{"id":7130,"date":"2008-01-21T00:00:00","date_gmt":"2008-01-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-anno-di-ordinario-caos\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:04","slug":"un-anno-di-ordinario-caos","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/01\/un-anno-di-ordinario-caos\/","title":{"rendered":"Un anno di ordinario caos"},"content":{"rendered":"<p>Il 2008 sar\u00e0 certamente un anno molto interessante. Avremo un nuovo Presidente in Russia, e vedremo se sar\u00e0 la copia conforme del suo creatore. Sar\u00e0 anche l\u2019ultimo anno di presidenza di George W. Bush, che sembra ancora incerto se lasciare la scena con un nuovo <i>bang<\/i> o con un pi\u00f9 modesto <i>pfiff<\/i>. In tema di Presidenti, vedremo delinearsi la competizione tra coloro che aspirano a ricoprire per primi la nuova carica europea prevista dal \u201cmini-trattato\u201d di Lisbona. Se le ratifiche andranno secondo programma (ed \u00e8 un grosso \u201cse\u201d), \u00e8 possibile che il compromesso sulle nomine venga raggiunto entro l\u2019anno, sotto la presidenza di turno della Francia. <\/p>\n<p>Non sappiamo ancora se questo nuovo Presidente sar\u00e0 qualcosa di pi\u00f9 di una figura cerimoniale, ma la lista degli aspiranti comincia ad allungarsi con nomi \u201ceccellenti\u201d, e questo fa pensare che, almeno da parte di alcuni, le ambizioni ci siano. Il che aprirebbe naturalmente un nuovo contenzioso all\u2019interno dell\u2019Ue, per decidere quale sia il ruolo e il potere rispettivi del nuovo Presidente, del nuovo Alto Rappresentante (che sar\u00e0 anche Vice-presidente della Commissione) e della Commissione, e quale sar\u00e0 l\u2019equilibrio istituzionale tra la Commissione stessa, il Consiglio e il Parlamento. Comunque vada, questo grande rimescolamento di carte dovrebbe avere quanto meno l\u2019effetto di far uscire l\u2019Europa dal suo attuale grigiore e di risvegliare l\u2019interesse degli elettori, chiamati, nel 2009, a rinnovare il Parlamento Europeo.<\/p>\n<p><b>Sempre pi\u00f9 Asia<\/b><br \/>Ma nel 2008 diverr\u00e0 sempre pi\u00f9 evidente la crescita di importanza delle nuove potenze asiatiche, in primo luogo della Cina, che gi\u00e0 \u00e8 in aperta competizione con l\u2019Europa e gli Stati Uniti in Africa ed \u00e8 ormai un attore di primaria importanza per gli equilibri internazionali: solo le sue spese per la difesa sono state stimate a 103 miliardi di dollari nel 2003 e a 122 miliardi nel 2006, circa la met\u00e0 di quelle di tutti i paesi europei della Nato messe assieme. La cooperazione della Cina si \u00e8 rivelata essenziale per il contenimento della proliferazione nucleare della Corea del Nord, e altrettanto significativa e importante \u00e8 la sua opposizione all\u2019uso della forza nei confronti dell\u2019Iran. In altri termini, malgrado la superpotenza militare americana, l\u2019emergere delle nuove potenze ci mette di fronte ad un mondo sempre pi\u00f9 multipolare.<\/p>\n<p>Una cosa certa \u00e8 che non mancheranno i problemi da discutere, a cominciare da quelli lasciati aperti dal 2007. Tra questi, uno dei pi\u00f9 evidenti \u00e8 quello del degrado ambientale e dei mutamenti climatici, prepotentemente riportati alla ribalta dalla campagna del nuovo premio Nobel, Al Gore. Anche qui, oltre alle diverse politiche perseguite dall\u2019Europa e dagli Stati Uniti, cresce l\u2019importanza dei paesi di nuova industrializzazione, Cina in testa: per avere un\u2019idea delle dimensioni del problema basta pensare che questo paese, per assicurarsi il proprio consumo di elettricit\u00e0, inaugura in media due nuove centrali termiche a carbone ogni settimana (e si tratta di centrali ancora altamente inquinanti). L\u2019unica alternativa realmente proponibile, sia in termini di costo che in termini di quantit\u00e0 di energia prodotta, sembra risiedere nella moltiplicazione delle centrali nucleari, che per\u00f2, specie in paesi ancora politicamente instabili, possono accrescere i rischi di una proliferazione nucleare selvaggia anche in campo militare.<\/p>\n<p><b>Sicurezza internazionale<\/b><br \/>Un altro problema irrisolto e molto significativo \u00e8 quello di come rispondere alle minacce dell\u2019instabilit\u00e0 internazionale, del terrorismo, della criminalit\u00e0 e in genere della sicurezza. \u00c8 poco probabile che lo scenario migliori significativamente. Al contrario, l\u2019aspettativa di importanti mutamenti al vertice, e soprattutto negli Usa, spinger\u00e0 i pi\u00f9 ad assumere decisioni provvisorie e a tentare di dilazionare il momento della scelta. Anche questo avr\u00e0 il suo costo, naturalmente, perch\u00e9 \u00e8 altrettanto probabile che i terroristi, la criminalit\u00e0 organizzata e ogni persona interessata a mutare gli equilibri internazionali, cercher\u00e0 di approfittare di questo periodo di incertezza per mettere a segno qualche colpo e per tentare di influenzare le decisioni a venire.<\/p>\n<p>Tuttavia il prezzo da pagare potrebbe essere sopportabile se nel frattempo venisse messa a punto una strategia credibile ed efficace per gestire il disordine internazionale. Il problema chiave sembra essere il moltiplicarsi delle crisi politiche, militari e umanitarie che richiedono una parallela moltiplicazione degli interventi di gestione, contenimento e ricostruzione da parte della comunit\u00e0 internazionale in generale, e in particolare da parte dei paesi economicamente pi\u00f9 sviluppati. Interventi che, oltre ad aumentare di numero, sembrano anche destinati a prolungarsi indefinitamente nel tempo, senza che in molti casi sia possibile scorgerne la fine. L\u2019impegno di gestione delle crisi, cos\u00ec come quello della guerra al terrorismo, pu\u00f2 essere comparato, dal punto di vista strategico, alla difficile situazione in cui si trovava Annibale quando, pur godendo degli ozi di Capua, non riusciva a trovare una risposta efficace alla \u201cguerriglia\u201d di Fabio Massimo: mai realmente sconfitto sul campo e mai vincitore.<\/p>\n<p>La complessit\u00e0 e la diversit\u00e0 dei singoli scenari, dai Balcani alla Somalia, dal Congo all\u2019Afghanistan, passando per le molte guerre del Medio Oriente, rende impossibile un approccio standardizzato, mentre la vicinanza tra molte aree di crisi e le aree di estrazione e di passaggio del petrolio e del gas naturale rendono impossibile un disimpegno e molto costoso ogni fallimento. Il dilemma centrale \u00e8 dato dallo squilibrio economico in cui \u00e8 intrappolata la strategia di gestione delle crisi. Mentre gli interventi sono estremamente costosi, gli avversari hanno a loro disposizione mezzi e tattiche a bassissimo costo in grado di infliggere danni del tutto sproporzionati. Pochi attentati agli oleodotti iracheni, uniti al permanere della situazione di tensione con l\u2019Iran, sono largamente sufficienti per alimentare la crescita di prezzo del petrolio, sino a danneggiare sensibilmente il quadro economico globale. Egualmente un attentato terroristico riuscito in Pakistan rischia di bloccare il processo di stabilizzazione politica del paese, e una alleanza utilitaristica tra terroristi, talebani e trafficanti di droga \u00e8 in grado di mettere in grave difficolt\u00e0 la Nato in Afghanistan.<\/p>\n<p>Il 2008 sar\u00e0 quindi un altro anno difficile, ma non sar\u00e0 un altro anno sprecato se servir\u00e0 a convincere i governi dei maggiori paesi della necessit\u00e0 e dell\u2019urgenza di ripensare le loro politiche internazionale in chiave insieme pi\u00f9 realistica e pi\u00f9 efficace, consentendo una migliore utilizzazione delle risorse disponibili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2008 sar\u00e0 certamente un anno molto interessante. Avremo un nuovo Presidente in Russia, e vedremo se sar\u00e0 la copia conforme del suo creatore. Sar\u00e0 anche l\u2019ultimo anno di presidenza di George W. 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