{"id":71411,"date":"2018-10-25T07:54:20","date_gmt":"2018-10-25T05:54:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71411"},"modified":"2018-10-29T08:34:42","modified_gmt":"2018-10-29T07:34:42","slug":"sar-guardia-costiera-libica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/sar-guardia-costiera-libica\/","title":{"rendered":"Libia: migranti, Sar e primi passi per Guardia costiera"},"content":{"rendered":"<p><strong>Tripoli<\/strong>, pur con le limitazioni derivanti <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/libia-italia-consenso-canea\/\"><strong><u>dall\u2019incerta situazione interna<\/u><\/strong><\/a>, si avvia a dotarsi di proprie capacit\u00e0 di polizia marittima e di ricerca e soccorso<strong> (Sar)<\/strong>: passo fondamentale per il controllo dell\u2019immigrazione illegale e dei salvataggi in mare, oltrech\u00e9, pi\u00f9 in generale, per la ricostruzione dello Stato libico.<\/p>\n<p>La Guardia Costiera Libica (Gcl), in un contesto di generale indebolimento delle istituzioni centrali, costituisce, infatti, per Tripoli, uno strumento di recupero del <strong>controllo degli spazi marittimi<\/strong> di giurisdizione, sia verso nord, sia ad est in direzione del Golfo di Sirte.<\/p>\n<p>La sua ricostruzione non sarebbe potuta avvenire senza il supporto dell\u2019Italia e dell\u2019Unione europea che ne stanno sostenendo e monitorando gli sforzi e i progressi incentrati sulla costituzione di un <em>Maritime Rescue Coordination Center<\/em> (Mrcc). Di questo si \u00e8 parlato a Roma lo scorso 11 ottobre, nel corso della Conferenza internazionale sul soccorso marittimo nel Mediterraneo organizzata dal Corpo delle Capitanerie di Porto \u2013 Guardia Costiera su incarico dell\u2019Unione europea \u00a0(Seae e Affari interni).<\/p>\n<p><strong>la Conferenza Sar di \u00a0Roma<br \/>\n<\/strong>La Conferenza, organizzata dalla <strong>Guardia Costiera italiana<\/strong>, ha visto la significativa partecipazione di una nutrita delegazione libica guidata dal Commodoro Abdullah Omar Abdullah Toumiya, comandante generale della Gcl, oltre che dei rappresentanti di quasi tutti i Paesi mediterranei, dell\u2019Imo e dell&#8217;Ue.<\/p>\n<p>La discussione si \u00e8 incentrata sul progetto di realizzazione del Mrcc che dovrebbe essere finalizzato entro il 2020. Come si ricorder\u00e0, Tripoli ha dichiarato nel giugno di quest\u2019anno, dopo alterne vicende, una sua zona Sar cui ha fatto seguito un nostro riconoscimento esplicito di competenza.<\/p>\n<p>Da parte libica \u00e8 stata indicata una chiara volont\u00e0 di giocare il proprio ruolo marittimo nel rispetto delle convenzioni internazionali, proponendo ai Paesi vicini come Tunisia, Egitto e Italia la stipula di <strong>accordi di cooperazione Sar<\/strong>, in aggiunta a quelli gi\u00e0 in vigore da anni con Malta e Grecia.<\/p>\n<p>L\u2019attivismo libico ripropone l\u2019urgenza dell\u2019annosa questione degli accordi di regionalizzazione del Sar che, specialmente in questi anni di intensa crisi migratoria, sono stati ostacolati dalla difficolt\u00e0 di affrontare il problema del luogo di sbarco (Pos) dei migranti salvati.<\/p>\n<p><strong>Il quadro giuridico<br \/>\n<\/strong>Il quadro giuridico di riferimento \u00e8 stato approfondito, nel corso della conferenza, da parte di due accademici come i professori Natalino Ronzitti e Tullio Scovazzi, ma anche da parte di numerosi altri esperti del settore intervenuti nel corso del dibattito.<\/p>\n<p>Tra le principali questioni giuridiche attinenti il regime generale del Sar nel Mediterraneo, il professor Ronzitti ha indicato in particolare: 1) l\u2019armonizzazione delle norme sul soccorso con gli aspetti riguardanti: a) la sicurezza (intesa come <strong><em>security<\/em><\/strong>) dell\u2019alto mare minacciata dal traffico illegale di migranti ed esseri umani, nonch\u00e9 obblighi dei Paesi di partenza e diritto dei Paesi di \u00a0destinazione a proteggere le proprie frontiere; b) il rispetto in mare dei diritti umani delle persone salvate; 2) l\u2019esigenza di tener conto, ai fini dell\u2019auspicata regionalizzazione del Sar, che l&#8217;Unclos e la Convenzione di Amburgo assegnano un carattere obbligatorio alla cooperazione tra Stati confinanti.<\/p>\n<p>Durante il dibattito \u00e8 stato messo in chiaro che, sinch\u00e9 perdura lo stallo tra Paesi vicini (come Italia e Malta) per la definizione dei limiti delle rispettive zone Sar, sar\u00e0 difficile stabilire forme di collaborazione. A meno che gli Stati interessati non ricorrano alla \u00a0composizione temporanea delle questioni di disaccordo, come previsto dall&#8217;<a href=\"https:\/\/treaties.un.org\/doc\/Publication\/UNTS\/Volume%25201405\/volume-1405-I-23489-English.pdf\">Annesso Convenzione Amburgo, para 2.1.4 e 5<\/a><\/p>\n<p><strong>Pos: un problema ineludibile<br \/>\n<\/strong>Molto interesse ha suscitato l\u2019esame delle questioni giuridiche legate al concetto di Pos che, pur se definito dall&#8217;<a href=\"http:\/\/www.imo.org\/en\/OurWork\/Facilitation\/personsrescued\/Documents\/Resolution%20MSC.153(78)-MSC%2078.pdf\">Imo<\/a>, si presta a contrastanti interpretazioni, come dimostrato anche dal fallimento dell\u2019esercizio condotto dall&#8217;Italia assieme a Francia, Malta e Spagna sino al 2014 per stabilire procedure consensuali di scelta.<\/p>\n<p>E\u2019 stata evidenziata la debolezza e l\u2019ambiguit\u00e0 dell\u2019assetto normativo dell\u2019identificazione del Pos, sia in termini geografici (vago concetto di <em>place, <\/em>che in teoria, potrebbe anche non identificarsi con un intero Paese), sia in termini concettuali (<em>safety<\/em> \u00e8 un termine giuridicamente diverso da <em>security<\/em>). Un\u2019ambiguit\u00e0 linguistica e giuridica di scarsa importanza se correlata a soccorsi di naviganti o passeggeri, ma che assume rilievo politico-diplomatico e geopolitico quando connesso con l\u2019immigrazione irregolare verso l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 emerso con evidenza lo scontro tra i due principi generali che governano lo sbarco delle persone salvate durante attivit\u00e0 Sar di migranti: il <strong>consenso necessario dello Stato<\/strong> nel cui territorio si trova il luogo prescelto di sbarco, stante l\u2019assenza di un diritto di accesso ai porti per motivi umanitari; il <strong>principio di non respingimento<\/strong> che, impedendo di rimandare le persone salvate verso Stati a rischio umanitario, limita enormemente le opzioni di sbarco.<\/p>\n<p><strong><em>State building<\/em> marittimo<br \/>\n<\/strong>Quello che n\u00e9 l&#8217;Ue n\u00e9 l\u2019Italia\u00a0sono riuscite a fare per creare una <strong>dimensione regionale<\/strong> del Sar, basata sulla cooperazione tra tutti gli Stati interessati ai flussi migratori, potrebbe riuscire a Tripoli se venissero coronati i suoi sforzi di stringere intese con i Paesi vicini.<\/p>\n<p>Un corollario di tali accordi Sar potrebbe essere la conclusione del negoziato, arenatosi all&#8217;Imo qualche anno fa, per definire procedure consensuali di sbarco dei migranti. Ci\u00f2 senza trascurare la dimensione della sicurezza che non pu\u00f2 essere separata da quella del Sar, secondo lo spirito della nuova <strong>risoluzione delle Nazioni Unite 2437(2018)<\/strong>, dedicata alla lotta al traffico di migranti ed esseri umani nell&#8217;interesse della stabilizzazione della Libia, anche al fine di supportare la missione di <u><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/migranti-eunavformed-sicurezza-sar\/\">EunavForMed<\/a>.<\/u><\/p>\n<p>Le premesse sono state quindi poste per consentire alla Libia di esercitare in mare diritti e responsabilit\u00e0 riconosciutele dal diritto internazionale, ponendo termine al pericoloso vuoto che nel Mediterraneo centrale \u00e8 stato sinora colmato dal titanico impegno italiano.<\/p>\n<p>Si potr\u00e0 cos\u00ec valutare l\u2019efficacia della teoria dello <strong><em>State building<\/em> dal mare<\/strong> la quale postula che siano proprio la dimensione marittima e poi quella costiera le prime espressioni della statualit\u00e0 libica da ricostruire con la collaborazione dei Paesi del Mediterraneo e in particolare dell&#8217;Ue.<\/p>\n<p>La ricostruzione della Libia potr\u00e0 tuttavia andare oltre la dimensione marittima se si verificheranno altre due condizioni. Da un lato, che le attivit\u00e0 di controllo degli spazi marittimi siano affiancate da progetti di crescita delle attivit\u00e0 economiche, privilegiando la <em>blue growth<\/em>, verso cui dirottare parte dei proventi delle risorse petrolifere. Dall&#8217;altro, che venga quanto prima affrontato il tema del rispetto dei diritti umani, settore in cui resta ancora molto da fare sul territorio libico, a cominciare dall&#8217;adesione di Tripoli alla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tripoli, pur con le limitazioni derivanti dall\u2019incerta situazione interna, si avvia a dotarsi di proprie capacit\u00e0 di polizia marittima e di ricerca e soccorso (Sar): passo fondamentale per il controllo dell\u2019immigrazione illegale e dei salvataggi in mare, oltrech\u00e9, pi\u00f9 in generale, per la ricostruzione dello Stato libico. 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