{"id":71137,"date":"2018-10-02T07:59:03","date_gmt":"2018-10-02T05:59:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71137"},"modified":"2018-10-05T06:52:16","modified_gmt":"2018-10-05T04:52:16","slug":"italia-ue-europa-conviene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/italia-ue-europa-conviene\/","title":{"rendered":"Italia\/Ue: perch\u00e9, malgrado tutto, l&#8217;Europa ci conviene"},"content":{"rendered":"<p>Da dove ripartire per convincere opinioni pubbliche nazionali scettiche e disilluse, quando non apertamente ostili, che l\u2019\u00a0<strong>Europa<\/strong> tutto compreso ci conviene? Operazione difficile in questo contesto politico, ma non impossibile.<\/p>\n<p>Sappiamo che la crisi di fiducia nel progetto europeo \u00e8 soprattutto la conseguenza delle difficolt\u00e0 emerse in Europa nella gestione della drammatica <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/ue-unione-economica-monetaria-2018\/\"><strong>crisi<\/strong><\/a> economica e finanziaria del 2008\/ 2009\u00a0 e degli anni seguenti, e della successiva crisi dei <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/mediterraneo-mar-morto\/\"><strong>flussi migratori<\/strong><\/a>: due fenomeni profondamente diversi fra loro ma accomunati dalla condivisa capacit\u00e0 di far emergere la percezione di debolezze e insufficienze del progetto comune europeo.<\/p>\n<p>Ma dobbiamo anche riconoscere che questa crisi di fiducia \u00a0\u00a0\u00e8 anche il risultato di sistematiche campagne di forze politiche (della pi\u00f9 varia ispirazione) che hanno trovato pi\u00f9 agevole e pagante in termini di consensi scaricare sull&#8217; Europa carenze e responsabilit\u00e0 che erano invece prevalentemente \u00a0nazionali.<\/p>\n<p><strong>Da dove ripartire? L&#8217;Ue d\u00e0 una migliore tutela degli interessi nazionali<\/strong><br \/>\nMa se queste sono le premesse, da dove ripartire? In primo luogo dalla constatazione che, malgrado tutte le carenze della costruzione europea e malgrado l\u2019insoddisfazione crescente nei confronti dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/italia-25-aprile-politica-europea\/\"><strong>Unione europea<\/strong><\/a>, vagheggiare oggi un ritorno allo &#8216;Stato nazione&#8217; come unica sede di legittimazione democratica e come unica istanza di autentica tutela degli interessi nazionali \u00e8 al tempo stesso velleitario, pericoloso e anacronistico.<\/p>\n<p>Velleitario perch\u00e9 neppure il pi\u00f9 grande e ricco dei Paesi europei sarebbe oggi in grado da solo di muoversi con autorevolezza sullo scenario internazionale e confrontarsi da pari con le grandi potenze globali. Pericoloso perch\u00e9, come\u00a0 la storia europea del secolo scorso (troppo spesso dimenticata) dovrebbe ricordarci, un ritorno agli Stati nazione, senza regole e istituzioni multilaterali, pu\u00f2 produrre guasti incalcolabili. Anacronistico infine perch\u00e9 sembra francamente molto azzardato ipotizzare che singoli Stati da soli (a meno che non siano gli Usa o la Cina) riescano a promuovere crescita, occupazione e inclusione sociale, o a gestire i flussi migratori; e riescano a gestire con successo fenomeni complessi come il commercio internazionale, la lotta al cambiamento climatico, il contrasto del terrorismo internazionale, la cyber-security, o il rapporto con i giganti del web.<\/p>\n<p>Se si parte da queste premesse dovrebbe essere inevitabile riconoscere che l\u2019 Europa non solo ci conviene, ma\u00a0 anche che \u00e8 proprio all&#8217;interno di una dimensione europea che potremo difendere meglio i nostri interessi nazionali. A condizione per\u00f2 che impariamo a giocare le nostre carte in Europa \u00a0meglio di quanto non siamo stati capaci di fare finora.<\/p>\n<p><strong>Schizofrenia dell&#8217;Italia e attacco sistematico all&#8217;ordine internazionale<\/strong><br \/>\nPer troppi anni l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/governo-conte-ue-politica-estera\/\"><strong>Italia<\/strong><\/a> \u00e8 infatti apparsa caratterizzata da una curiosa schizofrenia rispetto alla sua collocazione in Europa. Per anni a un apparentemente condiviso atteggiamento di sostegno a forme sempre pi\u00f9 avanzate di integrazione, e a un diffuso europeismo di facciata, ha corrisposto una insufficiente capacit\u00e0 di incidere sui processi decisionali europei, una ricorrente difficolt\u00e0 a creare reti di alleanze, una sperimentata difficolt\u00e0 ad adattare l\u2019apparato del governo e delle\u00a0 amministrazioni (nazionali e locali) alla sfida europea, una conseguente carenza sistematica nella partecipazione alla fase ascendente di regolamenti e direttive comunitari, un costante ritardo nell&#8217;adattare la legislazione nazionale a quella europea, una tendenza a ignorare o a violare il diritto europeo (che troppo spesso anni ci ha fatto figurare in testa alla classifica per procedure di infrazione e sentenze di condanna della Corte di Lussemburgo) e infine una cronica e colpevole incapacit\u00e0 di utilizzare in maniera efficace i fondi europei.<\/p>\n<p>Oggi ci troviamo di fronte ad un attacco senza precedenti al progetto europeo, in parte motivato dalla azione di forze politiche domestiche, che rivendicano una presunta necessit\u00e0 di recuperare spazio per l\u2019esercizio di poteri nazionali, ma in parte anche ispirato dall&#8217;esterno, da grandi potenze interessate per motivi geo-strategici, a indebolire l\u2019Unione europea. E non a caso questo attacco all\u2019 Europa si salda e coincide con un attacco sistematico dichiarato ad un ordine internazionale fondato su regole condivise su istituzioni internazionali efficaci e riconosciute.<\/p>\n<p><strong>Debolezze dell&#8217;Italia e opportunit\u00e0 dell&#8217;Europa<\/strong><br \/>\nMa ad un\u00a0 Paese come l\u2019Italia, media potenza caratterizzata da una modesta capacit\u00e0 di proiezione internazionale, da persistenti debolezze strutturali, e da un\u2019economia fin troppo dipendente dalle esportazioni, non conviene assecondare questa contestazione all\u2019 Europa. N\u00e9 tanto meno conviene all\u2019Italia sostenere chi \u00e8 cos\u00ec apertamente intenzionato a far saltare le regole del gioco di un sistema\u00a0 di relazioni fra Stati basato sul principio del multilateralismo efficace.<\/p>\n<p>A noi l\u2019 Europa conviene perch\u00e9 costituisce un solido quadro di riferimento per la difesa di valori e principi irrinunciabili e non negoziabili, che sono alla base della nostra nozione di democrazia. Conviene perch\u00e9 la nostra economia ha bisogno di un grande mercato interno su scala continentale; perch\u00e9 abbiamo bisogno di una moneta comune, necessario completamento del mercato interno. Ma ci conviene anche perch\u00e9 abbiamo bisogno di principi comuni ed esempi da seguire in materia di inclusione sociale e creazione di lavoro; di regole condivise in materia di concorrenza e aiuti di Stato; di un quadro di riferimento condiviso che guidi ispiri i processi di modernizzazione del Paese e ci consenta di affrontare i maniera pi\u00f9 efficace le complessit\u00e0 della globalizzazione.<\/p>\n<p><strong>Le cose da fare, invece di quelle che facciamo<\/strong><br \/>\nDovremmo per\u00f2 essere capaci di vedere nella dimensione europea una straordinaria opportunit\u00e0, piuttosto che un groviglio di regole e vincoli; un moltiplicatore piuttosto che un limite della nostra sovranit\u00e0. Invece di ipotizzare improbabili Piani B e vagheggiare un abbandono dell\u2019euro, dovremmo impegnarci con proposte costruttive\u00a0 per una riforma della &#8216;governance&#8217; della moneta comune e per il completamento dell\u2019unione bancaria che corrispondano a nostri interessi. Invece di contestare sistematicamente regole in materia di disciplina di bilancio, a suo tempo condivise anche da noi e concepite anche a tutela della sostenibilit\u00e0 del nostro ingente debito pubblico, dovremmo insistere per un grande piano europeo di investimenti pubblici in infrastrutture materiali e immateriali. Invece di minacciare improbabili veti sul bilancio dell\u2019Unione, dovremmo pazientemente individuare quale tipo di spesa o quale nuova fonte di entrate ci conviene sostenere. Invece di lamentarci per essere stati lasciati soli nella gestione dei flussi migratori, accusando l\u2019 Europa di insensibilit\u00e0, dovremmo scegliere gli alleati pi\u00f9 utili per ottenere pi\u00f9 solidariet\u00e0. Invece di polemizzare quotidianamente con presunti euro-burocrati, dovremmo cominciare a riflettere su come posizionarci in vista del rinnovo delle pi\u00f9 alte cariche nelle istituzioni dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>In altre parole dovremmo puntare su\u00a0 un\u2019 Europa pi\u00f9 unita, pi\u00f9 autorevole e magari pi\u00f9 solidale come una opportunit\u00e0 per l\u2019Italia,\u00a0 chiarirci le idee su cosa ci aspettiamo dall\u2019 Europa, fissare obiettivi realistici e ottenibili, attrezzarci per sostenerli con competenza e credibilit\u00e0 nelle sedi dove si assumono le decisioni, e costruire un sistema di alleanze che corrisponda a verificati interessi nazionali.<\/p>\n<p><em>Questo pezzo \u00e8 una versione ridotta di quello pubblicato sul sito del Cespi\u00a0http:\/\/www.cespi.it\/it\/eventi-note\/articoli\/perche-malgrado-tutto-leuropa-ci-conviene<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da dove ripartire per convincere opinioni pubbliche nazionali scettiche e disilluse, quando non apertamente ostili, che l\u2019\u00a0Europa tutto compreso ci conviene? 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