{"id":71250,"date":"2018-10-11T15:33:29","date_gmt":"2018-10-11T13:33:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71250"},"modified":"2018-10-12T14:28:27","modified_gmt":"2018-10-12T12:28:27","slug":"ue-gb-brexit-may","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/ue-gb-brexit-may\/","title":{"rendered":"Ue\/Gb: Brexit, la May vince una battaglia, ma la guerra \u00e8 aperta"},"content":{"rendered":"<p>Man mano che si avvicina alla conclusione, il gioco della <strong>Brexit<\/strong> si fa duro e le tattiche si incrociano in vista del compromesso finale. Theresa <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/gb-la-hybris-della-may-lavanzata-corbyn\/\"><strong>May<\/strong><\/a>, che si era detta delusa a Salisburgo dalla rigidit\u00e0 dei 27, ha cercato prima di inalberare toni &#8216;churchilliani&#8217; e poi ha aggiustato un po\u2019 il tiro della sua proposta &#8211; che si chiama ora &#8216;Chequers 2&#8217; &#8211; senza cambiarne granch\u00e9 la sostanza. La cosa ha funzionato e al congresso Tory la May \u00e8 riuscita a spiazzare i sostenitori della &#8216;hard brexit&#8217; con un discorso ottimistico nei toni e vago nei contenuti, che ha lasciato tutte le opzioni aperte e che le ha permesso di respingere per ora l\u2019attacco del fronte euro-negazionista al suo governo.<\/p>\n<p><strong>La Brexit divide (e intreccia) conservatori e laburisti<\/strong><br \/>\nCerto, in questo \u00e8 stata anche aiutata dalla mancanza di idee degli avversari: n\u00e9 Boris <strong>Johnson<\/strong> \u2013 concentrato soprattutto sull\u2019attacco (fallito) alla May \u2013 n\u00e9 il pi\u00f9 &#8216;dialogante&#8217; Michael Gove, n\u00e9 il talebano della brexit Jacob Rees-Mogg sono stati capaci di presentare uno scenario convincente della loro idea del Paese una volta uscito dall\u2019Europa, retorica e appelli alla pancia isolazionista a parte.<\/p>\n<p>La Brexit resta al centro del dibattito politico con una intensit\u00e0 inimmaginabile per il resto del continente e vede entrambi i partiti spaccati al loro interno. Jeremy <strong>Corbyn<\/strong> ha seguito le indicazioni che gli venivano dalla componente pro-europea e ha messo la sordina alla diffidenza nei confronti dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/ue-gb-brexit-soft\/\"><strong>Ue<\/strong><\/a>, pronunciandosi al congresso del Labour contro l\u2019uscita dall\u2019Europa e in favore di un secondo referendum.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 molta tattica prima che convincimento in questa linea e sarebbe ingenuo trarne l\u2019idea di un vero mutamento di rotta verso l\u2019Europa, perch\u00e9 l\u2019obiettivo laburista \u00e8 di cogliere l\u2019occasione di un accordo insoddisfacente per fare cadere la May e andare a nuove elezioni, con buone probabilit\u00e0 di vittoria. Dopodich\u00e9 si potranno semmai rivedere le cose.<\/p>\n<p>E\u2019 una linea che si incrocia paradossalmente con quella dei talebani della Brexit (e che Boris Johnson cavalca strumentalmente), sia pure per ragioni opposte; anche qui si pensa che il solo modo per cancellare le conseguenze di un accordo qualsivoglia siano elezioni che facciano fuori l\u2019attuale governo. Il fatto che tali elezioni i tories probabilmente le perderebbero, non sembra preoccuparli pi\u00f9 che tanto.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;ipotesi di un secondo referendum<\/strong><br \/>\nC\u2019\u00e8 poi la campagna \u2013 flebile per ora ma crescente \u2013 per un secondo referendum promossa da un fronte trasversale che va da Tony Blair a esponenti liberali come Nick Clegg e qualche altro. I sondaggi segnalano una graduale inversione dei rapporti di forza intorno alla Brexit, ma non in termini tali da far apparire probabile un diverso esito di una nuova consultazione.<\/p>\n<p>I promotori puntano sul fatto che, una volta che le implicazioni vere della Brexit \u2013 sinora limitate a pur preoccupanti effetti di annuncio \u2013 si faranno sentire, la spinta per correggere la situazione sar\u00e0 irresistibile, ma non \u00e8 detto. L\u2019idea di un referendum \u00e8 vista da molti nel Paese con qualche fastidio: un espediente &#8216;continentale&#8217; cui ci si \u00e8 assoggettati una volta con esiti \u2013 comunque li si guardi \u2013 disastrosi; ripeterla sarebbe un errore. Aldil\u00e0 delle aspirazioni degli uni e dei timori degli altri, la verit\u00e0 \u00e8 che un secondo referendum \u00e8 a sua volta ostaggio di un gioco politico centrato sulle elezioni anticipate, che potrebbe invece contribuire a evitare.<\/p>\n<p><strong>Molti punti gi\u00e0 regolati<\/strong><br \/>\nQuanto alla sostanza, molti punti sono stati regolati e hanno fatto dire ad entrambi i negoziatori che \u201cil 90% \u00e8 fatto\u201d. Resta insoluto quello, cruciale, dell\u2019Irlanda del Nord: a meno che Dublino non segua (cosa impensabile) l\u2019esempio di Londra, con la Brexit si verrebbe a creare una frontiera fra le due Irlande, che sarebbe economicamente dannosa e politicamente insostenibile. Sarebbe la ricetta sicura per un ritorno a conflitti che l\u2019accordo del &#8216;good Friday&#8217; ha sino ad oggi consegnato alla storia e farebbe cadere il governo, che ha bisogno per sopravvivere del voto degli unionisti di Belfast del Dup.<\/p>\n<p>Le soluzioni pi\u00f9 o meno fantasiose e tecnologiche avanzate dalla May si sono rivelate impraticabili e, d\u2019altro canto, accettare di restare nel mercato unico comporterebbe per lei l\u2019altrettanto certa bocciatura del suo governo, questa volta ad opera del suo partito. Nemmeno il ripiego di restare nell\u2019unione doganale ma non nel mercato unico, sembra funzionare. Sul versante comunitario, la richiesta britannica di restare nel mercato unico solo per i beni ma non per i servizi (e le persone) \u00e8 inaccettabile, perch\u00e9 ne mina il principio fondativo dell\u2019indissolubilit\u00e0 delle sue componenti; e, in una fase in cui il rischio di disgregazione non solo del mercato unico, ma della trama comunitaria nel suo complesso \u00e8 forte, l\u2019Ue non pu\u00f2 permettersi flessibilit\u00e0 autolesionistiche.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;handicap della confusione<\/strong><br \/>\nLa storia comunitaria \u00e8 piena di situazioni in cui \u2013 rinviando un po\u2019 al futuro qua, alzando un po\u2019 di polvere l\u00e0 \u2013 si \u00e8 riusciti ad andare avanti fidando che la dinamica del sistema avrebbe prevalso, come in effetti \u00e8 speso avvenuto. Ci\u00f2 presuppone l\u2019esistenza di un clima politico positivo, che qui \u00e8 offuscato dalla confusione. Raramente si \u00e8 visto un negoziato portato avanti in maniera cos\u00ec raffazzonata, senza un principio guida chiaro e con oscillazioni dettate da contingenze immediate come quello di Londra.<\/p>\n<p>Se ci si pu\u00f2 forse consolare pensando che ricorda certe vicende di casa nostra, non si pu\u00f2 non restare perplessi dalla decostruzione di un sistema e di una cultura politica che si era abituati a prendere ad esempio. La May ha cercato a lungo di dividere il campo degli avversari puntando ora sulla Merkel, ora sugli scandinavi, ora su Visegrad, uscendo regolarmente sconfitta. I 27, d\u2019altro canto, di fronte a una simile strategia sono stati indotti a rafforzare una unanimit\u00e0 che pochi immaginavano possibile e che, ad onta di molti pessimismi, tiene ancora. E allora?<\/p>\n<p><strong>Le differenti percezioni dell&#8217;Unione europea<\/strong><br \/>\nPer vincere, la politica deve potere governare le percezioni e anche qui il gioco \u00e8 complicato. La Gran Bretagna continua a sottovalutare come per gli altri l\u2019Ue sia in primo luogo un fatto politico; percepito diversamente e in maniere a volte fortemente dialettiche, ma senza mai disconoscerne la centralit\u00e0: l\u2019Europa come fattore identitario e elemento di stabilit\u00e0 &#8211; di cui il mercato non \u00e8 il fine, ma uno strumento &#8211; \u00e8 alla base della visione dei 27.<\/p>\n<p>Londra ha sempre considerato l\u2019Ue come un esercizio soprattutto commerciale e su questo tasto ha continuato a battere anche nel negoziato mostrando di non comprendere il peso decisivo della dimensione politica nella posizione negoziale dei 27. I quali stentano dal canto loro a comprendere le ragioni dell\u2019eccezionalismo britannico, non rendendosi conto delle fondamentali differenze nella cultura politica di un Paese che \u2013 fra l\u2019altro \u2013 \u00e8 l\u2019unico a non avere vissuto (anzi, a continuare a disconoscere) la palingenesi delle Rivoluzione francese, ha guardato al suo interesse in una proiezione mondiale e ha visto nell\u2019Europa e nei suoi problemi non un destino comune, ma il luogo e l\u2019occasione di vantaggi politici. Si \u00e8 a lungo pensato \u2013 lo credeva anche Altiero Spinelli \u2013 che dall\u2019incontro fra queste culture sarebbe uscito un rafforzamento del Dna democratico dell\u2019Europa; invece \u00e8 andata diversamente.<\/p>\n<p><strong>La seduzione dell&#8217;anglosfera<\/strong><br \/>\nIn un volume che merita di essere letto, &#8216;Shadows of Empire&#8217; (Polity Press, 2018), Michael Kenny e Nick Pearce spiegano la persistente seduzione dell\u2019anglosfera negli inglesi (negli inglesi prima che gli altri britannici, e anche questo \u00e8 importante); la convinzione che il Commonwealth possa rappresentare un ancoraggio in nome della tradizione comune anche sul piano economico (nonostante indiani, australiani, neozelandesi e canadesi si siano affrettati a smentirlo); l\u2019idea che l\u2019anglosfera fa s\u00ec che Londra soprattutto non possa non guardare \u2013 ed essere guardata da \u2013 Washington; la persistenza della mentalit\u00e0 \u201clittle englander\u201d che ha permesso all\u2019Inghilterra (soprattutto ad essa) di affrontare e vincere in solitudine sfide come quella della Germania nazista, e la fa ora guardare con disappunto ma non con costernazione alla possibile dissoluzione del Regno Unito; la convinzione di poter nuovamente volgere le vele al vento per trovare oltre il mare prosperit\u00e0 e influenza.<\/p>\n<p>Il sentimento antieuropeo non ha nulla del populismo degli altri movimenti analoghi in Europa: si alimenta nel &#8216;rust belt&#8217; industriale del Nord della rabbia di quella che \u00e8 stata una \u00e9lite operaia forte della sua identit\u00e0 di classe e potente, nei confronti di un &#8216;cosmopolitismo industriale&#8217; che ritiene responsabile del suo degrado, incapace di fare i conti con una immigrazione che pure le consente in qualche modo di sopravvivere. Una rabbia che si alimenta anche altrove nell\u2019ostilit\u00e0 verso le grandi citt\u00e0 \u2013 Londra, Birmingham, Manchester \u2013 irrimediabilmente perdute alla seduzione di un internazionalismo che nega l\u2019essenza della britishness. Solo scorie di un passato finito, come siamo stati abituati a pensare? Kenny e Pearce &#8211; ma non solo loro \u2013 ci dicono: attenzione! Non \u00e8 cos\u00ec. O almeno, non \u00e8 solo cos\u00ec.<\/p>\n<p><strong>Riflessioni sulle conseguenze di un fallimento<\/strong><br \/>\nUn fallimento creerebbe ripercussioni forti nell\u2019Ue \u2013 il cui impatto effettivo \u00e8 ancora difficile valutare \u2013 e sarebbe un suicidio per la Gran Bretagna. Che potrebbe davvero vedere la Scozia optare per l\u2019indipendenza, mentre in Irlanda la spinta per una riunificazione conflittuale potrebbe farsi forte. Un compromesso sulla falsariga dell\u2019accordo con il Canada, piuttosto che con la Norvegia, \u00e8 stato spesso evocato; cos\u00ec come \u00e8 possibile affidare a una &#8216;dichiarazione politica&#8217; l\u2019impegno ad approfondire con tutto il tempo che sar\u00e0 necessario le questioni aperte, estendendo di fatto il periodo transitorio ben oltre i due anni previsti.<\/p>\n<p>Il prossimo Consiglio europeo dovrebbe poterci fare capire qualcosa di qui a qualche giorno: Londra pensa che sar\u00e0 dedicato soprattutto alla Brexit, ma gli altri sembrano ritenere che si parler\u00e0 per la gran parte di immigrazione.<\/p>\n<p>Contro una soluzione ragionevole, gioca la determinazione dei brexiteers di affondare ai Comuni qualsiasi accordo, per avere mano libera nel definire in piena libert\u00e0 il futuro del Paese, nonch\u00e9 quella \u2013 opposta \u2013 dei laburisti di bocciare l\u2019accordo al fine di forzare le elezioni e tornare al governo, riprendendo da l\u00ec le fila del rapporto con l\u2019Ue. A favore, vi \u00e8 la volont\u00e0 dell\u2019Ue di non trascinare troppo per le lunghe una situazione che rischia di farsi pericolosa per la sua stessa stabilit\u00e0. Dovrebbe anche giocare l\u2019atteggiamento del governo di un Paese che \u2013 anche se sembra a tratti di essersene dimenticato \u2013 ha fatto sempre del pragmatismo la cifra del suo successo e della sua influenza. Attenti per\u00f2: giudicare con le proprie lenti deformanti le percezioni degli altri, pu\u00f2 essere pericoloso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Man mano che si avvicina alla conclusione, il gioco della Brexit si fa duro e le tattiche si incrociano in vista del compromesso finale. Theresa May, che si era detta delusa a Salisburgo dalla rigidit\u00e0 dei 27, ha cercato prima di inalberare toni &#8216;churchilliani&#8217; e poi ha aggiustato un po\u2019 il tiro della sua proposta [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":21,"featured_media":71252,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[462,90,566,432],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71250"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/21"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=71250"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71250\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":71254,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71250\/revisions\/71254"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71252"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=71250"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=71250"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=71250"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}