{"id":71223,"date":"2018-10-08T12:44:41","date_gmt":"2018-10-08T10:44:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71223"},"modified":"2018-10-08T12:44:41","modified_gmt":"2018-10-08T10:44:41","slug":"ue-crisi-consensi-unione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/ue-crisi-consensi-unione\/","title":{"rendered":"Ue: idee e spunti contro la crisi di consensi dell&#8217;Unione"},"content":{"rendered":"<p>Il <strong>processo di integrazione europea<\/strong> attraversa una pericolosa <strong>crisi di consensi<\/strong>. La coesione intorno a una visione condivisa che dalle origini aveva consentito di raggiungere importanti e significativi risultati \u00e8 andata progressivamente indebolendosi. Per la prima volta nella sua storia, la capacit\u00e0 di attrazione dell\u2019\u00a0<strong>Unione europea<\/strong> viene messa in discussione dall&#8217;interno.<\/p>\n<p><strong>I sintomi della Brexit e dei disagi dei cittadini<\/strong><br \/>\nLa <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/ue-gb-brexit-soft\/\"><strong>Brexit<\/strong><\/a> costituisce la manifestazione pi\u00f9 mediaticamente rilevante di questo fenomeno, ma non \u00e8 la sola. Si pensi ai Paesi dell\u2019Est europeo, verso i quali dopo la caduta del muro di Berlino abbiamo sentito il dovere e la responsabilit\u00e0 storica di integrarli nella nostra comunit\u00e0 di valori, e nei quali oggi quei valori sono messi fortemente in discussione, e dove risorgono preoccupanti tendenze nazionalistiche ad anti-liberali.<\/p>\n<p>Ed anche a quanti, in questa parte della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/ue-involuzione-riforma\/\">vecchia Europa<\/a>, fanno leva sul disagio di molte categorie di cittadini per taluni aspetti specifici in cui anche l\u2019azione dell\u2019 Unione \u00e8 carente e non riesce a dare risposte soddisfacenti alle loro esigenze per \u201cfare di tutt\u2019erba un fascio\u201d e propagandare improbabili ricette di affrancamento da quello che essi presentano come lo strapotere di Bruxelles e delle Istituzioni comunitarie.<\/p>\n<p><strong>Contro le sovranit\u00e0, l&#8217;arma (spuntata?) delle cooperazioni rafforzate<\/strong><br \/>\nDi fronte alla tendenza sempre pi\u00f9 diffusa di contrapporre le <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/ue-valori-sovranismi-integrazione\/\"><strong>sovranit\u00e0<\/strong><\/a> nazionali alla sovranit\u00e0 condivisa a livello europeo, anche le <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/ue-atmosfera-germania-merkel\/\"><strong>cooperazioni rafforzate<\/strong><\/a> &#8211; che in occasione delle celebrazioni del 60o anniversario del Trattato di Roma erano state presentate come uno degli strumenti principali per scongiurare il rischio dell\u2019immobilismo e fare progredire l\u2019integrazione &#8211; assumono oggi una dimensione pi\u00f9 impegnativa di quando il concetto cominci\u00f2 a farsi strada nel lessico e nelle soluzioni tecniche a disposizione degli Stati membri.<\/p>\n<p>All\u2019inizio si trattava di consentire agli \u201c<em>able and willing<\/em>\u201d di precorrere gli altri in conquiste che prima o poi sarebbero diventate comuni. Oggi il problema dell\u2019\u201c<em>able<\/em>\u201d \u00e8 passato in secondo piano rispetto a quello del \u201c<em>willing<\/em>\u201d. In altri termini, <em>willing <\/em>per fare cosa?, per far avanzare la prospettiva sovranazionale e federale dell\u2019Europa o per tornare alle alleanze contrapposte che per ben due volte nella storia recente del nostro continente hanno portato i Paesi europei allo scontro? E\u2019 questo il nodo intorno al quale si svolge la contrapposizione tra quello che resta dell\u2019europeismo &#8216;classico&#8217; e l\u2019avanzata dei sovranismi; e che oggi anche l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/italia-ue-europa-conviene\/\"><strong>Italia<\/strong><\/a> deve sciogliere.<\/p>\n<p><strong>Il nodo dell&#8217;euro e dell&#8217;Unione monetaria<\/strong><br \/>\nE poi c\u2019\u00e8 l\u2019<strong>euro<\/strong>. L\u2019Eurozona dovrebbe essere il motore naturale degli auspicati sviluppi dell\u2019 Unione verso livelli di superiore integrazione. Ma l\u2019Eurozona \u00e8 percorsa da contrasti e la sua governance non \u00e8 certo ottimale anche sotto il profilo democratico. La prospettiva di un bilancio della zona euro \u00e8 ancora lontana. La crisi di fiducia tra gli Stati dell\u2019area dell\u2019euro \u00e8 lungi dall&#8217;essere stata superata. Il nodo di nuovi strumenti finanziari che potrebbero aprire prospettive di maggiore condivisione dell\u2019obiettivo di favorire la crescita non \u00e8 risolto. La dimensione politica dell\u2019 Unione monetaria, che comporterebbe ulteriori cessioni di sovranit\u00e0, \u00e8 praticamente inesistente.<\/p>\n<p>Per sopravvivere, l\u2019euro ha bisogno del rispetto da parte di tutti di regole di disciplina fiscale e di bilancio. Ma il grado di rigidit\u00e0 di queste regole va misurata sulla necessit\u00e0 di evitare che i Paesi pi\u00f9 deboli si avvitino nella spirale di una rincorsa alla crescita resa sempre pi\u00f9 difficile dalla mancanza di meccanismi di riequilibrio a livello centrale di cui potersi avvalere per favorire il rilancio dell\u2019economia e dalla contemporanea necessit\u00e0 di rispettare i severi parametri convenuti per la riduzione del debito.<\/p>\n<p><strong>I potenziali benefici di un bilancio comune della zona euro<\/strong><br \/>\nTutte le principali Unioni Monetarie esistenti dispongono di un forte potere fiscale centrale. Negli Stati Uniti, ad esempio, il 67% del gettito fiscale va al governo federale, il 20% agli Stati e il residuo 13% ai governi locali. Inoltre i governi degli Stati ricevono dal governo federale fondi pubblici fino al 31% del loro Pil, con una politica di trasferimenti dal centro alla periferia particolarmente significativa.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 l\u2019ipotesi di riforma della zona euro basata su un bilancio comune per sostenere gli investimenti produttivi e gestire le politiche comuni anche con ricorso al mercato finanziario, senza che questo comporti una mutualizzazione dei debiti pregressi, resta la strada da percorrere. Intanto, la decisione di scorporare dal debito gli investimenti, la cui efficacia sia stata valutata in comune e con meccanismi assistiti dalla necessaria legittimit\u00e0 democratica, sarebbe un primo passo per superare la sfiducia reciproca di cui sono ancora ostaggio le prospettive di riforma dell\u2019Eurozona.<\/p>\n<p><strong>Quale Europa dietro i movimenti sovranisti?<\/strong><br \/>\nMa torniamo alla crisi di consenso che attanaglia l\u2019 Unione. Siamo ancora in tempo per uscirne? Francamente non lo so. Il lento declino della signora Merkel, le crescenti difficolt\u00e0 di Macron sul piano interno, l\u2019eccesso di assertivit\u00e0 italiano di questi ultimi tempi, il rafforzarsi del fronte di Visegrad sono tutti segnali molto negativi. Ma quale Europa s&#8217;intravvede dietro il proliferare dei movimenti sovranisti?<\/p>\n<p>Quella di Steve Bannon che, presentando il movimento che intende creare per ragguppare i movimenti sovranisti europei, ha parlato di un\u2019Europa governata dal populismo nazionalista nella quale \u201csi torner\u00e0 agli stati nazionali singoli, con le loro identit\u00e0 e i loro confini\u201d? Ma cos\u00ec, alla fine, non solo non vi sar\u00e0\u00a0 una visione condivisa nemmeno tra quelli che oggi credono di averla, ma lo scontro sar\u00e0 prima o poi inevitabile. Ed \u00e8 gi\u00e0 successo.<\/p>\n<p><strong>Un&#8217;alternativa alla mistica dello &#8216;Stato sovrano&#8217;<\/strong><br \/>\nNella prospettiva delle elezioni europee della prossima primavera, l\u2019alternativa che si pone oggi con sempre maggiore chiarezza ai leaders dei Paesi europei \u00e8 se seguire la corrente o cercare di contrastarla infondendo nuova vita al progetto di una \u201cUnione sempre pi\u00f9 stretta tra i popoli dell\u2019Europa\u201d iscritto nei Trattati.<\/p>\n<p>Ma per farlo occorre ripartire da dove si era cominciato, e cio\u00e8 dalla analisi delle conseguenze della mistica dello &#8216;Stato sovrano&#8217; e dei nazionalismi che ne conseguivano. Analisi che era iniziata ben prima della fine della seconda guerra mondiale: in una lettera del 1918 Luigi Einaudi, che scriveva nel pieno del dibattito sulla creazione della Societ\u00e0 delle Nazioni, si leggono queste profetiche parole: <em>\u201cSe si vuole fra venticinque anni una nuova guerra che segni la fine dell\u2019Europa, si scelga la via della societ\u00e0 delle nazioni; se si vuole tentare seriamente di allontanare lo spettro della distruzione totale, si vada verso l\u2019idea federale.<\/em><em>..<\/em><em>\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Quasi 35 anni dopo, nel discorso alla prima seduta dell\u2019Alta Autorit\u00e0 della Ceca Jean Monnet, che non pu\u00f2 essere certamente sospettato di furori federalisti, ribad\u00ec il concetto: <em>\u201c&#8230;I metodi del passato (si sono rivelati) incapaci di eliminare gli antagonismi nazionali che inevitabilmente si manifestano fin tanto che non sono superate le stesse sovranit\u00e0 nazionali..<\/em><em>.<\/em><em>\u201d<\/em><em>.<\/em> Io credo che sarebbe bene riflettere seriamente su questi insegnamenti e sulla loro drammatica attualit\u00e0 nell&#8217;Europa dei muri, dei nuovi nazionalismi e delle incomprensioni e della sfiducia reciproca.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Domenico Moro, <em>Il bail out degli Stati nelle Unioni federali e nell\u2019Unione pre-federale europea,<\/em> in Il Federalista, Anna LIII, numero 3<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il processo di integrazione europea attraversa una pericolosa crisi di consensi. 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