{"id":71564,"date":"2018-11-08T22:45:57","date_gmt":"2018-11-08T21:45:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71564"},"modified":"2018-11-09T09:48:21","modified_gmt":"2018-11-09T08:48:21","slug":"ue-spitzenkandidat-democratizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/ue-spitzenkandidat-democratizzazione\/","title":{"rendered":"Ue: Spitzenkandidat e futuro tra democratizzazione e incertezza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><em>Oggi a Helsinki il congresso del Partito popolare europeo (Ppe) ha scelto Manfred Weber come candidato alla presidenza della Commissione europea &#8211; spitzenkandidat &#8211; in vista delle elezioni europee 2019 e del rinnovo delle Istituzioni Ue.<\/em><\/p>\n<p>Il clima politico da campagna elettorale sembra non avere pi\u00f9 fine in Italia. Le elezioni politiche del 4 marzo hanno portato a uno stallo istituzionale di mesi prima di riuscire a trovare un governo, che ogni giorno fa discutere e sembra in equilibrio su un filo sottile. Non c\u2019\u00e8 stato tempo di respirare che gi\u00e0 erano iniziate le campagne per le elezioni regionali e provinciali; e ora si mantiene alta l&#8217;attenzione sulle prossime elezioni importanti e di livello internazionali, le europee di fine maggio 2019. Il 18 ottobre, il leader della Lega, vice-premier e ministro dell&#8217;Interno Matteo Salvini,\u00a0 ha prospettato una sua candidatura come <strong>Spitzenkandidat<\/strong> alla presidenza della Commissione europea. L&#8217;attualit\u00e0 del tema rende opportuno un ripasso del meccanismo e dell&#8217;importanza che c&#8217;\u00e8 dietro a questa tornata elettorale da un punto di vista politico, sociale e istituzionale.<\/p>\n<p><strong>Il deficit democratico<br \/>\n<\/strong>Da quando nel 1992 il <strong>Trattato di Maastricht<\/strong> ha allargato notevolmente le competenze della Comunit\u00e0 europea (divenuta Unione europea), si \u00e8 cominciato a parlare della scarsa democraticit\u00e0 del sistema decisionale europeo. Solo uno dei quattro organi principali \u00e8 eletto direttamente, ma \u00e8 anche il pi\u00f9 debole per poteri e inclusione, il <strong>Parlamento europeo<\/strong>: i suoi membri sono eletti ogni 5 anni con elezioni sovranazionali condotte su base nazionale e con un sistema proporzionale.<\/p>\n<p>Il Parlamento europeo \u00e8 l\u2019<strong>esperimento di democrazia transnazionale<\/strong> pi\u00f9 completo e avanzato al mondo. Dal 1979 &#8211; anno delle prime elezioni dirette -, le sue competenze e i suoi poteri sono aumentati. Ciononostante, le decisioni maggiori dell&#8217;Ue dipendono dal Consiglio europeo, dal Consiglio dell&#8217;Unione e dalla Commissione europea, con l\u2019allegato arcipelago di organismi e agenzie specializzate.<\/p>\n<p>N\u00e9 la Commissione n\u00e9 gli altri apparati sono eletti democraticamente e il ruolo delle principali istituzioni europee \u00e8 percepito come <strong>tecnocratico<\/strong> e mancante di trasparenza, difficile da comprendere e poco coinvolgente. Gli elettori non si ritrovano nella tecnocrazia di Bruxelles, nel modo di interagire diplomatico e lontano dalla loro realt\u00e0 quotidiana; e conseguentemente perdono interesse. Nonostante sulla carta l&#8217;Unione europea soddisfi molti dei requisiti democratici, la percezione nella societ\u00e0 (che in fin dei conti \u00e8 la cosa che importa di pi\u00f9 in politica) \u00e8 quella di un sistema illegittimo ed elitario.<\/p>\n<p>La scarsa conoscenza del funzionamento del sistema e il basso interesse negli affari europei sono causati da &#8211; e allo stesso tempo causano &#8211; l\u2019apatia e lo scetticismo con i quali sono visti. Come in una spirale negativa, meno le persone si interessano e conoscono l&#8217;Ue, meno la percepiscono come vicina e democraticamente legittima. Non \u00e8 certo una coincidenza che il tasso di partecipazione alle elezioni europee cali tornata dopo tornata, al punto da farle definire <strong>elezioni di second\u2019ordine<\/strong> nonostante la loro importanza e la pervasivit\u00e0 delle decisioni prese a livello europeo sulla vita quotidiana degli elettori in un\u2019immensa quantit\u00e0 di tematiche.<\/p>\n<p>Inoltre va notato che la partecipazione pi\u00f9 alta si registra nei Paesi che ospitano le principali istituzioni europee e che sono quindi in pi\u00f9 diretto contatto con le loro dinamiche: in Belgio l\u2019affluenza \u00e8 sempre stata oltre il 90%, ben sopra della media europea, che comunque ha subito un tracollo a partire dagli Anni Novanta\u00a0(dal 58,41% del 1989 al 49,51 del 1999).<\/p>\n<p><strong>Possibili contromisure<br \/>\n<\/strong>Negli ultimi vent&#8217;anni, l&#8217;Ue ha cercato &#8216; integrare procedure e meccanismi per rendere i processi elettorali e decisionali pi\u00f9 trasparenti, efficaci e corrispondenti alle richieste dei cittadini europei, superando cos\u00ec la percezione di <strong>deficit democratico<\/strong>, ormai terribilmente diffusa nel tessuto sociale. Il rafforzamento delle competenze del Parlamento europeo, che gode di un potere co-legislativo con il Consiglio, e l\u2019introduzione della partecipazione diretta dei cittadini attraverso la procedura di iniziativa individuale sono alcune delle innovazioni pensate per rilanciare il legame con la popolazione e l\u2019attenzione di questa per gli affari europei. Anche i Parlamenti nazionali sono stati coinvolti di pi\u00f9 nel processo decisionale.<\/p>\n<p>Ma la pi\u00f9 grande, sebbene complessa, novit\u00e0 \u00e8 la procedura del cosiddetto <em>Spitzenkandidat,<\/em> dal tedesco <em>Spitz <\/em>(tradotto: vertice, punta). \u00c8 un passo verso la parlamentarizzazione e la democratizzazione del sistema politico europeo: ogni famiglia politica europea indica un candidato alla <strong>presidenza<\/strong>\u00a0<strong>della Commissione europea<\/strong>\u00a0dopo l&#8217;elezione del Parlamento europeo.<\/p>\n<p>Considerando i risultati delle elezioni parlamentari e una volta identificata una maggioranza, il Consiglio proporr\u00e0 al Parlamento un nome per la presidenza della Commissione, tenendo conto che il Parlamento dovr\u00e0 appoggiare la scelta perch\u00e9 questa sia valida ed effettiva, come stabilito dall&#8217;Articolo 17 del Trattato di Lisbona. Il Consiglio sceglier\u00e0 probabilmente proprio lo <em>Spitzenkandidat<\/em> del partito di maggioranza, dando una nota di democraticit\u00e0 al processo di selezione del presidente della Commissione e quindi, indirettamente, della Commissione stessa.<\/p>\n<p>La procedura dello <em>Spitzenkandidat<\/em> contribuisce alla personificazione e identificazione del voto degli elettori, il che avvicina sicuramente la percezione dell\u2019organo parlamentare e, in via minore e indiretta, della Commissione. \u00c8 stata messa in pratica per la prima volta con le elezioni del 2014, quando i candidati dei maggiori partiti europei si sono affrontati anche in dibattiti pubblici, che hanno per\u00f2 avuto poca visibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Democratizzazione: \u00e8 davvero necessaria?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 presto per dire se l&#8217;introduzione dello <em>Spitzenkandidat<\/em> e le altre iniziative siano state efficaci, ma ci si pu\u00f2 chiedere se sia davvero necessaria una democratizzazione dell&#8217;Ue: molte delle decisioni prese a livello europeo mirano a trovare quello che in termini economici si chiama <strong>ottimizzazione di Pareto<\/strong>, ovvero la migliore combinazione di costi-benefici. Questo richiede un notevole livello di expertise e conoscenza dell&#8217;ambito decisionale, il che porta inevitabilmente a un trade-off tra <strong>efficienza e legittimit\u00e0<\/strong>: le competenze dell&#8217;Ue sono talmente vaste che sarebbe impossibile selezionare democraticamente esperti e dirigenti per ogni area. Ci si deve affidare alle competenze e al giudizio di organi e di individui dei quali probabilmente gli elettori non conosceranno neanche l\u2019esistenza, ma che sanno il fatto loro, per cos\u00ec dire.<\/p>\n<p>Il rischio \u00e8 che per superare il <strong>deficit elitario<\/strong> si cada in un <strong>deficit populista<\/strong>, nel quale i rappresentanti politici sono portati dalla volont\u00e0 dell\u2019elettorato ad agire contro l\u2019interesse generale di lungo termine. Questo rischio diventa reale se guardiamo all&#8217;andamento delle elezioni nazionali in Europa: partiti populisti ed <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/eurobarometro-italia-euroscettica\/\">euroscettici<\/a> stanno avendo un boom in molti Paesi europei, con Italia, <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/ue-parlamento-ungheria-match\/\">Ungheria<\/a><\/strong> e Polonia in testa. Questo trend si rifletter\u00e0 ovviamente nelle elezioni di maggio. Probabilmente dar\u00e0 una svolta attesa, ma imprevedibile per natura e che proietta gi\u00e0 un\u2019ombra di oscurit\u00e0 e incertezza sul futuro dell\u2019Unione: la democrazia sar\u00e0 l\u2019inizio della fine del sogno europeo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi a Helsinki il congresso del Partito popolare europeo (Ppe) ha scelto Manfred Weber come candidato alla presidenza della Commissione europea &#8211; spitzenkandidat &#8211; in vista delle elezioni europee 2019 e del rinnovo delle Istituzioni Ue. Il clima politico da campagna elettorale sembra non avere pi\u00f9 fine in Italia. 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