{"id":7170,"date":"2008-01-22T00:00:00","date_gmt":"2008-01-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/nuovo-modello-di-difesa-urge-una-rivoluzione\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:03","slug":"nuovo-modello-di-difesa-urge-una-rivoluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/01\/nuovo-modello-di-difesa-urge-una-rivoluzione\/","title":{"rendered":"Nuovo modello di difesa: urge una rivoluzione"},"content":{"rendered":"<p>Il comunicato del Consiglio Supremo di Difesa del 17 dicembre riferisce che l\u2019esame della situazione attuale e degli impegni internazionali italiani compiuta in tale sede dalle massime Autorit\u00e0 dello Stato \u201cha consentito\u2026 di trarre utili elementi di valutazione per l\u2019adozione nel prossimo futuro dei provvedimenti necessari a meglio calibrare la capacit\u00e0 delle Forze armate in relazione alle risorse effettivamente disponibili\u2026\u201d.<\/p>\n<p>A prima vista sembra una frase di buon senso, quasi ovvia. In realt\u00e0 calibrare le capacit\u00e0 in funzione delle risorse disponibili \u00e8 un sovvertimento logico, una ricetta per inefficienze e ulteriori tagli alle risorse gi\u00e0 scarse, la strada di buone intenzioni sulla via per la perdizione definitiva.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che la continua penuria di risorse predisposta dai governi e legislatori succedutisi nell\u2019ultimo decennio ha di fatto reso impossibile la transizione impostata nel 1999 dal modello statico di difesa basata sulla coscrizione, ereditato dalla Guerra Fredda, al nuovo modello professionale, flessibile e dotato di forze proiettabili al di fuori del teatro europeo in missioni multinazionali.<\/p>\n<p><b>Stabilire gli obiettivi<\/b><br \/>Il punto di partenza per la definizione del modello di difesa deve essere lo scenario internazionale di riferimento, tenendo ben a mente che le decisioni in merito necessitano di almeno un quinquennio per andare a regime e producono effetti per alcuni decenni.<\/p>\n<p>Prevedibilmente, le minacce da fronteggiare nel prossimo ventennio sono molteplici e di diversa natura: la proliferazione delle armi di distruzione di massa, l\u2019emergere di Stati potenzialmente ostili, la competizione per risorse scarse, gli squilibri demografici, la presenza di territori destabilizzati e senza governo, spesso associati a fenomeni terroristici, nonch\u00e9 fenomeni non causati necessariamente dall\u2019uomo, quali calamit\u00e0 naturali ed epidemiche di portata sistemica.<\/p>\n<p>Il compito della politica di difesa italiana \u00e8 quindi di sviluppare delle missioni atte a rispondere al meglio alla dimensione militare di tali minacce, riconoscendo che una risposta puramente nazionale non \u00e8 adeguata e quindi che lo sforzo nazionale si configura inevitabilmente come il contributo alla sicurezza collettiva nelle sedi internazionali di riferimento: Onu, ma soprattutto Nato e Ue.<\/p>\n<p>Da questo processo di incastro fra quadro internazionale di riferimento ed esigenza di rispondere alle minacce scaturisce l\u2019insieme delle missioni cui la difesa deve far fronte: <br \/>&#8211;\til tradizionale contributo alla difesa nazionale e collettiva territoriale, grazie al valore di deterrente e quindi scoraggiando potenziali opponenti;<br \/>&#8211;\til monitoraggio e il controllo dei potenziali rischi e minacce, offrendo elementi di fatto che permettano decisioni informate;<br \/>&#8211;\tl\u2019intervento in teatri anche geograficamente lontani per favorire la stabilit\u00e0 regionale e globale, anche in difesa dei principi del diritto internazionale ed umanitario;<br \/>&#8211;\tla protezione dei cittadini italiani ed europei, nonch\u00e9 degli interessi economici strategici (approvvigionamenti energetici e di materie essenziali, libert\u00e0 delle rotte di comunicazione&#8230;).<\/p>\n<p><b>Modelli alternativi<\/b><br \/>Diversi modelli di difesa possono rispondere in modo pi\u00f9 o meno soddisfacente a ciascuna delle missioni indicate:<br \/>&#8211;\tsi pu\u00f2 puntare a condurre autonomamente ogni tipo di operazione, con un modello a tutto spettro, come tendono a fare le grandi potenze (Stati Uniti in testa, ma anche Cina e Russia); <br \/>&#8211;\tsi pu\u00f2 puntare alla specializzazione in ambito europeo, focalizzando l\u2019operato nazionale nei settori in cui si ha un vantaggio comparato e sviluppando accordi istituzionali multilaterali che garantiscono di coprire complessivamente l\u2019intero spettro delle necessit\u00e0;<br \/>&#8211;\tsi possono sviluppare delle capacit\u00e0 di nicchia (per esempio nell\u2019ambito delle missioni di stabilizzazione) in un ottica di complementariet\u00e0 con la grande potenza di riferimento (gli Stati Uniti), scegliendo di essere dipendenti dall\u2019alleato principale per le altre esigenze;<br \/>&#8211;\tsi pu\u00f2 limitarsi a mettere in comune alcune capacit\u00e0 (pooling), contando sulla pianificazione nazionale per il resto delle necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Sebbene il primo modello a tutto spettro garantisca una migliore rispondenza ad ogni esigenza, il suo costo pare proibitivo e comporterebbe un moltiplicazione per tre e forse oltre delle risorse sinora dedicate dall\u2019Italia per la difesa e sembra pertanto fuori portata.La seconda opzione, la specializzazione multilaterale in ambito europeo, si comporta piuttosto bene a sua volta, permette una razionalizzazione degli impegni e risparmi nel breve periodo, ma richiede una buona dose di volont\u00e0 politica, a fronte di un probabile incremento delle risorse al livello dei partner con cui si vuole cooperare (stimabile in un aumento almeno del 50% e duplicazione nel medio periodo).<\/p>\n<p>In realt\u00e0, il modello di difesa non pu\u00f2 che nascere dalla combinazione pratica e dinamica nel tempo delle diverse opzioni sopra indicate; per l\u2019Italia, la scelta migliore \u00e8 puntare seriamente alla specializzazione europea, sviluppando nel breve periodo la messa in comune di risorse e capacit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Definire le risorse<\/b><br \/>Una volta definite missioni e modello di riferimento, compito del Governo e del Parlamento, non manca che tradurre il tutto nei tre ingredienti di base (organizzazione, sistemi d\u2019arma e risorse umane) che, ben amalgamanti da un cuoco sapiente (il Capo di Stato Maggiore della Difesa e il Segretario Generale, dietro indirizzo del Ministro della Difesa, col controllo delle Commissioni competenti del Parlamento), portano alla definitiva costruzione del vero e proprio modello di difesa, con tanto di numeri per il personale, definizione dei sistemi d\u2019armamento e previsione di risorse finanziarie corrispondenti.<\/p>\n<p>L\u2019organizzazione della difesa moderna deve essere \u201cjoint and combined\u201d in ogni suo aspetto: si deve poter operare in contesti internazionali complessi senza che la dimensione fisica dello sforzo (terra, aria, mare, spazio) influisca negativamente.Ci\u00f2 richiede una dose di flessibilit\u00e0 sinora sconosciuta alle forze armate, anche a livello contrattuale, e una filosofia in cui il colore della divisa non conta pi\u00f9, se non per tradizione.La pianificazione dello strumento militare deve prevedere soluzioni, sistemi dalla cui scelta poi deriva il tipo ed il numero delle piattaforme, cui segue la definizione dei livelli di forza e delle \u201cskills\u201d (non dei gradi!) necessari.<\/p>\n<p>La gestione delle risorse umane rappresenta il fattore critico pi\u00f9 problematico del modello di difesa italiano, in quanto gli attuali massicci esuberi annunciati sono il frutto del mancato rovesciamento della logica tipica dell\u2019esercito di leva, secondo cui il numero di uomini \u00e8 dato e si deve trovare il modo d\u2019impiegarli. Si deve focalizzare l\u2019impiego del personale in uniforme ai compiti effettivamente militari, riqualificando l\u2019attuale presenza civile, prevedere permanenze pi\u00f9 brevi sotto le armi, eliminare il criterio d\u2019avanzamento per anzianit\u00e0, permettendo allo stesso tempo l\u2019accesso laterale anche a gradi elevati per funzioni specifiche ove necessario, svincolare la retribuzione al grado e legarla alla funzione. Tutto ci\u00f2 contribuir\u00e0 al ristabilimento della \u201cpiramide\u201d, oggi instabile a causa di un numero abnorme di sottufficiali ed ufficiali, soprattutto anziani, a discapito delle forze proiettabili pi\u00f9 giovani e necessarie.<\/p>\n<p>Solo al termine di questo complesso processo \u00e8 effettivamente possibile il calcolo delle risorse economiche necessarie per raggiungere (anche con risorse aggiuntive temporanee se necessario) e mantenere il livello di difesa scelto sulla base delle necessit\u00e0 ed ambizioni del paese, rappresentate dai legittimi decisori politici, cui spettano le decisioni di bilancio e a cui si deve chiedere un impegno di pianificazione di medio e lungo periodo.In definitiva, l\u2019organizzazione della difesa italiana necessita di una forte riforma in un breve periodo, anzi di una piccola rivoluzione, da compiere grazie all\u2019impegno congiunto di Governo, Parlamento e vertici militari, vincolando gli sforzi da compiere alla nostra importante partecipazione alla sicurezza collettiva in Europa e nel mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il comunicato del Consiglio Supremo di Difesa del 17 dicembre riferisce che l\u2019esame della situazione attuale e degli impegni internazionali italiani compiuta in tale sede dalle massime Autorit\u00e0 dello Stato \u201cha consentito\u2026 di trarre utili elementi di valutazione per l\u2019adozione nel prossimo futuro dei provvedimenti necessari a meglio calibrare la capacit\u00e0 delle Forze armate in [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[82,96],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7170"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7170"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7170\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61747,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7170\/revisions\/61747"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7170"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7170"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7170"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}