{"id":71528,"date":"2018-11-04T11:06:57","date_gmt":"2018-11-04T10:06:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71528"},"modified":"2018-11-04T11:27:23","modified_gmt":"2018-11-04T10:27:23","slug":"ue-riforma-parole-fatti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/ue-riforma-parole-fatti\/","title":{"rendered":"Ue: riforma dell&#8217;Unione, dalle parole ai fatti"},"content":{"rendered":"<p>Tutti ormai parlano oggi in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/governo-conte-ue-politica-estera\/\"><strong>Italia<\/strong><\/a> della necessit\u00e0 di \u201criformare l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/ue-crisi-consensi-unione\/\"><strong>Europa<\/strong><\/a>\u201d. Praticamente tutte le forze politiche ne hanno fatto una bandiera. Quelle governative, in particolare, agitano la riforma \u201ccontro venti e maree\u201d (e mai come in questi giorni l\u2019espressione appare appropriata). Intendiamoci: nessuno nega che molti aspetti della costruzione europea debbano essere migliorati e alcuni anche profondamente riformati. Ma, come sempre, il diavolo sta nei dettagli. E in questo caso i dettagli si annidano nel passaggio dalle parole d\u2019ordine ai fatti concreti. Ed allora, cerchiamo di vederne quelli pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p><strong>Una riforma in profondit\u00e0 a breve termine irrealistica<\/strong><br \/>\nCominciamo dal principio. La costruzione europea \u00e8 la conseguenza della volont\u00e0 degli Stati che l\u2019hanno disegnata e realizzata nell&#8217;arco di ormai sessant&#8217;anni. Almeno nella sua struttura fondante, non si cambia per la volont\u00e0 politica di alcuni, ma per quella di tutti. E tutti oggi significa in Europa 27 Stati e 27 Parlamenti. Il processo di riforma dei Trattati ha sperimentato con il tempo miglioramenti che lo hanno reso relativamente pi\u00f9 aperto e rappresentativo, ma resta pur sempre fondato sul meccanismo delle Conferenze intergovernative e delle successive ratifiche parlamentari.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 significa che qualsiasi progetto di riforma dell&#8217;Europa deve essere confrontato con le idee altrui, in un processo nel quale il risultato finale \u00e8 sempre pi\u00f9 o meno diverso dalle aspettative iniziali. Ed \u00e8 difficile pensare che 27 Paesi europei, che hanno sin qui espresso sistemi ed equilibri politici diversi, possano improvvisamente dare vita a maggioranze parlamentari e governative tutte convergenti verso la stessa visione del futuro dell\u2019Europa. Ne deriva che, almeno per il tempo prevedibile, la prospettiva di una riforma in profondit\u00e0 dei Trattati appare irrealistica.<\/p>\n<p>Certo, si pu\u00f2 sempre lavorare con l\u2019intento di creare alleanze quanto pi\u00f9 estese possibili fondate su presupposti comuni. Il discorso, pur prevalentemente teorico per le ragioni viste sopra, si sposta allora sui presupposti.<\/p>\n<p><strong>Due strade per una riforma<\/strong><br \/>\nDa questo punto di vista, ci sono due strade per la riforma dell\u2019Europa. La prima sarebbe quella di approfondire l\u2019integrazione, in modo da avvicinare il pi\u00f9 possibile, nelle materie delegate alla gestione unitaria, la struttura dell\u2019Unione a quella di una federazione dotata di un governo (la Commissione), di due Assemblee legislative (il Parlamento europeo e il Consiglio dei Ministri) e di una presidenza politica collegiale ( il Consiglio europeo).<\/p>\n<p>L\u2019altra strada sarebbe quella &#8216;sovranista&#8217;. Il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/ue-valori-sovranismi-integrazione\/\"><strong>sovranismo<\/strong><\/a> pu\u00f2 essere declinato in modi diversi, ma la sostanza resta quella della definizione che ne d\u00e0 la Treccani: \u201cPosizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranit\u00e0 nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovranazionali e di concertazione\u201d.<\/p>\n<p>Applicata alla lettera, questa \u201cposizione\u201d comporterebbe l\u2019abbandono di ogni processo di integrazione. Ma ammettiamo che possa essercene una declinazione pi\u00f9 &#8216;moderata&#8217;: non abbandono, ma inserimento nel sistema di elementi che limitino la dimensione sovranazionale. Allora la domanda \u00e8: un sistema del genere renderebbe pi\u00f9 facile o pi\u00f9 difficile il conseguimento degli obiettivi che ci si propone di raggiungere?<\/p>\n<p><strong>L&#8217;euro e la merce rara della solidariet\u00e0<\/strong><br \/>\nPrendiamo l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/italiaue-def-governo-sfida-mercati-europa\/\"><strong>euro<\/strong><\/a>. In estrema sintesi, i problemi della moneta unica derivano dalla mancanza di fiducia fra gli Stati &#8216;virtuosi&#8217; e quelli accusati di eccessivo lassismo. E mentre i secondi si dibattono nel tentativo di liberarsi dal rigore delle regole o quanto meno di limitarlo, i primi aumentano costantemente il prezzo di una solidariet\u00e0 sempre pi\u00f9 riluttante. E\u2019 successo con la Grecia, e succede con le misure necessarie per il completamento dell\u2019Unione bancaria e per dotare l\u2019eurozona di risorse di bilancio e di strumenti finanziari adeguati.<\/p>\n<p>Alcune recenti prese di posizione di esponenti di movimenti sovranisti europei molto critiche delle decisioni del governo italiano in materia di bilancio confermano che la solidariet\u00e0 \u00e8 merce rara nelle forze politiche e nei movimenti di opinione europei, a prescindere dalla loro linea. Come si pu\u00f2 pensare che, anche se conquistassero una posizione dominante in Europa, quelle forze politiche e quei movimenti di opinione si convertirebbero improvvisamente a una solidariet\u00e0 che oggi rifiutano?<\/p>\n<p>In regime di moneta unica, quelle forze chiederebbero le stesse garanzie di non dovere pagare per le scelte altrui che chiedono oggi &#8211; spesso con durezza eccessiva e immemore dei loro trascorsi &#8211; le forze politiche &#8216;tradizionali&#8217;n di molti nostri partner europei. Potrebbero accettare che la Bce si trasformi in prestatore di ultima istanza senza un sistema di regole che garantisca l\u2019osservanza di una effettiva disciplina di bilancio?<\/p>\n<p><strong>La contraddizione dei sovranisti di fronte alle migrazioni<\/strong><br \/>\nLa contraddizione \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/mover-migration-in-europe\/\"><strong>materia migratoria<\/strong><\/a>. E\u2019 difficile pensare che, almeno nel breve e medio periodo, i flussi migratori possano essere fermati solo con misure coercitive, che sul mare trovano un limite invalicabile nell&#8217;obbligo di salvare le vite in pericolo. Anche le politiche di aiuto allo sviluppo hanno bisogno di tempo per produrre effetti misurabili. Se \u00e8 vero che centinaia di migliaia di persone premono alle frontiere immediatamente a ridosso della fascia mediterranea del continente africano, si potr\u00e0 forse limitare i flussi, ma non interromperli del tutto e subito. Il problema della condivisione continuer\u00e0 a porsi; e se non si \u00e8 riusciti a risolverlo con le forze politiche tradizionali, si pensi quanto pi\u00f9 difficile sarebbe con quelle che pensano solo a tenere i migranti lontani dai loro inaccessibili Paesi.<\/p>\n<p>Se i &#8216;campioni&#8217; dell\u2019europeismo pi\u00f9 o meno tradizionale non sono riusciti a superare gli egoismi nazionali, come potranno farlo le forze politiche che si ispirano al sovranismo? A meno di non ritenere che l\u2019Europa debba ricadere nel baratro dei nazionalismi per poter riprendere &#8211; ma a quale costo? &#8211; il cammino cos\u00ec pericolosamente interrotto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti ormai parlano oggi in Italia della necessit\u00e0 di \u201criformare l\u2019Europa\u201d. Praticamente tutte le forze politiche ne hanno fatto una bandiera. 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