{"id":72589,"date":"2019-01-21T22:18:27","date_gmt":"2019-01-21T21:18:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72589"},"modified":"2019-01-25T16:03:45","modified_gmt":"2019-01-25T15:03:45","slug":"cina-tregua-stati-uniti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/cina-tregua-stati-uniti\/","title":{"rendered":"Cina-Usa: spiragli di una fragile tregua commerciale"},"content":{"rendered":"<p>La tregua commerciale in atto tra <strong>Stati Uniti<\/strong> e <strong>Cina<\/strong> ha buone probabilit\u00e0 di trasformarsi in un formale accordo entro inizio marzo. Un fatto di per s\u00e9 positivo, ma che non sancir\u00e0 la fine dell\u2019aspro confronto tra le due grandi economie mondiali, che \u00e8 andato ben oltre gli scambi commerciali.\u00a0\u00c8 una vera sfida geopolitica a tutto campo, che rischia di aggravarsi e pu\u00f2 arrivare a scuotere l\u2019intero assetto economico e politico globale.<\/p>\n<p>Dopo la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/usa-cina-dazi-midterm\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">raffica di dazi<\/a> dello scorso anno, Stati Uniti e Cina hanno salutato il 2019 avviando un primo negoziato commerciale a Pechino, frutto della &#8220;tregua&#8221; firmata al <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/g20-occidente-riscatto-declino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">G20<\/a><\/strong> di Buenos Aires lo scorso dicembre dai due presidenti Donald <strong>Trump <\/strong>e <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/cina-xi-jinping-leader\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Xi Jinping<\/a><\/strong>. Ogni nuova tariffa \u00e8 stata pertanto congelata ed entro il 2 marzo dovr\u00e0 essere ratificato un accordo commerciale tra i due Paesi.<\/p>\n<p><strong>Di ritorno al tavolo dei negoziati<\/strong><br \/>\nIl rallentamento intervenuto nell&#8217;economia globale e i crolli delle borse cinese e americana alla fine dello scorso anno hanno convinto Washington e Pechino a sedersi al tavolo dei negoziati. Una delle pi\u00f9 gravi minacce al proseguimento della crescita globale in corso \u00e8 rappresentata in effetti dall&#8217;eventuale inasprimento della guerra commerciale tra le prime due economie mondiali.<\/p>\n<p>Ma la strada per un accordo \u00e8 tutt&#8217;altro che in discesa. Lo si \u00e8 visto gi\u00e0 dal primo incontro di Pechino. I commenti da parte americana sono stati molto positivi, con un tweet di Trump gonfio di ottimismo. Pi\u00f9 cauta la reazione cinese. Anche se la notizia, fatta filtrare subito dopo gli incontri, di una visita ufficiale a Washington entro gennaio di<strong> Liu He,<\/strong> capo negoziatore cinese e uomo di fiducia di Xi Jinping, pu\u00f2 essere letta come una conferma dell\u2019interesse di Pechino al buon esito del negoziato. Molto positiva, per converso, \u00e8 stata la reazione dei mercati finanziari e delle borse, che subito hanno molto apprezzato la riduzione delle tensioni.<\/p>\n<p><strong>Contrastare le politiche predatorie o bloccare l\u2019avanzata di Pechino?<\/strong><br \/>\nAl centro del negoziato vi sono le richieste degli americani, che hanno sulla carta due finalit\u00e0: la prima, spingere la Cina ad importare di pi\u00f9 dagli Stati Uniti e ridurre cos\u00ec il deficit commerciale bilaterale. La seconda, assicurare alle imprese americane un migliore accesso e trattamento sul mercato cinese, ponendo fine a una serie di misure e pratiche di Pechino considerate vessatorie &#8211; non solo dagli americani &#8211;\u00a0 in tema di forzato trasferimento tecnologico, scarsa protezione della propriet\u00e0 intellettuale e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Il soddisfacimento del primo gruppo di richieste non presenta ostacoli di rilievo. Gi\u00e0 in passato, il governo cinese si \u00e8 pi\u00f9 volte dichiarato disponibile ad aumentare, anche in quantit\u00e0 significativa, le importazioni dagli Stati Uniti di prodotti agricoli, energetici e di altro genere. Si d\u00e0 per scontato, ad esempio, che i cinesi siano pronti ad acquistare, anche in tempi rapidi, ingenti quantitativi aggiuntivi di soia americana, dai 6 agli 8 milioni di tonnellate. E la credibilit\u00e0 di queste promesse \u00e8 rafforzata dalla natura tuttora fortemente centralizzata del commercio internazionale cinese.<\/p>\n<p>Le maggiori difficolt\u00e0 riguardano il secondo gruppo di richieste americane, perch\u00e9 assai eterogeneo e venato di ambiguit\u00e0. Da un lato appaiono dirette a porre fine a comportamenti di natura predatoria da parte della Cina, fortemente criticati anche da molti altri Paesi e dall&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p>Dall&#8217;altro, l\u2019interesse sembra rivolto molto pi\u00f9 in alto, a modificare o addirittura impedire politiche e interventi in campo industriale e tecnologico, come quelli legati al piano di sviluppo pluriennale <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/mondo\/2018-03-23\/-l-offensiva-usa-dazi-ora-pechino-teme-il-made-china-2025-211950.shtml?uuid=AElQTnME\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong><em>Made in China 202<\/em>5<\/strong><\/a>. Un piano che vuole favorire il raggiungimento, nel prossimo decennio, da parte del sistema produttivo cinese della frontiera dell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/droni-cina-sorpasso-usa\/\">hi-tech globale<\/a>, in termini di reti, intelligenza artificiale, robotica e big data. Proprio per questa sua natura strategica il governo cinese non lo ritiene negoziabile.<\/p>\n<p><strong>Un accordo che non potr\u00e0 rallentare l&#8217;avanzata cinese<\/strong><br \/>\nMentre un accordo appare raggiungibile in tema di maggiori importazioni di prodotti americani e di eventuali modifiche di interventi, pratiche e comportamenti predatori da parte cinese, nessuna vera mediazione sembra possibile l\u00e0 dove le richieste americane appaiono tese per lo pi\u00f9 a bloccare o comunque rallentare l\u2019avanzata industriale e tecnologica della Cina.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile che tutto ci\u00f2 sia sufficiente per la sigla di un accordo ai primi di marzo. I timori per la ripresa in corso e la necessit\u00e0 di evitare un forte rallentamento dell\u2019economia Usa di qui al 2020, anno delle presidenziali, potrebbero spingere Donald Trump ad accettare una pacificazione che non contenga significative concessioni riguardo al secondo gruppo di richieste americane, al di l\u00e0 di promesse poco vincolanti. Magari ricorrendo alle sue note arti di venditore per reclamizzare al grande pubblico americano il contenuto dell&#8217;accordo raggiunto con la Cina.<\/p>\n<p>Anche se i paletti di Trump sono pi\u00f9 stretti di quel che si pensi. In molti sono pronti a criticare il presidente se la tregua commerciale con la Cina servisse solo a evitare i rischi di un peggioramento della congiuntura economica, senza vere concessioni di natura strutturale. Un atteggiamento in qualche modo ostile nei confronti della Cina \u00e8 oggi assai diffuso negli Stati Uniti e, oltre una vasta rappresentanza della <em>business community<\/em>, accomuna le maggioranze repubblicana e democratica del nuovo Congresso.<\/p>\n<p><strong>Lo scontro non si fermer\u00e0 con la firma<\/strong><br \/>\nComunque andr\u00e0, si pu\u00f2 anticipare fin da ora che un eventuale accordo commerciale non porr\u00e0 certo fine all&#8217;aspro confronto tra le due grandi economie mondiali. Uno scontro non pi\u00f9 limitato agli scambi e al disavanzo commerciale americano, ma che si \u00e8 esteso a un vasto insieme di temi che interessano in primo luogo le nuove tecnologie e la supremazia tecnologica globale negli anni a venire.<\/p>\n<p>In questa prospettiva, \u00e8 scontato prevedere che la sfida sia destinata a prolungarsi e sotto vari aspetti ad aggravarsi. Oltre agli effetti dirompenti che potrebbe avere sull&#8217;economia globale, il rischio \u00e8 anche quello &#8211; come sta mostrando la vicenda del colosso cinese delle telecomunicazioni <strong>Huawei<\/strong> &#8211; di tornare a dividere il mondo e i Paesi in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/cina-usa-potenza-imperiale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">due blocchi<\/a>, come nei primi decenni del secondo dopoguerra.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 D. Myles Cullen\/Planet Pix via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tregua commerciale in atto tra Stati Uniti e Cina ha buone probabilit\u00e0 di trasformarsi in un formale accordo entro inizio marzo. 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