{"id":72164,"date":"2018-12-18T09:17:00","date_gmt":"2018-12-18T08:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72164"},"modified":"2018-12-18T09:17:00","modified_gmt":"2018-12-18T08:17:00","slug":"migranti-ue-asilo-riforma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/migranti-ue-asilo-riforma\/","title":{"rendered":"Migranti: Ue, sistema d&#8217;asilo comune, la mancata riforma"},"content":{"rendered":"<p>Quando la Commissione europea presieduta da Jean-Claude <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/ue-urra-pe-juncker\/\"><strong>Juncker<\/strong><\/a> si insedi\u00f2 nel 2014, il neo-presidente pose tra le priorit\u00e0 del suo mandato la riforma del <strong>sistema europeo comune d\u2019asilo<\/strong> (Ceas). Nel documento contenente gli orientamenti politici della nuova Commissione, pubblicato il 15 giugno 2014, si trova infatti indicata la volont\u00e0 di attuare una solida politica comune in materia di asilo basata su un principio di solidariet\u00e0, al fine di poter dare una risposta unitaria alla <strong>crisi migratoria<\/strong> che in quel periodo andava sviluppandosi.<\/p>\n<p>Nel 2016 la Commissione propose i primi due pacchetti di proposte atte ad armonizzare ulteriormente le procedure di asilo tra gli Stati membri. Le riforme prospettate riguardavano la modifica di una serie di direttive (su cui il Ceas si basa), il rafforzamento del sistema <strong>Eurodac<\/strong> e sopratutto una riforma dello strumento che pi\u00f9 degli altri aveva dato prova di non funzionare, contribuendo alla creazione della crisi, il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/dublino-riforma-necessaria-europa\/\"><strong>regolamento di Dublino<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Nonostante l\u2019enfasi posta da pi\u00f9 parti (dal Parlamento europeo alla societ\u00e0 civile) sulla necessit\u00e0 di riformare Dublino, mettendovi al centro un principio di solidariet\u00e0, il 4 dicembre 2018 la Commissione ha dovuto ammettere l\u2019impossibilit\u00e0 di raggiungere un accordo sulla riforma, riconoscendo di fatto il parziale fallimento del progetto di riforma del sistema europeo comune d\u2019asilo. Il commissario Dimitris Avramopoulos, responsabile per le migrazioni, ha infatti dichiarato la necessit\u00e0 di essere &#8220;pragmatici&#8221;, evidenziando l\u2019importanza di riuscire almeno a raggiungere un accordo sulle riforme non conflittuali prima delle elezioni europee del prossimo maggio. Quella che viene delineandosi \u00e8 dunque una riforma del Ceas parziale e ben lontana da quanto inizialmente prospettato.<\/p>\n<p><strong>La mancanza di volont\u00e0 politica<br \/>\n<\/strong>La proposta di riforma si basava su un meccanismo che garantisse una redistribuzione obbligatoria dei richiedenti asilo tra gli Stati membri, in modo da alleviare la pressione sugli Stati maggiormente interessati dai flussi. Tuttavia, nei due anni in cui si \u00e8 tentato di riformare Dublin,o \u00e8 chiaramente emersa la mancanza di una forte volont\u00e0 politica al riguardo. I pi\u00f9 grandi oppositori della riforma sono stati i Paesi del cosiddetto <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/visegrad-nucleo-duro-europa-contro\/\"><strong>gruppo di Visegrad<\/strong><\/a> e l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/austria-anno-governo-kurz-ue\/\"><strong>Austria<\/strong><\/a>, profondamente contrari ad un sistema obbligatorio di ricollocamento, che presentano come una profonda violazione della sovranit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p>Inoltre, l\u2019aumento di consensi registrato dai movimenti di estrema destra nell&#8217;ultimo periodo ha contribuito a creare un sentimento di avversione nei confronti dei flussi migratori, presentati come una grave minaccia per la sicurezza e l\u2019identit\u00e0 dello Stato. Ci\u00f2 ha contribuito ad aumentare l\u2019avversione di alcuni attori politici alla riforma, soprattutto dal punto di vista di un ritorno elettorale. Di conseguenza, gli Stati membri dell\u2019Unione hanno deciso di concentrare la loro attenzione non tanto su delle soluzioni interne all\u2019Unione, quanto sulle possibilit\u00e0 di esternalizzare l&#8217;approccio al fenomeno migratorio. L\u2019obiettivo degli Stati membri, dunque, non \u00e8 pi\u00f9 tanto di riformare il sistema europeo comune di asilo, e con esso Dublino, adottando un principio di solidariet\u00e0 reale, quanto di rafforzare i controlli alle frontiere e di stipulare nuovi accordi inerenti i rimpatri con Stati terzi.<\/p>\n<p>Come il regolamento di Dublino concorre alla &#8216;crisi migratoria&#8217;<br \/>\nLa Convenzione di Dublino nasce come accordo tra gli Stati membri dell&#8217;Unione europea con lo scopo di gestire le richieste d\u2019asilo. La convenzione venne stipulata attraverso una conferenza intergovernativa in quanto le politiche relative all&#8217;asilo non rientravano ancora fra le competenze dell\u2019Unione. Essa venne tuttavia ricondotta nel quadro legislativo dell\u2019Unione dopo l\u2019entrata in vigore del Trattato di Amsterdam, nello specifico a partire dal 2003, tramite il regolamento 2003\/343\/CE.<\/p>\n<p>Il regolamento di Dublino mira a creare un sistema che permetta l\u2019allocazione della responsabilit\u00e0 per la gestione delle richieste d\u2019asilo basandosi sul principio secondo cui lo Stato che ha permesso l\u2019ingresso di un richiedente asilo nel suo territorio \u00e8 responsabile dell\u2019esame della sua richiesta. Inoltre, esso ha lo scopo di prevenire la simultanea richiesta di asilo in pi\u00f9 Paesi membri: dunque, nel caso in cui si verifichino movimenti secondari verso un altro Stato membro, il sistema prevede il trasferimento di questi individui allo Stato di primo ingresso.<\/p>\n<p>Uno degli elementi di maggior criticit\u00e0 del sistema di Dublino, e che ha pi\u00f9 contribuito alla creazione della crisi, consiste nel fatto che la\u00a0richiesta di asilo di un migrante proveniente da un Paese terzo deve\u00a0essere fatta nel primo Paese\u00a0dell\u2019Unione in cui egli giunge; ed \u00e8 responsabilit\u00e0 di quel Paese gestire le richieste e provvedere agli individui in attesa di responso. Il problema di Dublino \u00e8 evidente, soprattutto per la pressione che questo esercita sugli Stati che per una mera questione geografica si trovano ad essere meta dei flussi migratori, come i casi di Grecia e Italia illustrano.<\/p>\n<p>L\u2019insuccesso di giungere ad una riforma di Dublino basata su un principio di solidariet\u00e0 rappresenta una grande occasione persa per l\u2019Unione, che, unita alle pi\u00f9 recenti azioni perpetrate in un\u2019ottica di esternalizzazione del fenomeno migratorio ci permette di capire quale sia oggi la logica sottostante le scelte perpetrate in quest\u2019ambito: l\u2019idea che non sia necessaria una maggiore integrazione a livello interno se i flussi migratori vengono tenuti fuori dall\u2019Unione.<\/p>\n<p>Tuttavia, va tenuto presente che questo tipo di politica ha importanti conseguenze sui migranti: infatti, se \u00e8 vero che i flussi diretti verso l\u2019Europa sono misti, comprendenti cio\u00e8 sia migranti economici sia richiedenti asilo, \u00e8 anche vero che una politica di esternalizzazione non pu\u00f2 che aggravare ulteriormente la gi\u00e0 difficile situazione dei richiedenti asilo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando la Commissione europea presieduta da Jean-Claude Juncker si insedi\u00f2 nel 2014, il neo-presidente pose tra le priorit\u00e0 del suo mandato la riforma del sistema europeo comune d\u2019asilo (Ceas). 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