{"id":7270,"date":"2008-02-05T00:00:00","date_gmt":"2008-02-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-nucleare-che-fa-tremare-il-mondo\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:02","slug":"il-nucleare-che-fa-tremare-il-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/02\/il-nucleare-che-fa-tremare-il-mondo\/","title":{"rendered":"Il nucleare che fa tremare il mondo"},"content":{"rendered":"<p>Nel dicembre 2007 il rapporto del NIE (<a href= \"http:\/\/www.dni.gov\/press_releases\/20071203_release.pdf\" target= \"blank\"><b><u>National Intelligence Estimate<\/u><\/b><\/a>), che riassumeva le analisi di sedici Agenzie dei servizi segreti americani, ha sostenuto che l\u2019Iran aveva sospeso quattro anni fa i piani per realizzare la bomba atomica. Il documento proveniva da un organo della amministrazione americana e ciononostante smentiva la campagna allarmista che il presidente Bush e altri suoi collaboratori hanno svolto a lungo sulle ambizioni nucleari di Teheran. \u00c8 possibile che il presidente americano sia venuto a conoscenza di questo rapporto solo pochi giorni prima o addirittura al momento della sua pubblicazione? Sembra incredibile, eppure la goffaggine delle reazioni del Presidente a tale evento fanno ritenere che le cose siano andate proprio cos\u00ec. Come si spiega?<\/p>\n<p><b>Contrasti nell\u2019amministrazione Usa<\/b><br \/>\u00c8 possibile che la CIA, dopo la non brillante figura fatta nella questione dell\u2019inesistente pericolo nucleare iracheno, abbia voluto questa volta adottare in materia una politica di cautela. Ma non \u00e8 facile credere a questa versione. Certamente i servizi sono stati umiliati dall\u2019amministrazione Bush ed erano probabilmente ansiosi di prendersi la rivincita. Ma non avrebbero osato tanto se non fosse emerso un profondo contrasto tra il vicepresidente Cheney, propenso a rimediare al disastro iracheno con un attacco all\u2019Iran, e chi nell\u2019Amministrazione voleva chiudere quella sfortunata vicenda con una trattativa di pace regionale, ovviamente <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=725\"><b><u>Iran compreso<\/u><\/b><\/a>. <\/p>\n<p>Lo stesso padre di George W. Bush aveva cercato nel dicembre 2006 di spingere il figlio verso un accordo regionale, aiutato dal suo ex Segretario di Stato, James Baker impegnato nella commissione Baker-Hamilton. Il rapporto del NIE ha, comunque, reso politicamente impraticabile l\u2019ipotesi di un raid contro l\u2019Iran. C\u2019\u00e8 chi a questo punto ha ricordato che Bush padre era stato a capo della CIA, prima di divenire presidente, e certamente non mancava di conoscenze e relazioni in quell\u2019ambiente. Occorre, dunque, concludere che il pericolo di un attacco militare agli impianti nucleari iraniani era imminente al punto da giustificare l\u2019utilizzazione di un metodo ostruttivo cos\u00ec plateale? <\/p>\n<p><b>Un misterioso raid aereo<\/b><br \/>Il giornalista britannico Christopher Hitchens ha attirato l\u2019attenzione su una clausola della legge finanziaria, approvata a fine anno dal Congresso americano, che prevede il blocco del 70% del budget militare (43 miliardi di dollari, ma la cifra esatta \u00e8 mantenuta segreta) fino a quando non si arrivi a disporre di informazioni precise sul raid aereo israeliano compiuto il 6 settembre su un presunto sito nucleare in Siria. Un episodio in effetti misterioso, ma evidentemente ritenuto straordinariamente importante.<\/p>\n<p>Sembra che mesi prima gli israeliani avessero presentato agli americani un\u2019ampia documentazione per provare che i nord-coreani avevano iniziato dei lavori per dotare la Siria di una capacit\u00e0 nucleare. Il materiale presentato era per\u00f2 stato giudicato inattendibile. Quando il bombardamento israeliano ha quindi avuto luogo, l\u2019irritazione a Washington \u00e8 stata forte, anche se non manifestata pubblicamente. Israele, da parte sua, ha cercato di mantenere il pi\u00f9 assoluto silenzio sulla questione. Discreti sono stati nelle loro proteste anche i siriani. Damasco, in prima linea di fronte a Israele, non ha un\u2019attitudine internazionale aggressivamente propagandistica come Teheran e sa trattenersi quando ritiene una questione pericolosa. Ma come mai gli americani hanno disapprovato cos\u00ec fortemente l\u2019iniziativa? <\/p>\n<p><b>I rapporti tra  Usa-Israele in campo nucleare<\/b><br \/>Molti aspetti dell\u2019incursione israeliana in Siria sono apparsi a Washington un esperimento dal punto di vista militare sulle caratteristiche di una eventuale analoga azione in Iran. Inoltre dal punto di vista politico era certo un avvertimento a Damasco e Teheran, ma contemporaneamente un sondaggio sulle reazioni negli Stati Uniti a una eventuale azione militare israeliana indipendente in Iran. Gli aerei israeliani sarebbero in effetti passati attraverso la Turchia, nel cui territorio sarebbero caduti i serbatoi supplementari di combustibile. Ma n\u00e9 la deviazione geografica n\u00e9 il combustibile supplementare sarebbero stati necessari se l\u2019obiettivo dell\u2019operazione fosse stato solo quello di colpire un bersaglio in Siria, facilmente raggiungibile con un corto volo diretto. Se si volesse invece colpire gli stabilimenti nucleari nel nord dell\u2019Iran, per evitare i radar e le batterie missilistiche situate sulla frontiera sud del paese, bisognerebbe invece passare dalla Turchia, con un volo di 1600 chilometri. <\/p>\n<p>A Washington ci si \u00e8 allora domandati sino a che punto gli israeliani sarebbero disposti ad andare pur di impedire all\u2019Iran di dotarsi dell\u2019arma nucleare e se qualcuno a Tel Aviv pensi di prendere l\u2019iniziativa in materia, calcolando che il presidente Bush, in carica ancora per poco, sarebbe costretto ad accettarne le conseguenze, schierandosi con i fautori di una politica di forza in Medio Oriente.<\/p>\n<p>Negli Stati Uniti \u00e8 attualmente il Pentagono l\u2019istituzione pi\u00f9 contraria a una estensione del gi\u00e0 pesantissimo impegno militare americano in Medio Oriente. E non \u00e8 la prima volta che in America quelli che in Italia sarebbero chiamati \u201cpoteri forti\u201d (ma la cui composizione \u00e8 l\u00ec molto diversa) si oppongono a politiche israeliane. C\u2019\u00e8 chi ricorda una frase che sarebbe stata detta da Baker, in relazione a decisioni prese da Bush padre che non coincidevano con richieste di Israele: \u201cFuck the Jews, they don\u2019t vote for us, anyway\u201d. La frase sarebbe collegata al fatto che all\u2019epoca il voto degli ebrei americani andava quasi tutto al partito democratico. <\/p>\n<p>Ma meno volgarmente pittoresco, e soprattutto pi\u00f9 storicamente accertato, \u00e8 il contrasto verificatosi in varie occasioni tra Israele e Stati Uniti in questioni di spionaggio su segreti nucleari americani. In un caso almeno si \u00e8 arrivati a un conflitto tra Washington e Tel Aviv, con l\u2019arresto e la condanna di una persona oggi libera in Israele, ma legalmente vincolata al segreto.<\/p>\n<p><b>Le posizioni dei paesi arabi<\/b><br \/>L\u2019arma nucleare venne creata da Israele a fine anni Settanta con l\u2019aiuto della Francia, non degli Stati Uniti, un \u201cpeccato politico di origine\u201d forse non del tutto dimenticato da Washington. Le circa 100 bombe atomiche di cui si ritiene disponga Gerusalemme sono la garanzia militare estrema che gli israeliani si sono assicurati nei confronti di un vastissimo mondo arabo tuttora fondamentalmente ostile. Saggiamente Israele si \u00e8 per\u00f2 sempre rifiutata di negare o confermare il possesso dell\u2019arma nucleare, astenendosi anche dal firmare il Trattato di non-proliferazione nucleare. Naturalmente i governi arabi ritengono che l\u2019armamento nucleare israeliano abbia creato un inaccettabile disequilibrio militare che genera il desiderio di alcuni di loro di dotarsi dell\u2019arma atomica.<\/p>\n<p>Per ragioni propagandistiche l\u2019Iran pone questa tesi in primo piano, ma la vera ragione mai pubblicamente ammessa \u00e8 che ritiene che solo il possesso dell\u2019arma atomica garantirebbe il paese da un attacco dagli Stati Uniti. A Teheran sono ben lieti che gli americani abbiano abbattuto il regime del nemico Saddam Hussein, ma nel contempo sono convinti che se l\u2019Iraq avesse disposto dell\u2019arma nucleare, l\u2019invasione americana non avrebbe avuto luogo. I governi di molti paesi arabi con popolazione sunnita vedono per\u00f2 il programma di armamento nucleare iraniano come una minaccia. In particolare l\u2019Egitto e l\u2019Arabia Saudita non hanno mancato di far sapere a Washington che se questo evento si verificasse, essi dovrebbero a loro volta dotarsi di bombe atomiche. La Turchia mantiene un maggior riserbo, ma se la notizia del passaggio sul suo territorio degli aerei israeliani diretti in Siria \u00e8 vera, il silenzio di Ankara sull\u2019argomento svela l\u2019attitudine turca nei confronti delle ambizioni nucleari dei paesi vicini. <\/p>\n<p>Infine, l\u2019intenzione annunciata dal presidente Sarkozy di vendere impianti atomici e offrire assistenza tecnica a paesi arabi che li volessero, non ha mancato di creare altro allarme sulla questione, anche se la Francia ha specificato trattarsi di impianti strettamente destinati alla sola produzione di energia elettrica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel dicembre 2007 il rapporto del NIE (National Intelligence Estimate), che riassumeva le analisi di sedici Agenzie dei servizi segreti americani, ha sostenuto che l\u2019Iran aveva sospeso quattro anni fa i piani per realizzare la bomba atomica. 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