{"id":71496,"date":"2018-10-31T22:20:34","date_gmt":"2018-10-31T21:20:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71496"},"modified":"2018-11-04T11:08:19","modified_gmt":"2018-11-04T10:08:19","slug":"pensioni-considerazioni-dibattito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/pensioni-considerazioni-dibattito\/","title":{"rendered":"Pensioni: le considerazioni che mancano nel dibattito attuale"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 essenziale avanzare qualche considerazione in tema di <strong>pensioni<\/strong>, che nello pseudo dibattito attuale (si tratta invero di semplici tentativi di appropriazione indebita) nessuno sembra affrontare. Ci riferiamo qui alle pensioni di vecchiaia, da lavoro; altro il problema delle pensioni assistenziali. <em>&#8211; Se ne parla qui nel contesto pi\u00f9 generale della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/italia-ue-def-scommessa-politica\/\"><strong>manovra<\/strong><\/a> e del difficile dialogo tra <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/italia-ue-regole-procedure\/\"><strong>Ue e Italia<\/strong>, <\/a>ndr &#8211;<\/em>.<\/p>\n<p>La pensione, ovviamente (ma nessuno sembra rendersene conto), fa parte del patto che chi lavora fa con il suo datore di lavoro, privato o, ancor pi\u00f9, pubblico e, a maggior ragione, statale. Chi si accontenta di lavorare per una remunerazione inferiore a quella che il mercato potrebbe offrire, senza tentare di massimizzarla minuto per minuto, pu\u00f2 ben farlo in vista di una pi\u00f9 modesta, ma tranquilla, vecchiaia. Anche se bisogna dire che se una intera coorte di italiani dipendenti dello Stato \u00e8 andata in pensione dopo meno di vent&#8217;anni di lavoro e vi \u00e8 rimasta per una quarantina d\u2019anni, quelle pensioni, anche se nominalmente modeste, sono state \u2013 nel complesso &#8211; piuttosto dorate e distorsive del mercato del lavoro.<\/p>\n<p><strong>Sulle cosiddette pensioni d&#8217;oro<br \/>\n<\/strong>Che si tratti di un patto \u00e8 vero sia\u00a0nel caso di pensioni basate sulle <strong>contribuzioni<\/strong> sia\u00a0in quello\u00a0di pensioni basate sulle ultime <strong>remunerazioni<\/strong> (correlate a pi\u00f9 anni), a fine carriera; per cui qualsiasi ricalcolo <em>ex post<\/em> \u00e8 semplicemente impossibile. Ed \u00e8 altrettanto vero per le cosiddette <strong>pensioni d\u2019oro<\/strong>, che sono d\u2019oro solo per chi vorrebbe impadronirsene, trattandosi del metodo pi\u00f9 indolore per mettere le mani in tasche altrui, in base a un indebito collegamento tra pensioni insufficienti e pensioni di merito; queste ultime a volte forse eccessive, ma difficilmente tali se correlate alle remunerazioni percepite e al numero di anni lavorati per ottenerle.<\/p>\n<p>E che sono state accompagnate, negli anni, da <strong>tasse altrettanto d\u2019oro<\/strong>, e comunque ben superiori alla tasse applicate ai redditi da finanza e conti correnti, che per questi non bisogna spaventare gli investitori; su flussi di denaro ricavati dal proprio lavoro, quando la loro vita era attiva, e pi\u00f9 tardi, da pensionati, su quanto accantonato, e per ci\u00f2 stesso teoricamente non tassabile una seconda volta. N\u00e9 va trascurato un altro aspetto; a differenza di quanti possono servirsi da soli (senatori, deputati, dipendenti di organi di rango costituzionale), non sta al futuro pensionato, ma al legislatore, determinare se la sua futura pensione sar\u00e0 calcolata in base al sistema contributivo o ad altro sistema; e con quali <strong>parametri<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Uno schema\u00a0per risultati pi\u00f9 significativi<br \/>\n<\/strong>Se si tassassero, come si \u00e8 gi\u00e0 fatto nella storia d\u2019Italia, con una percentuale modesta, i <strong>conti correnti<\/strong> al di sopra di una certa soglia (se il limite superiore delle pensioni da tagliare che si va ipotizzando debba essere tra i 4.000 e i 5.000 euro netti mensili, la soglia per conto corrente da tassare potrebbe essere di circa centomila euro), i risultati sarebbero ben pi\u00f9 significativi dello schema proposto, e ben pi\u00f9 legittimi; dacch\u00e9, come ognuno dovrebbe sapere (ma meglio non sapere, se si vogliono ottenere certi risultati), il denaro \u00e8 fungibile. E lo stesso potrebbe avvenire esaminando certe generose concessioni.<\/p>\n<p>Non \u00e8 che le pensioni si paghino con altre pensioni, ma con l\u2019accumulato, il rendimento degli investimenti dell\u2019istituto di previdenza, o con l\u2019andamento generale dell\u2019economia del Paese. Diversa la valutazione per chi cumula pi\u00f9 pensioni, vitalizi, presidenze da ex qualche cosa, pensioni e stipendi erogati dalla stessa entit\u00e0, creazione \u2013 e connessi introiti &#8211; di fondazioni partitiche o parlamentari, in autodichia (tradotto, il termine, in italiano: sono fatti nostri), che rappresentano veri <strong>privilegi<\/strong> <em>ad personam<\/em>, o <em>ad<\/em> &#8216;gruppuscolo&#8217;. Comunque, tornando alle pensioni, pensioni pi\u00f9 elevate corrispondono a remunerazioni pi\u00f9 elevate. Dovute, si deve presumere, al merito. Accertare ex post che di merito non si trattava \u00e8 prova diabolica. E tuttavia, si rottamino anche i pensionati!<\/p>\n<p><strong>Pensioni basate sui contributi: bisogna considerare anche altri elementi<br \/>\n<\/strong>Si dice che le pensioni dovrebbero essere basate sui <strong>contributi<\/strong>, e non su fatti figurativi. Forse ci\u00f2 \u00e8 vero, ma in ogni caso i contributi dovrebbero essere soltanto uno degli elementi della pensione. Una pensione &#8216;di mercato&#8217; (P) dovrebbe essere basata non solo sui contributi (C): ad essi andrebbe aggiunto il rendimento (Y) dei versamenti effettuati per <em>tutti<\/em> gli anni durante i quali essi sono stati gestiti dall&#8217;Inps, dedotto il costo della gestione (c) dell&#8217;Inps stessa; e i flussi pensionistici da un lato, e dei contributi e rendimenti dall&#8217;altro dovrebbero tendere all&#8217;eguaglianza.<\/p>\n<p>Riassumendo: la sommatoria dei contributi versati (crescenti durante la vita attiva del lavoratore, sino al momento del primo pagamento della pensione, e decrescenti da tale primo pagamento) e dei loro rendimenti, al netto dei costi di gestione, dovrebbe tendere ad eguagliare, in base a calcoli attuariali sulla vita media residua dei pensionati (sinch\u00e9 morte non li separi), il flusso delle pensioni erogate. I dirigenti e il presidente dell&#8217;Inps non dovrebbero occuparsi del <strong>problema <em>politico<\/em><\/strong> di eventuali correzioni da apportare alla distribuzione dei risultati, ma della massimizzazione e della conservazione dei risultati stessi, come in qualsiasi impresa, di Stato o meno, e della minimizzazione dei costi della gestione.<\/p>\n<p>Se i risultati sono inadeguati, la gestione \u00e8 inefficiente. Se le distorsioni sono eccessive, la gestione politica \u00e8 truffaldina. Se gli introiti da nuovi contributi non sono correlati alla pensione di chi li ha, appunto, versati in tutto o in parte, ma comunque contribuendo, e servono invece a pagare terzi, si tratta di un enorme schema fraudolento. I vecchi schemi Ponzi, e i pi\u00f9 recenti schemi dei Madoff e simili, portano i loro ideatori, in sistemi meno giuridicamente inefficienti, in galera.<\/p>\n<p><strong>Riforme per il futuro, non per il passato<br \/>\n<\/strong>Mai, nelle discussioni in corso, si \u00e8 fatto cenno a questioni attuariali, centrali in qualsiasi <strong>schema previdenziale<\/strong>. In termini di costi, una pensione d\u2019oro di un ottantenne, con una vita residua, ahim\u00e8 crescente, ma pur sempre limitata, \u00e8 molto meno d\u2019oro di una pensione nominalmente inferiore, ma relativa a persone con una speranza di vita di qualche decennio. \u00c8 per questo che le riforme pensionistiche si sono sempre fatte per il futuro, gradualmente, e mai per il passato. Ma di ci\u00f2 i trentenni con redditi improvvisi piovuti dal cielo &#8211; e i loro ricchissimi danti causa da rete &#8211; non sanno e non vogliono sapere. Di pensione non hanno bisogno. Come dovrebbe essere chiaro (ma purtroppo non sembra che lo sia), la rete, gestita da siti di propriet\u00e0 privata, per giunta ereditari (e specialmente quelli che si vorrebbero sostituire alla democrazia), serve sovente ad irretire. Ci\u00f2 considerato quindi, se si dovesse trattare, come infinite altre volte (abbiamo gi\u00e0 dato), di un contributo di solidariet\u00e0, esso dovrebbe quanto meno essere decrescente in base alla speranza di vita residua degli interessati.<\/p>\n<p>Ci pare, lo schema annunciato, un ulteriore tentativo \u2013 dopo l\u2019inosservanza conclamata degli articoli 81 e 97 della Costituzione italiana (articoli votati a suo tempo della <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/m5s-lega-politica-estera\/\">Lega<\/a><\/strong>) \u2013 di sostituire alla regola della legge, ai Trattati europei, ai contratti, agli impegni assunti, la dittatura di una maggioranza bipolare e delle sue promesse contrarie al principio di realt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 essenziale avanzare qualche considerazione in tema di pensioni, che nello pseudo dibattito attuale (si tratta invero di semplici tentativi di appropriazione indebita) nessuno sembra affrontare. 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