{"id":71372,"date":"2018-10-19T08:56:49","date_gmt":"2018-10-19T06:56:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71372"},"modified":"2018-10-19T08:56:49","modified_gmt":"2018-10-19T06:56:49","slug":"corea-kim-papa-riunificazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/corea-kim-papa-riunificazione\/","title":{"rendered":"Corea-Vaticano: Papa Francesco guarda alla riunificazione"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Ormai piu\u0300 di vent\u2019anni fa, a Manila, papa <strong>Giovanni Paolo II\u00a0<\/strong>disse che il terzo millennio per la <strong>Chiesa cattolica<\/strong> sarebbe stato il tempo dell\u2019<strong>Asia<\/strong>. E dopo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/vaticano-cina-accordo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">l\u2019accordo concluso con la <strong>Cina<\/strong><\/a> per la nomina dei vescovi e, di conseguenza, il ricongiungimento della comunita\u0300 cattolica cinese all&#8217;ecclesia romana, si prospetta un ulteriore passo in avanti per la Santa Sede all\u2019interno del continente asiatico. E il 18 ottobre scorso, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/core-moom-papa-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">facendo tappa anche\u00a0in <strong>Vaticano<\/strong><\/a> nel corso di un suo tour per l&#8217;Europa, il presidente sudcoreano <strong>Moon Jae-in<\/strong>\u00a0ha consegnato nelle mani di <strong>papa Francesco<\/strong> una lettera con cui il leader nordcoreano\u00a0<strong>Kim Jong-un<\/strong>\u00a0invita il pontefice a visitare Pyongyang.<\/p>\n<p>Per papa\u00a0Bergoglio si tratterebbe di un ritorno nella penisola coreana. Il successore di Benedetto XVI, nell\u2019agosto 2014, in occasione della VI Giornata della gioventu\u0300 asiatica, si reco\u0300 gi\u00e0 in Corea del Sud. Ma mai un pontefice ha oltrepassato il 38\u00b0 parallelo, che dal 1953 fa da bisettrice tra Seul e Pyongyang, ovvero tra due residui bellici della Guerra fredda, che il tempo e il corso della storia non hanno liberato dal paradigma geopolitico della meta\u0300 del secolo scorso. Ma papa Francesco, tessitore della narrativa che subordina il centro alle periferie e che ha dimostrato di avere una pulsione verso quella che, forse, e\u0300 la piu\u0300 grande sfida dell\u2019evangelizzazione \u2013 il continente asiatico \u2013 potrebbe essere il primo.<\/p>\n<p>Soltanto un\u2019ipotesi, che pero\u0300 apre a scenari inimmaginabili per l\u2019azione petrina fino a qualche anno fa. Pensando, soprattutto, a qual e\u0300 il ruolo \u2013 e il peso \u2013 della comunita\u0300 cattolica sudcoreana e alla <strong>riconfigurazione internazionale della Santa Sede<\/strong> che, contrariamente a quanto la vulgata tradizionale vorrebbe, e\u0300 piu\u0300 vicina a Pechino di quanto non lo sia a Washington. Due attori che, nella penisola coreana, si guardano in cagnesco da anni. Non dimenticando, pero\u0300, la vera natura del regime di Kim Jong-un. Il dialogo ormai infittitosi con gli Stati Uniti e le strette di mano per la stampa con la controparte sudcoreana sembrano piu\u0300 un\u2019operazione cosmetica, che una volonta\u0300 di cambiamento.<\/p>\n<p><strong>I cattolici credono in una sola Corea<\/strong><br \/>\nLa Chiesa cattolica\u00a0in Corea del Sud e\u0300 in costante ascesa. Non solo in semplici termini numerici, ma anche politici. Nella cosiddetta <strong>\u201crivoluzione delle candele\u201d<\/strong> \u2013 rivoluzione colorata in salsa asiatica che ha portato all\u2019<em>impeachment<\/em> e alla destituzione della presidente Park Geun-hye \u2013, la comunita\u0300 cattolica ha partecipato in maniera attiva. Un ritorno sulla scena che ha rinvigorito i seguaci di Santa Romana Chiesa, che non si sono certo fermati al perimetro nazionale.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Nel dicembre 2015, una delegazione di prelati e parroci guidata dal presidente della Conferenza episcopale coreana (Cec) Hyginus Kim Hee-joong si e\u0300 recata in Corea del Nord. Una visita svoltasi poco dopo quella di papa Francesco al Sud, e che e\u0300 servita al clero sudcoreano per ribadire la propria convinzione sulla possibilita\u0300, in futuro, di arrivare alla riconciliazione nazionale e, di conseguenza, alla riunificazione della penisola coreana.<\/p>\n<p>Una posizione che il pontefice, qualche mese prima, aveva assunto come versione ufficiale e comprovata dalla Santa Sede stessa. Durante il suo viaggio, papa Francesco ha infatti spiegato come di Coree ne esista soltanto una, ma divisa. \u201cTutti i coreani sono fratelli e sorelle\u201d, ha spiegato, \u201cmembri di un\u2019unica famiglia e un unico popolo\u201d. Un\u2019unita\u0300 di tipo culturale, che nell\u2019ottica papale precede \u2013 temporalmente e per importanza \u2013 quella politica. In particolare, papa Francesco faceva riferimento agli elementi che continuano, ancora oggi, ad accomunare i coreani al di qua e al di la\u0300 del 38\u00b0 parallelo: storia millenaria, tradizioni, lingua e scrittura. Un <strong>fuoco culturale<\/strong> che, per i cattolici sudcoreani e il pontefice, continua ad ardere sotto la cenere accumulatasi negli ultimi settant\u2019anni.<\/p>\n<p><strong>Un gambero tra due balene<\/strong><br \/>\nLa penisola coreana, come scrisse Tiziano Terzani, e\u0300 un gambero tra due balene. Nel corso dei secoli, le balene sono spesso cambiate: oggi sono la Cina e gli Stati Uniti. Che hanno tutto l\u2019interesse nel\u00a0tutelare lo status quo: Washington puo\u0300 cosi\u0300 mantenere le truppe e le navi in Corea del Sud, per tener d\u2019occhio la Cina; al contrario, Pechino puo\u0300 frapporre la Corea del Nord tra i soldati statunitensi e i propri confini.<\/p>\n<p>Nel quadrante dell\u2019Estremo Oriente cosi\u0300 descritto, la Santa Sede \u2013 seguendo la geopolitica dello spirito di Francesco \u2013 potrebbe ritrovarsi ancor piu\u0300 vicina alla Cina e piu\u0300 lontana dagli Stati Uniti. Un incontro con Kim Jong-un, dopo l\u2019accordo con Pechino, rappresenterebbe un altro traguardo di notevole importanza, soprattutto nell\u2019ottica del \u201ctempo lungo\u201d che il pontefice adotta come lente per guardare al mondo. Certo e\u0300 che cio\u0300 aumenterebbe l\u2019influenza cinese o, comunque, ne rafforzerebbe l\u2019immagine. A discapito di Washington, con cui la Santa Sede da qualche anno non e\u0300 in rapporti idilliaci.<\/p>\n<p>A minarne le relazioni, e\u0300 la visione geopolitica: mentre Francesco fa dell\u2019universalismo il marchio di fabbrica del proprio papato, gli Stati Uniti di Donald Trump hanno riscoperto se stessi, e portano avanti un progetto piu\u0300 americano che globale.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 3\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><strong>A Pyongyang tutto cambia, perche\u0301 nulla cambi<\/strong><br \/>\nL\u2019ultima stagione del regime veterocomunista di Kim Jong-un e\u0300 stata quella del dialogo. A giugno l\u2019incontro con il presidente Donald Trump a Singapore; poi, il mese scorso,\u00a0il secondo in pochi mesi\u00a0con il suo omologo sudcoreano nella zona smilitarizzata di Panmunjon. Ora, con l\u2019invito che proprio Moon Jae-in\u00a0ha recapitato a papa Francesco da parte di Kim, si prospetta un altro faccia a faccia, a cui lo stesso pontefice avrebbe aperto. Che, se dovesse realmente tenersi, rubera\u0300 la scena internazionale, riportando la penisola all\u2019attenzione del grande pubblico.<\/p>\n<p>Come nei due precedenti, pero\u0300, anche quello con il pontefice rischia di essere un buco nell\u2019acqua. Si badi bene, non per colpa della (tutt\u2019altro) che scarsita\u0300 diplomatica della Santa Sede, quanto per la natura gattopardesca del potentato nordcoreano. Pyongyang, nonostante la stagione \u2013 apparentemente \u2013 aperturista del dittatore Kim Jong-un, non fara\u0300 mai veramente rinuncia all\u2019asse su cui si basa tutto il suo potere e che, al tempo stesso, e\u0300 ostacolo insormontabile per la riunificazione: la <strong>bomba atomica<\/strong>. Per la Corea del Nord le testate nucleari sono sinonimo d\u2019indipendenza, di capacita\u0300 di sopravvivere. E per questo non vi rinuncera\u0300.<\/p>\n<p>Per Francesco, al contrario, e\u0300 imprescindibile che Pyongyang proceda al suo disarmo. Quella che il pontefice stesso ha definito come <strong>\u201cterza guerra mondiale a pezzi\u201d<\/strong> \u2013 guarda caso, espressione usata sull\u2019aereo di ritorno dalla Corea del Sud \u2013 si basa anche sulla circolazione incontrollata degli armamenti nucleari e chimici. Il Papa, per la penisola e il mondo, immagina una pace strutturale, basata su elementi immateriali, e non sull\u2019equilibrio instabile della deterrenza nucleare. Che per Kim Jong-un, al contrario, e\u0300 il vero e proprio scettro del comando.<\/p>\n<p>La visita papale offrirebbe dunque alla comunita\u0300 cattolica coreana, sia del Sud che del Nord \u2013 dov&#8217;\u00e8 presente, nonostante sia uno Stato ufficialmente ateo, e\u00a0dov&#8217;\u00e8 discriminata se non proprio perseguitata \u2013 un\u2019occasione unica. Difficile che questa possa portare all\u2019effettiva corrosione del regime di Pyongyang ma, proprio perche\u0301 \u201cil tempo e\u0300 superiore allo spazio\u201d \u2013 come scritto dal Papa nella <em>Evangelii Gaudium<\/em> \u2013 saranno solo gli anni a venire a potercelo dire.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina\u00a0\u00a9 Giuseppe Ciccia\/Pacific Press via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ormai piu\u0300 di vent\u2019anni fa, a Manila, papa Giovanni Paolo II\u00a0disse che il terzo millennio per la Chiesa cattolica sarebbe stato il tempo dell\u2019Asia. 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