{"id":72492,"date":"2019-01-15T07:06:42","date_gmt":"2019-01-15T06:06:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72492"},"modified":"2019-01-15T11:33:53","modified_gmt":"2019-01-15T10:33:53","slug":"giovani-generazione-europa-identita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/giovani-generazione-europa-identita\/","title":{"rendered":"Giovani in Europa: una generazione in cerca d\u2019identit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2018, centinaia di migliaia di giovani sono scesi in piazza in tutta Europa, mostrando sensibilit\u00e0 trasversali verso i temi pi\u00f9 caldi nel dibattito pubblico europeo. Dalla difesa delle tutele nel mercato del lavoro al diritto all&#8217;istruzione, le mobilitazioni hanno toccato diversi Paesi. In <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/ungheria-i-volti-della-piazza-che-sfida-orban\/\"><strong>Ungheria<\/strong><\/a>, come riportato su uno striscione nelle recenti dimostrazioni, &#8220;Students &amp; workers unite fight&#8221;, gli studenti e i lavoratori lottano insieme contro la cosiddetta \u2018legge schiavit\u00f9\u2019 e la chiusura della Central European University (Ceu), costretta al trasferimento in Austria.\u00a0 In Francia, nelle scorse settimane, accanto ai gilet jaunes gli studenti liceali hanno protestato \u00a0contro i tagli alla spesa pubblica destinati alla scuola. Cos\u00ec anche in Italia, dove a ottobre oltre 70 mila hanno manifestato in 50 citt\u00e0. Le marce in favore dell\u2019accoglienza per i richiedenti asilo e per la salvaguardia ambientale hanno scandito, nel corso dell\u2019anno, il carattere solidale e sostenibile delle istanze avanzate dai giovani.<\/p>\n<p><strong>\u2018Generazioni mobili\u2019 e rischio di squilibri socio-economici<\/strong><br \/>\nTuttavia partiti ed istituzioni nazionali sottovalutano, specie nell&#8217;Europa mediterranea e orientale, le rimostranze dei cosiddetti <strong>millennials<\/strong> &#8211; o Generazione Y, i nati tra il 1980 e il 1995 &#8211; e centennials &#8211; o <strong>Generazione Z<\/strong>, nati tra il 1996 e il 2013. Due classi d\u2019et\u00e0 integrate nella mobilit\u00e0 reale del sistema <strong>Schengen<\/strong> (1985) e in quella virtuale del <strong>World Wide Web<\/strong> (1991), definite, in un rapporto del <a href=\"https:\/\/www.mckinsey.com\/featured-insights\/employment-and-growth\/poorer-than-their-parents-a-new-perspective-on-income-inequality\">McKinsey Global Institute<\/a> del 2016 come &#8220;molto pi\u00f9 poveri dei loro genitori&#8221; per benessere economico personale e patrimonio domestico.<\/p>\n<p>Tutto questo a causa dell\u2019impatto della depressione economica del 2008-2014, che ha causato un aumento delle disparit\u00e0 di reddito nel nucleo familiare rispetto al periodo pre-crisi. Ragionando sulla composizione demografica, sociale ed economica della popolazione giovanile nell&#8217;Unione europea di et\u00e0 compresa tra i 15 e i 34 anni, occorre considerare alcuni elementi strutturali:<\/p>\n<p><strong>Fattori demografici: il calo della natalit\u00e0 e l&#8217;aumento dell&#8217;immigrazione<\/strong><br \/>\nSecondo le proiezioni del rapporto Eurostat <strong><a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/statistics-explained\/index.php?title=People_in_the_EU_-_statistics_on_demographic_changes\">People in the Eu (2017)<\/a><\/strong>, nell\u2019arco di 30-40 anni si verificher\u00e0 una stagnazione nella crescita della popolazione europea, a fronte di un tasso di crescita in costante declino, dall\u20191,02% degli anni \u201960 allo 0,2-0,4% del periodo 2011-16. Da sottolineare l\u2019aumento dell\u2019et\u00e0 mediana nell&#8217;arco di vent&#8217;anni, passato da 36,8 nel 1996 a 42,6 nel 2016.<\/p>\n<p>La principale causa \u00e8 il saldo demografico negativo, con una stima di decrescita della popolazione a partire dal 2045. Il tasso di natalit\u00e0 Ue-28 \u00e8 pari a 1,6 figli per donna; stando ai dati 2015 si va dall\u20191,96 della <strong>Francia<\/strong> all\u20191,31 del <strong>Portogallo<\/strong>, in ogni caso inferiore al livello minimo per il ricambio della popolazione, fissato a 2,1. Il tasso di migrazione netto aggregato \u00e8 pari a 2,4 immigrati\/1000 abitanti; gli immigrati, inoltre, presentano un\u2019et\u00e0 mediana di 36 anni rispetto ai 44 della popolazione nazionale.<\/p>\n<p>Questioni centrali per i partiti di estrema destra, ricorda <a href=\"http:\/\/time.com\/5291439\/west-population-problem-white-nationalists-policies\/\">un articolo del Time<\/a> dello scorso giugno, che stigmatizza le campagne pro-fertilit\u00e0 &#8220;nazionaliste&#8221; e sottolinea come l\u2019immigrazione, alla luce del calo delle nascite e dell\u2019invecchiamento della popolazione, sia &#8220;la soluzione pi\u00f9 logica per colmare i vuoti nel mercato del lavoro&#8221;, insieme a politiche di sostegno parentale nel lungo periodo.<\/p>\n<p><strong>Forme di mobilit\u00e0: la fuga dei cervelli<\/strong><br \/>\nNel 2016, riporta <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/statistics-explained\/index.php?title=Being_young_in_Europe_today_-_labour_market_-_access_and_participation\">Eurostat<\/a> , in Europa pi\u00f9 di tre giovani su quattro (78%) nella fascia d\u2019et\u00e0 15-19 anni, sono nel sistema educativo e formativo, una quota che scende al 49,8% tra chi ha 20-24 anni. Poco pi\u00f9 della met\u00e0 (59,5%), dei 25-29enni \u00e8 esclusivamente nel mercato del lavoro, mentre il 13,6% combina formazione e impiego. Resta elevato il tasso di disoccupazione giovanile nella fascia 15-24 anni in <strong>Grecia<\/strong> (43,2%), <strong>Spagna<\/strong> (33,8%) e <strong>Italia<\/strong> (31,9%), soprattutto se confrontato alla <strong>Germania<\/strong> (6,1%).<\/p>\n<p>Da osservare Il fenomeno dei <strong>Neet<\/strong> \u2013 i giovani non occupati n\u00e9 all&#8217;interno di percorsi di formazione &#8211; che nell&#8217;Ue sono l\u201911,6% tra i 15-24enni e 18,8% nella fascia 25-29, con Italia e Grecia in testa. Un altro problema \u00e8 rappresentato dalla cosiddetta <strong>fuga dei cervelli<\/strong>: uno studio curato dalla Commissione Sedec del Comitato europeo delle regioni, dal titolo <a href=\"https:\/\/cor.europa.eu\/en\/engage\/studies\/Documents\/addressing-brain-drain\/addressing-brain-drain.pdf\">Addressing brain drain (2018)<\/a>, ne definisce le specificit\u00e0. Le persone spostatesi all&#8217;interno dell\u2019Ue sono circa 17 milioni, di cui uno su tre (32%) di et\u00e0 compresa tra 15 e 34 e quasi 3,5 milioni di et\u00e0 inferiore ai 29 anni. Le destinazioni principali sono <strong>Germania<\/strong> (33%) e <strong>Regno Unito<\/strong> (20%), da Paesi d\u2019origine quali <strong>Romania<\/strong>, <strong>Polonia<\/strong>, <strong>Italia<\/strong> e <strong>Portogallo<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel periodo 2014-17 il numero di emigrati con un livello di istruzione terziaria \u00e8 notevolmente cresciuto, fino a raggiungere i 4,2 milioni, pari al 25% del totale; la <strong>Polonia<\/strong> \u00e8 al primo posto per grado di qualifiche, seguita a distanza dalla <strong>Germania<\/strong>. A livello regionale, la <strong>Campania<\/strong>\u00a0 \u00e8 all&#8217;ultimo posto in Europa per capacit\u00e0 d\u2019occupazione di individui con livello d\u2019istruzione terziaria, con il 52,7%. La circolazione di lavoratori con elevate competenze \u00e8 canalizzata su bacini locali o regionali che presentano un alto indice di qualit\u00e0 della vita.<\/p>\n<p><strong>Italia europea o Europa italiana? L\u2019orientamento dei giovani al voto<\/strong><br \/>\nIl rinnovo del Parlamento europeo con le elezioni di maggio 2019 pu\u00f2 essere l\u2019occasione per saggiare propensione al voto, affinit\u00e0 con i temi trattati in campagna elettorale e fiducia dei giovani nelle istituzioni europee. A testimoniarlo, la piattaforma lanciata lo scorso giugno dallo stesso Parlamento europeo\u00a0 per ridurre l\u2019astensionismo,<strong> <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/stavolta-voto-farlo-europee\/\">Stavoltavoto.eu<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p>Secondo un sondaggio di Eurobarometro (2018), la percentuale di giovani tra 15 e 30 anni che ha votato negli ultimi tre anni si attesta al 64% nell&#8217;Eu-28. <strong>Austria<\/strong> e <strong>Italia<\/strong>, entrambe al 79%,\u00a0 sono al primo posto, con <strong>Francia<\/strong> (67%), <strong>Spagna<\/strong> (65%) e <strong>Germania<\/strong> (61%), che occupano la parte centrale della classifica. I paesi del gruppo di <strong>Visegr\u00e1d<\/strong> presentano percentuali differenti tra loro: nell&#8217;ordine <strong>Polonia<\/strong> (71%), <strong>Slovacchia<\/strong> (65%), <strong>Repubblica Ceca<\/strong> (54%) e <strong>Ungheria<\/strong> (47%), mentre l\u2019ultimo posto nell&#8217;Unione spetta al <strong>Lussemburgo<\/strong> (35%).<\/p>\n<p>Stante il primato italiano nella partecipazione elettorale dei giovani, come si esprimono questi verso l\u2019appartenenza all\u2019Ue? <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/mondo\/2018-12-17\/ecco-cosa-l-europa-ha-e-continua-dare-giovani--152856.shtml?uuid=AEPmsE1G#Echobox=1545244337\">Un recente articolo de Il Sole 24 Ore<\/a> passa in rassegna alcuni studi. Secondo il rapporto Junges Europa 2018 realizzato dal think thank tedesco Tui Stiftung, il 71% degli under 26 intervistati in <strong>Francia<\/strong>, <strong>Germania<\/strong>, <strong>Grecia<\/strong>, <strong>Italia<\/strong>, <strong>Polonia<\/strong>, <strong>Spagna<\/strong> e <strong>Regno Unito<\/strong> si dice favorevole alla permanenza nell\u2019Ue nel caso di un referendum in materia (nel 2017 si fermava al 61%).<\/p>\n<p>Il 37% degli italiani consultati sollecita il bisogno di una maggiore presenza dell\u2019Ue, mentre il 16% sostiene il contrario. Menzionato nell&#8217;articolo anche il rapporto curato da JA Europe: un campione di under 25, provenienti da 31 paesi europei, sottolinea alcuni degli aspetti positivi dell\u2019appartenenza all\u2019Ue, dalla possibilit\u00e0 di studiare in un Paese membro (87%) alla libert\u00e0 di viaggiare senza visto (74%).<\/p>\n<p><strong>Giovani europei e ambizioni professionali<\/strong><br \/>\nAltri elementi utili a definire il profilo dei giovani italiani ed europei si riscontrano nel Rapporto Giovani 2018 curato dall\u2019Istituto Toniolo: sul fronte delle aspirazioni professionali, i pi\u00f9 fiduciosi sono i tedeschi (39,6%) e gli spagnoli (36,7%), mentre emerge che poco meno di un italiano su quattro (22,5%) ritiene di poterle realizzare. Ambizioni professionali che, peraltro, sono maggiormente definite tra i giovani italiani (40,7%, il dato pi\u00f9 alto) a fronte della diffusa indecisione degli inglesi (16,8%). Entrambi i Paesi, tuttavia, scontano la quota pi\u00f9 consistente di intervistati \u2018disorientati\u2019 circa la loro futura carriera lavorativa (26,8% degli italiani e 23,4% degli inglesi).<\/p>\n<p>In attesa del voto, in sede di Consiglio europeo, sul Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, che prevede il raddoppiamento dei fondi destinati al programma Erasmus+ &#8211; saliranno a 30 miliardi di euro -, \u00e8 fin da ora fondamentale dare un segnale ai giovani. Rafforzare l\u2019integrazione tra formazione, lavoro e cultura \u00e8 il primo passo per rendere la \u2018casa comune europea\u2019 pi\u00f9 accessibile e inclusiva. Un impegno che, con dedizione e orgoglio, Antonio <strong>Megalizzi<\/strong> e Bartek\u00a0<strong>Orent-Niedzielski<\/strong> hanno portato avanti, raccontandolo fino all&#8217;ultimo e facendosene alfieri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2018, centinaia di migliaia di giovani sono scesi in piazza in tutta Europa, mostrando sensibilit\u00e0 trasversali verso i temi pi\u00f9 caldi nel dibattito pubblico europeo. Dalla difesa delle tutele nel mercato del lavoro al diritto all&#8217;istruzione, le mobilitazioni hanno toccato diversi Paesi. 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