{"id":72425,"date":"2019-01-13T20:42:26","date_gmt":"2019-01-13T19:42:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72425"},"modified":"2019-01-13T21:02:54","modified_gmt":"2019-01-13T20:02:54","slug":"siria-alleanze-lotte-curdi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/siria-alleanze-lotte-curdi\/","title":{"rendered":"Siria: alleanze precarie, fazioni teologiche, questione curda"},"content":{"rendered":"<p>Il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/siria-ragioni-conflitto-speranza\/\">conflitto in<strong> Siria<\/strong><\/a>\u00a0verr\u00e0 ricordato, oltre che per la catastrofe umanitaria, anche per la costante incertezza politico-militare che gli attori internazionali, regionali e locali hanno proiettato sul Paese e, conseguentemente, sulla regione. I cambi di strategia sono sempre stati una costante, a riprova del fatto che la coerenza, nelle relazioni internazionali, \u00e8 spesso vittima delle congiunture politiche del momento.<\/p>\n<p><strong>Una guerra ricca di incoerenze<\/strong><br \/>\nAddirittura, dati i continui cambi di alleanze fra i gruppi dell\u2019opposizione siriana a\u00a0<strong>Idlib<\/strong>, sorge il sospetto che ci\u00f2 sia accaduto anche per questioni teologiche, sacre, con i consigli consultivi delle varie formazioni politico-militari dell\u2019opposizione (<em>majlis-as-shura<\/em>) che, spesso, sembrano aver adattato specifici editti religiosi alle circostanze politiche pi\u00f9 imminenti come per esempio le intese strategiche con Paesi terzi.<\/p>\n<p>Per questo, la decisione del presidente <strong>Trump<\/strong> di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/usa-trump-siria-shutdown\/\">ritirare le truppe statunitensi dal suolo siriano<\/a>, poi subordinata fino a quando il sedicente <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/terrorismo-isis-terreno-letale\/\"><strong>Stato islamico<\/strong><\/a> (Isis) non sar\u00e0 definitivamente annichilito &#8211; una definizione vaga, che lascia ampi margini di manovra -, e sino a quando le forze curde dello <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/turchia-curdi-elezioni-siria\/\"><strong>Ypg<\/strong><\/a> non correranno pi\u00f9 il rischio di essere messe fuori gioco dalle truppe filo-turche, poteva rientrare in questa chiave di lettura.<\/p>\n<p>A\u00a0dir la verit\u00e0, dal punto di vista curdo, pi\u00f9 che nella categoria dell\u2019incoerenza, questa avrebbe abbracciato in pieno la definizione di tradimento. Tuttavia, l\u2019iniziativa di Trump \u00e8 stata ad oggi messa in attesa, con le truppe americane in territorio siriano che continuano nella loro battaglia, per alcuni di liberazione o di autodeterminazione, per altri terrorista (anche questo un vecchio motivo delle relazioni internazionali), a fianco delle forze curde. Anche se il ritiro, almeno degli equipaggiamenti, sarebbe davvero iniziato.<\/p>\n<p><strong>I nodi al pettine turco<\/strong><br \/>\nSino al 2014 la Turchia aveva mostrato <a href=\"https:\/\/ctc.usma.edu\/a-deeper-look-at-syria-related-jihadist-activity-in-turkey\/\">una sostanziale acquiescenza<\/a> verso la presenza dei gruppi salafiti-jihadisti in Siria, sia verso lo <strong>Stato islamico dell\u2019Iraq <\/strong>sia verso il suo corrispettivo siriano, <strong>Jabhat al Nusra<\/strong>, ma anche nei confronti di altre organizzazioni, incoraggiandone in maniera surrettizia le attivit\u00e0. Basti pensare che, durante i momenti di crisi fra Jabhat al-Nusra e Isi &#8211; i due gruppi si separeranno in seguito, nel 2014 &#8211; , le riunioni tra le due parti per cercare di appianare le differenze avvenivano nella cittadina di Gaziantep, nel sud dell\u2019Anatolia; un\u2019attivit\u00e0 ambigua per un Paese membro della<strong> Nato<\/strong>, e per il consolidato riposizionamento strategico di questa in chiave anti-terroristica. Ci\u00f2 dovrebbe far riflettere anche in chiave di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/ue-turchia-integrazione-differenziata\/\">adesione all&#8217;Ue<\/a>.<\/p>\n<p>Con un errore di strategia evidente &#8211; ma di rado enfatizzato &#8211; da parte dei comandi militari turchi, solo in un secondo momento si comprese come la destabilizzazione del governo centrale siriano avrebbe agevolato l\u2019ampliamento territoriale delle <strong>Unit\u00e0 di Protezione del Popolo (Ypg)<\/strong>. Queste ultime sono associate, tramite il partito dell\u2019Unione patriottica, al <strong>Pkk<\/strong>, il <strong>Partito dei lavoratori del Kurdistan turco<\/strong>, grazie anche alla protezione diplomatica e militare americana.<\/p>\n<p><strong>La questione curda<\/strong><br \/>\nDa qui, il consolidamento dei curdi siriani nella regione del cosiddetto <strong>Rojava<\/strong>, che comprende la fascia settentrionale della Siria, un\u2019entit\u00e0 politico-istituzionale in grado di costituire un embrione di Stato, che avrebbe potuto &#8211; o potrebbe? &#8211; rafforzare le istanze politiche del Pkk, ma che ad oggi non \u00e8 pi\u00f9 contiguo territorialmente a causa dell\u2019operazione turca Euphrates Shield, che si avvale principalmente dei residui dei gruppi dell\u2019Esercito siriano libero.<\/p>\n<p>In sostanza, mentre non si pu\u00f2 escludere che la Turchia beneficer\u00e0 in futuro da questa fase di assestamento, al momento sembra evidente che, paradossalmente, il parziale collasso del governo siriano ha giocato contro gli interessi di sicurezza turchi, andando a rinforzare il fronte curdo, sia in Siria che in Turchia.<\/p>\n<p>L\u2019urgenza della questione curda \u00e8 stata confermata, tra l\u2019altro, dalle prese di posizione di alcuni quotidiani vicini al governo di <strong>Erdogan<\/strong> \u2013 nello specifico, il <a href=\"https:\/\/www.dailysabah.com\/editorial\/2019\/01\/08\/a-soft-coup-against-donald-trump\">Daily Sabah<\/a>. A seguito della recente visita di John <strong>Bolton<\/strong>, consigliere per la Sicurezza Nazionale di <strong>Trump<\/strong>, ad Ankara \u2013 che secondo i turchi avrebbe avuto l\u2019obiettivo di imporre le condizioni sulle quali sarebbe potuto avvenire il ritiro statunitense dalla Siria \u2013 il giornale \u00e8 arrivato ad accusare alcuni membri dell\u2019amministrazione Trump di ordire un &#8216;soft coup&#8217; ai danni di quest\u2019ultimo. La speranza di una ritirata americana era evidentemente accesa in Turchia.<\/p>\n<p><strong>Una nuova faglia di scontro regionale<\/strong><br \/>\nAl &#8216;terremoto&#8217; rappresentato dalle intromissioni degli scorsi anni sotto forma di aiuti logistici e militari ai ribelli sono seguite delle &#8216;scosse di assestamento&#8217;, rappresentate dalla\u00a0ripresa delle interazioni diplomatiche fra gli attori una volta rivali, come il reinsediamento dell&#8217;ambasciata a Damasco da parte degli <strong>Emirati Arabi Uniti<\/strong>. Tutto ci\u00f2 ha riaperto la questione dell\u2019ordine futuro per quanto riguarda politica e sicurezza in Medioriente.<\/p>\n<p>Soggiacente alla tensione degli ultimi anni, raccolta nella semplificazione data dallo scontro tra <strong>sunnismo<\/strong> &#8211; incarnato a vario titolo da <strong>Arabia Saudita<\/strong>, <strong>Emirati Arabi Uniti<\/strong>, <strong>Qatar<\/strong> e <strong>Turchia<\/strong> &#8211; e <strong>sciismo<\/strong> (<strong>Assad<\/strong>, <strong>Hezbollah<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Iran<\/strong>), che tuttavia perde di vista un\u2019intesa effettiva come quella fra Teheran e Doha, vi sarebbe stato infatti un altro terreno di scontro, latente e velato allo stesso tempo.<\/p>\n<p><strong>Islamisti vs opposizione &#8216;moderata&#8217;<\/strong><br \/>\nSi tratta dei contrasti tra le forze islamiste, rappresentate genericamente dai movimenti nazionali dei <strong>Fratelli Musulmani<\/strong>\u00a0e dai loro sostenitori (<strong>Turchia<\/strong> e <strong>Qatar<\/strong>), e nelle forze legate ai movimenti <strong>salafiti-jihadisti<\/strong>, e quelle, al contrario, della &#8216;conservazione e stabilit\u00e0&#8217; (<strong>Arabia Saudita<\/strong>, <strong>Emirati Arabi Uniti<\/strong>, <strong>Egitto<\/strong>). Esempio di ci\u00f2 sarebbe stata la &#8216;competizione&#8217; concretizzatasi nel supporto selettivo ai ribelli siriani portata avanti dai due blocchi; il primo in favore dei movimenti islamisti, il secondo in favore di quelli di ispirazione tendenzialmente secolare.<\/p>\n<p>Alcuni acuti osservatori sono giunti addirittura ad affermare che l\u2019Arabia Saudita e gli Emirati Arabi non ebbero mai l\u2019obiettivo di far cadere Assad. Al contrario, questi sarebbero intervenuti aiutando l\u2019opposizione &#8216;moderata&#8217; &#8211; termine con il quale i media, in maniera approssimativa, descrivono l&#8217;opposizione non islamista &#8211; con l\u2019obiettivo di ritagliarsi uno spazio di influenza politica a discapito degli islamisti in caso di rovesciamento del regime. Nel 2012-2013 infatti, questa eventualit\u00e0 non sembrava cos\u00ec distante come lo \u00e8 adesso.<\/p>\n<p>In definitiva, nei prossimi mesi le questioni pi\u00f9 stringenti saranno quelle del futuro del Rojava, delle relazioni tra la Siria e i suoi vecchi oppositori, e del ruolo che l\u2019Iran riuscir\u00e0 a preservare nel Levante. Sullo sfondo, la nuova faglia regionale evidenziata sopra, che potrebbe vedere addirittura la Turchia e l\u2019Iran in una intesa pi\u00f9 ristretta. Da non trascurare le azioni delle grandi potenze che, sebbene ci si trovi nell&#8217;epoca del multipolarismo, dimostrano di avere ancora un peso notevole negli equilibri di potenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il conflitto in Siria\u00a0verr\u00e0 ricordato, oltre che per la catastrofe umanitaria, anche per la costante incertezza politico-militare che gli attori internazionali, regionali e locali hanno proiettato sul Paese e, conseguentemente, sulla regione. 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