{"id":72560,"date":"2019-01-17T23:43:59","date_gmt":"2019-01-17T22:43:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72560"},"modified":"2019-01-25T07:15:51","modified_gmt":"2019-01-25T06:15:51","slug":"brexit-accordo-trasporto-aereo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/brexit-accordo-trasporto-aereo\/","title":{"rendered":"Brexit: i rischi di un mancato accordo sul trasporto aereo"},"content":{"rendered":"<p>Sono trascorsi due anni e mezzo dal referendum che ha espresso la volont\u00e0 del popolo britannico di<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/brexit-difesa-scelta-ue\/\"> uscire dall&#8217;Unione europea<\/a> e, a 75 giorni dalla data in cui tale separazione avr\u00e0 effetto, l\u2019unico piano concordato dal governo di Londra con la Commissione europea e i 27 dell&#8217;Ue \u00e8 stato rigettato dalla Camera dei Comuni. Se non vi sar\u00e0 un nuovo accordo o una dilazione in base all&#8217;articolo 50 del <strong>Trattato di Lisbona<\/strong>, in molti settori si registrer\u00e0 un caos operativo con enormi danni finanziari e umani. Uno di questi settori \u00e8 il <strong>trasporto aereo<\/strong>. Fin dall&#8217;esito del referendum, gli operatori del trasporto aereo avevano fatto presente gli enormi problemi che si sarebbero presentati nel caso in cui l\u2019uscita dall&#8217;Ue non fosse preceduta da un chiaro accordo tra le parti in questione.<\/p>\n<p><strong>Una conseguenza della Brexit spesso trascurata: gli effetti sul trasporto aereo <\/strong><br \/>\nSenza un accordo tra Londra e l&#8217;Ue, il 29 marzo prossimo il Regno Unito diventer\u00e0 un Paese extra-comunitario. I voli tra Paesi dell\u2019Ue e Paesi extra-comunitari sono regolati da accordi bilaterali di traffico (Air Service Agreements) che designano una o pi\u00f9 compagnie aeree autorizzate a effettuare i voli tra i due Paesi. Ultimamente l\u2019Ue ha negoziato accordi bilaterali di traffico con Paesi extracomunitari a nome di tutti vettori dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Questi accordi coprono anche numerose questioni normative, come protezione dei consumatori, salvaguardia dell&#8217;ambiente, concorrenza e sicurezza. I vettori del Regno Unito beneficiano attualmente dei diritti di traffico con questi Paesi terzi, principalmente in virt\u00f9 dei citati accordi aerei dell&#8217;Ue e non grazie ad accordi bilaterali stipulati dal Regno Unito stesso. Di fatto, lasciando l&#8217;Unione europea, il Regno Unito dovr\u00e0 negoziare nuovi accordi bilaterali con Stati Uniti, Canada, Brasile e, in virt\u00f9 di un accordo euro-mediterraneo, con numerosi altri Paesi, tra cui Marocco, Israele, Giordania, Albania, Bosnia Erzegovina, Serbia, Georgia.<\/p>\n<p>Inoltre, a causa della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/brexit-may-nebbia-accordo\/\"><strong>Brexit<\/strong><\/a>, le compagnie aeree britanniche non beneficeranno delle disposizioni dell&#8217;<a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/LexUriServ\/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2004:195:0003:0006:IT:PDF\">articolo 5 del regolamento (Ce) n. 847\/2004<\/a> sul negoziato e l&#8217;attuazione di accordi sui servizi aerei tra Stati membri e Paesi terzi, che prevede che le compagnie aeree comunitarie possano essere designate come beneficiarie di nuovi accordi di servizio aereo con Paesi non Ue. Inoltre, le compagnie aeree del Regno Unito non saranno autorizzate a prendere parte alla distribuzione dei diritti di traffico tra i vettori aerei comunitari.<\/p>\n<p><strong>Trasporto aereo e Brexit: gli aspetti giuridici<\/strong><br \/>\nUn importante elemento da considerare \u00e8 la nazionalit\u00e0 delle compagnie aeree. Per operare nell&#8217;Unione europea occorre che la maggioranza del capitale della compagnia aerea, o il suo controllo effettivo, sia nelle mani di cittadini o enti con sede in uno Stato dell\u2019Unione (<a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/HTML\/?uri=CELEX:32008R1008&amp;from=IT\">Articolo 4 del Regolamento Comunitario 1008\/2008<\/a>). Solo a queste condizioni viene rilasciata la licenza di operatore aereo comunitario.<\/p>\n<p>Se dunque non vi sar\u00e0 accordo tra Regno Unito e Ue,\u00a0 i vettori aerei le cui azioni sono possedute da cittadini o enti britannici, o il cui controllo effettivo \u00e8 esercitato da cittadini o enti britannici, diventeranno vettori extracomunitari e non potranno pi\u00f9 volare n\u00e9 tra la Gran Bretagna e i Paesi membri dell\u2019Unione europea, n\u00e9 tra due aeroporti comunitari.<\/p>\n<p>Per contro, le direttive europee recepite nel diritto britannico continueranno ad applicarsi. Ad esempio, la direttiva sui diritti aeroportuali \u00e8 stata recepita nel diritto del Regno Unito nel 2011 e continua ad applicarsi, imponendo ad alcuni aeroporti di garantire che le tariffe pagate dalle compagnie aeree non siano applicate in modo discriminatorio. Anche gli standard tecnici dell&#8217;<strong><a href=\"https:\/\/europa.eu\/european-union\/about-eu\/agencies\/easa_it\">Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa)<\/a><\/strong> sono &#8211; e rimarranno &#8211; fondamentali in relazione alla maggior parte degli aspetti della regolamentazione della sicurezza, comprese progettazione e produzione di aeromobili, il loro funzionamento e la licenza dell&#8217;equipaggio di condotta. Questo \u00e8 il motivo per cui, come parte di un accordo di servizio aereo tra il Regno Unito e l&#8217;Unione europea, Londra probabilmente sarebbe tenuta a continuare ad applicare i regolamenti dell&#8217;Easa.<\/p>\n<p><strong>Il lato economico: una batosta per le compagnie low-cost<\/strong><br \/>\n2016, 125 milioni di passeggeri hanno volato tra l\u2019Europa e la Gran Bretagna ed \u00e8 noto come i collegamenti aereo siano fondamentali per l\u2019attivit\u00e0 economica. Anche la Iata, l\u2019associazione mondiale delle compagnie aeree, ha immediatamente attirato l&#8217;attenzione sui pericoli che corre il trasporto aereo europeo a seguito di una hard Brexit. Non \u00e8 difficile immaginare il caos e gli enormi danni economici\u00a0che si produrrebbero senza accordi, senza considerare gli aspetti umani di un blocco dei trasferimenti aerei.<\/p>\n<p>Michael O\u2019Leary, presidente di <strong>Ryanair<\/strong>, aveva ben chiaro questo scenario e, alcuni giorni prima del referendum, aveva indicato cinque ragioni per votare a favore del &#8216;remain&#8217;. Ryanair, compagnia irlandese, potr\u00e0 continuare a operare nell\u2019Unione europea, mentre potrebbe perdere i numerosi collegamenti che opera all&#8217;interno della Gran Bretagna.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 colpita sarebbe <strong>Easy Jet<\/strong>, che nel 2016 ha trasportato in Europa 73 milioni di passeggeri\u2013 di cui 16 milioni solo in Italia &#8211; raggiungendo 136 aeroporti con 735 collegamenti. Infatti, da tempo\u00a0 ha annunciato di voler spostare la sua sede legale all&#8217;interno dell\u2019Ue. Per <strong>British Airways<\/strong> la situazione appare diversa, perch\u00e9 \u00e8 posseduta al 100% da International Airlines Group (Iag), societ\u00e0 holding registrata a Madrid che controlla anche Iberia, Vueling ed Air Lingus.<\/p>\n<p><strong>Il trasporto aereo post-Brexit: possibili soluzioni<\/strong><br \/>\nSe Londra uscir\u00e0 dall\u2019Ue senza accordi, per operare nuovamente i collegamenti aerei tra gli aeroporti del Regno Unito e quelli dell\u2019Unione Europea ci possono essere tre soluzioni. La prima \u00e8 la firma di nuovi accordi bilaterali di traffico tra la Gran Bretagna e i singoli Stato membro oppure con tutta l&#8217;Ue, ma questo richiederebbe alcuni anni e non risolverebbe il problema. La seconda sarebbe un accordo simile a quello in essere tra l\u2019Unione europea e la <strong>Svizzera<\/strong>, concluso nel 1999 ed entrato in vigore il 1 giugno 2002, che in pratica considera la Svizzera, ai fini aeronautici, un Paese comunitario.<\/p>\n<p>Una terza via potrebbe essere quella di un accordo di open sky tra l\u2019Unione europea e il Regno Unito, come quello firmato con gli <strong>Stati Uniti<\/strong> il 30 aprile 2007. Questo accordo permette a tutte le compagnie aeree dell\u2019Unione e a tutte le compagnie aeree con sede negli Usa di effettuare collegamenti tra gli aeroporti dell\u2019Ue e quelli americani e viceversa. Tuttavia, questo accordo prevede limitazioni, soprattutto per le compagnie low-cost che fanno collegamenti all&#8217;interno di uno stesso Paese dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>Dal 1992, data dei primi regolamenti comunitari per la liberalizzazione del trasporto aereo, la <strong>Commissione europea<\/strong> \u00e8 sempre stata molto attiva nel favorire lo sviluppo di questo settore in Europa. Per esempio, nel 2006 ha firmato un accordo multilaterale (Ecaa) con diversi Paesi europei, tra cui la <strong>Norvegia<\/strong>, per l\u2019istituzione di uno spazio aereo comune.<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 vedere, gli strumenti per superare le conseguenze della Brexit sul trasporto aereo ci sono, e per l\u2019interesse dell\u2019Europa intera la soluzione dovr\u00e0 essere trovata. Ma il tempo ormai stringe e i pericoli di un\u2019uscita senza accordi appaiono sempre pi\u00f9 concreti.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina\u00a0\u00a9 Russian Look via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono trascorsi due anni e mezzo dal referendum che ha espresso la volont\u00e0 del popolo britannico di uscire dall&#8217;Unione europea e, a 75 giorni dalla data in cui tale separazione avr\u00e0 effetto, l\u2019unico piano concordato dal governo di Londra con la Commissione europea e i 27 dell&#8217;Ue \u00e8 stato rigettato dalla Camera dei Comuni. 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