{"id":71158,"date":"2018-10-03T23:29:34","date_gmt":"2018-10-03T21:29:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71158"},"modified":"2018-10-05T08:47:35","modified_gmt":"2018-10-05T06:47:35","slug":"macedonia-referendum-occasione-sprecata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/macedonia-referendum-occasione-sprecata\/","title":{"rendered":"Macedonia: referendum sul nome, occasione sprecata"},"content":{"rendered":"<p>Domenica 30 settembre si \u00e8 svolto in <strong>Macedonia<\/strong> un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/macedonia-referendum-nome-passato\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">referendum<\/a> consultivo con cui la cittadinanza era chiamata a esprimersi sul recente accordo di Prespa firmato tra Skopje e Atene, volto a risolvere la quasi trentennale <strong>disputa sul nome<\/strong>. Nonostante la <a href=\"https:\/\/referendum.sec.mk\/Referendum\/Results?cs=mk-MK&amp;r=r&amp;rd=r1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">maggioranza<\/a> dei votanti si sia espressa massicciamente a favore dell\u2019accordo e quindi a favore del cambio di nome in <strong>Macedonia del Nord<\/strong>, soltanto il 36,91% della popolazione si \u00e8 recato alle urne.<\/p>\n<p>Il quesito \u2013 chiedendo il parere dei macedoni sull\u2019adesione all\u2019Unione europea e alla Nato &#8211; metteva in luce come l\u2019accettazione dell\u2019accordo con la Grecia avrebbe significato l\u2019avvio delle procedure per l\u2019<strong>integrazione euro-atlantica <\/strong>del Paese. Dunque, nonostante una schiacciante vittoria dei s\u00ec &#8211; pari al <strong>91,46%<\/strong> dei votanti -, il quorum della met\u00e0 pi\u00f9 uno degli aventi diritto auspicato dal governo socialdemocratico non \u00e8 stato raggiunto e il referendum si \u00e8, per certi aspetti, tramutato in un fallimento.<\/p>\n<p><strong>Il governo traballa<\/strong><br \/>\nIl primo ministro <strong>Zoran Zaev<\/strong>, nel tentativo forse di sensibilizzare pi\u00f9 cittadini ad andare a votare, aveva fortemente personalizzato il referendum. Nel caso di sconfitta, infatti, il capo del governo aveva espresso l\u2019intenzione di dimettersi e andare a elezioni anticipate. Tuttavia, forte della natura consultiva della consultazione, Zaev ha adesso dichiarato che cercher\u00e0 di fare approvare la modifica costituzionale in Parlamento.<\/p>\n<p>Per modificare il <strong>nome costituzionale<\/strong> del Paese \u00e8 necessario il sostegno dei 2\/3 dell\u2019assemblea. La maggioranza &#8211; formata dalla Sdsm di Zaev e dal blocco dei partiti albanesi &#8211; raggiunge tuttavia 71 membri sugli 80 necessari per l\u2019approvazione della modifica. Il referendum aveva dunque il compito di dare forza alle richieste della maggioranza nei confronti dei parlamentari dell\u2019opposizione, in modo da riuscire a convincere i 9 necessari con la forza della volont\u00e0 popolare.<\/p>\n<p>Nonostante i votanti si siano espressi a favore del cambio di nome, soltanto poco pi\u00f9 di 1\/3 dei cittadini macedoni si \u00e8 recato alle urne. I parlamentari dell\u2019opposizione sono ora pi\u00f9 difficili da convincere a schierarsi dalla parte del governo, potendo sostenere come pi\u00f9 della met\u00e0 della popolazione si sia espressa non andando a votare e facendo fallire la consultazione.<\/p>\n<p>La scelta di Zaev di procedere comunque con la presentazione nell\u2019assemblea monocamerale macedone \u00e8 legittima, seppur politicamente rischiosa. Il referendum, infatti, era solo consultivo e sta ai parlamentari decidere cosa fare del voto popolare. Tuttavia, in caso di mancata approvazione da parte del Parlamento della modifica costituzionale il rischio di urne anticipate e del ritorno al potere della Vmro-Dpmne \u00e8 elevato. Infatti, potrebbe nascere un sentimento di rivalsa nei confronti della Sdsm, rea di non aver rispettato la volont\u00e0 popolare e aver provato comunque, seppur legalmente, a far approvare le modifiche derivanti dall\u2019accordo.<\/p>\n<p><strong>La questione delle liste elettorali<\/strong><br \/>\nDurante la crisi politica che ha interessato il Paese a partire dal 2014, per poi aggravarsi l\u2019anno seguente, l\u2019allora opposizione composta principalmente dall\u2019attuale partito al governo, la Sdsm, aveva pi\u00f9 volte denunciato come le <strong>liste<\/strong> elettorali fossero <strong>obsolete<\/strong>, rendendo pi\u00f9 facili eventuali brogli elettorali.<\/p>\n<p>Per porre fine alla crisi politica i vari partiti erano giunti alla firma dell\u2019accordo di Pr\u017eino e della revisione dei registri elettorali. Tuttavia, questo lavoro non \u00e8 stato completamente svolto e numerosi sforzi sono ancora da fare. Numerosi analisti e osservatori internazionali, tra i quali l\u2019ex mediatore europeo durante la crisi politica <a href=\"https:\/\/twitter.com\/peter_vanhoutte\/status\/1046495607047835649\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Peter Vanhoutte<\/a>, hanno denunciato come questo problema possa aver inficiato sul risultato finale del referendum, in particolare nei riguardi del quorum.<\/p>\n<p>Le liste elettorali obsolete mostrano infatti un maggior numero di cittadini con diritto di voto, alzando dunque la soglia minima per raggiungere il quorum. Seppur non decisivo, analizzando i dati dell\u2019affluenza, questo ha avuto sicuramente degli effetti negativi consegnando al governo un risultato pi\u00f9 basso di quanto sperato.<\/p>\n<p><strong>In Grecia forse si festeggia<\/strong><br \/>\nIl referendum era uno dei molti step necessari per giungere alla risoluzione di <strong>una delle dispute geopolitiche pi\u00f9 bizzarre d\u2019Europa<\/strong>. Una controversia che assomiglia pi\u00f9 a un litigio tra due bambini permalosi, incapaci per lunghi anni di trovare quantomeno lo spazio per il dialogo. Un tema certamente sentito dalle due popolazioni e dalla classe politica, causando tensione mentre, in qualunque altro Paese, si fa quasi fatica a comprenderne i motivi.<\/p>\n<p>Dopo pi\u00f9 di un quarto di secolo, i rispettivi governi sono riusciti a giungere a una soluzione soddisfacente per entrambe le parti, dimostrando alle leadership internazionali che nei Balcani le dispute si possono risolvere anche con la diplomazia.<\/p>\n<p>L\u2019esecutivo greco di <strong>Alexis Tsipras<\/strong> \u00e8 ora certamente sottoposto a meno pressioni. Se infatti il referendum in Macedonia non fosse fallito e le modifiche successivamente approvate, sarebbe toccato al suo governo mostrare le capacit\u00e0 di superare positivamente un delicato voto parlamentare sull\u2019accordo. L\u2019esecutivo di Tsipras stava gi\u00e0 traballando da tempo per via della contrariet\u00e0 del partito conservatore Anel, nella maggioranza di governo con Syriza. Tsipras \u00e8 ora pi\u00f9 tranquillo, in quanto il possibile fallimento dell\u2019accordo deriva dalla controparte macedone e non dal suo Paese.<\/p>\n<p><strong>Crolla la credibilit\u00e0 internazionale?<\/strong><br \/>\nLa comunit\u00e0 internazionale aveva salutato con favore l\u2019accordo tra Macedonia e Grecia. I leader europei, statunitensi e della Nato avevano dato il loro sostegno al referendum e al governo Zaev. Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, aveva dato il suo benestare per l\u2019adesione della Macedonia e l\u2019Alleanza Atlantica aveva formalizzato l\u2019invito ufficiale al Paese, tenendo in considerazione la soluzione della disputa sul nome con la Grecia. L\u2019orizzonte \u2013 almeno fino a domenica scorsa \u2013 era il 2019.<\/p>\n<p>Il rischio di una caduta dell\u2019esecutivo e il ritorno sulla scena politico dei conservatori della Vmro-Dpmne rischia di minare il lavoro svolto da questo governo nel ricreare fiducia da parte degli organismi internazionali. Bench\u00e9 infatti la Vmro-Dpmne sostenga come si sia opposta all\u2019accordo in quanto non ottimale per la Macedonia, la realt\u00e0 \u00e8 che con un suo ritorno al potere sar\u00e0 difficile sperare di giungere a una nuova intesa, qualunque essa sia.<\/p>\n<p>Il Paese rischia dunque di pagare ora con l\u2019isolamento se la maggioranza dei 2\/3 dei parlamentari macedoni non voter\u00e0 per la ratifica dell\u2019accordo di Prespa. In questo caso, Zaev potrebbe perdere progressivamente il sostegno elettorale, ma avere ancora la maggioranza per governare e portare a termine gli impegni internazionali presi, ossia l\u2019adesione alla Nato e l\u2019apertura dei negoziati con l\u2019Unione europea nel giugno 2019, contestualmente all\u2019Albania. In questo caso, potrebbe indicare la via per la Macedonia e sperare che questa sia seguita dai prossimi esecutivi. Nel caso, invece, di elezioni anticipate, il futuro diventa un\u2019incognita e il rischio di tornare a un non splendido isolamento \u00e8 forte.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Eurokinissi via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Domenica 30 settembre si \u00e8 svolto in Macedonia un referendum consultivo con cui la cittadinanza era chiamata a esprimersi sul recente accordo di Prespa firmato tra Skopje e Atene, volto a risolvere la quasi trentennale disputa sul nome. 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