiungere quota 1000. I cinesi hanno afferrato al volo l\u2019opportunit\u00e0. Il professor Wen Tie-Jun, fondatore del Movimento di Ricostruzione rurale, prender\u00e0 le redini del progetto portandolo avanti assieme ai programmi di de-urbanizzazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una speranza per salvare il mondo pu\u00f2 venire dal populismo, anzi dai populismi. 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