{"id":72061,"date":"2018-12-13T00:54:55","date_gmt":"2018-12-12T23:54:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72061"},"modified":"2018-12-16T08:00:58","modified_gmt":"2018-12-16T07:00:58","slug":"italia-brexit-legame-non-scontato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/italia-brexit-legame-non-scontato\/","title":{"rendered":"Brexit: gli effetti del &#8220;no deal&#8221; sull&#8217;Italia"},"content":{"rendered":"<p>In un periodo in cui i <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/debito-sovrano-eurozona-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">rapporti tra Roma e Bruxelles<\/a> sono sempre pi\u00f9 nel segno delle tensioni e delle contrapposizioni, la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/brexit-e-futuro-dellue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Brexit<\/strong> <\/a>rappresenta un&#8217;eccezione. Il cambio di governo in Italia non ha modificato la posizione del nostro Paese sul tema, contribuendo cos\u00ec a una non scontata <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/brexit-ue-divorzio-gran-bretagna\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">unit\u00e0 dell&#8217;Ue<\/a> nel negoziato con la <strong>Gran Bretagna<\/strong>. Il risultato \u00e8 stato il Consiglio europeo dello scorso 25 novembre, che con una seduta record di appena 30 minuti ha dato il proprio via libera all&#8217;accordo chiuso per l&#8217;Ue\u00a0dal capo negoziatore Michel Barnier, a nome dei Ventisette Stati membri. Una prova di unit\u00e0 da parte dell&#8217;Unione che ha dato i suoi frutti: l&#8217;accordo chiuso con il governo May \u00e8 schiacciato decisamente di pi\u00f9 sulle posizioni europee che su quelle britanniche.<\/p>\n<p>Questa sostanziale linea di continuit\u00e0 tra l\u2019<strong>Italia<\/strong> e le posizioni di Bruxelles sulla Brexit generalmente viene ricondotta alla constatazione che la Brexit non avrebbe comunque un grosso impatto sull&#8217;Italia e che quindi conta solo fino a un certo punto in termini di <strong>interesse nazionale<\/strong>. Non rientrerebbe quindi tra i temi pi\u00f9 caldi e dirimenti per il governo e per il Paese in generale. Eppure le cose non stanno esattamente in questi termini.<\/p>\n<p><strong>I numeri dell&#8217;export italiano<\/strong><br \/>\nIl legame che unisce Roma e Londra nell&#8217;ambito del comune (almeno finora) contesto dell\u2019Unione europea \u00e8 pi\u00f9 stretto di quanto possa sembrare all&#8217;apparenza. A contribuire all&#8217;affermazione secondo cui in fondo Brexit non potr\u00e0 sortire grandi effetti sull&#8217;Italia sta il fatto che verso Londra vengono indirizzate in fondo &#8220;solo&#8221; <a href=\"https:\/\/www.sviluppoeconomico.gov.it\/images\/stories\/commercio_internazionale\/osservatorio_commercio_internazionale\/statistiche_import_export\/paesi_export.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">il 5% circa delle nostre esportazioni<\/a> nel mondo, e che quindi anche l\u2019impatto di una <em>hard Brexit<\/em> (ovvero una Brexit senza accordo finale) non potrebbe sconvolgere il nostro interscambio con l\u2019estero. Ma si tratta di un dato che merita maggiore attenzione.<\/p>\n<p>Anzitutto, grazie a questo 5% la Gran Bretagna si posiziona al quarto posto, a pari merito con la Spagna, tra i mercati di destinazione delle nostre esportazioni, dopo Germania, Francia e Stati Uniti (che insieme raccolgono oltre il 35% dell\u2019export italiano). Inoltre, il dato percentuale pu\u00f2 raccontare una storia diversa se lo si legge in termini di valore in euro. Il 5% di un totale di beni esportati pari a 450 miliardi nel 2017 si traduce in circa 23 miliardi di euro. Se si considera che il nostro<a href=\"https:\/\/www.sviluppoeconomico.gov.it\/images\/stories\/commercio_internazionale\/osservatorio_commercio_internazionale\/statistiche_import_export\/paesi_import.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> import da Londra<\/a> ammonta a circa 12 miliardi, emerge un <strong>avanzo commerciale di 11 miliardi<\/strong>. Una cifra tutt&#8217;altro che irrisoria.<\/p>\n<p>Certo, si potrebbe a ragione sostenere che non bisogna esagerare sugli effetti della Brexit perch\u00e9, anche nell&#8217;ipotesi in cui non si giungesse a un accordo tra Ue e Gran Bretagna entro marzo, i 23 miliardi di export non andrebbero totalmente in fumo. Ma subirebbero comunque un contraccolpo non indifferente. Per comprenderlo basti ricordare che a inizio 2016 ci si attendeva un aumento dell\u2019export italiano verso la Gran Bretagna di circa il 5-6%. Dopo il referendum di giugno 2016 che ha visto prevalere il &#8220;Leave&#8221; sul &#8220;Remain&#8221;, la percentuale si \u00e8 fermata sullo 0%, per poi raggiungere il 3% solo nel 2017. Un anno, quest\u2019ultimo, in cui per\u00f2 si \u00e8 registrato un boom delle nostre esportazioni nel mondo, con un incremento di oltre il 7%. Il rallentamento dell\u2019economia britannica e la debolezza della sterlina hanno quindi avuto un impatto significativo.<\/p>\n<p><b>L&#8217;impatto sull&#8217;industria<\/b><br \/>\nInoltre, vale la pena di disaggregare l\u2019effetto del potenziale calo delle nostre esportazioni verso Londra a livello settoriale, visto che circa il 40% di queste sono concentrate in alcuni settori quali la <strong>meccanica<\/strong> strumentale, i mezzi di <strong>trasporto<\/strong> e l\u2019<strong>agroalimentare<\/strong>. Gli effetti su questi settori sarebbero dunque proporzionalmente pi\u00f9 rilevanti che in altri, tanto pi\u00f9 se la Brexit avvenisse senza un accordo finale. In questo caso peraltro si applicherebbero i dazi previsti dall\u2019Organizzazione mondiale del commercio (Omc) che, secondo stime della Banca d\u2019Italia, si tradurrebbero in dazi medi del 5% sul nostro export verso Londra, ma che sarebbero vicini o addirittura superiori al 10% per alcuni settori (tessile e abbigliamento, agroalimentare e automotive).<\/p>\n<p>Anche quando si guarda agli investimenti diretti esteri (Ide) si tende a sottovalutare l\u2019effetto di una <em>hard Brexit<\/em> sull\u2019Italia. In effetti, il nostro Paese \u00e8 destinatario di relativamente pochi Ide (il 18,7% del nostro Pil, contro il 46,7% della media Ue nel 2016) e quindi anche una riduzione di quelli dalla Gran Bretagna non dovrebbe sortire grossi effetti. Probabilmente sarebbe cos\u00ec, ma ancora una volta non necessariamente, se si disaggregano i dati; si tratta infatti di investimenti con forte concentrazione a livello settoriale (manifatturiero, Ict e commercio all&#8217;ingrosso) e geografico, con alcune regioni \u2013 a partire dalla <strong>Lombardia,<\/strong> e dal milanese in particolare \u2013 che risulterebbero particolarmente colpite.<\/p>\n<p>Un ulteriore effetto negativo della Brexit sull&#8217;Italia potrebbe non essere legato all&#8217;ambito strettamente commerciale e degli Ide. A pesare in misura considerevole sulle finanze dello Stato sarebbe infatti il probabile <strong>aumento dello spread<\/strong>. In un momento in cui il nostro differenziale sugli interessi \u00e8 gi\u00e0 molto alto, un elemento di ulteriore instabilit\u00e0 in Europa, soprattutto nel caso di una <em>hard Brexit<\/em>, giocherebbe decisamente a sfavore dell\u2019Italia.<\/p>\n<p><strong>Non solo economia: gli svantaggi politici\u00a0<\/strong><br \/>\nPi\u00f9 in generale, l\u2019uscita di Londra dall&#8217;Ue non \u00e8 una buona notizia per l\u2019Italia per motivi che vanno ben oltre l\u2019aspetto meramente numerico. Ad esempio, pi\u00f9 spesso di quanto non si creda, nei 45 anni della sua adesione all\u2019Ue, Londra ha fatto sponda con Roma in chiave anti-asse Parigi-Berlino e ha favorito quell&#8217;attenzione alla competitivit\u00e0 e alle liberalizzazioni che ha fatto decisamente bene al nostro Paese. Per non parlare degli effetti di una Ue senza Londra in termini di politica estera e sicurezza dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che lega l\u2019Italia al futuro della Gran Bretagna \u00e8 ben pi\u00f9 consistente di quanto in genere si pensi e di quanto i dati sembrano mostrare. Motivo in pi\u00f9 perch\u00e9 il governo italiano contribuisca a mantenere l\u2019unit\u00e0 dell&#8217;Ue nel prossimo Consiglio e negli ultimi mesi che precedono la Brexit, ma dando il suo contributo perch\u00e9 le difficolt\u00e0 \u2013 soprattutto da parte britannica \u2013 non si traducano il prossimo marzo in una <em>hard Brexit<\/em> che non converrebbe a nessuno, Italia compresa.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Tom Nicholson\/London News Pictures via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un periodo in cui i rapporti tra Roma e Bruxelles sono sempre pi\u00f9 nel segno delle tensioni e delle contrapposizioni, la Brexit rappresenta un&#8217;eccezione. 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