{"id":72257,"date":"2018-12-23T22:58:26","date_gmt":"2018-12-23T21:58:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72257"},"modified":"2018-12-23T22:58:26","modified_gmt":"2018-12-23T21:58:26","slug":"clima-destino-inevitabile-artico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/clima-destino-inevitabile-artico\/","title":{"rendered":"Clima: il destino (in)evitabile dell\u2019Artico"},"content":{"rendered":"<p>Il 6 ottobre di quest\u2019anno, in occasione della 48\u00aa sessione dell\u2019Ipcc (<em>Intergovernmental Panel on Climate Change<\/em>), \u00e8 stato pubblicato il rapporto intitolato <em>Global warming of<\/em> 1.5\u00b0C che, sottolineando i rischi e le conseguenze del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/clima-cop24-regole-impegni\/\"><strong>riscaldamento globale<\/strong><\/a>, pone grande enfasi sulla fragilit\u00e0 e i possibili impatti del cambiamento climatico sull&#8217;<strong>Artico<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel rapporto si afferma inoltre che per riuscire a mantenere l\u2019aumento delle temperature al di sotto degli 1.5\u00b0C rispetto all\u2019et\u00e0 preindustriale, nel 2030 le emissioni antropiche di CO<sub>2<\/sub> dovranno risultare inferiori almeno del 45% rispetto ai livelli del 2010, per poi ridursi a zero entro il 2050. In questo contesto, a dicembre le parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) si sono riunite a Katowice (Polonia), in occasione della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/clima-salvare-pianeta-obiettivi\/\"><strong>Cop24<\/strong><\/a>, per fare ulteriori passi in avanti nel conseguimento dell\u2019obiettivo stabilito con l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/clima-la-folle-retromarcia-donald-trump\/\"><strong>Accordo di Parigi<\/strong><\/a> del 2015 volto a contenere l\u2019innalzamento delle temperature del pianeta entro i 2\u00b0C.<\/p>\n<p><strong>Trend preoccupanti<br \/>\n<\/strong>I dati pubblicati di recente dal Nsidc (<em>National Snow and Ice Data Center<\/em>) dell\u2019Universit\u00e0 del Colorado e dalla Nasa mostrano che la superficie ghiacciata dell\u2019Oceano artico ha raggiunto quest\u2019anno l\u2019estensione minima in due giornate, il 19 e il 23 settembre, allorquando la calotta si \u00e8 ridotta a 4,59 milioni di chilometri quadrati.<\/p>\n<p>Dal 1979 (anno in cui sono iniziate le prime osservazioni satellitari dei poli) a oggi, la superficie ghiacciata dell\u2019Oceano artico \u00e8 diminuita in media di 54 mila chilometri quadrati l\u2019anno e l\u2019estensione minima mai raggiunta risale al settembre 2012, quando il ghiaccio risultava addirittura meno della met\u00e0 rispetto alla fine degliAanni Settanta. Bench\u00e9 quest\u2019anno siamo lontani dalle tragiche condizioni verificatesi nel 2012, il dato allarmante \u00e8 che il trend sembra ormai irreversibile. Le dodici estensioni minime registrate dal 1979 appartengono infatti agli ultimi dodici anni. La causa di tutto ci\u00f2? Il progressivo riscaldamento del pianeta.<\/p>\n<p>Il 98% della comunit\u00e0 scientifica non ha dubbi a riguardo: il <em>global warming<\/em> \u00e8 causato dalle emissioni antropiche di gas serra dovute al consumo di idrocarburi. D\u2019altronde i fenomeni naturali che influiscono sul clima (l\u2019attivit\u00e0 solare, le eruzioni vulcaniche e la variazione dell\u2019orbita terrestre) hanno determinato negli ultimi decenni un leggero raffreddamento della Terra.<\/p>\n<p><strong>L\u2019importanza dell\u2019Artico<br \/>\n<\/strong>Ci\u00f2 che accade in Artico non rimane confinato nella regione. E\u2019 altrettanto vero, per\u00f2, che ci\u00f2 che accade nel resto del pianeta si ripercuote inevitabilmente sulla regione artica.<\/p>\n<p>Il progressivo restringimento della calotta artica riduce l\u2019albedo del pianeta, cio\u00e8 la quantit\u00e0 di radiazione solare che viene riflessa. Ghiaccio e neve sono in grado di riflettere in condizioni ottimali fino al 90% della radiazione; il suolo e l\u2019acqua invece, essendo pi\u00f9 scuri, riflettono meno. Ci\u00f2 implica un maggior assorbimento di energia da parte del pianeta che perci\u00f2 si riscalda ulteriormente.<\/p>\n<p>Lo scioglimento del ghiaccio, il ritiro del limite delle nevi e lo scongelamento del permafrost sono feedback del riscaldamento artico che comportano conseguenze a livello globale. Le regioni polari svolgono infatti un ruolo fondamentale nell\u2019andamento della circolazione delle correnti oceaniche (cosiddetta circolazione termoalina) e se continueranno a perdere ghiaccio diminuir\u00e0 la loro efficacia nel raffreddare le masse d\u2019acqua con inevitabili ripercussioni sul clima.<\/p>\n<p>Di questo ed altro si \u00e8 discusso a Berlino il 25-26 ottobre in occasione della seconda <em>Arctic Science Ministerial<\/em> (ASM2), evento organizzato in collaborazione dalla Commissione europea, dal Governo federale tedesco e dal Governo finlandese e che ha fatto seguito alla prima edizione svoltasi nel 2016 a Washington. L\u2019obiettivo \u00e8 stato quello di migliorare il livello di conoscenza dei cambiamenti che stanno caratterizzando la regione artica, aumentando al contempo le attivit\u00e0 di ricerca scientifica.<\/p>\n<p>L\u2019ASM2 ha visto la partecipazione delle popolazioni indigene dell\u2019Artico attraverso la presenza dei sei partecipanti permanenti del Consiglio Artico (forum intergovernativo di alto livello di cui la Finlandia ricopre attualmente la presidenza). Hanno inoltre presenziato trenta Paesi, tra cui l\u2019Italia, e dieci organizzazioni internazionali. Nella dichiarazione conclusiva i partecipanti hanno sottolineato l\u2019urgente bisogno di rafforzare la collaborazione scientifica internazionale nella regione ed hanno messo in risalto l\u2019importanza di procedere in maniera congiunta e con determinazione in nome delle generazioni presenti e nel rispetto di quelle future.<\/p>\n<p>L\u2019ASM2 si \u00e8 svolta due settimane dopo la riunione ministeriale sull\u2019ambiente artico di Rovaniemi (Finlandia), organizzata nell\u2019ambito del Consiglio Artico: vi hanno partecipato i ministri dell\u2019Ambiente degli otto Stati artici. Il cambiamento climatico e lo scioglimento dei ghiacci sono stati anche in tale occasione temi caldi al centro del dibattito.<\/p>\n<p><strong>Agire in tempi rapidi<br \/>\n<\/strong>Siamo ancora ben lontani dal percorso indicato dall\u2019Ipcc nel rapporto recentemente pubblicato. Le emissioni, infatti, non accennano a diminuire. Nel 2016 sono state rilasciate 51.9 miliardi di tonnellate di CO<sub>2<\/sub> eq. (<em>Emissions Gap Report<\/em> 2017, Un Environment) e le previsioni dell\u2019Ipcc, realizzate in base ai contributi dichiarati dai singoli Paesi nell\u2019ambito dell\u2019Accordo di Parigi, indicano per il 2030 emissioni comprese tra i 52 e i 58 miliardi di tonnellate di CO<sub>2<\/sub> eq.<\/p>\n<p>Per arrestare la febbre del pianeta e scongiurare le catastrofiche conseguenze ambientali associate, diventa perci\u00f2 sempre pi\u00f9 urgente accelerare la transizione verso una societ\u00e0 a basse emissioni di carbonio, sostituendo quanto prima l\u2019utilizzo dei combustibili fossili con le rinnovabili. Se non agiremo in tempi rapidi, saremo costretti a vivere in un pianeta sempre pi\u00f9 caldo e del ghiaccio artico non rimarr\u00e0 che un lontano ricordo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 6 ottobre di quest\u2019anno, in occasione della 48\u00aa sessione dell\u2019Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), \u00e8 stato pubblicato il rapporto intitolato Global warming of 1.5\u00b0C che, sottolineando i rischi e le conseguenze del riscaldamento globale, pone grande enfasi sulla fragilit\u00e0 e i possibili impatti del cambiamento climatico sull&#8217;Artico. 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