{"id":71816,"date":"2018-12-01T08:15:52","date_gmt":"2018-12-01T07:15:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71816"},"modified":"2018-12-04T00:21:45","modified_gmt":"2018-12-03T23:21:45","slug":"siria-sviluppi-obiettivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/siria-sviluppi-obiettivi\/","title":{"rendered":"Siria: gli sviluppi del conflitto e gli obiettivi dei protagonisti"},"content":{"rendered":"<p><em>Questo articolo \u00e8 il seguito di quello <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/siria-ragioni-conflitto-speranza\/\">della stessa autrice pubblicato il 30\/11\/2018<\/a> &#8211;\u00a0<\/em>Un&#8217;ulteriore fase del conflitto in <strong>Siria<\/strong> \u00e8 in corso, protagonisti da un lato la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/turchia-curdi-elezioni-siria\/\"><strong>Turchia<\/strong><\/a> di Erdogan, animata dalla determinazione anti-curda e da una netta propensione per i Fratelli Musulmani, e dall&#8217;altro lo scontro tra <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/se-larabia-saudita-si-avvicina-a-israele\/\"><strong>Israele\/Arabia Saudita<\/strong><\/a> e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/iran-rafforzare-cambiamento\/\"><strong>Iran<\/strong><\/a>, alimentato da Trump in appoggio alle istanze israeliane, con l\u2019obiettivo di ridimensionare il ruolo di Teheran o meglio escluderla del tutto dalla partita.<\/p>\n<p>Nethanyhau ha finalmente trovato un paladino della propria causa (mancato con l\u2019Amministrazione Obama) e il principe ereditario Mohammed bin Salman una valida sponda nella vasta partita trasversale con l\u2019Iran che include, oltre alla Siria, lo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/yemen-hodeida-equilibri-golfo\/\"><strong>Yemen<\/strong><\/a>, ma anche il <strong>Libano<\/strong> e l\u2019<strong>Iraq<\/strong>, \u00a0per il recupero di una supremazia regionale: a questo obiettivo, egli \u00e8 disposto a sacrificare la causa palestinese che nel 2002 aveva ispirato l\u2019iniziativa araba di Riad, nonch\u00e9 la compagine del Consiglio di Cooperazione del Golfo nello scontro con il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/qatar-anno-dopo-isola-partner\/\"><strong>Qatar<\/strong><\/a>, \u2018colpevole\u2019 di disallineamento sull\u2019Iran e sostegno ai Fratelli Musulmani.<\/p>\n<p>Dal canto suo, l\u2019Iran ritiene di avere le carte in regola nell&#8217;adempimento degli obblighi derivanti dall&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/iran-nucleare-motivazioni-trump-icpoa\/\">intesa nucleare<\/a> (certificati almeno tre volte dalla Aiea) e nella presenza sul terreno regionale cui appartiene (da ultimo, il ministro degli Esteri Zarif: \u201cin Medio Oriente siamo a casa nostra\u2026\u201d). Non \u00e8 chiaro come lo scontro si articoler\u00e0, se mediante una guerra convenzionale o pi\u00f9 probabilmente con altri mezzi che certo non mancano n\u00e9 ad Israele e ai sauditi n\u00e9 all\u2019Iran. Del resto, non ci si attende che l\u2019assassinio di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/arabia-saudita-khashoggi-mbs\/\"><strong>Khashoggi<\/strong><\/a> il 2 ottobre a Istanbul induca Trump a un cambio di rotta rispetto alla strategia perseguita, a giudicare dalla scarica di sanzioni varata due giorni dopo in settori davvero cruciali, energia e finanza. E peraltro la Turchia di Erdogan, creando forte imbarazzo a Washington con la sua veemente denuncia di colpevolezza dei vertici sauditi in particolare di MbS, non sembra perseguire una demolizione del potenziale saudita, ma piuttosto un benestare di Washington alla sua politica anti-curda e\/o al rimpatrio dell\u2019antagonista Gulen a lungo reclamato. Dall&#8217;Arabia Saudita potrebbe inoltre attendersi un sostegno all&#8217;economia nazionale che d\u00e0 segni di cedimento.<\/p>\n<p><strong>La Russia c&#8217;\u00e8, l&#8217;Europa no<\/strong><br \/>\nQuanto alla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/siria-iran-russia-turchia-carte\/\"><strong>Russia<\/strong><\/a> di Putin, essa per anni ha dominato la scena e, a questo stadio, considera di avere largamente conseguito i propri obiettivi, consolidare e rafforzare la presenza militare nel Mediterraneo, acquisire uno status internazionale, accrescere la popolarit\u00e0 interna, e non ultimo contrastare il jihadismo e relative contaminazioni nel Caucaso interno.<\/p>\n<p>E\u2019 ora alla ricerca di una exit strategy che la sollevi dagli oneri di una guerra che pesa su un\u2019economia certo non brillante e in termini di vittime trai militari. E la sua attenzione \u00e8 semmai rivolta oltre, allo scacchiere libico. Mosca \u00e8 peraltro insistentemente sollecitata a frenare Assad che punta alla riconquista dell\u2019intera Siria (anche mediante un\u2019intesa con i curdi), a convincere Teheran a dare riscontro alle esigenze di sicurezza di Israele (cui non basta la formula dell\u2019allontanamento di un\u2019ottantina di km dal Golan gi\u00e0 negoziata), a moderare le istanze anti-curde della Turchia ivi inclusa la pressione su Idlib e pi\u00f9 oltre a collaborare con Riad per calmierare i prezzi degli idrocarburi, alla luce della prevedibile decurtazione dell\u2019export iraniano, onde facilitare la rielezione di Trump nel 2020. E naturalmente a sostenere le Nazioni Unite per la ripresa dei negoziati di Ginevra, non appena si insedier\u00e0 il nuovo inviato speciale dopo le dimissioni di Staffan De Mistura a fine novembre.<\/p>\n<p>Infine, l\u2019Europa. Che in questi anni ha subito il pesante impatto della crisi, in termini di attacchi terroristi, semi-collasso del sistema-Schengen, massiccio flusso di rifugiati contenuto solo grazie all&#8217;intesa del marzo 2016 con la Turchia. Modesto \u00e8 stato finora il suo ruolo politico e sporadica la partecipazione di taluni Stati membri agli strikes della Coalizione internazionale. Ma nei confronti dell\u2019Iran, l\u2019Europa si \u00e8 subito schierata per la validit\u00e0 dell\u2019accordo nucleare, predisponendo misure di compensazione e aggiramento delle \u2018sanzioni secondarie\u2019 americane (\u2018Special Purpose Vehicle\u2019, \u2018Blocking Regulation\u2019) ancorch\u00e9 la loro efficacia rispetto alle decisioni imprenditoriali sia tutta da verificare. Al contempo, cerca di sensibilizzare l\u2019Iran a contenere ambizioni dense di rischi per l\u2019intera regione. Il \u00a0segnale a Washington \u00e8 comunque chiaro, in nome dell\u2019interesse primario a non esaltare le divergenze, ma anzi a lavorare per una conciliazione tra tutte le istanze interne ed esterne al paese.<\/p>\n<p><strong>Come pervenire a una stabilizzazione. Un ruolo per l&#8217;Europa?<br \/>\n<\/strong>Nelle circostanze date, la ventilata attivazione di un Comitato Costituzionale sotto l\u2019egida dell\u2019ONU che prefiguri gli equilibri di una nuova Siria &#8211; riprendendo le indicazioni del Piano Annan, poi replicati nella risoluzione 2254\/15 &#8211; potrebbe subire i contraccolpi di uno scenario ancora incerto. Trattasi infatti di concordare chi tra i protagonisti interni sieder\u00e0 al tavolo negoziale.<\/p>\n<p>Tra guerre, contrasti ancora aperti, e immensa tragedia per la popolazione, la Siria del passato non ha possibilit\u00e0 di ripristino, anche se l\u2019integrit\u00e0 territoriale, ripetutamente sancita dall\u2019Onu, dovr\u00e0 essere salvaguardata se non altro per evitare un disastroso effetto domino nella regione ed oltre.<\/p>\n<p>Nel corso di un periodo transitorio, si potr\u00e0 immaginare una stabilizzazione basata sulla spartizione in zone influenza: a Ovest, lungo la dorsale mediterranea, un\u2019influenza della Russia che vi manterrebbe le basi militari di Latakia e Kmeimin; a Nord-Ovest, un\u2019influenza della Turchia con gli insediamenti militari di Al-Bab e Afrin; a Nord-Est una Entit\u00e0 autonoma curda presidiata dal contingente militare degli Usa (di cui Trump ha ora sancito la permanenza in funzione anti-Iran); a Sud, nell\u2019area di Dara\u2019a, Sweida, Kuneitra, un\u2019influenza israelo-giordana con una eventuale garanzia politico-militare degli Usa (presenti in area e ad Al-Tanf, al confine con l\u2019Iraq).<\/p>\n<p>Ci\u00f2 comporterebbe comunque una pi\u00f9 o meno esplicita intesa tra Russia e Stati Uniti, che appare necessaria quanto aleatoria. E altres\u00ec una sinergia nei confronti dell\u2019Iran e della folta schiera di milizie accolite, il cui insediamento Assad sarebbe invece tentato di favorire quale \u2018debito di riconoscenza\u2019 per l\u2019appoggio ricevuto e soprattutto garanzia di forniture energetiche.<\/p>\n<p><strong>La chiave di volta, una riforma della Costituzione<\/strong><br \/>\nIn ogni caso, la chiave di volta per una stabilizzazione duratura e l\u2019avvio di una ricostruzione risiede in una riforma della Costituzione che smantelli monopartitismo e assolutismo e inauguri nuovi equilibri entro un sistema aperto e liberale. La costellazione di etnie e confessioni religiose nel Paese (almeno una ventina, maggioranza sunnita e variegata schiera di minoranze, curdi, sciiti, cristiani armeni ortodossi e cattolici, assiri, caldei, maroniti, alawiti, ismaeliti, yazidi, etc ) \u00e8 tale da sconsigliare fortemente assetti di tipo libanese e da consigliare piuttosto alti standard generali e forti garanzie per i diritti delle minoranze.<\/p>\n<p>E\u2019 altres\u00ec sconsigliata una decentralizzazione territoriale \u2013 che peraltro nemmeno l\u2019opposizione chiede, con parziale eccezione dei curdi che, connivente Assad, hanno di fatto gi\u00e0 acquisito una sostanziale autonomia \u2013 per evitare il rischio di frammentare il Paese e alimentare ambizioni esterne. Solo prescindendo da affiliazioni confessionali e puntando a istituzioni inclusive e rappresentative, sar\u00e0 possibile individuare la strada per il futuro, incoraggiare i rifugiati al rientro, avviare la ricostruzione. Per questo aspetto, in particolare, l\u2019Europa e gli europei potrebbero conferire un apporto sostanziale, anche con il sostegno del Consiglio d\u2019Europa (Commissione di Venezia) che negli anni ha curato la riedizione delle Costituzioni dell\u2019Est-Europa e dei Paesi dell\u2019ex-Jugoslavia.<\/p>\n<p>La ricostruzione non potr\u00e0 aver luogo se non a condizione di un totale cessate-il-fuoco e della definizione consensuale dei nuovi assetti costituzionali, come giustamente sancito dall\u2019Unione europea. Saranno necessari ingenti capitali (500 mld secondo stime dell\u2019Onu), con un auspicabile impegno dell\u2019Europa e degli europei che \u00e8 bene prevedere fin d\u2019ora. Per l\u2019Italia in particolare, la Siria, che gravita sul Mediterraneo e conserva memoria di relazioni millenarie con le nostre sponde, rappresenta un naturale sbocco economico e commerciale da non disperdere. Il mega-progetto cinese \u2018Via della Seta\u2019, che attraversa l\u2019Iran e scorre ai bordi di Iraq e Siria verso il Mediterraneo, potr\u00e0 rappresentare un\u2019opportunit\u00e0 di collaborazione.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 oltre, stabilizzazione e ricostruzione non potranno prescindere da un meccanismo di dialogo regionale sorretto da istituzioni di riferimento (Ue, Osce) e da una consistente cooperazione in tema di connettivit\u00e0 (infrastrutture, energia, elettricit\u00e0 etc) e di scambi culturali. (<em>2 e fine<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo \u00e8 il seguito di quello della stessa autrice pubblicato il 30\/11\/2018 &#8211;\u00a0Un&#8217;ulteriore fase del conflitto in Siria \u00e8 in corso, protagonisti da un lato la Turchia di Erdogan, animata dalla determinazione anti-curda e da una netta propensione per i Fratelli Musulmani, e dall&#8217;altro lo scontro tra Israele\/Arabia Saudita e\u00a0Iran, alimentato da Trump in [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":21,"featured_media":71867,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[93,103,108,114,130,432],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71816"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/21"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=71816"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71816\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":71868,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71816\/revisions\/71868"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71867"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=71816"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=71816"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=71816"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}