{"id":71975,"date":"2018-12-06T07:50:07","date_gmt":"2018-12-06T06:50:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=71975"},"modified":"2019-01-15T07:00:53","modified_gmt":"2019-01-15T06:00:53","slug":"brexit-accordo-rilancio-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/brexit-accordo-rilancio-ue\/","title":{"rendered":"Brexit: l&#8217;accordo non \u00e8 trampolino di rilancio dell&#8217;Ue"},"content":{"rendered":"<p>Nella confusione che continua ad avviluppare la saga della <strong>Brexit<\/strong>, \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile trovare qualche filo di Arianna. I <strong>Ventisette<\/strong> sono riusciti a mantenere la loro compattezza lungo tutto l\u2019arco del negoziato: un risultato che in pochi si attendevano, come ha sottolineato anche su <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/brexit-ue-intesa-lezioni\/\">AffarInternazionali Ferdinando Nelli Feroci<\/a>. \u00c8 un fatto importante, che ha contribuito a scardinare la strategia britannica, tante volte utilizzata con successo in passato, di dividere il fronte degli avversari per massimizzare il proprio vantaggio tattico.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 la tattica del &#8216;dividi e negozia&#8217; \u00e8 fallita<\/strong><br \/>\nE s\u00ec che gli argomenti per riuscirci non mancavano. La Brexit ha dimostrato che quando un Paese entra in un negoziato complesso sulla base di un ragionamento in cui il dato politico-ideologico prevale sull\u2019attenta valutazione dei costi-benefici, rischia di restarne intrappolato e finisce per dover cedere. Theresa <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/ue-gb-brexit-may\/\"><strong>May<\/strong><\/a> non \u00e8 mai riuscita a presentare una posizione coerente, perch\u00e9 non aveva dietro di s\u00e9 una linea condivisa, n\u00e9 a livello di governo, n\u00e9 di Parlamento, n\u00e9 di opinione pubblica: ha continuato a dichiarare di puntare \u201cal massimo\u201d nell\u2019interesse del Paese, senza che questo riuscisse a mettersi d\u2019accordo di quale massimo si stesse parlando e su come raggiungerlo.<\/p>\n<p>I Ventisette dal canto loro, confrontati dalla prospettiva di un cedimento che, se da un lato avrebbe potuto consentire vantaggi per alcuni su alcuni punti, avrebbe potuto presentare svantaggi su altri punti, hanno preferito non correre il rischio di una ulteriore frammentazione del quadro comunitario e hanno optato per il diavolo che conoscevano piuttosto che cedere alla tentazione di quello di cui non capivano bene i bene i contorni. Un indebolimento del tessuto connettivo politico dell\u2019<strong>Ue<\/strong> poteva essere un vantaggio; la messa in discussione di alcuni beni fondamentali &#8211; a partire da quello della libera circolazione \u2013 rappresentava un serio problema. E cos\u00ec via.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;intesa non risolve le contraddizioni fra i Ventisette<\/strong><br \/>\nAttenzione tuttavia a pensare che da ci\u00f2 possa nascere un rilancio dell\u2019idea europea, sull\u2019onda dell\u2019unanimit\u00e0 mantenuta a dispetto dei timori. I Ventisette hanno saputo respingere una minaccia \u2013 ad un tempo asimmetrica settorialmente e orizzontale nei <em>fundamentals<\/em> \u2013, ma mantengono intatte le loro contraddizioni e divisioni interne.<\/p>\n<p>Quella che si appresta a uscire dal negoziato sulla Brexit non \u00e8 una Ue disposta a cercare un nuovo terreno politico comune, su cui completare le pagine mancanti del libro dell\u2019integrazione: dall\u2019Unione economica alla composizione del dualismo comunitario\/intergovernativo, alla sicurezza interna ed esterna, a modelli sociali e di solidariet\u00e0 condivisi.<\/p>\n<p>Essere riusciti a evitare che la Brexit producesse quello che si poteva legittimamente temere \u2013 l\u2019ulteriore sfilacciamento di una tela gi\u00e0 di per s\u00e9 usurata &#8211; \u00e8 stato un risultato importante. Ma su se e some tesserla di nuovo \u2013 su come, in altre parole, ridare impulso alla crescita politica, riconoscendo le diversit\u00e0 e riaffermando identit\u00e0 e autonomi parallelismi negli obiettivi di fondo &#8211; le distanze restano alte. Eppure riuscirci \u00e8 fondamentale: la Brexit sar\u00e0 almeno servita a mettere in luce come \u00e8 qui e ora che si dovr\u00e0 giocare la vera partita della sopravvivenza del progetto europeo.<\/p>\n<p><strong>La Brexit non se ne va e le opzioni restano molte<\/strong><br \/>\nMa la Brexit \u00e8 \u2013 ahim\u00e9 &#8211; ancora con noi e lo sar\u00e0 per chiss\u00e0 quanto tempo. Secondo referendum, Canada-plus (o plus,plus,plus\u2026), Norvegia-Eea sono tutte alternative sul tappeto insieme alla hard brexit e a nuove elezioni politiche, che modificherebbero il quadro generale non necessariamente facendo chiarezza. Nessuno sembra in grado di dire cosa succeder\u00e0 dopo la prevedibile sconfitta della May ai Comuni l\u201911 dicembre, mentre il Paese si avviluppa in una crisi a un tempo politica, identitaria e di sistema: le divisioni travalicano l\u2019ambito tradizionale dei partiti e in qualche misura anche quello geografico, generazionale e di classe.<\/p>\n<p>Un\u2019opinione pubblica alimentata da un festival di panzane &#8211; da una parte come dall\u2019altra \u2013 \u00e8 ad un tempo irritata e vittima di generalizzazioni spesso senza senso, trasmettendo il suo sconcerto a un Parlamento e a un governo che sono promotori e ostaggio di una radicalizzazione che non sono capaci di governare.<\/p>\n<p>La discussione si svolge interamente sul versante interno, come se nella decisione sulla via da prendere la responsabilit\u00e0 sia solo di Londra e agli altri Ventisette non resti che attendere e poi, naturalmente, accettare. Che le cose non stiano cos\u00ec e che qualsiasi modifica dell\u2019accordo raggiunto, cos\u00ec come la riapertura dei termini dell\u2019Art. 50 per consentire vuoi un referendum, vuoi un nuovo negoziato, debbano passare per una approvazione da parte del Consiglio europeo, che \u00e8 tutt\u2019altro che scontata, non viene preso in considerazione.<\/p>\n<p><strong>Da uscire come se si fosse rimasti a rimanere come se si fosse usciti<\/strong><br \/>\nLa cosa \u00e8 in parte spiegabile con la concitazione del dibattito ma, a un livello pi\u00f9 profondo, \u00e8 espressione di un atteggiamento che l\u2019Ue farebbe bene a non sottovalutare. La Brexit, per quanto discutibile e inaccettabile per molti, riflette un sentire nazionale che va compreso. Quali possano essere i danni per il Regno Unito dalla sua uscita, quelli derivanti dalla perdita del contributo fondamentale britannico saranno per l\u2019Ue a lungo termine anche maggiori: l\u2019Ue continuer\u00e0 sempre ad avere bisogno della Gran Bretagna ed \u00e8 giusto riconoscere ad essa vantaggi speciali, commisuratati all\u2019importanza del suo contributo ad interessi altrui.<\/p>\n<p>Tesi del genere non sono limitate solo al campo dei <em>Brexiteers<\/em> pi\u00f9 determinati, ma affiorano nel pensiero pi\u00f9 o meno esplicito di molti <em>Remainers,<\/em> e persino in quello di europeisti convinti. Non so se ci sar\u00e0 un secondo referendum e se questo sancir\u00e0 la fine della Brexit, ma, se ci\u00f2 accadr\u00e0, sar\u00e0 bene prepararci a un negoziato almeno altrettanto difficile, in cui Londra chiederebbe di riavere non solo le eccezioni di cui ha goduto in passato, ma anche quelle conseguite ora nel negoziato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella confusione che continua ad avviluppare la saga della Brexit, \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile trovare qualche filo di Arianna. 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