{"id":7120,"date":"2008-01-21T00:00:00","date_gmt":"2008-01-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/nuove-responsabilita-nuove-nomine\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:04","slug":"nuove-responsabilita-nuove-nomine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/01\/nuove-responsabilita-nuove-nomine\/","title":{"rendered":"Nuove responsabilit\u00e0, nuove nomine"},"content":{"rendered":"<p>Come cambia l\u2019agenda europea dopo la conclusione dell\u2019accordo istituzionale di Lisbona? La risposta, in attesa delle 27 ratifiche nazionali del nuovo Trattato, sta al di l\u00e0 dei confini dell\u2019Unione Europea. Le grandi priorit\u00e0 si collocano infatti nel campo della politica internazionale dell\u2019Ue e della sua capacit\u00e0, anche istituzionale, di farvi fronte.<\/p>\n<p><b>L\u2019agenda dell\u2019Ue per il 2008<\/b><br \/>Energia e ambiente sono al primissimo posta: la dipendenza dell\u2019Ue dalle fonti energetiche esterne si colloca intorno al 56% della sua capacit\u00e0 produttiva e ben l\u201980% di queste importazioni riguardano petrolio e gas. Questo tema trascina con s\u00e9 un\u2019altra priorit\u00e0 che, come \u00e8 noto, riguarda i rapporti con la Russia da cui dipendiamo per il 25% dei nostri rifornimenti. E mai come oggi i rapporti con Mosca sono stati difficili, anche a causa della mancanza di una valida strategia comune europea. <\/p>\n<p>A seguire vengono le questioni della sicurezza interna, dall\u2019immigrazione alla lotta al terrorismo, e di quella esterna, dai Balcani (con il Kosovo gi\u00e0 alle porte) al Medio Oriente. In questo settore, al di l\u00e0 degli interventi nel campo civile, l\u2019Ue \u00e8 sempre pi\u00f9 investita di compiti che riguardano la difesa e l\u2019uso di strumenti militari in sostegno alle proprie missioni civili. Ed infine \u00e8 necessario che l\u2019Ue si muova con decisione sulla questione del Mediterraneo e dell\u2019Africa, fonte di future instabilit\u00e0, ma anche di enorme opportunit\u00e0 di sviluppo.<\/p>\n<p> L\u2019Italia, in particolare, dovr\u00e0 premere per mantenere forte l\u2019attenzione da dare a questo dossier, non tanto per contrastare i piani di Unione Mediterranea di Sarkozy, ma per agganciarli alla responsabilit\u00e0 e alle politiche comuni dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Che queste siano le grandi linee di azione prioritaria dell\u2019Ue \u00e8 opinione piuttosto condivisa negli ambienti comunitari. Per farvi fronte in modo efficace si dovrebbe per\u00f2 attendere il completamento, previsto per l\u2019inizio del 2009, delle ratifiche del Trattato di Lisbona, che contiene alcune delle riforme necessarie per accrescere la capacit\u00e0 internazionale dell\u2019Ue: dalle cooperazioni rafforzate in politica estera a quella strutturata nel campo della difesa, dal servizio diplomatico esterno alla nomina di un Alto Rappresentate pi\u00f9 \u201cpotente\u201d e di un Presidente eletto del Consiglio Europeo. <\/p>\n<p>In attesa che ci\u00f2 avvenga, per\u00f2, e nella speranza che non ci siano ulteriori sorprese nei processi di ratifica, \u00e8 necessario fare fronte agli avvenimenti esterni, che prescindono dall\u2019orologio comunitario. Per ora, come nel caso ormai imminente del Kosovo, l\u2019Ue si muover\u00e0 con le stesse complesse modalit\u00e0 del passato e con gli strumenti di sicurezza messi a punto in modo pragmatico in questi ultimi anni, a cominciare dalle missioni civili e militari sperimentate con qualche successo nei Balcani, in Africa e altre parti del mondo.<\/p>\n<p><b>Precorrere il Trattato di Lisbona<\/b><br \/>Ma tutti comprendono bene, che di fronte a questa impegnativa agenda esterna l\u2019Ue dovr\u00e0 anticipare alcune delle decisioni, che poi scatteranno formalmente con l\u2019entrata in vigore del nuovo Trattato. Cos\u00ec si proceder\u00e0 nei prossimi mesi ad integrare la figura dell\u2019Alto Rappresentante dentro la Commissione, nella veste anche di vicepresidente per i rapporti esterni. Allo stesso tempo \u00e8 gi\u00e0 stato avviato il progetto di creazione del Servizio \u201cdiplomatico\u201d esterno, con le prevedibili difficolt\u00e0 di composizione (quanti funzionari della Commissione, del Consiglio e degli Stati membri) e di collocazione delle attuali delegazioni, sotto il Consiglio o la Commissione.<\/p>\n<p>Soprattutto si cercher\u00e0 di anticipare la nomina delle figure chiave del nuovo triangolo istituzionale, Consiglio Europeo, Alto Rappresentante e Presidente della Commissione. Dalla scelta delle persone e dal loro peso dipender\u00e0 il delicato equilibrio che si verr\u00e0 ad instaurare nella gestione della politica internazionale dell\u2019Ue, dal momento che tutti e tre possono vantare una competenza in materia. <\/p>\n<p>Un Tony Blair alla Presidenza del Consiglio Europeo fa la differenza da uno Junker; o un Carl Bildt come Alto Rappresentante rispetto ad una riconferma di Solana, tanto per fare alcuni esempi, per il momento largamente teorici. Va anche ricordato che il pacchetto di nomine verr\u00e0 probabilmente fatto nel secondo semestre del 2008, sotto presidenza francese. Con un Sarkozy superattivo ed orientato a rafforzare il Direttorio dei Tre Grandi la partita sar\u00e0 estremamente dura.<\/p>\n<p><b>L\u2019Italia e le nuove nomine Ue<\/b><br \/>L\u2019Italia rischia di essere tagliata fuori non tanto dalle nomine, quanto dai giochi per arrivarvi. Nella nostra attuale situazione di debolezza interna e con un\u2019immagine in Europa davvero non esaltante, al nostro paese interessa una struttura del triangolo istituzionale molto equilibrata e il pi\u00f9 \u201ccomunitaria\u201d possibile: un Presidente della Commissione forte, un Alto Rappresentante molto legato al rispetto delle regole previste dal futuro Trattato, un Presidente del Consiglio europeo rappresentativo, ma non troppo marcatamente intergovernativo. Va in altre parole evitato che una struttura sbilanciata e conflittuale nel triangolo istituzionale dell\u2019Ue, crei le premesse di una paralisi politica europea e di un suo dannoso rimedio attraverso la ripresa del ruolo dei Tre Grandi.<\/p>\n<p>La battaglia per nomine compatibili con i nostri interessi va iniziata gi\u00e0 da subito e per avere la speranza di vincerla essa deve essere condivisa con alcuni dei nostri partner pi\u00f9 significativi, Spagna, Polonia, Austria e paesi nuovi dell\u2019Est e del Sud. Ma anche con la Germania, che ancora condivide con noi l\u2019idea di un\u2019Europa forte e rispettosa delle regole del Trattato. Governo italiano, commissario europeo e i nostri parlamentari a Strasburgo dovrebbero per una volta muoversi come \u201csistema\u201d, non tanto per fare passare un nostro nome, ma per assicurare un funzionamento efficace del Trattato di Lisbona, nel nostro interesse e in quello dell\u2019Ue.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come cambia l\u2019agenda europea dopo la conclusione dell\u2019accordo istituzionale di Lisbona? La risposta, in attesa delle 27 ratifiche nazionali del nuovo Trattato, sta al di l\u00e0 dei confini dell\u2019Unione Europea. Le grandi priorit\u00e0 si collocano infatti nel campo della politica internazionale dell\u2019Ue e della sua capacit\u00e0, anche istituzionale, di farvi fronte. 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