{"id":72080,"date":"2018-12-12T23:32:54","date_gmt":"2018-12-12T22:32:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72080"},"modified":"2018-12-13T07:11:55","modified_gmt":"2018-12-13T06:11:55","slug":"libia-conferenza-palermo-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/libia-conferenza-palermo-italia\/","title":{"rendered":"Libia: conferenza di Palermo, il bilancio dell&#8217;Italia"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019idea di una <strong>conferenza internazion<\/strong><strong>ale <\/strong>sulla<strong> Libia\u00a0<\/strong>organizzata dall\u2019<strong>Italia<\/strong> \u00e8 nata in occasione della visita del<br \/>\npremier Giuseppe <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/conte-trump-mano\/\"><strong>Conte<\/strong><\/a> a Washington lo scorso luglio e, nell\u2019immediato, ha trovato l\u2019appoggio del<br \/>\npresidente degli Stati Uniti Donald <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/onu-trump-macron-risata-differenza\/\"><strong>Trump<\/strong><\/a>, favorevole a un rinnovato impegno del nostro Paese nel teatro di<br \/>\ncrisi del Paese nordafricano. All&#8217;incontro svoltosi a <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/libia-conferenza-palermo-interrogativi\/\">Palermo il 12 e 13 novembre<\/a>, tuttavia, Trump non ha<br \/>\npreso parte, cos\u00ec come diversi dei capi di Stato \u2013 da Putin a <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/libia-saint-cloud-situazione-fragile\/\">Macron<\/a> \u2013 ai quali inizialmente si era pensato.<\/p>\n<p>Sul fronte libico, alcuni dei leader pi\u00f9 influenti, tra cui il presidente del Governo di Accordo nazionale<br \/>\n(Gna) riconosciuto dall\u2019Onu Fayez <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/tutte-le-incognite-dellincontro-serraj-haftar\/\"><strong>al-Serraj<\/strong><\/a>, il presidente del parlamento di Tobruk Aguila Saleh Issa, il<br \/>\npresidente dell\u2019Alto consiglio di Stato libico Khaled al-Mishri, hanno subito aderito. Il &#8216;balletto&#8217; durato<br \/>\ndiversi giorni sulla presenza di Khalifa <strong>Haftar<\/strong>, il potente generale appoggiato da Egitto, Emirati Arabi Uniti,<br \/>\nFrancia e Russia, che controlla la Cirenaica e l\u2019Esercito nazionale libico, si \u00e8 risolto alla fine con una formula<br \/>\npiuttosto ambigua, nella quale il generale ha potuto sostanzialmente scegliere chi vedere bilateralmente,<br \/>\nevitando invece di prendere parte a sedute plenarie.<\/p>\n<p><strong>Un bilancio non positivo<\/strong><br \/>\nA qualche settimana dalla conferenza appare necessario darne una valutazione scevra di pregiudizi,<br \/>\ntrovando la giusta misura tra l\u2019encomio e il disfattismo presenti nei commenti sulla stampa italiana in quella<br \/>\noccasione. In realt\u00e0 la genesi estemporanea dell\u2019iniziativa non doveva far illudere sull&#8217;esito dell&#8217;incontro di<br \/>\nPalermo sin dall\u2019inizio: la conferenza arrivava senza il necessario, doveroso (e lungo) lavoro preparatorio.<\/p>\n<p>Lo scollamento, talvolta sin troppo chiaro, tra i tempi della politica e quelli della diplomazia \u00e8 apparso<br \/>\npiuttosto evidente in questo caso. Se i politici rispondono alle necessit\u00e0 dell\u2019elettorato, talvolta smaniosi di<br \/>\nattivismo e volont\u00e0 di imprimere una svolta o di mettersi in evidenza, la diplomazia si scontra con la realt\u00e0<br \/>\ndei fatti, con l\u2019inestricabile matassa di problemi e con la necessaria capacit\u00e0 di individuare linee di azione,<br \/>\ntalvolta per\u00f2 non sufficienti a trovare una soluzione organica a una crisi complessa come quella libica.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 i tempi di preparazione di un\u2019iniziativa sono brevi, pi\u00f9 la percezione da parte degli attori internazionali \u00e8<br \/>\nche questa sia sostanzialmente unilaterale e messa in campo con l\u2019unico scopo di ridare centralit\u00e0 all&#8217;attore<br \/>\nche la organizza. Se quindi l\u2019ambizione era quella di far sedere intorno a un tavolo i grandi attori<br \/>\ninternazionali e regionali in grado di influenzare il corso in Libia allora questa attesa \u00e8 stata delusa. Come<br \/>\naveva gi\u00e0 dimostrato il <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/magazine\/atlante\/geopolitica\/A_Parigi_la_conferenza_per_la_pacificazione_della_Libia.html\">vertice di Parigi del 29 maggio<\/a> convocato dal presidente Emmanuel Macron,<br \/>\niniziative di questo genere necessiterebbero certamente di un percorso pi\u00f9 articolato e condiviso.<\/p>\n<p><strong>I buoni risultati della diplomazia italiana<\/strong><br \/>\nTuttavia, se guardiamo ai contenuti dell&#8217;incontro, la <strong>diplomazia italia<\/strong><strong>na\u00a0<\/strong>pare avere comunque ottenuto alcuni<br \/>\nrisultati. Dal precedente vertice di Parigi l\u2019Italia pare aver imparato che forzare i tempi \u00e8 controproducente:<br \/>\nstabilire una data delle elezioni (il 10 dicembre) difficilmente mantenibile ha contribuito a polarizzare la<br \/>\ncrisi ed estremizzato le posizioni politiche nel Paese.<\/p>\n<p>L\u2019Italia ha lavorato alla creazione di un consenso attorno a un nuovo percorso condiviso con le <strong>Nazioni Unite<\/strong>, non ha imposto una linea o nuove scadenze. Innescatosi il meccanismo di preparazione della conferenza, \u00e8 stata in grado di trasformarla in qualcosa di diverso: non pi\u00f9 un punto di svolta della crisi libica, come forse inizialmente un po&#8217; in maniera velleitaria ci si attendeva, ma una conferenza di servizio, che ha rappresentato il rilancio della nuova roadmap delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>Il nuovo piano per la Libia sembra dovere molto al contributo di idee e indirizzo dell\u2019Italia, a cominciare dall&#8217;insistenza sulla ricomposizione del quadro delle istituzioni economico-finanziarie libiche, al maggior coinvolgimento degli attori militari che hanno il controllo reale del terreno e di tutte quelle parti di Paese che erano rimaste escluse precedentemente tramite la convocazione a inizio 2019 di una conferenza nazionale. Anche il dialogo bilaterale avviato con la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/libia-italia-consenso-canea\/\"><strong>Francia<\/strong><\/a>, perlomeno a livello diplomatico, nelle fasi\u00a0preliminari alla conferenza, sembra dischiudere scenari un po\u2019 pi\u00f9 ottimistici sulla capacit\u00e0 di preservare gli interessi italiani in Libia.<\/p>\n<p>Il progressivo mutamento di posizione dell\u2019Italia nell&#8217;ultimo anno, e in particolare del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/italia-libia-governo-conte\/\">governo Conte<\/a>, che<br \/>\nha scelto di aprire pi\u00f9 chiaramente al dialogo con il generale Haftar (nuovamente in Italia pochi giorni fa),<br \/>\nha il chiaro scopo di tutelarci nel caso le prossime elezioni politiche (previste ora per la primavera 2019)<br \/>\nregistrassero una vittoria, seppur relativa, del generale o di forze a lui vicine. Tuttavia, una apertura di<br \/>\nquesto tipo, dopo che altri attori internazionali hanno creato con lui una relazione privilegiata, dall\u2019Egitto,<br \/>\nagli Emirati, alla Russia e alla Francia, sembra poter generare un crollo di credibilit\u00e0 sia ad est tra le<br \/>\ncomponenti pi\u00f9 vicine a Roma, sia ad ovest tra quelle che sostengono il Gna e che hanno interpretato<br \/>\nl&#8217;apertura italiana come una debolezza o una tacita ammissione dell&#8217;impossibilit\u00e0 di sostenere a lungo la<br \/>\npropria strategia di supporto a al-Serraj e all\u2019impegno delle Nazioni Unite nel Paese.<\/p>\n<p>L&#8217;incontro di Palermo (lo \u201c<a href=\"http:\/\/www.governo.it\/articolo\/il-presidente-conte-al-rome-2018-med-mediterranean-dialogues\/10414\">spirito di Palermo<\/a>\u201d come sottolineato da Conte poche settimane fa) ha quindi contribuito a far passare alcuni chiari obiettivi italiani attraverso il supporto degli stessi da parte delle Nazioni Unite, ma la posizione internazionale dell\u2019Italia non appare uscirne rafforzata. Il \u201cpermissivismo\u201d italiano legato alla partecipazione di Haftar a Palermo ha spazientito la delegazione turca che ha voluto dare un segnale di dissenso abbandonando i lavori. Ci\u00f2 sembra chiaramente dimostrare come la \u201ccoperta\u201d politica sia piuttosto corta se prima dei vertici non si chiariscono le questioni di fondo.<\/p>\n<p><strong>Stati Uniti assenti solo formalmente<\/strong><br \/>\nInfine, un punto che potrebbe essere dirimente. Il tentativo di cercare di riportare gli <strong>Usa<\/strong>\u00a0dentro la<br \/>\ngestione politica della crisi \u2013 seppur giocato a livello di rapporto personale <a href=\"http:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/politica\/2018\/09\/25\/conte-punta-su-trump-e-lo-vuole-a-conferenza-libia_130605a7-9844-4d0c-bdc5-fad0d8afd4ae.html\"><strong>Conte-Trump<\/strong><\/a> &#8211; \u00e8 corretto e<br \/>\nandava percorso; tuttavia non appare sufficiente. Solo gli Stati Uniti godono di una leadership tale da poter<br \/>\navere una funzione di mediazione tra gli interessi, spesso divergenti, degli attori europei; solo loro<br \/>\ndispongono ancora di un leverage significativo su alcuni attori regionali (molti alleati di Washington) che<br \/>\nhanno agito da battitori liberi fomentando il caos libico.<\/p>\n<p>Permangono per\u00f2, ora ancor di pi\u00f9, i dubbi su un reale desiderio di impegno degli Usa in una crisi che hanno sempre voluto vedere da lontano (a cominciare dal <a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/opinions\/the-obama-doctrine-leading-from-behind\/2011\/04\/28\/AFBCy18E_story.html?noredirect=on&amp;utm_term=.9f2c0157342c\">&#8216;leading from behind&#8217;<\/a> della presidenza Obama in occasione dell\u2019intervento del 2011), e ancora di pi\u00f9 con l\u2019attuale amministrazione in cui solo James Mattis, segretario alla Difesa, ha dimostrato una volont\u00e0 di andare oltre al contenimento della minaccia jihadista. Il ruolo dell\u2019Italia nella gestione della crisi in Libia appare oggi pi\u00f9 che mai legato alla capacit\u00e0 di convincimento degli amici e alleati della bont\u00e0 della propria linea d\u2019azione e alla capacit\u00e0 di mediazione tra interessi diversi, ma soprattutto a un presupposto di credibilit\u00e0 del nostro governo sulla scena internazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019idea di una conferenza internazionale sulla Libia\u00a0organizzata dall\u2019Italia \u00e8 nata in occasione della visita del premier Giuseppe Conte a Washington lo scorso luglio e, nell\u2019immediato, ha trovato l\u2019appoggio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, favorevole a un rinnovato impegno del nostro Paese nel teatro di crisi del Paese nordafricano. 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