{"id":7250,"date":"2008-02-01T00:00:00","date_gmt":"2008-01-31T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-revival-del-doppio-contenimento-non-far-danni-e-cogliere-lattimo\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:02","slug":"il-revival-del-doppio-contenimento-non-far-danni-e-cogliere-lattimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/02\/il-revival-del-doppio-contenimento-non-far-danni-e-cogliere-lattimo\/","title":{"rendered":"Il revival del doppio contenimento: non far danni e cogliere l\u2019attimo"},"content":{"rendered":"<p>Una ricetta decisamente perdente per analizzare la questione iraniana \u00e8 quella di adottare un\u2019ottica di breve periodo, fermarsi alla lettura superficiale delle molte dichiarazioni di Mahmoud Ahmadinejad, e infine dimenticare che oltre alla Repubblica Islamica c\u2019\u00e8 la Persia. I mullah si appoggiano sulle spalle di una orgogliosa cultura plurisecolare. \u00c8 quindi essenziale conservare una memoria storica per trattare con l\u2019unico paese musulmano ad aver sperimentato appieno una rivoluzione islamica in tempi moderni. Ad esempio, \u00e8 bene ricordare che la retorica del \u201cGrande Satana\u201d ha sempre fatto leva su un senso di accerchiamento condiviso da larga parte della popolazione iraniana, e che la lunga guerra contro l\u2019Iraq negli anni \u201980 ha probabilmente salvato e certamente preservato la rivoluzione. Ahmadinejad \u00e8 parte integrante dell\u2019evoluzione del paese, ma non ne \u00e8 certo il punto di arrivo predeterminato.<\/p>\n<p><b>Estrema cautela<\/b><br \/>Questo senso della prospettiva \u00e8 quanto mai necessario perch\u00e9 attorno al problema iraniano (inteso non solo come questione nucleare, ma come ruolo complessivo del paese) stiamo assistendo a un profondo cambiamento degli assetti regionali, con l\u2019intreccio di antiche inimicizie e nuove ambizioni.<\/p>\n<p>In tale contesto, l\u2019atteggiamento che dovrebbe ispirare le iniziative occidentali (cio\u00e8 della coalizione a cui contribuisce attivamente la Ue e con essa l\u2019Italia) \u00e8 anzitutto cautelativo: non peggiorare la situazione. Il che significa non fornire ai seguaci pi\u00f9 ferventi di Ahmadinejad delle occasioni per consolidare o rilanciare il proprio ruolo all\u2019interno del paese. Assai pi\u00f9 facile a dirsi che a farsi, ma non impossibile.<\/p>\n<p>Vari segnali indicano che la parabola calante del presidente iraniano \u00e8 iniziata da tempo, anche se gli esiti dello scontro politico interno al suo paese sono obiettivamente incerti. Se questa premessa \u00e8 corretta, esistono i margini di manovra (seppur stretti) per una politica di contenimento verso Teheran che al contempo non pregiudichi l\u2019opzione di un dialogo, cio\u00e8 di concrete offerte negoziali che coinvolgano anche Washington.<\/p>\n<p>La ormai famosa \u201cNational Intelligence Estimate\u201d e lo stesso <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=679\"><b><u>vertice di Annapolis<\/u><\/b><\/a>, sul finire del 2007, hanno spinto effettivamente in questa direzione, pur in assenza di una visione complessiva del tutto coerente.<\/p>\n<p>Le ultime valutazioni relativamente ottimistiche dei servizi di intelligence sono in gran parte il frutto di dinamiche prettamente interne all\u2019establishment americano, ma resta il fatto che hanno permesso al presidente Bush di allentare in qualche misura la pressione militare sull\u2019Iran senza per questo apparire n\u00e9 cedevole n\u00e9 ondivago.<\/p>\n<p>Quasi in contemporanea, il tentativo di rilancio del negoziato israelo-palestinese correttamente giudicato debole da molti <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=709\"><b><u>   analisti<\/u><\/b><\/a>, ha avuto il merito di ricreare un quadro in cui inserire il mondo arabo, facendolo uscire dalla paralisi decisionale in cui era caduto dal settembre 2001 e ancor pi\u00f9 dalla primavera 2003.<\/p>\n<p><b>Revival del \u201cdoppio contenimento\u201d<\/b><br \/>Per comprendere questa dinamica, potenzialmente virtuosa, si deve fare un passo indietro. Una della argomentazioni americane tutto sommato pi\u00f9 efficaci in vista dell\u2019invasione dell\u2019Iraq fu che era indispensabile superare la politica del \u201cdoppio contenimento\u201d (contro l\u2019Iran e lo stesso Iraq). E che ci\u00f2 avrebbe permesso di liberarsi dei vincoli di un rapporto troppo stretto con l\u2019Arabia Saudita. Nelle intenzioni americane, il forte accento sulla democratizzazione a tutto campo avrebbe poi messo anche gli altri regimi arabi moderati di fronte alle loro responsabilit\u00e0 per i mali della regione.<\/p>\n<p>Ebbene, dopo un tortuoso percorso si \u00e8 arrivati a un nuovo doppio contenimento. Ora si tratta di contenere il contagio della violenza irachena e la possibile ascesa regionale di un Iran con chiare ambizioni nucleari. Che piaccia o no, questa nuova versione del doppio contenimento \u00e8 l\u2019unica alternativa realisticamente disponibile rispetto a tre scenari, tutti da incubo: la totale dissoluzione dell\u2019Iraq, l\u2019affermarsi di un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=703\"><b><u>   dominio regionale iraniano<\/u><\/b><\/a> da una porzione dell\u2019Afghanistan fino al Mediterraneo, e infine un massiccio attacco americano contro l\u2019Iran. Anzi, dovremmo piuttosto pensare a una qualche combinazione di questi tre scenari, poich\u00e9 molto probabilmente uno ne trascinerebbe con s\u00e9 anche altri.<\/p>\n<p><b>L\u2019occasione di Annapolis<\/b><br \/>In tal senso Annapolis ha sancito l\u2019avvio di una nuova fase nella politica americana, e forse offre una vera occasione da cogliere. Gli arabi lo hanno capito, e ben sapendo quanto avrebbero da perdere dai tre scenari sopra accennati, sono accorsi numerosi alla conferenza convocata da un Bush molto impopolare sul piano internazionale e indebolito all\u2019interno. Non sono accorsi perch\u00e9 persuasi della validit\u00e0 del piano americano sulla Palestina, ma perch\u00e9 spaventati \u2013 e giustamente \u2013 da almeno due eventi del 2006: il putsch di Hamas a Gaza e l\u2019offensiva militare di Hezbollah in Libano. Entrambi sono, tra le altre cose, forti indizi di una penetrazione iraniana nell\u2019estremismo nazionalista regionale e comunque di una perdita di controllo da parte dei regimi sunniti. A questo deve naturalmente aggiungersi il concreto rischio di contagio proveniente dalla guerra civile irachena.<\/p>\n<p>Lo schema di Annapolis consente ai paesi arabi di dare sufficiente sostegno a Washington per tenere insieme una forma di alleanza transatlantica pur senza sposare direttamente le politiche americane contro Teheran (e contro la galassia insurrezionale-terroristica). E intanto consentono di inviare una sorta di avvertimento continuativo al regime iraniano, visto che l\u2019opzione militare non \u00e8 mai stata esplicitamente archiviata.<\/p>\n<p>Bush continua a declinare i nuovi allineamenti quasi al vecchio modo e secondo la retorica della \u201cguerra al terrore\u201d, parlando di uno scontro frontale tra \u201cmoderati\u201d ed \u201cestremisti\u201d. Ma a ben guardare un cambiamento sostanziale c\u2019\u00e8 stato: la categoria dei \u201cmoderati\u201d consente di valutare pragmaticamente i comportamenti esterni invece di concentrarsi sull\u2019ideologia o sulla natura interna dei regimi (o dei movimenti) in quanto tale. Non a caso, quell\u2019aggettivo \u00e8 tradizionalmente attribuito agli alleati dell\u2019America nella regione. Siamo insomma in un contesto diverso rispetto alla logica del \u201ccon noi o contro di noi\u201d che ha caratterizzato la prima amministrazione Bush.<\/p>\n<p>Questo passaggio \u00e8 stato confermato dal <a href= \"http:\/\/www.whitehouse.gov\/news\/releases\/2008\/01\/20080128-13.html\" target= \"blank\"><b><u> discorso sullo Stato dell\u2019Unione<\/u><\/b><\/a> del 28 gennaio: \u00e8 vero che il presidente ha dichiarato che Teheran \u201cincarna le forze dell\u2019estremismo\u201d, facendo un implicito riferimento a un cambio di regime e lanciando un monito molto duro su possibili provocazioni nel Golfo Persico. Ma \u00e8 altrettanto vero che ha ribadito la generica disponibilit\u00e0 a negoziare, qualora vi fosse una verificabile sospensione delle attivit\u00e0 di arricchimento dell\u2019uranio; formalmente non vi sono dunque altre condizioni. L\u2019ultimo State of the Union di Bush non verr\u00e0 quasi certamente ricordato per i toni bellicosi contro l\u2019Iran, se confrontato alle posizioni ufficiali dei mesi precedenti. Semmai, rester\u00e0 a marcare la forte contraddizione irrisolta tra gli appelli alla democratizzazione (dell\u2019Iran e dei territori palestinesi) e il plauso per i governi \u201cmoderati\u201d che sono invece trattati con notevole tolleranza.<\/p>\n<p>In ultima analisi, nella complicata partita arabo-persiana molto dipender\u00e0 dall\u2019evoluzione interna della politica iraniana, che segue il suo percorso e che probabilmente ha una tempistica troppo lenta rispetto ai ritmi concitati che soprattutto Washington impone alla diplomazia internazionale. Per questo \u00e8 utile che si sia guadagnato del tempo, in vista del \u201creassessment\u201d che comunque ci sar\u00e0 con la prossima Amministrazione. Ne potr\u00e0 scaturire un incentivo alla collaborazione tra quei paesi nella regione che sono preoccupati dall\u2019attivismo iraniano \u2013 cio\u00e8 quasi tutti \u2013 magari depotenziando la linea di frattura tra mondo arabo e Israele. Se si riuscir\u00e0 almeno a non interferire negativamente con gli sviluppi interni al mondo persiano-iraniano, avremo gi\u00e0 fatto un passo avanti importante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una ricetta decisamente perdente per analizzare la questione iraniana \u00e8 quella di adottare un\u2019ottica di breve periodo, fermarsi alla lettura superficiale delle molte dichiarazioni di Mahmoud Ahmadinejad, e infine dimenticare che oltre alla Repubblica Islamica c\u2019\u00e8 la Persia. 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