{"id":72217,"date":"2018-12-21T01:09:21","date_gmt":"2018-12-21T00:09:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72217"},"modified":"2018-12-23T23:30:06","modified_gmt":"2018-12-23T22:30:06","slug":"brasile-le-mani-di-bolsonaro-su-ambiente-e-amazzonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/brasile-le-mani-di-bolsonaro-su-ambiente-e-amazzonia\/","title":{"rendered":"Brasile: le mani di Bolsonaro su ambiente e Amazzonia"},"content":{"rendered":"<p>All\u2019indomani della conclusione della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/clima-cop24-regole-impegni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Cop24<\/strong> di Katowice<\/a>, il rinvio della decisione sui cosiddetti <strong>\u201ccarbon credits\u201d<\/strong> voluto dal <strong>Brasile\u00a0<\/strong>e l\u2019incerta posizione dei suoi delegati durante la conferenza hanno sicuramente gettato un\u2019ombra sul futuro ambientale del Paese latinoamericano. Un\u2019ombra che, come nel caso degli Stati Uniti alla Cop22 di Marrakech nel 2016, ha le sembianze del futuro presidente.<\/p>\n<p>Il 28 ottobre, con poco pi\u00f9 del 55% delle preferenze, <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/brasile-bolsonaro-incertezza-futuro\/\">Jair Bolsonaro<\/a><\/strong>, candidato dell\u2019ultradestra, \u00e8 stato eletto presidente del Brasile e si insedier\u00e0 al Pal\u00e1cio da Alvorada il 1\u00b0 gennaio. Sin dal principio della sua campagna elettorale, il \u201cTrump brasiliano\u201d ha mostrato di non appoggiare la causa ambientale, arrivando a sostenere di voler ritirare il Paese dallo stesso <strong>Accordo di Parigi<\/strong>.<\/p>\n<p>Bolsonaro ha infatti pi\u00f9 volte affermato di voler mantenere salda la <strong>sovranit\u00e0<\/strong> brasiliana sulla <strong>Foresta amazzonica<\/strong>, la quale ai suoi occhi rappresenta un propulsore per l\u2019economia del Paese.<\/p>\n<p>Questa, in ragione della sua ricchezza di risorse, pu\u00f2 rappresentare sia un bacino di produzione per le grandi <strong>esportazioni alimentari<\/strong> brasiliane, ma allo stesso tempo un catalizzatore di <strong>investimenti esteri<\/strong> nelle lacunose <strong>infrastrutture<\/strong> e nelle <strong>risorse<\/strong> delle regioni amazzoniche. Il tutto inserito in un contesto di privatizzazioni e di depenalizzazione dei reati ambientali.<\/p>\n<p>Il suolo brasiliano ospita circa il 60% della pi\u00f9 grande foresta pluviale tropicale al mondo. Comunemente definita un polmone verde, questa foresta \u00e8 un <strong>\u201ccarbon sink\u201d<\/strong>, ovvero un deposito di Co2 con la caratteristica di assorbire pi\u00f9 anidride carbonica di quella che produce. Tuttavia, l\u2019Amazzonia sta progressivamente perdendo parte del suo territorio. Secondo i dati dell\u2019Istituto nazionale brasiliano per la ricerca spaziale (Inpe), quasi 769 chilometri quadrati di verde sono andati persi dagli anni Settanta in avanti; una quota pari a circa il 20% di foresta.<\/p>\n<p><strong>Le cause della deforestazione <\/strong><br \/>\nL\u2019incredibile quantit\u00e0 di risorse idriche disponibile \u00e8 stata utilizzata negli anni per generare elettricit\u00e0. Oggi si calcola che pi\u00f9 del 70% di elettricit\u00e0 del Paese venga generata attraverso centrali idroelettriche, le principali fra le quali si trovano nelle regioni amazzoniche. Al di l\u00e0 dei benefici energetici che tali strutture apportano, vi \u00e8 una grande minaccia. Un caso emblematico \u00e8 rappresentato dalla <strong>diga Belo Monte<\/strong>, nello Stato del Par\u00e0. Questa immensa diga in fase di costruzione sul fiume Xingu &#8211; la terza per generazione di energia idroelettrica al mondo una volta completata &#8211; distruggerebbe la biodiversit\u00e0 di un\u2019enorme area di foresta, mettendo peraltro a rischio alcune popolazioni indigene della regione.<\/p>\n<p>Il rischio maggiore \u00e8 per\u00f2 che la costruzione di un\u2019opera tale possa rappresentare un precedente per il futuro governo di Bolsonaro, che su questa scia potrebbe decidere di riprendere l\u2019approvazione di nuovi altri grandi progetti distruttivi in Amazzonia, che erano stati accantonati dal precedente esecutivi.<\/p>\n<p>Nell\u2019ottica di risollevare l\u2019economia brasiliana, il neoeletto presidente ha anche dichiarato la necessit\u00e0 di sfruttare il grande <strong>potenziale minerario<\/strong> del territorio occupato dalla foresta. Le attivit\u00e0 minerarie in Amazzonia, sebbene limitate da difficolt\u00e0 logistiche a causa della mancanza di infrastrutture nella regione, sono responsabili per circa 10% della deforestazione. Le grandi risorse di minerali comprendono depositi di bauxite, rame, stagno, niobio, nickel e oro. Lo sviluppo di questo settore voluto da Bolsonaro pone una doppia minaccia per l\u2019ecosistema: da un lato infatti vi \u00e8 il danno ambientale che l\u2019attivit\u00e0 mineraria di per s\u00e9 comporta; dall\u2019altro lato questo settore richiede la costruzione di nuove e invadenti infrastrutture, ulteriore causa di disboscamento. Secondo uno <a href=\"https:\/\/idesam.org\/analise-br319\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">studio<\/a> di Idesam, una Ong che promuove la sostenibilit\u00e0 in Amazzonia, la costruzione dell\u2019autostrada BR319, che attraversa la foresta per pi\u00f9 di 850 chilometri, collegando Manaus a Portho Velho, ha causato non solo la degradazione del territorio, ma anche inquinamento chimico e distruzione della biodiversit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La riconversione dei territori<\/strong><br \/>\n\u00c8 per\u00f2 necessario precisare che la pi\u00f9 grande minaccia alla sopravvivenza della foresta e dei suoi abitanti \u00e8 rappresentata dalla conversione di enormi porzioni di foresta in territori agricoli o per l\u2019allevamento di bovini. A partire dalla fine degli Anni Sessanta la dittatura militare, per combattere la povert\u00e0 nel Paese, incoraggi\u00f2 la popolazione a trasferirsi nelle zone limitrofe alla foresta attraverso sussidi economici all\u2019agricoltura. Negli anni successivi, per favorire l\u2019insediamento della popolazione, gli stessi militari iniziarono la costruzione di opere pubbliche quali autostrade e centrali idroelettriche all\u2019interno della foresta.<\/p>\n<p>Da allora, un numero sempre pi\u00f9 ampio di popolazione \u00e8 stato attirato nelle regioni amazzoniche dalla promessa di un facile impiego. Successivamente, \u00e8 stato il boom agricolo degli Anni Novanta, trainato dalla richiesta sui mercati internazionali di <strong>soia<\/strong> che ha portato ad una feroce deforestazione, i cui apici si registrarono nel 1995 e nel 2004, anni in cui il Brasile risultava il Paese con pi\u00f9 emissioni di Co2 al mondo. Non \u00e8 un caso perci\u00f2 che deforestazione amazzonica registr\u00f2 un brusco calo in corrispondenza della moratoria sulla soia coltivata in territori sottratti illegalmente alla foresta dal 2006 in poi.<\/p>\n<p><strong>L\u2019avvento dell\u2019ex militare alla presidenza \u00a0<\/strong><br \/>\nNon dovrebbe dunque risultare cos\u00ec sorprendente la notizia di un nuovo picco di deforestazione nel 2018, il pi\u00f9 alto negli ultimi dieci anni. Sebbene lontano dai valori del 2004, l\u2019<a href=\"http:\/\/www.inpe.br\/noticias\/noticia.php?Cod_Noticia=4957\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Inpe<\/a> stima che da agosto 2017 fino a luglio 2018 sono stati cancellati quasi 8000 chilometri quadrati di foresta. Questo incremento del 13,72% rispetto all\u2019anno precedente \u00e8 sicuramente frutto di due fattori. Da un lato si pone la politica del presidenza degli Stati Uniti Trump, che non solo ha frequentemente rinnegato il cambiamento climatico ma ha anche iniziato una guerra commerciale con la Cina, la quale cerca nuovi mercati proprio in Sudamerica. Dall\u2019altro lato, vi \u00e8 l\u2019elezione di Bolsonaro.<\/p>\n<p>Il futuro presidente, ex capitano delle Forze armate, ha pi\u00f9 volte ribadito la sovranit\u00e0 brasiliana sulla Foresta amazzonica, tanto da ritirare il proprio Paese dalla candidatura per ospitare la prossima Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, la Cop25. Peraltro, durante la campagna elettorale, sostenuto dalla lobby agricola del paese, Bolsonaro ha promesso di unificare i ministeri dell\u2019Ambiente e dell\u2019Agricoltura, per dare priorit\u00e0 alla produzione rispetto alla protezione, ha sostenuto di voler ridurre le pene per i reati ambientali e ha minacciato di aprire le <strong>riserve indigene<\/strong> protette.<\/p>\n<p>La distruzione amazzonica richieder\u00e0 nei prossimi mesi una considerevole attenzione, sia perch\u00e9 il futuro presidente sembra voler dare nuovo slancio ai settori pi\u00f9 distruttivi per la foresta, e sia perch\u00e9 il \u201cLet\u2019s make Brazil Great!\u201d di Bolsonaro pare avvenire a spese di tutta la comunit\u00e0 internazionale, degli accordi ambientali e sul clima e degli impegni richiesti dalla transizione energetica.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Monika Skolimowska\/DPA via ZUMA Press<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019indomani della conclusione della Cop24 di Katowice, il rinvio della decisione sui cosiddetti \u201ccarbon credits\u201d voluto dal Brasile\u00a0e l\u2019incerta posizione dei suoi delegati durante la conferenza hanno sicuramente gettato un\u2019ombra sul futuro ambientale del Paese latinoamericano. 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