{"id":72551,"date":"2019-01-18T08:19:12","date_gmt":"2019-01-18T07:19:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72551"},"modified":"2019-01-18T08:19:12","modified_gmt":"2019-01-18T07:19:12","slug":"siria-turchia-trappola-curdi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/siria-turchia-trappola-curdi\/","title":{"rendered":"Siria: Turchia in trappola tra curdi, Mosca e Washington"},"content":{"rendered":"<p>Nell&#8217;intricata geometria degli interessi in gioco in <strong>Siria<\/strong>, la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/turchia-stato-emergenza-diritti-umani\/\"><strong>Turchia<\/strong> di <strong>Erdogan<\/strong><\/a> rischia di rimanere intrappolata. Come nel gioco del cerino, ci rimette chi resta per ultimo con il cerino acceso. Posto che i primi a sottrarsi dalla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/siria-sviluppi-obiettivi\/\">partita siriana<\/a> sono stati gli occidentali, mobilitatisi a rilento solo con la comparsa dell\u2019Isis, il sedicente Stato islamico, nel 2014 e comunque avendo cura di non mettere \u2018boots on the ground\u2019, e che <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/turchia-curdi-elezioni-siria\/\"><strong>Iran<\/strong> e <strong>Russia<\/strong><\/a> sono subentrati percorrendo una sorta di autostrada scarsamente presidiata, la Turchia fin dall&#8217;inizio della vicenda si \u00e8 preoccupata di marcare il <strong>territorio<\/strong> oltreconfine, sostenendo l\u2019opposizione sunnita e arrivando a insediare a pi\u00f9 riprese, tra il 2016 e il 2017, le sue forze armate nel nord.<\/p>\n<p><strong>Il gioco di Ankara per contrastare i curdi<\/strong><br \/>\nTramontato il disegno neo-ottomano da conseguire scalzando <strong>Assad<\/strong>\u00a0dalla Siria, la Turchia ha ripiegato verso l\u2019obiettivo minimo di contrastare non tanto gli attacchi jihadisti, che pure l\u2019hanno investita fino al cuore di Istanbul e Ankara, quanto i<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/09\/erdogan-e-lincubo-rojava\/\"> <strong>curdi<\/strong> del <strong>Rojava<\/strong><\/a>, tradizionalmente legati agli antagonisti curdi di casa propria, nel frattempo divenuti efficace fanteria della Coalizione anti-terrorismo a guida americana. Da quel momento Ankara ha cominciato a insistere su una zona-cuscinetto, un\u2019area di influenza turca che seguirebbe lo schema di Cipro Nord, dove notoriamente le truppe turche stazionano dal 1974 e l\u2019amministrazione \u00a0ha un\u2019impronta filo-turca.<\/p>\n<p>Durante il conflitto in Siria, la Turchia ha giocato le sue carte con calcolata spregiudicatezza<strong>. <\/strong>Superando remore storiche non minori, ha intessuto, tra alti e bassi, relazioni sinergiche con la Russia entro il processo di Astana e tollerato l\u2019invadenza dell\u2019Iran. Al contempo, ha cercato di evitare uno showdown con gli <strong>Stati Uniti<\/strong>, aderendo alla Coalizione anti-Isis e da ultimo cogliendo al volo il caso <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/arabia-saudita-khashoggi-mbs\/\">Khashoggi<\/a> <\/strong>per attenuare il nutrito contenzioso bilaterale collegato all\u2019affare <strong>Gulen<\/strong>, ovvero la <a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/2018\/08\/03\/vaticaninsider\/scontro-usaturchia-per-il-caso-del-pastore-evangelico-brunson-90YxxlDmzyncIrS5QfvvLP\/pagina.html\">scarcerazione del pastore Andrew <strong>Brunson<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Sempre confidando che, alla fine, tra i curdi e Ankara gli americani avrebbero optato per l\u2019alleato Nato, lasciandole mano libera sulla sorte dei primi. Un calcolo basato sul retropensiero che i curdi rappresentino per Washington un fattore tattico e non strategico, che Trump ha concentrato\u00a0 l\u2019attenzione sull&#8217;Iran, dalla Nuova Dottrina per il Medio Oriente alle tentazioni del consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton per soluzioni radicali, e che in ogni caso la moralit\u00e0 non entra a far parte dei criteri di una guerra.<\/p>\n<p>La decisione di Trump di ritirare le truppe dalla Siria, anche se si trattasse di un ripiegamento verso l\u2019Iraq, rischia di essere interpretata da Erdogan come un via libera al perseguimento del proprio obiettivo prioritario, il dislocamento dei curdi dai propri confini. In effetti, gi\u00e0 nel gennaio 2018 gli Stati Uniti, istallati a Manbji, nel nord della Siria, da fine 2014 alla guida della Coalizione anti-terrorismo, si sono adoperati per rimuovere i combattenti curdi ad est dell\u2019Eufrate, aprendo la strada all&#8217;esercito turco verso Afrin, con il beneplacito della Russia.<\/p>\n<p><strong>Un conflitto che tutti vogliono abbandonare<\/strong><br \/>\nL<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/siria-alleanze-lotte-curdi\/\">\u2019ambiguit\u00e0\u00a0in Siria<\/a> \u00e8 di casa nella strategia di tutti, Turchia inclusa. Sempre assicurando a Mosca e Washington la propria lealt\u00e0 nella lotta al jihadismo<strong>,<\/strong>\u00a0Erdogan ha consentito il transito di foreign fighters attraverso le sue frontiere negli anni dell\u2019avanzata dell\u2019Isis, accordato un vistoso appoggio a militanti islamici infiltrati da jihadisti, e da ultimo tardato a gestire l\u2019area di Idlib secondo le intese di novembre con Mosca, tanto che Tahrir Al-Sham (Ths), ex-Al Nusra ed ex-Al Qaeda, \u00e8 tuttora attivo in area.<\/p>\n<p>Fonti qualificate ipotizzano addirittura che egli intenda utilizzare questi jihadisti contro i curdi e scorgono prime avvisaglie in tal senso nel cessate il fuoco del 10 gennaio mediato a Idlib tra l\u2019opposizione filo-turca e Tahrir Al-Sham, che obbliga la prima a deporre le armi e affida alla seconda l\u2019amministrazione dell\u2019area. Se cos\u00ec fosse, si tratterebbe di una apertura di credito offerta ai jihadisti. Uno scenario alquanto azzardato, visto che nessuno potrebbe \u00a0garantire a Erdogan il controllo dei medesimi a conti fatti.<\/p>\n<p>Al momento Erdogan potrebbe considerare che le condizioni sono propizie per conseguire l\u2019obiettivo che considera vitale.\u00a0 Infatti, Trump,\u00a0tra tentennamenti, contraddizioni e dissensi interni, pare determinato al ritiro, mentre anche Putin cerca una via di uscita da una guerra che, una volta insediato Assad e consolidate le proprie basi lungo il Mediterraneo, non ha ragione di continuare.<\/p>\n<p>I Paesi del Golfo e l\u2019Egitto, in nome di sintonie tra regimi e di una spiccata antipatia per i Fratelli Musulmani, sono tentati di riallacciare relazioni con Damasco e di riammetterla nella Lega Araba, un\u2019acrobatica virata che riscontra molte remore, in primis la netta opposizione del Qatar, sintonizzato come Erdogan sul sostegno ai Fratelli Musulmani.<\/p>\n<p>Persino gli europei stanno valutando l\u2019accreditamento regolare di inviati finora \u2018itineranti\u2019, entro un processo di normalizzazione e ricostruzione imperniato su Assad. Sfruttando tra l\u2019altro le sinergie con Israele, che sta intensificando i bombardamenti al sud contro le istallazioni iraniane, tenendo cos\u00ec impegnati Assad e alleati su un secondo fronte.<\/p>\n<p><strong>I curdi e la lotta per la sopravvivenza<\/strong><br \/>\nMa potr\u00e0 bastare l\u2019allontanamento dei curdi di 30 km dal confine che Trump gli avrebbe \u2018concesso\u2019 in cambio di assicurazioni che risparmier\u00e0 la popolazione curda? E chi se la sente di confidare in analoghe dichiarazioni dei jihadisti di Tahrir Al-Sham?\u00a0 E chi non scorge un\u2019inquietante coincidenza con l\u2019attacco jihadista alla base americana di Manbji il 16 gennaio?<\/p>\n<p>\u00c8 in tale contesto di estrema precariet\u00e0 che i combattenti curdi si sono rivolti ad Assad per una qualche garanzia di sopravvivenza e di autonomia nei futuri assetti. Uno sviluppo peraltro non paradossale, considerando che i curdi del Rojava non hanno mai antagonizzato la Siria degli Assad, di cui anzi a lungo hanno cercato di ottenere la cittadinanza.<\/p>\n<p>Nel contesto, si tratta tuttavia di vedere se effettivamente Erdogan lancer\u00e0 la prospettata offensiva sul Rojava, come sta gi\u00e0 facendo sul quartiere generale del Pkk a Qardil, nel Kurdistan iracheno; quanto le forze armate di Assad, giunte nel frattempo a Manbji, potrebbero reggere il confronto, e soprattutto quale copertura aerea sarebbe disposta a offrire Mosca.<\/p>\n<p>Ovvero se il rischio di una nuova fase della guerra siriana, che questa volta coinvolgerebbe direttamente due ex-imperi, potr\u00e0 essere sventato grazie a una rinnovata opera di mediazione russa, magari in occasione della prossima riunione della triade di Astana. O meglio, grazie a un&#8217;auspicabile iniziativa diplomatica con la partecipazione dell\u2019Europa sotto egida dell\u2019Onu, che affronti la questione curda entro il grande negoziato per la definizione degli assetti politico-costituzionali della nuova Siria, e rimetta al centro la lotta ai veri jihadisti.<\/p>\n<p>Del resto, lo stesso Erdogan non pu\u00f2 permettersi di antagonizzare al contempo Mosca e Washington, di imbarcarsi cio\u00e8 in uno scontro con i russi nel momento in cui il rapporto con gli americani \u00e8 tutt&#8217;altro che appianato<strong>. <\/strong>In altri termini, di rimanere da solo con il cerino acceso, rischiando di auto-infliggersi una deflagrazione.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;intricata geometria degli interessi in gioco in Siria, la Turchia di Erdogan rischia di rimanere intrappolata. 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