{"id":72353,"date":"2019-01-05T05:10:53","date_gmt":"2019-01-05T04:10:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72353"},"modified":"2019-01-07T23:45:44","modified_gmt":"2019-01-07T22:45:44","slug":"usa-2020-democratici-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/usa-2020-democratici-trump\/","title":{"rendered":"Usa 2020: democratici, anti-Trump cercasi, troppi trovansi"},"content":{"rendered":"<p>Il <strong>Partito Democratico<\/strong> americano scalda i motori in vista delle primarie del 2020. Per i democratici, la situazione non si prospetta delle migliori. Nonostante abbia riconquistato nelle elezioni di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/usa-democratici-midterm-pareggio\/\"><strong>midterm<\/strong><\/a> la Camera dei Rappresentanti, l\u2019Asinello continua a essere dilaniato dalle faide intestine. L\u2019ormai classico scontro tra i centristi e la sinistra non accenna a placarsi e \u2013 molto probabilmente \u2013 l\u2019imminente <strong>campagna elettorale<\/strong> sar\u00e0 destinata ad acuire queste divisioni. Soprattutto se si pensa ad alcune specifiche questioni programmatiche (come la riforma sanitaria).<\/p>\n<p><strong>La sinistra in subbuglio tra Warren e Sanders<\/strong><br \/>\nIn questo tumulto, le correnti della sinistra sono gi\u00e0 in fibrillazione. Pochi giorni fa, la senatrice del Massachusetts Elizabeth <strong>Warren<\/strong> ha annunciato la creazione di un comitato esplorativo come primo passo per una sua prossima discesa in campo. Da sempre su posizioni energicamente progressiste (soprattutto in materia di finanza e big corporation), la Warren dovr\u00e0 studiare un\u2019adeguata strategia per riuscire ad avere effettive chances di vittoria.<\/p>\n<p>Nonostante abbia un profilo molto preparato, si \u00e8 sino ad oggi rivelata una sorta di eterna promessa della sinistra americana. Nel 2016 si susseguirono voci senza seguito su una sua candidatura alla nomination democratica. Il suo nome rispunt\u00f2 poi come quello di papabile vice a fianco di Hillary Clinton. Ma anche in questo caso non se ne fece nulla.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che \u2013 contrariamente a Bernie <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/05\/sanders-fa-piu-danni-a-hillary-che-a-donald\/\"><strong>Sanders<\/strong> <\/a>\u2013 la senatrice del Massachusetts deve ancora dimostrare di possedere le doti organizzative necessarie per condurre una campagna elettorale credibile ed efficace. Non soltanto in termini di raccolta fondi ma anche \u2013 e soprattutto \u2013 in termini di proposta politica. Elizabeth Warren dovr\u00e0, cio\u00e8, essere in grado di rivolgersi a quote elettorali trasversali, evitando di puntare soltanto sul proprio elettorato di riferimento.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, la sinistra riscontra anche altri problemi. Nonostante le recenti accuse di molesti sessuali piovute su un componente del suo vecchio staff, anche Sanders parrebbe intenzionato a candidarsi nuovamente. Il problema a quel punto sar\u00e0 capire se i due opteranno per un\u2019alleanza o se \u2013 al contrario \u2013 sceglieranno di farsi la guerra. Eventualit\u00e0, quest\u2019ultima, che finirebbe prevedibilmente col frantumare il gi\u00e0 poco stabile fronte della sinistra.<\/p>\n<p><strong>Le tante opzioni &#8216;liberal&#8217; e il rischio della autoreferenzialit\u00e0<\/strong><br \/>\nTra le correnti liberal dei democratici la situazione non \u00e8 migliore. Per ora, i nomi in circolazione sono svariati: si va dalla senatrice californiana, Kamala <strong>Harris<\/strong> (pasionaria democratica distintasi per la sua durissima contestazione al giudice Brett <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/usa-midterm-trump-esame\/\"><strong>Kavanaugh<\/strong><\/a>) al sindaco di New York Bill <strong>de Blasio<\/strong>, senza dimenticare l\u2019ex deputato Beto <strong>O\u2019 Rourke<\/strong> (recentemente sconfitto nella corsa elettorale per il seggio senatoriale del Texas dal repubblicano Ted Cruz).<\/p>\n<p>Pur trattandosi di figure indubbiamente carismatiche, il problema \u00e8 che rischiano di cadere nella trappola dell\u2019autoreferenzialit\u00e0. Per questo \u2013 forse ancor pi\u00f9 di Elizabeth Warren \u2013 dovranno eventualmente dimostrare di essere in grado di attrarre voti realmente trasversali.<\/p>\n<p>Un elemento stavolta ancora pi\u00f9 dirimente che in passato: pare infatti che svariati Stati, in cui il Partito democratico teneva tradizionalmente caucus, opteranno nel 2020 per adottare il sistema delle primarie aperte.\u00a0 Un fattore che potrebbe rivelarsi decisivo: solitamente infatti i caucus (che sono assemblee ristrette degli iscritti al partito) tendono a favorire i candidati pi\u00f9 settari, laddove il sistema delle primarie avvantaggia generalmente i candidati pi\u00f9 trasversali.<\/p>\n<p>A<strong>l centro, Biden e, per il momento, poco pi\u00f9<\/strong><br \/>\nDalle parti del centro dei democratici, si muove invece con circospezione l\u2019ex vicepresidente, Joe <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/usa2020-democratici-anti-trump\/\"><strong>Biden<\/strong><\/a>. Non \u00e8 un mistero che nutra delle ambizioni presidenziali per il 2020: non ha mai smentito l\u2019interesse a candidarsi, attacca ripetutamente Trump e ha recentemente anche incassato un mezzo endorsement dal governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo (un altro che, fino a poco tempo fa, sembrava accarezzare l\u2019idea di candidarsi alla nomination democratica).<\/p>\n<p>Va da s\u00e9 che si tratta di un personaggio di esperienza, abituato a navigare tra gli ambienti dell\u2019establishment di Washington. Senza poi trascurare che, in caso, potrebbe puntare tutto sul presentarsi come legittimo erede della presidenza Obama: una delle poche figure che, tranne in rari casi, gode ancora di alta popolarit\u00e0 tra gli elettori democratici.<\/p>\n<p>Sennonch\u00e9 anche qui compaiono dei problemi. Al di l\u00e0 della questione anagrafica, non bisogna dimenticare che Biden venne gi\u00e0 sconfitto alle primarie del 1988 e a quelle del 2008. Inoltre, la sua storica vicinanza alle alte sfere del Campidoglio &#8211; \u00e8 stato senatore per oltre trent&#8217;anni &#8211; potrebbe rivelarsi un boomerang nel clima di crescente sentimento anti-establishment che caratterizza ormai l\u2019agone politico americano.<\/p>\n<p>l punto \u00e8 che, oltra a Biden, il centro pare avere al momento ben poco in cui sperare. Ci sarebbe, a dire il vero,\u00a0 l\u2019ex deputato del new Jersey John Delaney, che ha annunciato la sua candidatura gi\u00e0 nell\u2019estate 2017. Ma \u00e8 onestamente difficile che arrivi da qualche parte.<\/p>\n<p><strong>Outsiders e first ladies<\/strong><br \/>\nIn tutto questo, potrebbero non mancare gli outsiders. Si fa sempre pi\u00f9 insistente, per esempio, il nome del senatore dell\u2019Ohio, Sherrod <strong>Brown<\/strong>. Accusato da pi\u00f9 parti di essere un &#8216;populista&#8217;, \u00e8 comunque forse l\u2019unico politico fra i democratici ad aver compreso le cause del tracollo sub\u00ecto dal Partito nel 2016. Uno dei pochi \u2013 per intenderci \u2013 che ha capito la necessit\u00e0 di tornare a parlare alla classe operaia impoverita della Rust Belt: una quota elettorale, un tempo democratica, che pass\u00f2 a sostenere Donald Trump due anni fa.<\/p>\n<p>Una figura, quest\u2019ultima, non poi cos\u00ec distante dallo stesso Brown, visto che \u2013 sul commercio internazionale \u2013 i due sembrano pensarla pi\u00f9 o meno allo stesso modo. Insomma, il senatore potrebbe effettivamente avere le carte in regola per recuperare gran parte degli elettori democratici delusi. Il problema \u00e8 che \u2013 almeno attualmente \u2013 sconta una scarsa notoriet\u00e0 a livello nazionale. E non \u00e8 comunque detto che una figura in definitiva cos\u00ec &#8216;trumpista&#8217; abbia reali speranze un domani contro l\u2019attuale inquilino della Casa Bianca.<\/p>\n<p>Infine, non \u00e8 escludibile la discesa in campo di un\u2019ex first lady. No, non stiamo parlando di <strong>Hillary Clinton<\/strong> (che pure qualcuno dice stia ipotizzando una candidatura). Ci riferiamo in realt\u00e0 a <strong>Michelle Obama<\/strong>. Per quanto al momento non abbia dichiarato granch\u00e9 in proposito, ci sono alcuni elementi da sottolineare. Non solo il suo recente iperattivismo mediatico ma anche \u2013 e soprattutto \u2013 il fatto che suo marito, Barack, stia continuando ad impegnarsi politicamente: \u00e8 rimasto a Washington ed ha fatto campagna elettorale in occasione delle ultime elezioni di met\u00e0 mandato.<\/p>\n<p>Insomma, non \u00e8 del tutto escludibile che, visto il marasma in cui versa attualmente l\u2019Asinello, Michelle possa improvvisamente candidarsi, presentandosi come una sorta di \u201cpapa straniero\u201d, in grado di federare le varie correnti dei democratici. Una strategia che potrebbe rivelarsi efficace, nonostante alcuni ostacoli. Non dimentichiamo che, soprattutto negli ultimi anni, la figura di Michelle sia stata sempre pi\u00f9 additata come esponente dell\u2019establishment. Senza poi trascurare che il suo endorsement per Hillary Clinton nel 2016 possa aver lasciato strascichi negativi dalle parti della sinistra dem.<\/p>\n<p>Insomma, per arrivare alla Casa Bianca la strada del Partito democratico \u00e8 ancora lunga. E tortuosa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Partito Democratico americano scalda i motori in vista delle primarie del 2020. Per i democratici, la situazione non si prospetta delle migliori. Nonostante abbia riconquistato nelle elezioni di midterm la Camera dei Rappresentanti, l\u2019Asinello continua a essere dilaniato dalle faide intestine. 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