{"id":71283,"date":"2018-10-12T14:20:05","date_gmt":"2018-10-12T12:20:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71283"},"modified":"2018-10-12T15:13:20","modified_gmt":"2018-10-12T13:13:20","slug":"italia-libia-contributo-stabilizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/italia-libia-contributo-stabilizzazione\/","title":{"rendered":"Italia-Libia: un contributo vero alla stabilizzazione"},"content":{"rendered":"<p>Gli episodi di violenza nella capitale libica <strong>Tripoli<\/strong> a cavallo tra agosto e settembre 2018, proseguiti anche nelle scorse settimane, seppure con minore intensit\u00e0, testimoniano due fatti. Da un lato la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/libia-popolo-convitato-pietra\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">crisi libica<\/a> continua a protrarsi nel tempo, e dall\u2019altro l\u2019ingovernabilit\u00e0 del paese \u2013 derivante dalla mancata ricostituzione del monopolio dell\u2019uso della forza da parte di un\u2019autorit\u00e0 unica e riconosciuta \u2013 appare difficilmente sovvertibile nel breve periodo. Nonostante l\u2019esistenza del governo di Accordo nazionale (Gna), presente nella capitale da ormai pi\u00f9 di due anni, le istituzioni statali, riconosciute a livello internazionale, restano deboli e confinate in una piccola parte del territorio.<\/p>\n<p>A dominare il quadro libico restano le appartenenze sub-nazionali, che impediscono la ricostruzione di una legittimit\u00e0 e di un senso di identit\u00e0 estesi su tutto il territorio nazionale. Il Gna sembra vittima dello stesso cartello di milizie al quale si appoggia per garantire la propria sicurezza nella capitale Tripoli, mentre la figura del feldmaresciallo <strong>Khalifa Haftar<\/strong> sembra guadagnare consensi non solo ad est, dove controlla gran parte delle milizie sotto il cappello della <strong><em>Libyan Army<\/em><\/strong>, ma anche a sud e ad ovest.<\/p>\n<p><strong>Elezioni improbabili<\/strong><br \/>\nIn queste condizioni sembra assai improbabile che la data delle <strong>elezioni<\/strong> \u00a0&#8211; <strong>10 dicembre<\/strong> &#8211; fissata al <strong>vertice di Parigi<\/strong> nel maggio 2018 possa essere rispettata. L\u2019impasse istituzionale \u00e8 dettata da ragioni politiche piuttosto chiare. Il summit di Parigi ha stabilito che la Costituzione provvisoria \u2013 che definisce il quadro istituzionale nel quale le elezioni si dovrebbero tenere e che \u00e8 stata redatta dall\u2019Assemblea costituzionale \u2013 avrebbe dovuto essere approvata tramite un referendum. Ma la Camera dei Rappresentanti &#8211; che risiede a <strong>Tobruk<\/strong> &#8211; ha votato a favore di questo referendum soltanto un paio di settimane fa e la stessa data della consultazione appare ancora incerta (forse entro la fine dell\u2019anno). L\u2019attuale impianto istituzionale previsto dalla bozza costituzionale non prevede l\u2019eleggibilit\u00e0 di Haftar poich\u00e9 detiene una doppia cittadinanza. La Libia ha poi bisogno di una legge elettorale parlamentare e di una legge per le presidenziali.<\/p>\n<p>Ad aggravare una situazione interna gi\u00e0 assai complessa vi \u00e8 l\u2019azione di numerosi attori esterni che, nel tentativo di orientare la situazione libica a vantaggio dei propri interessi, alimentano caos e instabilit\u00e0. Il presidente francese Emmanuel Macron ha insistito sul rispetto della scadenza elettorale alla recente Assemblea generale delle Nazioni Unite, mentre Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia sono apparsi decisamente contrari.<\/p>\n<p>Era stato pi\u00f9 volte lo stesso inviato Onu in Libia <strong>Ghassan Salam\u00e9<\/strong> a lanciare allarmi sulla possibilit\u00e0 di mantenere lo status quo nel Paese ancora a lungo. Visto il protrarsi della situazione di stallo politico e l\u2019inefficacia dell\u2019azione delle Nazioni Unite per risolvere la controversia, Salam\u00e9, davanti al Consiglio di sicurezza Onu, il 5 settembre scorso <a href=\"http:\/\/webtv.un.org\/watch\/ghassan-salam%C3%A9-unsmil-on-the-situation-in-libya-security-council-8312nd-meeting-\/5809930987001\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">aveva avanzato una serie di alternative<\/a> da mettere in campo qualora una legislazione adeguata non venga prodotta presto. Nella redazione di una sorta di \u201cpiano B\u201d rispetto all\u2019attuale <em>roadmap<\/em> (che prevedeva una revisione mai avvenuta dell\u2019accordo di Skhirat del 2015) \u00e8 risultata particolarmente attiva la nuova vice rappresentante speciale per la Libia, la statunitense Stephanie Williams.<\/p>\n<p><strong>L\u2019agenda italiana<\/strong><br \/>\nIn questa situazione il dossier Libia \u00e8 stato affrontato dal presidente del Consiglio <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/italia-libia-governo-conte\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Giuseppe Conte<\/a> nel corso della sua visita a New York per partecipare all&#8217;Assemblea generale Onu e ancor prima nella visita bilaterale a fine luglio da Donald Trump. In quella sede era nato il progetto della <strong>conferenza internazionale<\/strong> che l&#8217;Italia intende organizzare <strong>a met\u00e0 novembre a Palermo<\/strong>. Una conferenza che il governo vuole il pi\u00f9 inclusiva possibile ma che, dati i tempi limitati di preparazione non pu\u00f2 limitarsi a essere una ennesima <em>photo opportunity<\/em> &#8211; magari con qualche rappresentante libico in pi\u00f9 rispetto ai quattro di Parigi &#8211; per poi nei fatti non tradursi in misure concrete e realmente implementabili sul campo.<\/p>\n<p>Ci vuole altro. Piuttosto, \u00e8 meglio lavorare concretamente a una serie di azioni che concorrano a ricreare un percorso di stabilizzazione condiviso. La conferenza potrebbe rappresentare un rilancio della missione delle Nazioni Unite, non un punto d\u2019arrivo. Per questo, ancora pi\u00f9 fondamentale di avere Haftar e il premier <strong>Serraj<\/strong> a stringersi la mano, sarebbe il fatto di trovare un <strong>accordo tra i principali attori internazionali<\/strong>. Solo parlando con voce univoca alle fazioni libiche, la comunit\u00e0 internazionale potrebbe ottenere condizioni basilari di dialogo tra di esse.<\/p>\n<p><strong>Gli obiettivi della conferenza di Palermo<\/strong><br \/>\nSe dalla conferenza emergesse un percorso di avvicinamento alle elezioni condiviso e chiaro nei suoi obiettivi, sarebbe un importante successo. Le difficolt\u00e0 non mancano. Haftar, per esempio, avrebbe chiesto di permettere che la \u201cCostituzione possa essere modificata prima del referendum&#8221; e che vengano \u201cindette elezioni sulla base delle leggi provvisorie\u201d, quindi senza attendere i lavori del Parlamento. Se poi vi fosse il coraggio di accogliere in maniera palese all\u2019interno del dialogo Onu temi importanti come la suddivisione dei proventi petroliferi, una questione rimasta un po\u2019 ipocritamente sempre sullo sfondo, o un maggior coinvolgimento degli attori militari in un percorso di integrazione nel campo della difesa, sulla scorta del tentativo lanciato dal Cairo, i passi in avanti sarebbero rilevanti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/libia-italia-consenso-canea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Questa azione<\/a> da parte dell\u2019Italia richiede per\u00f2 una capacit\u00e0 di mediazione &#8211; che storicamente Roma ha sempre avuto &#8211; anche con quelli che vengono percepiti come i nostri \u201crivali\u201d, in particolare la <strong>Francia<\/strong>. Convenienza e interessi devono essere identificati chiaramente e posti al centro dell\u2019azione di politica estera ma non possono essere perseguiti in maniera velleitaria senza una dose di sano realismo e pragmatismo per raggiungere gli stessi. La comprensione delle motivazioni delle preoccupazioni altrui sulla vicenda libica, molte delle quali lecite, dalle potenze regionali sino ai nostri partner europei, potrebbe un punto di partenza per identificare un comune denominatore che ribalti il gioco a somma zero creato sinora dalle differenti e contrapposte spinte dei vari attori esterni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli episodi di violenza nella capitale libica Tripoli a cavallo tra agosto e settembre 2018, proseguiti anche nelle scorse settimane, seppure con minore intensit\u00e0, testimoniano due fatti. 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