{"id":72177,"date":"2018-12-21T00:55:50","date_gmt":"2018-12-20T23:55:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72177"},"modified":"2018-12-21T08:03:27","modified_gmt":"2018-12-21T07:03:27","slug":"sud-sudan-tribu-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/sud-sudan-tribu-pace\/","title":{"rendered":"Sud Sudan: superare la logica delle trib\u00f9 per arrivare alla pace"},"content":{"rendered":"<p>\u201cNon ci sar\u00e0 pace nel <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/02\/paese-nuovo-con-problemi-antichi\/\"><strong>Sud Sudan<\/strong><\/a> fintanto che prevarr\u00e0 la logica delle trib\u00f9\u201d. Hubert Twagirayezu, economo ispettoriale dei Salesiani per le 14 comunit\u00e0 di don Bosco in <strong>Uganda<\/strong>, Ruanda e Burundi, non \u00e8 ottimista sul futuro del giovane e travagliato Paese africano. Era di passaggio in Italia per partecipare al concerto di Natale in Vaticano, quest&#8217;anno dedicato alle iniziative educative nei campi profughi di Erbil, nel Kurdistan iracheno, che accolgono siriani e sfollati dalla Piana di Ninive dopo l\u2019invasione dell\u2019Isis, e nel campo di Palabeck in Uganda, che sta aprendo le porte ai centinaia di migliaia di persone in fuga.<\/p>\n<p><strong>Il Sud Sudan e i profughi della guerra civile<\/strong><br \/>\nLa stima \u00e8 di un milione mezzo di profughi, provenienti in gran parte dal Sud Sudan, ma anche dalla Repubblica Democratica del Congo e dal Burundi. Hubert vede nelle divisioni etniche interne il vero motivo che sta alla radice della guerra civile nel Sud Sudan, pi\u00f9 che nelle politiche predatorie di governanti corrotti e di potenze straniere attratte dalle immense ricchezze del territorio, in primis il petrolio.\u00a0\u00c8 lui che coordina l\u2019attivit\u00e0 a Palabeck. Su un territorio di 400 chilometri quadrati, vivono profughi che si sono lasciati alle spalle violenze, fame, terrore e violazioni sistematiche e brutali dei diritti umani fondamentali.<\/p>\n<p>L\u2019Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha registrato <a href=\"https:\/\/data2.unhcr.org\/en\/situations\/southsudan\">quasi 2,5 milioni di persone<\/a> che dal Sud Sudan hanno varcato i confini dei 6 Paesi limitrofi. \u201c\u00c8 un flusso continuo \u2013 riferisce Hubert \u2013 centinaia e centinaia alla settimana. Si calcola che negli ultimi tre anni un milione e mezzo di sud-sudanesi abbia trovato rifugio in altre nazioni e di questi 60.000 abbiano raggiunto Palabeck. In Uganda c\u2019\u00e8 disponibilit\u00e0 di terra, terra fertile.\u00a0\u00c8 un Paese generoso, anche se povero. Anzi, una parte della sua popolazione \u00e8 persino pi\u00f9 povera dei profughi sud-sudanesi\u201d. Per questo il governo ha stabilito che, per ogni progetto di aiuti umanitari, il 70% delle risorse messe a disposizione vada ai profughi, ma il 30% sia destinato alla popolazione locale indigente.<\/p>\n<p><strong>I profughi sud-sudanesi in Uganda: il campo di Palabeck<\/strong><br \/>\nTwagirayezu, 36 anni, orfano di entrambi i genitori da quando ne aveva 6, sa bene cosa significhi la devastazione di conflitti intestini che neppure l\u2019appartenenza alla stessa confessione religiosa riesce a placare. Di famiglia cattolica praticante, \u00e8 nato e vive in <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/segnalazioni\/onu-ruanda-salton\/\">Ruanda<\/a> <\/strong>dove, dopo le atrocit\u00e0 della guerra civile, \u00e8 in atto un processo di giustizia e riconciliazione. \u201cIl mio Paese \u2013 dice \u2013 sta crescendo. Ora c\u2019\u00e8 sicurezza, si pu\u00f2 lavorare. Papa Francesco ci ha richiamato all&#8217;impegno missionario, a essere costruttori di pace\u201d. A Palabeck, grande come Venezia, ma con capanne come case, poca acqua e scarsit\u00e0 di mezzi, la missione si articola in priorit\u00e0 urgenti: provvedere ai mezzi pi\u00f9 elementari di sussistenza, dare istruzione, insegnare un lavoro.<\/p>\n<p>\u201cBisogna tenere in considerazione che il tempo di permanenza nel campo non sar\u00e0 breve; che nessuno ha intenzione di andare altrove, tanto meno di raggiungere il Mediterraneo, perch\u00e9 il sogno di tutti \u00e8 ritornare in Sud Sudan; che il 60% dei suoi abitanti sono bambini e giovani sotto i 15 anni, il 35% sono donne e appena il 5% uomini adulti. Per questi motivi, il primo obiettivo \u00e8 cercare di creare condizioni di vita il pi\u00f9 possibile normali\u201d, osserva il missionario salesiano, che lavora con due sacerdoti e altri due volontari. Complessivamente sono 33 le organizzazioni internazionali che operano nel campo, ciascuna su specifici settori d\u2019intervento. Di competenza dei salesiani, per ragioni storiche legate al loro fondatore, sono l\u2019istruzione e la formazione professionale.<\/p>\n<p><strong>Palabeck, da campo profughi a villaggio<\/strong><br \/>\n\u201cQui \u2013 racconta Twagirayezu\u2013 anche se a ogni famiglia, appena arriva, viene consegnato un pezzo di terra, nessuno \u00e8 in grado di lavorarla, nessuno sa come stare dietro agli animali. Hanno bisogno di tutto. Mi sono sentito toccare il cuore quando li ho visti per la prima volta. Sono lasciati a se stessi\u201d. Uno stato di abbandono dove il tempo sembra sospeso e cresce una generazione che non vede prospettive. \u201cNel campo sono molte le maternit\u00e0 precoci, con tutti i problemi che si trascinano dietro\u201d.<\/p>\n<p>A giorni dovrebbe aprire la scuola per 600 tra ragazzi e ragazze. Ai corsi tradizionali, come quelli di falegnameria, sartoria, parrucchiera, se ne affiancheranno altri pi\u00f9 ambiziosi e avveniristici, come la costruzione di pennelli solari. Lo scopo \u00e8 rendere il campo un villaggio fatto anche di relazioni sociali. Un villaggio da dove un giorno i suoi abitanti possano uscire mettendo a frutto le abilit\u00e0 acquisite.<\/p>\n<p><strong>Il Sud Sudan, da insieme di trib\u00f9 a popolo<\/strong><br \/>\nUno dei sogni nel cassetto dei salesiani \u00e8 che \u201cgli studenti migliori, i pi\u00f9 meritevoli, possano avere il permesso del governo ugandese di uscire dal campo e accedere alle loro scuole, alle loro universit\u00e0\u201d. Nelle buone pratiche del fare i missionari vedono un modo per aiutare i sud-sudanesi a essere un popolo e non un insieme di quelle che Hubert chiama trib\u00f9. \u201cIn loro \u00e8 talmente forte quel legame ancestrale \u2013 osserva &#8211; che, quando fanno ingresso nel campo profughi e sono destinati alle varie zone, riescono ad intercettare il gruppo, il clan di appartenenza, e lo raggiungono. Stiamo mettendo in atto strategie per farli comunicare, perch\u00e9 imparino a stare insieme, a dialogare\u201d.<\/p>\n<p>Le chiese non bastano a creare la cultura dell\u2019unit\u00e0. Meglio lo sport, il gioco, il cinema perch\u00e9 \u201csono luoghi d\u2019incontro dove saltano tutte le appartenenze\u201d. Mentre il Consiglio di sicurezza dell\u2019 Onu ha adottato una risoluzione che protrae di un anno la presenza dei 17.000 caschi blu in Sud Sudan in attesa di chiss\u00e0 quali sviluppi, le basi per un futuro di pace del Paese potrebbero trovarsi proprio in quell&#8217;immenso spazio di 400 km\u00b2 \u201cdove s\u2019impara a essere un popolo\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cNon ci sar\u00e0 pace nel Sud Sudan fintanto che prevarr\u00e0 la logica delle trib\u00f9\u201d. Hubert Twagirayezu, economo ispettoriale dei Salesiani per le 14 comunit\u00e0 di don Bosco in Uganda, Ruanda e Burundi, non \u00e8 ottimista sul futuro del giovane e travagliato Paese africano. 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