{"id":72405,"date":"2019-01-08T13:14:36","date_gmt":"2019-01-08T12:14:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72405"},"modified":"2019-01-08T13:14:36","modified_gmt":"2019-01-08T12:14:36","slug":"migranti-ue-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/migranti-ue-mediterraneo\/","title":{"rendered":"Migranti: le politiche dell&#8217;Ue vs un Mediterraneo europeo"},"content":{"rendered":"<p>Il <strong>Mediterraneo<\/strong> costituisce per l\u2019Europa una regione periferica, un prolungamento strategico ed economico, ma anche una frontiera umana e culturale. E se lo spazio economico si vuole aperto verso sud, l\u2019invenzione dell\u2019Europa come spazio umano, sociale e culturale, fondato sulla sicurezza, produce un effetto di chiusura e innalza una frontiera rispetto alla sponda meridionale. L\u2019apertura politica verso il sud contrasta totalmente con la chiusura, pi\u00f9 rigorosa che mai, dello spazio umano.<\/p>\n<p>Organizzando la libera circolazione dei beni nella regione mediterranea e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/mover-migration-in-europe\/\">rifiutando quella delle persone<\/a>, che sarebbe conforme allo spirito Schengen, si \u00e8 consacrata in modo definitivo la separazione tra spazio economico e spazio umano, contando sul dialogo solo culturale e sul riferimento illusorio alla collaborazione tra le societ\u00e0 civili per attenuarne gli effetti.<\/p>\n<p><strong>La politica di vicinato tra sicurezza e incentivi alla democrazia<\/strong><br \/>\nLa risposta dell&#8217;<strong>Ue<\/strong> alla crisi verificatasi all&#8217;indomani delle cosiddette <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/migration-partnership-framework-normalizzazione-emergenza\/\">Primavere arabe<\/a> \u00e8 stata una nuova strategia di medio-lungo termine che fosse in grado di rilanciare la collaborazione con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, inaugurando un nuovo dialogo sui temi dell\u2019immigrazione, della mobilit\u00e0\u00a0 e della sicurezza. Lo spirito della condizionalit\u00e0 era l\u2019elemento cardine di tutti i documenti di quel periodo, in cui la Commissione europea offriva facilitazioni nel movimento di alcune fasce di persone in cambio di un controllo pi\u00f9 severo sui movimenti delle fasce marginali e dei migranti irregolari.<\/p>\n<p>Attraverso la politica di vicinato, l\u2019Ue poneva enfasi sulla propria responsabilit\u00e0 di attrarre nella sua orbita egemonica i Paesi vicini, favorendo la diffusione della democrazia, dello stato di diritto, dello sviluppo sociale ed economico.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, la politica di vicinato veniva vista come politica di sicurezza: i Paesi vicini diventano Paesi ben governati, ma soprattutto capaci di arginare la diffusione di pericoli attraverso le frontiere. La politica di vicinato \u00e8 diventata lo strumento attraverso il quale l\u2019Europa ha trasformato i suoi problemi di sicurezza in una questione di ordine regionale.<\/p>\n<p>Quello a cui si \u00e8 assistito \u00e8 stato una forma di &#8216;gestione dall&#8217;esterno&#8217; delle politiche di sicurezza e del controllo delle migrazioni, dove l\u2019Ue ha cercato di indurre\u00a0Paesi terzi ad adottare i suoi modelli politici. In sostanza, tale politica si mostra come uno strumento per la produzione di uno spazio egemonico attraverso la quale si cerca di attirare a s\u00e9 una serie di spazi altrui percepiti come problematici e disordinati.<\/p>\n<p><strong>Frontex e la sua missione<\/strong><br \/>\nIn quest\u2019ottica si colloca la creazione di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/migranti-ue-passi-frontex\/\"><strong>Frontex<\/strong><\/a>, l\u2019agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri. La nascita di Frontex \u00e8 stata il frutto di un punto di incontro tra chi spingeva per una gestione comune delle frontiere esterne e chi invece non voleva cedere parte della propria sovranit\u00e0 in un settore cos\u00ec simbolico e importante come quello del controllo dei confini.<\/p>\n<p>Nel Mediterraneo, e non solo, Frontex \u00e8 stata un attore decisivo nello sviluppo della dimensione esterna del controllo dell\u2019immigrazione, essendo sempre chiamata ad attuare quegli aspetti della gestione integrata dei confini che implicano la cooperazione con i Paesi terzi. Tale ruolo \u00e8 stato rafforzato dalla tendenza a creare dei rapporti informali, attraverso le agenzie amministrative, con i paesi della sponda sud.<\/p>\n<p>Quindi, nonostante Frontex venga presentata come un\u2019agenzia tecnica, in realt\u00e0 <a href=\"https:\/\/frontex.europa.eu\/\">la polizia di frontiera europea<\/a> \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 intrinsecamente politica che si svolge in un ambiente complesso. L\u2019agenzia \u00e8 stata lo strumento pratico di una geopolitica che aveva come obiettivo non solo una progressiva espansione del confine europeo sino ad inglobare uno spazio extraterritoriale, ma anche la creazione di una struttura istituzionale di gestione della frontiera separata dai soggetti che le hanno dato vita.<\/p>\n<p>Evidentemente il problema nasce nel momento in cui si cerca di coordinare ed armonizzare tecniche e punti di vista differenti in materia di gestione delle frontiere e ordinamenti legali\u00a0 che variano da Paese a Paese e che causano molteplici difficolt\u00e0 nella creazione di pratiche omogenee.<\/p>\n<p>La linea generale avviata per mantenere stabilit\u00e0 e proteggere l\u2019ordine pubblico, vero obiettivo dell\u2019Ue, \u00e8 stata caratterizzata da un volere tenere le minacce al di fuori\u00a0 dei confini europei\u00a0 e di controllarle a distanza. In questo contesto, Frontex ha lo scopo di sorvegliare e allontanare i nemici, rappresentati ai giorni nostri dai flussi irregolari e dai potenziali terroristi, provenienti soprattutto dalla sponda sud del Mediterraneo.<\/p>\n<p><strong>I confini europei.<\/strong><br \/>\nNell&#8217;ambito specifico dei controlli sull&#8217;immigrazione, il potere degli Stati interviene per rafforzare i propri confini, riproducendoli sotto nuove forme e delocalizzandoli, proiettandoli al di qua o a di l\u00e0 dei tracciati ufficiali di demarcazione, cio\u00e8 ridistribuendo nello spazio una pluralit\u00e0 di manifestazioni di diverso carattere come per esempio gli obblighi di visto, i controlli in alto mare, la cooperazione transfrontaliera, le sanzioni ai vettori, ecc.<\/p>\n<p>La scelta dell&#8217;Ue di adottare questo tipo di atteggiamento, volto a vedere il fenomeno della migrazione in primis in termini di sicurezza, fa emergere i numerosi limiti che questa politica di controllo e contenimento del fenomeno si porta dietro: ci riferiamo alle carenze evidenziate dalla societ\u00e0 civile in tema di rispetto dei diritti umani e delle libert\u00e0 di tutti gli individui coinvolti nelle diverse operazioni.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo periodo l\u2019attenzione sembra essersi spostata sulla necessit\u00e0 di rafforzare nuove relazioni con i Paesi di origine e di transito dei migranti che attraversano il Mediterraneo. Perch\u00e9 questo sia possibile si rende necessaria una nuova visione dell\u2019immigrazione, da considerare sempre pi\u00f9 come <strong>risorsa<\/strong> per il Vecchio Continente e sempre meno come una complicata questione a esso estranea e capace solo di generare problemi e instabilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Mediterraneo costituisce per l\u2019Europa una regione periferica, un prolungamento strategico ed economico, ma anche una frontiera umana e culturale. E se lo spazio economico si vuole aperto verso sud, l\u2019invenzione dell\u2019Europa come spazio umano, sociale e culturale, fondato sulla sicurezza, produce un effetto di chiusura e innalza una frontiera rispetto alla sponda meridionale. 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