{"id":72331,"date":"2019-01-01T12:14:31","date_gmt":"2019-01-01T11:14:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72331"},"modified":"2019-01-05T06:50:58","modified_gmt":"2019-01-05T05:50:58","slug":"memoria-europea-coscienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/memoria-europea-coscienza\/","title":{"rendered":"Una memoria europea per costruire una coscienza europea"},"content":{"rendered":"<p>Si partisse dalla <strong>memoria<\/strong> per costruire una <strong>coscienza<\/strong> europea? Le Nazioni Unite, ad oggi, hanno istituito 78 giornate dedicate ai temi pi\u00f9 disparati, dalla tutela dell\u2019ambiente alla lotta contro la violenza alle donne. Di queste, cinque sono memoriali, a partire da quella del 27 gennaio dedicata alle vittime dell\u2019 Olocausto, a cui in Italia ne \u00e8 stata aggiunta una specifica sul dramma delle foibe. L\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/ue-sfide-politica-partiti-comunicazione\/\"><strong>Europa<\/strong><\/a> ne ha finora deliberata una decina, a partire da quella della vittoria sul nazismo del 1945.<\/p>\n<p><strong>Pi\u00f9 si ricorda per legge pi\u00f9 si dimentica<\/strong><br \/>\nIn un tempo caratterizzato da una crescente <strong>amnesia<\/strong>, clinicamente accertata e riconosciuta quale effetto di Internet, che facilitando la ricerca dei dati evita ogni sforzo mnemonico, si assiste a quella che la giurista Anna <a href=\"http:\/\/www.didattica-cps.unito.it\/do\/docenti.pl\/Alias?anna.mastromarino#profilo\"><strong>Mastromarino<\/strong><\/a> chiama \u201cbulimia memoriale\u201d. Docente universitaria di Diritto pubblico comparato, la Mastromarino \u00e8 la prima in Italia ad aver studiato la relazione tra Stato e memoria dal punto di vista giuridico.<\/p>\n<p>E\u2019 in crescita la politica legislativa del ricordo, un fenomeno che interessa tutti gli ordinamenti europei, compresi i Paesi dell\u2019 Est dopo il crollo del regime sovietico. Sono leggi di diritto penale (come in Italia la legge 115 del 2016 che punisce la negazione della Shoah) o leggi commemorative. Ma sono sufficienti leggi, celebrazioni, luoghi, perch\u00e9 davvero la societ\u00e0 civile li senta come parte imprescindibile di un sistema di valori e non pura retorica?<\/p>\n<p>Amnesia e ansia di conservazione del passato possono leggersi come facce della stessa medaglia. Paesi che nell&#8217;accelerazione di fenomeni complessi di trasformazione sono in crisi di identit\u00e0, giovani che non sono pi\u00f9 depositari di narrazioni famigliari che quella storia avevano vissuto in prima persona, rappresentanze politiche in debito di rappresentanza, compongono un insieme in cui la memoria storica non fa pi\u00f9, autenticamente, da collante. Una memoria che pi\u00f9 si istituzionalizza e pi\u00f9 rischia di ritualizzarsi.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo delle Istituzioni e la memoria pubblica<\/strong><br \/>\nLe pietre d\u2019inciampo sradicate a Roma sono uno dei molti sfregi che spesso colpiscono obiettivi simbolici che nello spazio pubblico rendono eternamente presente un passato che lo Stato sceglie di non dimenticare. A monte di ogni scelta, anche toponomastica o museale, c\u2019\u00e8, infatti, una scelta politica di cui sono responsabili le istituzioni. Istituzioni deboli producono per\u00f2 una memoria debole (ritualizzata); istituzioni forti, sorrette da una coscienza civile altrettanto forte, producono una memoria consapevole e partecipata.<\/p>\n<p>Non sono tanto gli attacchi alla memoria pubblica a far paura quanto la cristallizzazione di una memoria incapace di essere fattore di innovazione, di crescita, portatrice di futuro pi\u00f9 che cassaforte del passato. E qui che s\u2019 innestano le strumentalizzazioni a fini politici, elettorali, di tutti coloro che usano la storia cercando in essa il supporto alla loro azione politica.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Italia e le memorie sue e degli immigrati<\/strong><br \/>\nInoltre, come si sta misurando l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/governo-conte-ue-politica-estera\/\"><strong>Italia<\/strong><\/a> con le tante memorie di cui sono portatori i popoli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/mover-migration-in-europe\/\"><strong>immigrati<\/strong><\/a>? Il mito fondativo dell\u2019Italia del dopoguerra \u00e8 sicuramente la Resistenza antifascista e antinazista, la Costituzione repubblicana del \u201948. Si tratta di un sistema valoriale che deve confrontarsi con il passare delle generazioni che quel mito lo vedono sempre pi\u00f9 lontano e con popoli originari di altre nazioni che hanno altri miti fondativi.<\/p>\n<p>La storiografia c\u2019insegna che non si smette mai di scrivere la storia e, dunque, la memoria \u00e8 qualcosa di mobile non statico, plurale non uniforme. Se un Paese \u00e8 stato capace di confrontarsi anche con le pagine buie della sua storia, \u00e8 in grado di elaborare una memoria viva e non mummificata. Era il 1994 quando l\u2019arcivescovo Desmond Tutu scriveva No Future Without Forgiveness a proposito della Commissione per la verit\u00e0 e la riconciliazione del Sudafrica di Mandela.<\/p>\n<p>L\u2019Italia non ha mai avuto qualcosa di simile e perci\u00f2 ha oscillato tra colpi di spugna (come l\u2019amnistia) e ipocrita condiscendenza a forme, organizzate e non, di neofascismo (basti pensare al Movimento Sociale Italiano). Vincitori e vinti non sono mai usciti dall&#8217;atteggiamento vittimario, le ferite restano sanguinanti, la risposta al negazionismo, a revival nostalgici, per anni \u00e8 stata la codificazione di una narrazione eroica dogmatica.<\/p>\n<p><strong>Costruire una memoria pubblica europea<\/strong><br \/>\nC\u2019\u00e8 da chiedersi, di fronte a un progetto europeo sovranazionale oggi sotto attacco, se i singoli Stati europei \u00a0non abbiamo bisogno di costruire insieme una memoria pubblica che vada oltre alle ricorrenze. Una memoria europea per un\u2019identit\u00e0 europea. Ma se le storie sono cos\u00ec diverse, se fino a 70 anni fa gli Stati europei si sono fatti la guerra gli uni con gli altri, come \u00e8 possibile una memoria che non sia lacerata, divisiva?<\/p>\n<p>La risposta ai totalitarismi, al nazifascismo, non \u00e8 stata uguale da tutte le parti, in egual modo tempestiva. E i processi di rielaborazione, nel profondo delle coscienze dei corpi sociali, non dappertutto sono stati portati avanti con coraggio. Ecco allora che non deve stupire il ritorno di vecchi fantasmi.<\/p>\n<p>Le istituzioni europee, con tutta la loro attivit\u00e0 memoriale, non sono sufficienti se gli Stati membri e ancor pi\u00f9 i popoli membri, non hanno maturato la memoria di un continente che ha trovato soluzione ai conflitti di nazionalismi dispotici e egemonici perseguendo, pur tra mille difficolt\u00e0 e contraddizioni, una politica di giustizia nell\u2019unit\u00e0 e nella pace.<\/p>\n<p>Le migrazioni possono essere un aiuto. Perch\u00e9 fanno parte della storia europea. Le popolazioni migranti dovrebbero essere chiamate a costruire la nuova memoria europea. Una memoria che si libera dai rancori e dai conti in sospeso generatori soltanto di rabbia, vendetta, violenza. A partire dai colonialismi, stimolando tutti a uscire, appunto, dalle logiche vittimarie. E portando tutti a guardare avanti, senza alibi, assumendosi la responsabilit\u00e0 della nuova Europa, nessuno escluso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si partisse dalla memoria per costruire una coscienza europea? Le Nazioni Unite, ad oggi, hanno istituito 78 giornate dedicate ai temi pi\u00f9 disparati, dalla tutela dell\u2019ambiente alla lotta contro la violenza alle donne. 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