{"id":71569,"date":"2018-11-08T22:22:24","date_gmt":"2018-11-08T21:22:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71569"},"modified":"2018-11-13T00:13:27","modified_gmt":"2018-11-12T23:13:27","slug":"iraq-kurdistan-petrolio-sanzioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/iraq-kurdistan-petrolio-sanzioni\/","title":{"rendered":"Iraq: Kurdistan, cresce interesse per il petrolio curdo"},"content":{"rendered":"<p>Poco pi\u00f9 di un anno fa ho parlato su\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/kurdistan-petrolio-gas-referendum\/\">Affari Internazionali <\/a>\u00a0della relazione tra il referendum per l\u2019indipendenza del <strong>Kurdistan iracheno<\/strong> (Krg) e il settore oil &amp; gas. Il punto critico del referendum riguardava il controllo della citt\u00e0 di Kirkuk, centro primario per la <strong>produzione petrolifera<\/strong> in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/iraq-kurdistan-erbil-baghdad\/\"><strong>Iraq<\/strong><\/a>. La citt\u00e0 inizialmente fu liberata dal sedicente Stato islamico, l&#8217;Isis, dai Peshmerga curdi, i quali poi dovettero cedere il controllo al governo centrale dopo il voto referendario.<\/p>\n<p>Ai tempi del referendum le esportazioni di petrolio dal Krg erano intorno a circa 600.000 barili al giorno con picchi di 700.000; dopo il voto, si sono praticamente dimezzate. Ad agosto S&amp;P Global Platts<a href=\"https:\/\/www.spglobal.com\/platts\/en\/market-insights\/latest-news\/oil\/090318-iraqs-aug-southern-crude-oil-exports-hit-new-record-high-of-3853-million-bd\"> stimava<\/a> circa 445.000 barili esportati, in ripresa rispetto ai 320.000 di luglio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-71570 alignleft\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/kurdistan-300x194.jpg\" alt=\"petrolio-sanzioni\" width=\"300\" height=\"194\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/kurdistan-300x194.jpg 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/kurdistan-768x495.jpg 768w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/kurdistan-125x81.jpg 125w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/kurdistan.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Le sanzioni e la caccia al barile<\/strong><\/p>\n<p>Nell&#8217;ottica di trovare fonti alternative al petrolio iraniano, viste le tensioni causate dalle <strong>sanzioni<\/strong> <strong>Usa<\/strong>, le ultime settimane hanno visto crescere l\u2019interesse per il petrolio curdo. La disputa tra il governo centrale iracheno e quello regionale curdo rientra infatti in uno dei <strong>due dossier<\/strong> che, secondo il <a href=\"https:\/\/www.wsj.com\/articles\/u-s-redoubles-efforts-to-resolve-oil-field-disputes-to-boost-global-supply-1541112738\"><em>Wall Street Journal<\/em><\/a>, sono sul tavolo dei consiglieri energetici dell&#8217;Amministrazione Trump, al fine di assorbire l\u2019onda d\u2019urto delle mancate forniture di greggio iraniano.<\/p>\n<p>Ci si attende, a seguito delle sanzioni, una fuoriuscita dai mercati di circa 1-1,5 milioni di barili al giorno. Si lavora per evitare shock nelle forniture di greggio sul fronte interno ed esterno. Sul fronte interno, l\u2019inflazione negli Usa \u00e8 in aumento e con questa le preoccupazioni legate ad un eccessivo surriscaldamento dell\u2019economia e alla gestione dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve. Sul fronte esterno, un&#8217;impennata dei prezzi del petrolio potrebbe dare un ulteriore scossone ai mercati globali, messi gi\u00e0 a dura prova dalle &#8216;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/usa-cina-dazi-midterm\/\"><strong>guerre dei dazi<\/strong><\/a>&#8216; in corso.<\/p>\n<p><strong>La <em>neutral zone<\/em> e il ruolo della Russi<\/strong>a<br \/>\nL\u2019altro dossier a cui lavora l\u2019Amministrazione Trump per trovare barili che sostituiscano quelli iraniani riguarda la cosiddetta <strong><em>neutral zone<\/em><\/strong>\u00a0tra\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/arabia-saudita-khashoggi-mbs\/\">Arabia Saudita<\/a> e Kuwait. Parliamo di circa 500.000 barili al giorno bloccati tre anni fa, per controversie territoriali e ambientali. Qui \u00e8 coinvolto il segretario di Stato Usa Mike <strong>Pompeo<\/strong>, che alla fine di ottobre ha chiamato direttamente i leader dei due Paesi per avviare il processo di mediazione.<\/p>\n<p>Sul dossier curdo tuttavia l\u2019amministrazione Usa dovr\u00e0 confrontarsi anche con la Russia. Vediamo perch\u00e9. Come riportato dal <a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/ace52dd2-4f0c-11e8-ac41-759eee1efb74\">Financial Times<\/a>, negli ultimi 18 mesi la compagnia petrolifera russa Rosneft ha investito nel settore oil &amp; gas nell&#8217;area del Krg circa 3,5 miliardi di dollari. Di questi, 1,8 miliardi sono stati investiti per acquisire il controllo della pipeline di esportazione che porta il greggio curdo alla Turchia, fino al porto della citt\u00e0 di Ceyhan, sulle coste del Mar Mediterraneo.<\/p>\n<p>Una leva importante nelle relazioni tra Erbil (la capitale del Krg) e Baghdad, che pone la compagnia russa al centro dei colloqui. Gli investimenti di Rosneft sono stati una manna per il governo semiautonomo del Krg: ricordiamo che prima del referendum e del crollo delle esportazioni di olio curdo, Baghdad reindirizzava verso il Krg il 17% degli introiti generati della vendita del crudo curdo.<\/p>\n<p><strong>Non solo petrolio<br \/>\n<\/strong>Uno studio del 2016 <a href=\"https:\/\/www.oxfordenergy.org\/publications\/under-the-mountains-kurdish-oil-and-regional-politics\/\">del think thank Oies<\/a> indicava una potenzialit\u00e0 di esportazione di gas verso il territorio turco di circa 10 miliardi di metri cubi (bcm) annui. Attraverso la Turchia questo gas potrebbe poi arrivare in Europa. La Turchia riceve essenzialmente gas dalla Russia, dall&#8217;Iran, dall&#8217;Azerbaijan e dalla produzione interna. Il gas curdo potrebbe diversificare le fonti di approvvigionamento turche e sostenere le ambizioni di Ankara di proiettarsi come un <em>hub<\/em> regionale del gas. In tal senso, l\u2019<strong>accordo tra Russia e Turchia<\/strong> per la centrale nucleare di Akkuyu, in Turchia, potrebbe essere proprio servire a rendere disponibile pi\u00f9 gas per le future esportazioni.<\/p>\n<p>Il gasdotto tra Krg e Turchia potrebbe connettere sempre pi\u00f9 il gas del Medio Oriente con il Mediterraneo e l&#8217;Europa, aumentando le possibilit\u00e0 di stabilizzazione della regione e favorendo una maggiore liquidit\u00e0 del mercato del gas.<\/p>\n<p><strong>La presenza delle compagnie cinesi<br \/>\n<\/strong>Viene da chiedersi come gli Usa vedano l\u2019attivismo della compagnia di Stato russa in Medio Oriente. \u00a0La <em>real politik <\/em>suggerirebbe che, forse, per loro, meglio i russi che i cinesi.<\/p>\n<p>A maggio, le due compagnie petrolifere cinesi Cnpc e Sinopec hanno inviato una delegazione a Teheran per discutere di un investimento di circa tre miliardi di dollari. Si tratterebbe dell&#8217;investimento che la anglo-olandese Shell starebbe pensando di abbandonare proprio in conseguenza delle sanzioni. La stessa Cnpc \u00e8 gi\u00e0 pronta a rimpiazzare gli investimenti della Total in Iran.<\/p>\n<p>Sempre a maggio il colosso di trading di materie prime Glencore e la <em>Qatar Investment Authority<\/em> avrebbero deciso di abbandonare il loro <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/finanza-e-mercati\/2018-05-04\/il-qatar-aiuta-glencore-e-sale-19percento-rosneft--212756.shtml?uuid=AEOjLEjE\">piano di vendita del 9% di Rosneft<\/a>.<\/p>\n<p>La loro quota era infatti destinata (inizialmente) alla compagnia cinese Cefc Energy. Se l\u2019accordo fosse andato in porto, la Cefc Energy avrebbe raggiunto il 14% di Rosneft. Si sarebbero quindi consolidati ulteriormente i sino-russi. Invece, a crescere in Rosneft sar\u00e0 proprio il Qatar raggiungendo circa il 18%.<\/p>\n<p>Vedremo come tali scenari evolveranno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Poco pi\u00f9 di un anno fa ho parlato su\u00a0Affari Internazionali \u00a0della relazione tra il referendum per l\u2019indipendenza del Kurdistan iracheno (Krg) e il settore oil &amp; gas. Il punto critico del referendum riguardava il controllo della citt\u00e0 di Kirkuk, centro primario per la produzione petrolifera in Iraq. 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