{"id":72390,"date":"2019-01-07T23:43:49","date_gmt":"2019-01-07T22:43:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72390"},"modified":"2019-01-11T08:01:47","modified_gmt":"2019-01-11T07:01:47","slug":"brexit-difesa-scelta-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/brexit-difesa-scelta-ue\/","title":{"rendered":"Brexit: sulla difesa europea una scelta di fondo per l\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>La nebbia \u00e8 fitta sulla Manica, mentre arriva l&#8217;annuncio che &#8211; dopo l&#8217;iniziale rinvio del mese scorso &#8211; la Camera dei Comuni voter\u00e0 il prossimo <strong>15 gennaio\u00a0<\/strong>sulla proposta di accordo per l&#8217;uscita dal Regno Unito dall&#8217;Unione europea negoziata con Bruxelles dal governo di Theresa May.<\/p>\n<p>I negoziati sulla <strong>Brexit<\/strong>\u00a0sono difficili e, sotto certi aspetti, anche drammatici. Nel settore della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/ue-gb-brexit-soft\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>difesa <\/strong><\/a>e della politica estera sono inoltre paradossali. Per anni, i britannici hanno considerato la <a href=\"https:\/\/www.grip.org\/fr\/node\/2622\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">politica di sicurezza e di difesa comune<\/a> (Psdc) dell\u2019Unione con sufficienza &#8211; nella migliore delle ipotesi -. Ma da quando hanno deciso di abbandonare l\u2019Ue, sembrano improvvisamente averne riscoperto le virt\u00f9. E vorrebbero rimanervi ancorati il pi\u00f9 possibile.<\/p>\n<p>Il referendum britannico ha avuto cos\u00ec un primo effetto paradossale: il Regno Unito non \u00e8 pi\u00f9 quell\u2019attore scettico e disinteressato di un tempo che alzava sistematicamente le spalle ogni qualvolta veniva sollecitato sulla difesa europea. Londra si ritrova ora nella ben pi\u00f9 scomoda posizione di chi sta col cappello in mano. <strong>La Brexit<\/strong>, insomma,<strong> ha invertito i ruoli<\/strong>. Bruxelles non deve pi\u00f9 cercare di tirare Londra per la giacca per convincerla a lavorare nella Psdc: deve al contrario evitare che, uscendo dalla porta, non tenti di rientrare dalla finestra.<\/p>\n<p><strong>Le richieste di Londra<\/strong><br \/>\nLa posta in gioco nel settore della difesa, in effetti, non riguarda tanto il livello di cooperazione che Bruxelles e Londra dovrebbero stabilire dopo il loro divorzio. Tutti concordano sul fatto che tale cooperazione debba essere la pi\u00f9 stretta possibile. Si tratta piuttosto di capire se, e in quale misura, il Regno Unito debba rimanere associato al processo decisionale dell\u2019Unione. Perch\u00e9 questo chiedono i britannici. Ed \u00e8 su questo che insisteranno in futuro.<\/p>\n<p>Teoricamente, il rispetto dell\u2019autonomia decisionale dell\u2019Ue \u00e8 un principio riconosciuto Oltre Manica. Nei fatti, per\u00f2, le proposte concrete che Londra ha formulato durante i primi sedici mesi di negoziato non sembravano andare in questo senso. Nella prima fase delle trattative, il governo di Sua Maest\u00e0 aveva discretamente e informalmente sondato la possibilit\u00e0 di mantenere un suo rappresentante nelle istanze decisionali della Psdc.<\/p>\n<p>Quando si \u00e8 poi reso conto che questa opzione non era ricevibile, se non altro perch\u00e9 non conforme ai trattati, il Regno Unito ha allora proposto di strutturare un <strong>dialogo periodico<\/strong> intorno a delle sessioni informali del Consiglio, del Comitato politico e di sicurezza (Cps) in seno allo stesso Consiglio, e dei Comitati di programma pertinenti.<\/p>\n<p>In altre parole, non potendo disporre di rappresentati negli organi decisionali della difesa europea, i britannici vorrebbero che tali organi si riunissero informalmente affinch\u00e9 il loro personale possa comunque reintegrarli.<\/p>\n<p><strong>La risposta di Bruxelles<\/strong><br \/>\nL\u2019Unione si \u00e8 mostrata fino a ora inflessibile di fronte a tali richieste. La sua posizione si basa su un principio chiaro e netto: Bruxelles \u00e8 disposta a cooperare intensamente con Londra, ma non durante il suo processo decisionale. \u00c8 invece pronta a farlo solo dopo aver definito in piena autonomia le proprie posizioni e politiche in materia di politica estera e di difesa.<\/p>\n<p>Questa posizione traspare chiaramente dalla Dichiarazione politica sulle relazioni future annessa all\u2019accordo di divorzio. Che venga ratificata o no, la Dichiarazione rimane tuttavia giuridicamente non vincolante. Il che significa due cose. La prima \u00e8 che <strong>i termini della cooperazione politico-militare tra Londra e Bruxelles devono essere ancora interamente negoziati<\/strong>, da cima a fondo. E la seconda \u00e8 che i britannici tenteranno di rimettere sul tavolo una formula che permetta loro di essere associati al processo decisionale dell\u2019Unione.<\/p>\n<p><strong>Una scelta ontologica<\/strong><br \/>\nLa domanda sorge quindi spontanea: dopo le elezioni europee del maggio 2019, l\u2019Unione europea sar\u00e0 in grado di rimanere <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/brexit-ue-intesa-lezioni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">unita e coesa<\/a> come lo \u00e8 stata fino a ora di fronte alle pretese d\u2019Oltre Manica? Avr\u00e0 ancora la forza, e soprattutto la volont\u00e0, di proteggere la propria autonomia decisionale, preludio del progetto pi\u00f9 ampio di autonomia strategica?<\/p>\n<p>Considerando che i britannici non sono i soli ad augurarsi che il loro Paese rimanga nei meccanismi della difesa europea, il dubbio \u00e8 lecito. Molti esperti del Vecchio continente sono sulla loro stessa lunghezza d\u2019onda, e chiedono all\u2019Ue di mostrarsi generosa in merito. <strong>L\u2019auspicio che<\/strong>, di fatto, <strong>la Brexit non abbia conseguenze sulle politiche militari dell\u2019Ue<\/strong> \u00e8 del resto assai diffuso anche in <strong>Italia<\/strong>.<\/p>\n<p>Tale prospettiva mette tuttavia gli europei di fronte a una questione esistenziale. Una questione che, tra l\u2019altro, era stata fino ad oggi sistematicamente elusa. La risposta che l\u2019Unione dar\u00e0 alle richieste britanniche dipender\u00e0, in fin dei conti, dalla percezione di fondo che prevarr\u00e0 a Bruxelles in merito alla politica di difesa e di sicurezza comune ed al suo ruolo nell\u2019ambito del pi\u00f9 vasto progetto di integrazione europea. A condizione ovviamente di volergliene attribuire uno. Schematizzando, le possibilit\u00e0 sono due.<\/p>\n<p>Se la Psdc viene concepita come un\u2019iniziativa che mira esclusivamente a rafforzare la cooperazione politico-militare tra gli Stati membri, senza rimetterne in discussione la sovranit\u00e0, e se deve quindi rimanere una politica intergovernativa sconnessa dal processo di integrazione del continente, perch\u00e9 allora rifiutare al Regno Unito la possibilit\u00e0 di mantenere un piede nel processo decisionale dell\u2019Unione? In una <strong>logica<\/strong> puramente <strong>cooperativa<\/strong>, privarsi di un partner cos\u00ec prezioso e pur sempre vicino all\u2019Ue non avrebbe alcun senso.<\/p>\n<p>Se per\u00f2 la difesa europea \u00e8 percepita anche come uno strumento al servizio di un progetto politico di integrazione, e se viene vista come una tappa ulteriore di tale percorso, dopo quelle del mercato interno, dell\u2019euro o di Schengen, allora la presenza di Londra nella sala-comando apparir\u00e0 come un problema. Un problema inconciliabile con l\u2019idea di conferire all\u2019Unione una propria autonomia strategica che possa essere il preludio di una nuova forma di <strong>sovranit\u00e0 condivisa<\/strong>.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Dinendra Haria\/SOPA Images via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nebbia \u00e8 fitta sulla Manica, mentre arriva l&#8217;annuncio che &#8211; dopo l&#8217;iniziale rinvio del mese scorso &#8211; la Camera dei Comuni voter\u00e0 il prossimo 15 gennaio\u00a0sulla proposta di accordo per l&#8217;uscita dal Regno Unito dall&#8217;Unione europea negoziata con Bruxelles dal governo di Theresa May. 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