{"id":72629,"date":"2019-01-25T00:51:13","date_gmt":"2019-01-24T23:51:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72629"},"modified":"2019-01-26T22:52:44","modified_gmt":"2019-01-26T21:52:44","slug":"migranti-allarmismo-poca-informazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/migranti-allarmismo-poca-informazione\/","title":{"rendered":"Migranti: tanto allarmismo sui social, ma poca informazione"},"content":{"rendered":"<p>Il problema dei\u00a0<strong>migranti\u00a0<\/strong>sta interessando non solo l\u2019Europa, ma anche gli Stati Uniti e i Paesi asiatici. Innanzitutto occorre ricordare che i <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/sezioni\/immigrazione\/\">fenomeni migratori<\/a> sono sempre avvenuti dai tempi dell\u2019Homo erectus, che camminando poteva muoversi da un territorio all&#8217;altro per cercare condizioni di vita migliori. In tempi recenti possiamo ricordare le migrazioni italiane verso gli Stati Uniti all&#8217;inizio del secolo scorso o verso il Belgio dopo la fine della Seconda Guerra mondiale.<\/p>\n<p><strong>Un allarmismo ingiustificato sui social network<\/strong><br \/>\nGli storici ci hanno descritto questi fenomeni dopo averli esaminati negli aspetti quantitativi e qualitativi. Salvo qualche isolato episodio, quelle migrazioni avvennero senza allarmi sociali. I fenomeni migratori odierni vengono invece vissuti e descritti giorno per giorno sui\u00a0 social network, attraverso i quali anche i politici tendono a comunicare creando notevole turbamento.<\/p>\n<p>Si diffonde infatti una lunga serie di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/informazione-giornalismo-democrazia\/\">notizie false<\/a> e non basate su uno studio analitico del fenomeno migratorio, riguardo al quale prevalgono le impressioni del comune cittadino che usa i social come principale fonte di informazione e quella del politico di turno che non studia a fondo il problema, e che ha spesso come unico scopo quello della ricerca del consenso.<\/p>\n<p>Cos\u00ec da recenti sondaggi appare che in Italia sono in molti a ritenere che gli immigrati rappresentino il 30% della popolazione, mentre non superano il 10% (sei milioni nel 2017, di cui il 70% provenienti da Paesi non Ue). Questa situazione di errata percezione nei confronti dei migranti si ripete anche in Francia, Germania, Svezia e Stati Uniti; e riguarda non solo il loro numero, ma anche il loro grado di istruzione o il contributo del loro lavoro al prodotto interno lordo. Ancora pi\u00f9 allarmante per chi non conosce bene il problema \u00e8 identificare ogni migrante di fede islamica come possibile terrorista.<\/p>\n<p>Queste percezioni sbagliate e negative possono facilmente essere manipolate e usate da chi si oppone all&#8217;accoglienza dei migranti anche per ragioni politiche. \u00a0Ancora pi\u00f9 grave \u00e8 il fatto che l\u2019opposizione preconcetta alla migrazione impedisce di valutare il fenomeno migratorio in relazione alle prospettive della popolazione dei Paesi europei pi\u00f9 avanzati, quindi nei suoi aspetti positivi, come compensare l\u2019invecchiamento della popolazione.<\/p>\n<p>Anche se, secondo le proiezioni della popolazione effettuate dalle Nazioni Unite, i flussi migratori potranno compensare solo parzialmente l\u2019invecchiamento della popolazione europea, perch\u00e9 i tassi di natalit\u00e0 sono inferiori allo zero. In Italia, ad esempio, nel 2016 il tasso di natalit\u00e0 \u00e8 stato di 1,34 figli per donna, il che significa che le nascite sono inferiori al numero dei genitori.\u00a0\u00c8 altres\u00ec importante valutare gli effetti economici di questo stato di cose.<\/p>\n<p><strong><b>Alcuni dati reali sulle migrazioni<\/b><\/strong><br \/>\nUna recente ricerca di <a href=\"https:\/\/www.prometeia.it\/en\/research-insights\/position-note\"><strong>Prometeia<\/strong><\/a> &#8211; il centro di ricerche econometriche fondato da Beniamino Andreatta &#8211;\u00a0 sull&#8217;impatto a lungo termine della migrazione verso l\u2019Europa, conferma pienamente le valutazioni delle Nazioni Unite circa le proiezioni della popolazione europea e i flussi migratori. L\u2019invecchiamento della popolazione comporta un aumento progressivo del carico pensionistico e assistenziale che impedir\u00e0 alle economie dei Paesi europei \u2013 in crescita a tassi assai modesti \u2013 di mantenere gli attuali livelli di prosperit\u00e0.<\/p>\n<p>Secondo i dati Eurostat elaborati da Prometeia, i migranti provenienti dai Paesi africani o da Paesi dell\u2019Ue si dirigono soprattutto verso i Paesi ricchi del Nord Europa. Infatti nel 2016 si \u00e8 registrato un flusso di migranti per 1000 abitanti pari a 37 nel Lussemburgo, 15 in Svezia, 12 in Germania, 8 in Olanda e solo 5 in Italia. \u00c8 interessante notare che nel 2017 in Italia gli immigrati provenivano soprattutto da Romania, Marocco e Albania. L\u2019et\u00e0 media \u00e8 compresa tra 25 e 50 anni, riducendo sensibilmente l\u2019et\u00e0 media della popolazione di un Paese come l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Il grado di istruzione dipende soprattutto dal Paese di provenienza: l\u2019indice di capitale umano (Hci) mostra che i migranti che arrivano dai Paesi africani hanno un livello medio di istruzione inferiore a quello dei migranti provenienti da Paesi dell\u2019Ue. Ovviamente il loro contributo alla ricchezza nazionale \u00e8 direttamente proporzionale al livello di istruzione.<\/p>\n<p><strong>Il possibile contributo dei migranti all&#8217;Europa<\/strong><br \/>\nNon vi \u00e8 dubbio che gli immigrati inseriti in una attivit\u00e0 produttiva contribuiscano alla ricchezza nazionale e quindi al mantenimento dei livelli di benessere sociale. Questo contributo potr\u00e0 essere inizialmente modesto, ma potr\u00e0 essere sempre maggiore se per questi migranti si attivano corsi di formazione sia professionale che di cultura generale per favorire il loro inserimento nel tessuto nazionale.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la strada per aumentare il loro contributo alla ricchezza di un Paese e per allentare le tensioni tra i nativi e i migranti. Ovviamente, dice ancora la ricerca di Prometeia, la sostituzione di nativi che vanno in pensione con immigrati non formati porta anche alla riduzione del reddito pro-capite, pur contribuendo alla spesa pensionistica. Prometeia cita anche uno studio dell&#8217;Ocse dal quale appare che il contributo fiscale netto dei migranti \u00e8 pi\u00f9 elevato in Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda &#8211; grazie alla presenza di molti giovani migranti \u2013 rispetto alla Germania, dove l\u2019et\u00e0 media dei migranti \u00e8 pi\u00f9 elevata.<\/p>\n<p>Infine, Prometeia presenta una simulazione degli effetti a lungo termine dei migranti sulle economie di Italia, Francia e Germania, ipotizzando tre scenari di crescita della popolazione. Lo scenario pi\u00f9 ottimistico prevede tassi di fertilit\u00e0 per Francia, Germania e Italia\u00a0rispettivamente del 2,44, 2,23 e 2,29. L\u2019aumento della fertilit\u00e0 porta ad abbassare l\u2019et\u00e0 media della popolazione e a immettere, nel tempo, giovani con un livello di istruzione elevato nel mondo del lavoro. Ma perch\u00e9 questo accada \u00e8 necessario investire in politiche che favoriscono la famiglia e la procreazione, come in parte sono presenti in Francia.<\/p>\n<p>La conclusione \u00e8 che i flussi migratori non riusciranno a mitigare gli effetti negativi dell\u2019invecchiamento della popolazione di questi tre Paesi. Inoltre, per l\u2019Italia occorre anche considerare il &#8216;<strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/giovani-generazione-europa-identita\/\">brain drain<\/a><\/strong>&#8216; che ogni anno porta\u00a0 circa 156.000 giovani laureati o ricercatori\u00a0ad emigrare, e che impoverisce il capitale umano del nostro Paese, che resta il fattore principale della produzione di ricchezza. Per arrestare il brain drain \u00e8 necessario <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/g7-istruzione-grandi-scuola\/\">investire nella scuola<\/a>, nella cultura e nella ricerca, offrendo mezzi e remunerazioni competitive rispetto ad altri Paesi Europei o gli Stati Uniti. Misure totalmente assenti nella recente legge di bilancio italiana.<\/p>\n<p>Dai dati esaminati appare evidente che il fenomeno dell\u2019immigrazione deve essere affrontato ed esaminato in base a rigorosi criteri scientifici, tenendo in considerazione gli effetti economici a breve, medio e lungo termine, soprattutto in relazione al processo di invecchiamento della popolazione nei Paesi dell\u2019Europa occidentale. Le autorit\u00e0 politiche di questi Paesi dovrebbero seguire questa strada evitando di sostenere le percezioni errate diffuse dai social network, inclusa l\u2019equazione migranti = azioni criminali che statistiche attendibili dimostrano essere totalmente falsa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il problema dei\u00a0migranti\u00a0sta interessando non solo l\u2019Europa, ma anche gli Stati Uniti e i Paesi asiatici. Innanzitutto occorre ricordare che i fenomeni migratori sono sempre avvenuti dai tempi dell\u2019Homo erectus, che camminando poteva muoversi da un territorio all&#8217;altro per cercare condizioni di vita migliori. 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