{"id":71696,"date":"2018-11-18T08:16:23","date_gmt":"2018-11-18T07:16:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71696"},"modified":"2018-11-22T20:53:12","modified_gmt":"2018-11-22T19:53:12","slug":"informazione-giornalismo-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/informazione-giornalismo-democrazia\/","title":{"rendered":"Informazione: media e democrazia, equilibrio precario"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<em>Quando la stampa \u00e8 libera e ogni uomo in grado di leggere<\/em>, <em>tutto<\/em> <em>\u00e8 sicuro<\/em>\u201d, sosteneva Thomas Jefferson, tra i padri della Costituzione americana (1788), che, nel I emendamento, dispone di \u2018non limitare\u2019 la libert\u00e0 di parola e stampa. Cornice formale ispirata ai valori illuministici, la carta statunitense \u00e8 stata un modello prima per la <em>Dichiarazione Universale dei Diritti umani<\/em> (1948), riconoscendo il \u201c<em>diritto alla libert\u00e0 di opinione e di espressione [\u2026] <\/em>\u201d, per \u201c<em>diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo<\/em>\u201d (art.19), poi per la <em>Convenzione europea dei diritti dell\u2019uomo<\/em> (nota come CEDU, 1953) , che ha aggiunto, al dettato sopra citato, \u201c<em>senza [&#8230;] ingerenza da parte delle autorit\u00e0 pubbliche e senza limiti di frontiera<\/em>\u201d (art.10, comma 1). Nell\u2019odierna congiuntura storica, i rischi legati alla sfiducia nelle istituzioni democratiche tradizionali e le dinamiche di formazione dell\u2019<strong>opinione pubblica<\/strong> in rete pongono in seria discussione la necessaria funzione di mediazione affidata ad agenzie e operatori dell\u2019<strong>informazione<\/strong>. Baricentro della critica populista all\u2019<em>establishment<\/em>, minacciati nelle \u2018democrazie illiberali\u2019 e repressi nei regimi autoritari, i <strong>media<\/strong>, in senso lato, sono bersaglio di attacchi diretti dal vertice di molti esecutivi nazionali.<\/p>\n<p><strong>Notizie dalla realt\u00e0, scenari a confronto<br \/>\n<\/strong>Come evidenziato da numerosi rapporti, il mondo dell\u2019informazione vive una fase difficile segnata da un duplice scenario: da un lato, <a href=\"http:\/\/0Report.pdf\">indebolimento e delegittimazione professionale<\/a>; dall\u2019altro, erosione delle <a href=\"https:\/\/rsf.org\/en\/rsf-index-2018-hatred-journalism-threatens-democracies\">tutele per gli operatori<\/a> nel settore giornalistico-mediatico.<\/p>\n<ol>\n<li>Nel <em>Trust Barometer Global Report 2018<\/em> curato dall\u2019agenzia Edelman, la \u2018battaglia per la verit\u00e0\u2019 \u00e8 assunta come la sfida di quest\u2019anno. Tra gli aspetti considerati, la preoccupazione, riscontrata in sette cittadini su 10, per l\u2019uso strumentale delle \u2018<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/g7-istruzione-grandi-scuola\/\">fake news<\/a>\u2019 e un\u2019attenzione al rapporto di fiducia tra strumenti giornalistici e utenti\/fruitori. La relazione fiduciaria tra media e pubblico distingue le \u2018piattaforme\u2019 (motori di ricerca e social media), che si attestano al 51%, in calo di due punti rispetto al 2017, dal \u2018giornalismo\u2019 (media tradizionali e online), che quest\u2019anno guadagna cinque punti, salendo al 59%. Su 28 Paesi considerati, il gap maggiore (in favore, quindi, del \u2018giornalismo\u2019) si registra in Germania (+21 punti); a met\u00e0 si collocano Italia (+14) e Usa (+11), mentre in Brasile, Messico e Turchia (l\u2019ultima con -13), le \u2018piattaforme\u2019 sovrastano il \u2018giornalismo\u2019. La sfiducia nei media tocca 22 nazioni su 28, con una media fiduciaria globale pari al 43%: in fondo alla classifica la Turchia (30%, il Paese pi\u00f9 sfiduciato), mentre l\u2019indice di fiducia nell\u2019informazione sale rispettivamente al 56% (+12) e 71% (+6), in confronto al 2017, negli Emirati Arabi Uniti e in Cina (classificata al primo posto). Dati da correlare alla situazione della libert\u00e0 di stampa in ciascun Paese.<\/li>\n<li>La situazione mondiale sul rispetto della libert\u00e0 d\u2019espressione, come emerge nei rapporti pubblicati quest\u2019anno da <em>Reporters Sans Fronti\u00e8res<\/em>, <a href=\"http:\/\/unesdoc.unesco.org\/images\/0026\/002610\/261065e.pdf\"><em>Unesco<\/em><\/a>, <em>Amnesty International<\/em> e <em>Freedom House<\/em>, si rivela piuttosto allarmante. Il barometro dell\u2019Ong francese ha registrato, da gennaio di quest\u2019anno ad oggi, l\u2019uccisione di 57 giornalisti professionisti, 10 <em>citizen journalists<\/em> e 4 operatori. Nell\u2019indice Rsf 2018 sulla libert\u00e0 di stampa, la Norvegia, per il secondo anno consecutivo, si trova al primo posto seguita dalla Svezia, mentre ultima \u00e8 la Corea del Nord. Scesa alla 157\u00b0 posizione, la Turchia \u00e8 oggi \u201c<em>la pi\u00f9 grande prigione al mondo per giornalisti<\/em>\u201d, sostiene Rsf &#8211; oltre 120 secondo <em>Amnesty International &#8211;<\/em>: a nulla \u00e8 valsa l\u2019opposizione delle testate indipendenti all\u2019ondata di arresti seguita al tentato golpe (2016). Il quotidiano <em>Cumhuriyet<\/em>, sotto stretta osservazione, rimane l\u2019unica voce critica dell&#8217;informazione turca contro il governo che condanna, anche all\u2019ergastolo, molti operatori dei media. Il Paese, peraltro, \u00e8 stato recentemente teatro dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/arabia-saudita-khashoggi-mbs\/\"><strong><em>affaire<\/em> Khashoggi<\/strong><\/a>, giornalista scomparso nelle scorse settimane dopo esseri recato nel consolato saudita a Istanbul e ucciso in circostanze ancora non chiariter. Peggiora anche la situazione in Europa: lo scorso anno, l\u2019omicidio di Daphne Caruana Galizia, autrice di diverse inchieste sulla corruzione locale, ha portato Malta dal 18\u00b0 al 65\u00b0 posto; cos\u00ec come, nel 2018, perdono posizioni la Slovacchia (dal 10\u00b0 al 27\u00b0 posto), a seguito dell\u2019assassinio di Jan Kuciak, che indagava sui legami tra mafia e politica nazionale, e la Bulgaria (dal 109\u00b0 al 111\u00b0 posto, ultimo tra gli Stati membri dell\u2019Unione europea), dove resta da chiarire l\u2019uccisione di Viktoria Marinova, impegnata nell\u2019accertare la distorsione di fondi europei. L\u2019Unesco segnala che, nel 2016, il numero dei Paesi membri, soprattutto africani e asiatici, che ha adottato leggi a tutela della libert\u00e0 d\u2019informazione \u00e8 salito a 112. Tuttavia, secondo le opinioni rilevate dai ricercatori <em>Gallup<\/em> in 131 Paesi nel mondo, solo il 61% degli intervistati giudica \u2018buono\u2019 il livello di libert\u00e0 percepita nei media (in calo rispetto al 67% del 2015), considerandola, secondo il <em>Pew Research Institute<\/em> (2015), declinata in fattori quali libert\u00e0 di parola, stampa e in Rete.<\/li>\n<\/ol>\n<p>In occasione della 25\u00b0 giornata mondiale della libert\u00e0 di stampa (3 maggio), il segretario generale delle Nazioni Unite Ant\u00f3nio Guterres ha ribadito l\u2019importanza di un supporto istituzionale ai media: \u201c<em>Una stampa libera \u00e8 essenziale per la pace, la giustizia e i diritti umani di tutti [\u2026]. Giornalisti e operatori dei media accendono una luce sulle sfide locali e globali, riportando storie che devono essere raccontate. Il loro servizio al pubblico \u00e8 inestimabile<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Una politica della contro-informazione: il caso Trump-New York Times<br \/>\n<\/strong>Secondo il presidente statunitense Donald <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/bullo-ok-corral-alla-casa-bianca\/\">Trump<\/a>, formalmente garante dei diritti e delle libert\u00e0 sancite costituzionalmente, i media e, in particolare, i giornali, sono produttori di \u201c<em>fake news<\/em>\u201d, di fatto \u201c<em>un partito d\u2019opposizione<\/em>\u201d. Lo scorso 16 agosto, a seguito dell\u2019ennesima sortita via Twitter del presidente, il <em>Boston Globe<\/em> ha lanciato un\u2019iniziativa che ha raccolto l\u2019adesione di oltre 300 testate editoriali. \u201c<em>Non siamo il nemico del popolo<\/em> \u2013 si legge nell\u2019editoriale di presentazione, riprendendo l\u2019espressione usata in pi\u00f9 occasioni da Trump -, <em>la grandezza dell&#8217;America dipende dal ruolo di una stampa libera di dire la verit\u00e0 ai potenti<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Una risposta significativa, dalla stampa locale alla tv all-news Cnn, pi\u00f9 tiepida rispetto all\u2019efficacia della campagna, \u00e8 arrivata soprattutto da giornali come <em>Wall Street Journal<\/em> e <em>New York Times<\/em>. Il quotidiano <em>liberal<\/em> newyorchese, in particolare, si \u00e8 distinto come voce critica nei confronti dell\u2019attuale presidenza, realizzando numerose inchieste su Trump e il suo entourage: dall&#8217;inchiesta <em>Russiagate<\/em>, sull\u2019influenza e le relazioni con Mosca nel 2016 dello staff dell\u2019allora candidato repubblicano, fino alle recenti rivelazioni su una presunta elusione fiscale, da parte dello stesso presidente, risalente agli Anni \u201890<\/p>\n<p>L\u2019inchiesta sulle ingerenze russe nella campagna elettorale americana del 2016, su cui indaga il procuratore federale Robert Mueller, \u00e8 valsa alla testata e al <em>Washington Post<\/em> (il cui significativo motto \u00e8 \u2018la democrazia muore nell\u2019ombra\u2019) il Premio Pulitzer 2018 per la politica interna, a dimostrazione che \u201c<em>la forza del giornalismo Usa<\/em>\u201d &#8211; si legge nelle motivazioni &#8211; emerge \u201c<em>durante un periodo di crescenti attacchi<\/em>\u201d. La funzione di \u2018cane da guardia\u2019 della democrazia, dunque, non si esaurisce di fronte alla \u201c<em>propaganda del concetto che la stampa sia \u2018nemica del popolo\u2019<\/em>\u201d, come denunciato in una lettera anonima, pubblicata proprio sull\u2019\u2019ostile\u2019 <em>New York Times<\/em> lo scorso 5 settembre, da un membro dell\u2019amministrazione statunitense, cui, a stretto giro, il presidente Trump ha replicato in un tweet, attaccando nuovamente il giornale: \u201c<em>The Failing New York Times!<\/em>\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cQuando la stampa \u00e8 libera e ogni uomo in grado di leggere, tutto \u00e8 sicuro\u201d, sosteneva Thomas Jefferson, tra i padri della Costituzione americana (1788), che, nel I emendamento, dispone di \u2018non limitare\u2019 la libert\u00e0 di parola e stampa. 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