{"id":71614,"date":"2018-11-12T15:58:22","date_gmt":"2018-11-12T14:58:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71614"},"modified":"2018-11-13T07:59:47","modified_gmt":"2018-11-13T06:59:47","slug":"difesa-europea-salti-futuri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/difesa-europea-salti-futuri\/","title":{"rendered":"Difesa europea: salti quantici e futuri possibili"},"content":{"rendered":"<p>Quasi 10 anni fa l\u2019allora rappresentante permanente dell\u2019<strong>Italia<\/strong> presso l\u2019<strong>Unione europea<\/strong>, Ferdinando Nelli Feroci, citava l\u2019avvio di ben 25 operazioni civili e militari nell&#8217;ambito della politica europea di sicurezza e difesa nel periodo 2003-2009<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Oggi appare pacifico affermare che la difesa europea ha avuto un accelerazione ancora pi\u00f9 significativa, in termini di operazioni condotte, strutture di comando e controllo delle stesse e nuove idee generative. Non a caso la rivista <em>European Defence Matters<\/em> dell\u2019Eda ha intitolato <a href=\"https:\/\/eda.europa.eu\/docs\/default-source\/eda-magazine\/edm-issue-15_web.pdf\"><strong>uno dei suoi numeri del 2018\u00a0<\/strong><\/a>con l\u2019espressione \u201cquantum leap\u201d (salto quantico) in relazione alle progettualit\u00e0 Pesco.<\/p>\n<p>Questa percezione appare ancora pi\u00f9 accentuata se si ragiona comparativamente in termini di strutture e organismi dedicati alla difesa europea. In ambito <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/nato-obiettivo-2-spese-capacita\/\"><strong>Nato<\/strong><\/a> un comitato militare esiste ad esempio sin dal 1949 &#8211; il &#8216;general of the Army&#8217; (generale a cinque stelle) Omar Bradley ne fu il primo <em>chairman &#8211;<\/em>, laddove l\u2019omologo europeo &#8211; <em>EU military committee<\/em> (Eumc) \u2013 \u00e8 stato creato solo nel 2001. Dal 6 novembre 2018 l\u2019Italia ha assunto per la seconda volta la guida del comitato con il generale Claudio Graziano (dopo il turno del generale Rolando Mosca Moschini tra il 2004 e il 2006).<\/p>\n<p><strong>Tra documenti di vision, costellazioni di satelliti e intelligence<br \/>\n<\/strong>Al di l\u00e0 dell\u2019indispensabile documento programmatico e di <em>vision<\/em> alla base di questa nuova fase propulsiva, rappresentato dalla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/segnalazioni\/global-strategy-tocci\/\">\u00a0<em>European Union<\/em> <em>Global Strategy<\/em><\/a> del giugno 2016, possiamo oggi gi\u00e0 vedere cristallizzate tracce sostanziali di autonomia strategica europea nel settore spazio e satelliti: come ricordato dall\u2019 Alto Rappresentante Federica Mogherini solo pochi mesi or sono in un suo intervento, le costellazioni di Copernicus e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/galileo-satelliti-futuro-europa\/\"><strong>Galileo<\/strong><\/a> stanno diventando sempre di pi\u00f9 dei <em>game changer<\/em> per la politica estera, la sicurezza e la consapevolezza informativa: in Iraq, contro il sedicente Stato islamico, l&#8217;Isis, cos\u00ec come in mare contro i pirati. O anche nel tracciare tornado nell\u2019<a href=\"https:\/\/eeas.europa.eu\/headquarters\/headquarters-homepage\/39745\/discorso-dellalto-rappresentante-vicepresidente-federica-mogherini-alla-presentazione-del_en\">area dei Caraibi<\/a>. Al 2020 \u00e8 atteso il completamento dei due programmi, rispettivamente con i Sentinel-6 per Copernicus e gli ultimi satelliti per Galileo.<\/p>\n<p>Passando dalla tecnologia alla geopolitica e alla politica dell\u2019informazione per la sicurezza in senso stretto, si discute\u00a0 spesso dell\u2019esistenza o meno in Europa di condivise percezioni di minaccia \u00a0(laddove nell\u2019Ue le valutazioni sono sviluppate a mezzo di realt\u00e0 federate e dedicate gi\u00e0 esistenti come il Siac,\u00a0<em>Single Intelligence Analysis Capacity<\/em><a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[2]<\/a><em>). <\/em>In realt\u00e0 una percezione e valutazione differenziata <em>ab origine<\/em> da capitale a capitale dell\u2019Unione non dovrebbe certo stupire. Specie se si considera che \u2013 fisiologicamente \u2013 anche tra i Paesi della Nato esistono gerarchie di priorit\u00e0 diverse da Paese a Paese circa le criticit\u00e0 che caratterizzano l\u2019arco di instabilit\u00e0 che contorna l\u2019Alleanza. Non pregiudicando per questo la resa dell\u2019Alleanza vista nel suo insieme collettivo in questo delicato settore, alla luce di una solidariet\u00e0 comune e condivisa.<\/p>\n<p><strong>L\u2019industria e i pacchetti di forza da conseguire<br \/>\n<\/strong>Una questione forse pi\u00f9 sensibile per la difesa europea potrebbe essere invece in che modo l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/ue-difesa-regolamento-passo-avanti\/\"><strong>industria europea<\/strong><\/a> debba identificare, sviluppare e costruire nuove capacit\u00e0 operative. La sfida qui \u00e8 nell&#8217;integrare orientamenti, predisposizioni e aspettative industriali con le necessit\u00e0 operative pi\u00f9 genuine di ogni Nazione, per come dichiarate dai rispettivi vertici strategico-militari (capi di Stato Maggiore della Difesa, con l\u2019azione unificante dell\u2019Eumc).<\/p>\n<p>In questa dinamica, dovrebbe essere sempre pi\u00f9 incoraggiato uno stimolo alla consociazione dell\u2019industria, avente le sue logiche peculiari. Dwight Eisenhower, il generale dello Sbarco in Normandia, poi presidente degli Stati Uniti, evocava decenni or sono lo spettro del complesso militare-industriale nella sua America, in un contesto certamente diverso dal nostro. Per l\u2019Europa appare forse saggio riflettere sui diversi perimetri di prerogative e responsabilit\u00e0 distribuite tra industria, Stati membri e Istituzioni europee.<\/p>\n<p>Passando a un piano di meccaniche funzionali, appare ovvio infine affermare che \u2013 parallelamente alla crescita di una Europa della Difesa, auspicabilmente aperta a <em>Third Party (<\/em>Regno Unito ma non solo) &#8211; la cooperazione tra Stati membri a differenti livelli, bilaterale, minilaterale e plurilaterale, continuer\u00e0. Ma \u00e8 altrettanto importante dire che spesso il mini-lateralismo subregionale pu\u00f2 supportare indirettamente un multi-lateralismo pi\u00f9 esteso come quello europeo.<\/p>\n<p>Quanto alle pi\u00f9 recenti costruzioni della difesa europea quali l\u2019istituto della Permanent Structured\u00a0\u00a0 Cooperation (Pesco), la Coordinated\u00a0 Annual\u00a0 Review on Defence (Card) e lo European Defence Fund (Edf), esse devono ora ben sincronizzarsi tra di loro, ma la direzione intrapresa sembra corretta. Rispetto a questa &#8216;triade&#8217;, Il fattore chiave sar\u00e0 non una semplice linea temporale di azioni prefissate in senso astratto, ma l\u2019abilit\u00e0 di trasformare partizioni di nuove capacit\u00e0 comuni in pacchetti di forza omogenei, integrati e prontamente disponibili nel mondo reale, caratterizzato da diverse incertezze, turbolenze e criticit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<br \/>\n<\/strong>La finalizzazione del negoziato sulla Brexit nel 2019 e l\u2019avvento di una nuova generazione di leader europei riveler\u00e0 forse in futuro, in modo pi\u00f9 marcato, l\u2019interdipendenza strategica esistente gi\u00e0 oggi tra l&#8217;alta politica e la questione stessa dell\u2019autonomia nella difesa e sicurezza comune, un ambito concettuale descritto da alcuni quale vero e proprio nuovo bene pubblico europeo.<\/p>\n<p>Direbbe forse Winston Churchill &#8211; primo insospettabile fautore di una Europa federata \u2013 in relazione al suo celebre discorso tenuto all\u2019Universit\u00e0 di Zurigo, in Svizzera, nel settembre del 1946: <em>We are living in interesting times<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> S. Baldi, G. Altana, <em>Vademecum della PESD<\/em>, manuali diplomatici, 2009.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Pia Philippa Seyfried, <em>A European Intelligence Service? <\/em>Security Policy Working Paper No. 20\/2017.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quasi 10 anni fa l\u2019allora rappresentante permanente dell\u2019Italia presso l\u2019Unione europea, Ferdinando Nelli Feroci, citava l\u2019avvio di ben 25 operazioni civili e militari nell&#8217;ambito della politica europea di sicurezza e difesa nel periodo 2003-2009[1]. 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