{"id":71271,"date":"2018-10-11T13:36:48","date_gmt":"2018-10-11T11:36:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71271"},"modified":"2018-10-15T23:46:41","modified_gmt":"2018-10-15T21:46:41","slug":"bosnia-voto-instabilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/bosnia-voto-instabilita\/","title":{"rendered":"Bosnia-Erzegovina: instabilit\u00e0 senza cambiamento"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Hanno speso pi\u00f9 soldi per i fuochi d\u2019artificio di stasera che per le autostrade costruite in quattro anni&#8221;. Nella notte di domenica 7 ottobre, tra i social girava questa battuta sulle celebrazioni dell\u2019Sda nel cielo di <strong>Sarajevo<\/strong>, proprio mentre in un ristorante di <strong>Banja Luka<\/strong>\u00a0Milorad <strong>Dodik<\/strong> cantava\u00a0pezzi folk a squarciagola insieme allo stato maggiore dell\u2019Snsd. Festeggiavano cos\u00ec i due grandi vincitori delle elezioni generali della <strong>Bosnia-Erzegovina<\/strong>, che riescono a esprimere due dei tre eletti della presidenza tripartita: i nazionalisti bosgnacchi dell\u2019Sda &#8211; con \u0160efik <strong>D\u017eaferovi\u0107<\/strong>, delfino dell\u2019uscente Bakir Izetbegovi\u0107 &#8211; e i nazionalisti serbi dell\u2019Snsd, con Dodik, appunto.<\/p>\n<p>Oltre a conquistare i posti nella <strong>presidenza collettiva<\/strong>, i due partiti si riconfermano come forze di maggioranza relativa nel voto parlamentare delle rispettive entit\u00e0, con l\u2019Sda che raccoglie circa il 26% nella Federazione di Bosnia-Erzegovina e l\u2019Snsd che ottiene il 39% in Republika Srpska, risultati simili a quelli di quattro anni fa.<\/p>\n<p>Per via dell\u2019esasperante lentezza dello spoglio coordinato dalla Commissione elettorale centrale (gioved\u00ec si era ancora tra l\u201980% e il 90% dello scrutinio) non ci sono ancora i dati definitivi e, dunque, le ripartizioni dei seggi parlamentari. Ma \u00e8 scontato pensare che entrambe le forze saranno nella coalizione di governo a livello statale, a cui dovranno aggiungersi almeno altre due forze per raggiungere la maggioranza. Il premier, per principio di rotazione etnica, dovrebbe essere un serbo e dunque appartenente all\u2019Snsd. Sda e Snsd saranno, inoltre, i perni attorno a cui ruoteranno gli esecutivi nelle due entit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Tra conservazione e \u201cpolitica pesante\u201d<\/strong><br \/>\n\u00c8 la vittoria della conservazione, trattandosi dei partiti radicati da pi\u00f9 tempo e pi\u00f9 solidamente nelle istituzioni. \u00c8 soprattutto la vittoria di quella che si potrebbe definire \u201cpolitica pesante\u201d, fatta di tessere, pressione sociale, manifesti onnipresenti, identificazione tra Stato e partito, promesse e misure assistenzialiste, ci\u00f2 che in Bosnia-Erzegovina generalmente si riassume sotto il nome di \u201cmacchinario di partito\u201d (<em>partijska ma\u0161inerija<\/em>). In\u00a0Bosnia-Erzegovina un quinto degli abitanti \u00e8 iscritto a un partito (per capirci, in Italia saremmo a un trentesimo, secondo i dati pi\u00f9 al rialzo). La politica \u00e8 ancora considerata come uno strumento di accesso a salario, welfare o a contatti per ottenerli. Prevale cos\u00ec la legge del \u201cVota per il diavolo che conosci\u201d, brillantemente coniata dalla politologa Jessie Hronesova.<\/p>\n<p>Il richiamo alla nazione organica, ben racchiuso in slogan sommari &#8211; la \u201cForza del popolo\u201d verde sgargiante dell\u2019Sda e il \u201cSotto la bandiera della Srpska\u201d bianco-blu-rosso dell\u2019Snsd &#8211; ha poi fatto il suo. Cos\u00ec questi due partiti hanno cannibalizzato gli avversari. L\u2019Sbb, partito bosgnacco dell\u2019editore Radon\u010di\u0107, \u00e8 crollato dal 14 al 6%, mentre l\u2019opposizione dei partiti serbi anti-Dodik ha conosciuto la sua settima sconfitta elettorale di fila mentre gi\u00e0 nei mesi prima del voto si registravano autentiche fughe di militanti, quadri e sindaci verso l\u2019Snsd, soprattutto nella Srpska orientale.<\/p>\n<p><strong>La riscossa delle forze civiche<\/strong><br \/>\nQuali sono i risultati delle forze \u201calternative\u201d ai partiti etnici? Un dato fondamentale delle elezioni \u00e8 la vittoria di \u017deljko <strong>Kom\u0161i\u0107<\/strong> del Fronte democratico (centrosinistra civico) per il seggio croato. Kom\u0161i\u0107 \u00e8 riuscito a evitare l\u2019elezione di Dragan \u010covi\u0107 dell\u2019Hdz (nazionalisti croati conservatori), che dalla\u00a0presidenza avrebbe potuto creare un corto circuito istituzionale\u00a0d\u2019intesa con il suo alleato d\u2019intenti Dodik. La netta vittoria (con il 53%, superiore ai primi dati preliminari) lo conferma, a dodici anni dalla sua prima vittoria nelle presidenziali, come il leader incontrastato dell\u2019opzione civica bosniaca.<\/p>\n<p>Nel campo dei partiti civici, che\u00a0correvano in ordine sparso, l\u2019altro dato importante \u00e8 indubbiamente il successo storico di <strong>Na\u0161a Stranka<\/strong> (Il nostro partito), forza liberal-socialista che entra per la prima volta nel Parlamento statale (4,6%) e per la prima volta ottiene risultati degni al di fuori di Sarajevo, grazie a una comunicazione innovativa e rivolta soprattutto ai giovani.<\/p>\n<p>Nel cantone della capitale, Na\u0161a Stranka \u00e8 il secondo partito con il 13%, ma con punte del 23% nel centro citt\u00e0. Un risultato che potrebbe persino aprire le porte al governo del cantone, se si facesse strada l\u2019ipotesi di un\u2019alleanza <em>ad excludendum<\/em> nei confronti dei nazionalisti bosgnacchi dell&#8217;Sda.<\/p>\n<p><strong>I croati-bosniaci ago della bilancia<\/strong><br \/>\nOra la domanda \u00e8 se e come le istituzioni potranno funzionare stabilmente. La prima incognita \u00e8 quella di come si comporter\u00e0 l\u2019Hdz. Gi\u00e0 da mesi i nazionalisti croati lasciavano intendere che, se fosse stato eletto \u017deljko Kom\u0161i\u0107 alla presidenza, avrebbero fatto ostruzionismo rispetto alla convocazione dei diversi rami parlamentari. Questa mossa, a sua volta, impedirebbe la formazione degli esecutivi federale e statale.<\/p>\n<p>I nazionalisti croati potrebbero anche sfruttare il vuoto normativo prodotto da una sentenza della Corte costituzionale del 2016 &#8211; che dichiara illegittimi alcuni passaggi della legge elettorale per la composizione della Camera Alta della Federazione \u2013 per imporre la creazione di <strong>un \u201cdistretto elettorale croato\u201d<\/strong> che gli garantisca il totale controllo sul sistema, applicando un\u00a0principio rigidamente etnico-territoriale.<\/p>\n<p>Questi pasticci dell\u2019<strong>etnocrazia<\/strong> rischiano di creare una situazione di stallo simile a quella del 2010\/12, quando il paese rimase per 15 mesi senza governo. Il governo della <strong>Croazia<\/strong> si \u00e8 rapidamente allineando all\u2019Hdz bosniaco, come dimostra la durissima dichiarazione del premier croato Andrej Plenkovi\u0107 (\u201cL\u2019elezione di Kom\u0161i\u0107 non \u00e8 una buona notizia per la Bosnia-Erzegovina\u201d). Questo atteggiamento non faciliter\u00e0 di certo la conciliazione regionale, n\u00e9 la risoluzione della crisi.<\/p>\n<p>La seconda incognita \u00e8 su come lo stesso \u017deljko Kom\u0161i\u0107 interpreter\u00e0 il proprio ruolo. Poche ore dopo l\u2019elezione, il presidente croato-bosniaco ha affermato che la Bosnia-Erzegovina \u201cha il diritto di fare causa alla Croazia al Tribunale internazionale del diritto del mare di Amburgo\u201d sulla questione del <strong>ponte di Pelje\u0161ac<\/strong>, uno dei temi pi\u00f9 controversi dei rapporti Bosnia-Croazia degli ultimi anni. A prescindere che Kom\u0161i\u0107 possa o meno avere ragione nel merito e nei fondamenti legali, la tempistica della dichiarazione non pare fortunata. In un momento di incertezza in cui tutti usano retoriche aggressive, la sensibilit\u00e0 pro-bosniaca di Kom\u0161i\u0107 si potrebbe impegnare per riallacciare legami e ricostruire un contesto stabile, sia nel Paese che nella regione. Alzare i toni alimenta un gioco allo scontro che favorisce solo gli attori etnici, non la soluzione civica.<\/p>\n<p>L\u2019ultima incognita \u00e8, naturalmente, Milorad Dodik. Nelle prime ore da presidente statale, l\u2019attuale leader della Republika Srpska ne ha dette gi\u00e0 di tutti i colori: vuole riconoscere l\u2019annessione russa della Crimea, intende vedere subito il presidente russo Vladimir Putin e quello serbo Aleksandar Vu\u010di\u0107, esige destituire gli ufficiali responsabili di aver negato lo scorso agosto, per motivi di sicurezza, l\u2019ingresso in Bosnia-Erzegovina allo scrittore russo ed ex-paramilitare Zahar Prilepin. L\u2019impegno di Dodik per debilitare le istituzioni statali dall\u2019interno \u00e8 appena iniziato. E nessuna forza, per ora, sembra in grado di fermarlo.<\/p>\n<p><i>Questo articolo \u00e8 frutto di una collaborazione editoriale tra Istituto Affari Internazionali e Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa. Una versione integrale \u00e8 stata originariamente pubblicata su\u00a0<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Elezioni-in-Bosnia-Erzegovina-instabilita-senza-cambiamento-190443\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">OBCT<\/a>.<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Hanno speso pi\u00f9 soldi per i fuochi d\u2019artificio di stasera che per le autostrade costruite in quattro anni&#8221;. Nella notte di domenica 7 ottobre, tra i social girava questa battuta sulle celebrazioni dell\u2019Sda nel cielo di Sarajevo, proprio mentre in un ristorante di Banja Luka\u00a0Milorad Dodik cantava\u00a0pezzi folk a squarciagola insieme allo stato maggiore dell\u2019Snsd. 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