{"id":71641,"date":"2018-11-15T13:44:41","date_gmt":"2018-11-15T12:44:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71641"},"modified":"2018-11-16T07:54:24","modified_gmt":"2018-11-16T06:54:24","slug":"ue-copyright-voto-parlamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/ue-copyright-voto-parlamento\/","title":{"rendered":"Ue: copyright, cosa aspettarsi dopo il voto del Parlamento"},"content":{"rendered":"<p>Mancano poco pi\u00f9 di sei mesi alle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/ue-spitzenkandidat-democratizzazione\/\"><strong>elezioni europee<\/strong><\/a> del maggio 2019, che innescheranno il rinnovo delle Istituzioni comunitarie. Ma l&#8217;Assemblea, il Consiglio e la Commissione sono ancora lontani dal sciogliere alcuni nodi cruciali che volevano affrontare prima di fine mandato, durante questa legislatura. Uno \u00e8 la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/ue-copyright-battaglia-direttiva\/\"><strong>riforma sul diritto d\u2019autore<\/strong><\/a>, il<strong> copyright<\/strong>: la proposta, presentata dalla Commissione europea nel 2016, \u00e8 stata oggetto di un voto del <strong>Parlamento europeo<\/strong> il 12 settembre, dopo una battuta d&#8217;arresto in luglio quando problemi procedurali ed esitazioni politiche avevano indotto a un rinvio.<\/p>\n<p>Con 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astenuti, gli europarlamentari hanno approvato le linee negoziali per la fase finale del &#8216;trilogo&#8217;, cio\u00e8 la trattativa fra le Istituzioni che dovrebbe condurre, entro la primavera, al varo della direttiva.\u00a0\u00a0Gli oppositori considerano la norma &#8220;un bavaglio\u201d, cio\u00e8 un limite alla libert\u00e0 degli utenti di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/pace-digitale-appello-parigi\/\"><strong>internet<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p><strong>I contenuti della proposta<br \/>\n<\/strong>La proposta di riforma persegue essenzialmente lo scopo di tutelare in modo pi\u00f9 deciso il diritto d\u2019autore nel <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/estonia-la-tigre-digitale-alla-guida-dellue\/\"><strong>mercato unico digitale<\/strong><\/a>. L\u2019evoluzione dell\u2019utilizzo del web e delle nuove tecnologie digitali ha infatti reso molto difficile per i creativi di ogni genere vedersi garantite eque retribuzioni per l\u2019utilizzo dei loro lavori online.<\/p>\n<p>Il contenuto del testo ha scatenato diverse polemiche, tanto che nella seduta di luglio, come gi\u00e0 accennato, la votazione in Parlamento era slittata. La principale accusa mossa alla proposta di riforma della normativa sul copyright \u00e8 quella di rappresentare un attacco alla libert\u00e0 di espressione di cui il web si \u00e8 sempre fatto promotore. Il dibattito ha coinvolto da una parte le Istituzioni europee e il mondo dell\u2019editoria e dall&#8217;altra i cosiddetti giganti del web e tutti coloro favorevoli a un utilizzo meno restrittivo di internet.<\/p>\n<p><strong>Le polemiche sugli articoli 11 e 13<br \/>\n<\/strong>In particolare, gli articoli 11 e 13 del testo normativo sono stati i pi\u00f9 discussi. Il primo \u2013definito\u00a0 \u201clink tax\u201d dai suoi detrattori \u2013 stabilisce compensi adeguati agli autori per l\u2019utilizzo del loro lavoro da parte delle piattaforme di condivisione, come YouTube o Facebook, o degli aggregatori di notizie come Google News: in tal modo i giganti del web sarebbero tenuti a remunerare gli autori dei materiali messi a disposizione degli utenti.<\/p>\n<p>Il contenuto dell\u2019articolo 13 \u00e8 stato invece detto \u201cupload filter\u201d: impone alle grandi piattaforme digitali di &#8220;siglare accordi di licenza e cooperazione con i titolari dei diritti&#8221; e di verificare che i contenuti caricati dagli utenti non siano coperti da copyright.<\/p>\n<p>La nuova versione del testo ha introdotto alcune modifiche che l\u2019hanno reso accettabile agli occhi degli europarlamentari. Vengono esclusi dall&#8217;applicazione delle disposizioni, oltre alle piattaforme d\u2019informazione che non hanno fini commerciali (come Wikipedia), le piccole e micro-imprese del web e i singoli individui. Per quanto riguarda l\u2019articolo 11, i deputati hanno stabilito che la semplice condivisione di collegamenti ipertestuali agli articoli, insieme a parole individuali come descrizione, sar\u00e0 libera dai vincoli del copyright.<\/p>\n<p>Entusiasta il relatore Alex Voss, eurodeputato tedesco del Partito popolare europeo, che dopo la votazione ha commentato: \u201cSono molto lieto che, nonostante il forte lobbying dei giganti di internet, la maggioranza dei deputati all&#8217;Assemblea di Strasburgo sia ora a favore della necessit\u00e0 di tutelare il principio di una retribuzione equa per i creativi europei\u201d.<\/p>\n<p><strong>Le posizioni del Movimento 5 Stelle e della Lega<br \/>\n<\/strong>Il dibattito sul tema del diritto d\u2019autore \u00e8 stato molto acceso anche in Italia, e le posizioni dei leader dei due partiti di governo, Movimento 5 Stelle e Lega, sono state fin dall&#8217;inizio molto vicine. Luigi Di Maio e Matteo Salvini si sono schierati entrambi contro il voto del Parlamento, definendo la proposta europea lesiva della libert\u00e0 e dell\u2019indipendenza della rete.<\/p>\n<p>A luglio, prima del voto di rinvio, Salvini aveva espresso la sua contrariet\u00e0 alla legge: in un \u00a0tweet lamentava che lo scopo della direttiva europea fosse quello di \u201cimbavagliare\u201d i cittadini.<\/p>\n<p>Forte la delusione del Movimento 5 Stelle, che si era battuto per eliminaredalla proposta gli articoli 11 e 13. Nelle ore immediatamente successive alla plenaria di settembre, Di Maio in un post su Facebook aveva affermato che, \u201ccon la scusa di questa riforma del copyright, il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva\u201d (riferendosi in particolare all\u2019articolo 13), promettendo poi di dare battaglia nelle trattative future.<\/p>\n<p>I toni critici del vice-premier hanno scatenato la replica del presidente del Parlamento, Antonio Tajani, che su twitter ha invitato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a \u201cprendere le distanze dalle dichiarazioni di Di Maio\u201d.<\/p>\n<p><strong>Le prospettive future<br \/>\n<\/strong>Sebbene la proposta di riforma del copyright abbia ottenuto il parere favorevole del Parlamento europeo, la discussione non \u00e8 ancora chiusa. Il voto di Strasburgo, infatti, ha solo aperto la strada ai negoziati del &#8216;trilogo&#8217;: ora, Consiglio, Commissione e Parlamento sono chiamati a confrontarsi tra di loro e a trovare un accordo in vista dell\u2019adozione finale della direttiva che potrebbe avvenire, nell&#8217;ipotesi pi\u00f9 ottimista, a gennaio del 2019.<\/p>\n<p>In questa fase delle trattative, il ruolo dei governi nazionali, che sono divisi sul tema, sar\u00e0 essenziale. Ci si pu\u00f2 attendere che l\u2019iter della riforma nel mercato unico digitale debba ancora procedere per vie tortuose. Il rischio \u00e8 che ulteriori ostacoli possano rendere difficile sottoporre il testo finale al voto del Parlamento prima dell\u2019ultima sessione plenaria utile prima delle elezioni,\u00a0 quella di aprile.Il che significherebbe che a dover approvare la direttiva sarebbe la nuova Assemblea, che verosimilmente avr\u00e0 composizione ed equilibri politici diversi dalla attuale.<\/p>\n<p>Da parte italiana, sar\u00e0 inoltre interessante osservare se Lega e Movimento 5 Stelle riusciranno a definire e a mantenere una posizione comune in sede di negoziati nel Consiglio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mancano poco pi\u00f9 di sei mesi alle elezioni europee del maggio 2019, che innescheranno il rinnovo delle Istituzioni comunitarie. Ma l&#8217;Assemblea, il Consiglio e la Commissione sono ancora lontani dal sciogliere alcuni nodi cruciali che volevano affrontare prima di fine mandato, durante questa legislatura. 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