{"id":71153,"date":"2018-10-08T06:58:02","date_gmt":"2018-10-08T04:58:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71153"},"modified":"2018-10-11T15:48:16","modified_gmt":"2018-10-11T13:48:16","slug":"europa-giovani-smarrimento-riscatto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/europa-giovani-smarrimento-riscatto\/","title":{"rendered":"Europa: dallo smarrimento al riscatto della politica"},"content":{"rendered":"<p>\u201cQuello di un\u2019Europa sempre pi\u00f9 unita \u00e8 precisamente l\u2019impossibile che dobbiamo tentare con tutte le nostre forze. E se si pensa al mondo che cambia e ribolle intorno a noi viene spontaneo chiedersi: Europa, se non ora, quando?\u201d (Giorgio Napolitano).<\/p>\n<p>Se dovessi raccontarlo nella forma di un noto mito platonico, potrei certamente affermare di aver scelto, tra i numerosi \u201cparadigmi delle vite\u201d che il generoso grembo di Lachesi mi offriva, i<strong>l destino dell\u2019europeista convinto. <\/strong>Insieme a me, Lachesi aveva voluto che la stessa sorte fosse offerta a molti altri fedeli compagni, tutti accumunati da un unico orizzonte di <strong>responsabilit\u00e0 condivisa<\/strong>. Oggi, quella responsabilit\u00e0 condivisa \u00e8 il motore del nostro agire in difesa dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>\u00c8 fuori d\u2019ogni dubbio che il progetto europeo stia attraversando un momento di profonda crisi esistenziale, e che il carattere strutturale della crisi richieda un onesto sforzo di comprensione. La realt\u00e0 contemporanea \u00e8 divenuta infatti straordinariamente complessa, senza che noi fossimo in grado di opporvi un\u2019adeguata capacit\u00e0 di analisi. Il risultato \u00e8 quello che vediamo: un\u2019anacronistica regressione che avviene in uno stato di smarrimento collettivo.<\/p>\n<p>Di questa regressione, la battuta d\u2019arresto del progetto di integrazione europea rappresenta uno dei campi di prova pi\u00f9 evidenti. Essa non riprender\u00e0 senza prima l\u2019ammissione di essersi smarriti nella disorientante complessit\u00e0 della nostra epoca<\/p>\n<p><strong>La crisi dello Stato-nazione<\/strong><br \/>\nNazionalismi aggressivi, xenofobia e chiusura delle frontiere ci sembrano categorie fuori dal tempo, forse appartenenti a un passato che molti europeisti credevano archiviato. E anche a ragion veduta, dato che il processo di integrazione europea le escluderebbe per definizione. \u00c8 doveroso pertanto interrogarsi sul motivo del loro ritorno, andando alla radice del problema: l\u2019erosione dello Stato-nazione. Il paradigma di Westfalia agonizza, per inadeguatezza, di fronte alle sfide globali del XXI secolo: i disperati <strong>movimenti migratori<\/strong>, i <strong>cambiamenti climatici<\/strong> e le indifferenti dinamiche del mercato e della <strong>finanza globale<\/strong> escludono soluzioni di carattere nazionale.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 dell\u2019altro. Con l\u2019avvento della globalizzazione, la deregolamentazione delle forze di mercato e l\u2019internazionalizzazione dei flussi hanno provocato un mutamento nei rapporti di forza tra politica ed economia, fino a rendere la politica <em>ancilla economiae<\/em>.<\/p>\n<p>Posta in condizione di sudditanza e limitata nella capacit\u00e0 di intervento, la politica si \u00e8 rivelata incapace di gestire le crescenti interdipendenze globali, che hanno progressivamente sottratto agli Stati-nazione una componente cardine della loro <strong>sovranit\u00e0 nazionale<\/strong>: la sovranit\u00e0 economica.<\/p>\n<p>Come controspinta, gli Stati-nazione hanno bilanciato questo vuoto di sovranit\u00e0 attraverso l\u2019esercizio di una robusta sovranit\u00e0 culturale. Il progressivo attecchimento dell\u2019autoritarismo in Europa dimostra una realt\u00e0 politico-sociale ormai radicata, che ha saputo cementare la propria ragion d\u2019essere e nella letargia delle sinistre europee e nello sfruttamento di quella che Martha Nussbaum chiamava \u201cemozione primitiva\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, la paura.<\/p>\n<p>La convinzione infondata di un\u2019<strong>invasione in corso <\/strong>e dei rischi di perdita della propria identit\u00e0 culturale porta alla luce un contesto in cui \u201cla retorica e la politica lavorano sulle idee di cosa sia pericoloso, rilevando il pericolo dove davvero c\u2019\u00e8, ma anche costruendo la percezione del pericolo dove non c\u2019\u00e8\u201d.<\/p>\n<p><strong>La crisi antropologico-culturale<\/strong><br \/>\nUno dei terreni di scontro su cui si gioca la tenuta di legittimit\u00e0 del progetto europeo \u00e8 senza dubbio la sfida migratoria, la cui portata ci impone una reinterpretazione in senso estensivo del concetto di allargamento, che da classico concetto territoriale (secondo l\u2019articolo 49 Trattato sull\u2019Unione europea) diviene con tutta evidenza demografico.<\/p>\n<p>La questione migratoria non pu\u00f2 dunque ridursi ad un semplicistico discorso di \u201cregolazione\u201d; il problema deve essere affrontato da una prospettiva pi\u00f9 ampia e complessa, mettendo al centro l\u2019integrit\u00e0 di quel complesso di <strong>valori culturali e sociali<\/strong> cui l\u2019Unione si informa e che ora sembra aver smarrito (o dimenticato).<\/p>\n<p>La storia europea, costruita sull\u2019<strong>armonizzazione delle differenze <\/strong>tra popoli, e l\u2019evoluzione del suo diritto, dilatato per includere la tutela dei diritti umani e la libera circolazione delle persone, si infrangono oggi contro lo spesso vetro dell\u2019ipocrisia, contro l\u2019immagine di un\u2019Europa virtuosa solo sulla carta. \u201cContinuare a ripetere che i fondamenti morali della costruzione europea, il suo carattere <em>distintivo<\/em> [\u2026] stanno nella promozione dei diritti dell\u2019uomo e contemporaneamente negare gli obblighi che la difesa di questi diritti comporta, \u00e8 per una istituzione politica uno dei mezzi pi\u00f9 sicuri per perdere la propria legittimit\u00e0\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[2]<\/a> fa notare con spirito critico \u00c9tienne Balibar.<\/p>\n<p><strong>La crisi politica<\/strong><br \/>\nIn un contesto in cui l\u2019economia, la finanza e il diritto si aprono ad un\u2019avanzata interdipendenza, la politica ristagna su base nazionale. Il vuoto di una politica all\u2019altezza del cambiamento sistemico in corso, in grado di governare un\u2019economia insubordinata e consapevole di dover ritornare ai singoli, continuer\u00e0 a produrre quel disordine complesso di cui si \u00e8 provato a dare conto in queste poche righe.<\/p>\n<p>La politica \u00e8 il rimedio allo stato confusionale europeo, purch\u00e9 cessi di essere pavida nei confronti delle ingenti difficolt\u00e0 del nostro tempo e metta a fuoco l\u2019interesse europeo. L\u2019Unione europea non pu\u00f2 tardare oltre nel prendere le distanze dalla tecnocrazia che \u00e8 divenuta, fatta di austerit\u00e0 e severi conti di bilancio, per divenire un\u2019arena politica di confronto dialettico. La politica ha una responsabilit\u00e0 collettiva, quella di farsi europea. Per noi europei e per quelli che lo vogliono diventare.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> M. C. NUSSBAUM, <em>Emozioni politiche<\/em>, Societ\u00e0 editrice il Mulino, Bologna, 2013, p. 385.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[2]<\/a> cfr. \u00c9. BALIBAR, <em>Crisi e fine dell\u2019Europa?<\/em>, Bollati Boringhieri editore, Torino, 2016, p. 173.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina\u00a0\u00a9 Flickr\/European Youth Event<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cQuello di un\u2019Europa sempre pi\u00f9 unita \u00e8 precisamente l\u2019impossibile che dobbiamo tentare con tutte le nostre forze. E se si pensa al mondo che cambia e ribolle intorno a noi viene spontaneo chiedersi: Europa, se non ora, quando?\u201d (Giorgio Napolitano). 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