{"id":72710,"date":"2019-01-28T23:33:39","date_gmt":"2019-01-28T22:33:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72710"},"modified":"2019-02-01T09:41:13","modified_gmt":"2019-02-01T08:41:13","slug":"tunisia-commissione-conti-passato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/tunisia-commissione-conti-passato\/","title":{"rendered":"Tunisia: commissione per la resa dei conti con il passato"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;anniversario della &#8216;Rivolta dei gelsomini&#8217; in <strong>Tunisia<\/strong>, la prima della stagione delle <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/tunisia-proteste-rivoluzione\/\">Primavere arabe<\/a><\/strong>, \u00e8 tradizionalmente tempo di bilanci.\u00a0 Quest&#8217;anno \u00e8 coinciso con la fine del mandato della <a href=\"http:\/\/www.ansamed.info\/ansamed\/it\/notizie\/rubriche\/politica\/2018\/12\/14\/tunisiacommissione-verita-dignita-conclude-lavori_8e909a78-a48e-4506-b912-4cbc0a494af7.html\">Commissione di Verit\u00e0 e Dignit\u00e0<\/a> (<em>Instance V\u00e9rit\u00e9 et Dignit\u00e9, <\/em>Ivd), pietra angolare del processo di giustizia di transizione che avrebbe dovuto, in questi ultimi anni, riparare alle conseguenze delle passate violazioni dei diritti umani, al fine di ristabilire la coesione sociale e rafforzare lo stato di diritto in Tunisia.<\/p>\n<p><strong>La fine dei lavori della Commissione di Verit\u00e0 e Dignit\u00e0<\/strong><br \/>\nL\u2019Ivd \u00e8 l\u2019unica commissione di verit\u00e0 e riconciliazione attivata a seguito delle rivolte del 2011 e la seconda nel mondo arabo dopo quella nata nel 2004 per volont\u00e0 dell\u2019attuale re del Marocco, Mohammed VI, per fare luce sugli &#8216;anni di piombo&#8217; del lungo regno del padre Hassan II. Una commissione che, a differenza del caso tunisino, operava in una situazione di continuit\u00e0 di regime, piuttosto che di rottura.<\/p>\n<p>Concepita nel momento \u201crivoluzionario\u201d, l\u2019Idv ha tuttavia inaugurato i lavori nel giugno del 2014 in un clima gi\u00e0 diverso, segnato dall\u2019ascesa di <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/tunisia-rimpasto-governo-elezioni\/\">Nidaa Tounes<\/a><\/strong>, che rivendica l\u2019eredit\u00e0 di Bourghiba e annovera tra le sue fila diversi quadri ed esponenti del vecchio partito al potere, sciolto all&#8217;indomani delle rivolte.<\/p>\n<p>Sin dall&#8217;inizio, grande emotivit\u00e0 e polemiche hanno accompagnato l\u2019operato della Commissione, alla cui conferenza conclusiva a met\u00e0 dello scorso dicembre, si \u00e8 fatta notare l\u2019assenza delle tre pi\u00f9 alte cariche istituzionali: il presidente della Repubblica, quello del parlamento, e quello del governo, tutte espressione di Nidaa.<\/p>\n<p><strong>Le indagini dell&#8217;Ivd sulle violazioni dei diritti umani<br \/>\n<\/strong>Nel 2013, durante il governo della Troika &#8211; la coalizione guidata dal partito di ispirazione islamica Ennahda &#8211;\u00a0 l\u2019allora Assemblea nazionale costituente aveva approvato la legge per il processo di giustizia di transizione e la creazione dell\u2019Ivd. La Commissione ha avuto l&#8217;autorizzazione a investigare su abusi commessi da parte delle autorit\u00e0 statali in quasi sessant&#8217;anni di regime, quello di Bourghiba prima e\u00a0 quello di Ben Ali poi,\u00a0 dal 1955 \u2013 anno precedente all&#8217;indipendenza della Tunisia \u2013 al 2013.<\/p>\n<p>L&#8217; Ivd ha tentato di ricostruire la verit\u00e0 dei fatti, avviare un processo di identificazione dei colpevoli ed elaborare un programma di riparazione individuale e collettiva. Un\u2019impresa ambiziosa che, attraverso l\u2019accesso ad archivi pubblici e privati, audizioni e indagini, mirava a portare alla luce crimini rimasti nascosti per decenni, preservarne la memoria collettiva e introdurre garanzie affinch\u00e9 questi attacchi non abbiano a ripetersi, anche attraverso una riforma delle istituzioni.<\/p>\n<p>In poco pi\u00f9 di quattro anni di lavoro, l\u2019Ivd ha condotto oltre 49.600 interviste confidenziali e tenuto 12 audizioni pubbliche trasmesse in prima serata in diretta televisiva. Degli oltre 62.700 dossier ricevuti, la stragrande maggioranza riguarda casi di detenzione arbitraria, imprigionamento e tortura, a cui si aggiungono episodi di omicidio, stupro come forma di tortura istituzionalizzata, sparizioni forzate, condanne a morte senza processo, oltre a violazioni della libert\u00e0 di espressione, stampa e circolazione.<\/p>\n<p><strong>Le Camere speciali per il processo di Giustizia transitoria<br \/>\n<\/strong>La Commissione, non avendo competenza giurisdizionale, ha deferito i pi\u00f9 gravi ed evidenti casi di violazioni dei diritti umani alla magistratura per un procedimento penale trasmettendoli ad alcune Camere speciali. Queste Camere, appositamente istituite all&#8217;interno dei tribunali nazionali, avranno giurisdizione anche sui casi su cui le corti ordinarie si sono gi\u00e0 espresse, presumendo ci\u00f2 possa essere avvenuto in condizioni di mancata indipendenza del sistema giudiziario.<\/p>\n<p>In attesa che sia resa pubblica la relazione finale dei lavori, l\u2019Ivd ha anticipato la proposta di creazione di una commissione parlamentare per seguire l\u2019evoluzione del processo e una pubblica richiesta di perdono alle vittime da parte del presidente della Repubblica, in qualit\u00e0 di primo rappresentante dello Stato.<\/p>\n<p>Oltre alle riparazioni morali, l&#8217;Ivd ha anche suggerito l\u2019istituzione di un fondo per le vittime. Una posizione che ha sollevato non poche polemiche da quella parte di societ\u00e0 che non vede di buon occhio un ulteriore risarcimento agli islamisti, che costituiscono la maggioranza delle vittime insieme ai militanti della sinistra, dopo gli esborsi del 2012 che hanno accompagnato l&#8217;amnistia generale dei prigionieri politici.<\/p>\n<p><strong>Il passato che non passa<\/strong><br \/>\nCome ribadito pi\u00f9 volte dalla presidente della Commissione, Sihem <a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/news\/monkey-cage\/wp\/2019\/01\/16\/heres-what-we-can-learn-from-tunisias-post-revolution-justice-commission\/?utm_term=.eef0163acdb5\"><strong>Ben <strong>S<\/strong>edrine<\/strong><\/a>, giornalista e attivista dei diritti umani, quella della giustizia di transizione \u00e8 un\u2019esperienza dolorosa, necessariamente politica e conflittuale. E proprio lei \u00e8 stata al centro di numerosi attacchi e critiche, anche dall&#8217;interno della stessa Commissione, per svariati motivi: dalla vicinanza agli islamisti a una presunta cattiva gestione delle risorse disponibili, passando per il suo carattere per alcuni troppo autoritario.<\/p>\n<p>Secondo altri, proprio la sua forte personalit\u00e0 le ha permesso di resistere a una grande pressione politica e sociale, in un clima ostile e particolarmente esigente. Senza dubbio, l\u2019eccessiva identificazione della Commissione con la sua presidente ha contribuito troppo spesso a deviare l\u2019attenzione, indebolendo la legittimit\u00e0 dell\u2019organo e polarizzando l\u2019opinione pubblica su quello che \u00e8 stato da molti presentato come un processo di vendetta piuttosto che di riconciliazione.<\/p>\n<p>Molti analisti hanno sottolineato come i risultati prodotti dall\u2019Ivd siano stati al di sotto delle aspettative delle vittime, come del resto gi\u00e0 successo in casi analoghi, tra cui Sudafrica e Cile. Le ragioni sono probabilmente da ricercare negli obiettivi troppo ambiziosi da realizzare in un arco di tempo cos\u00ec limitato e nella scarsit\u00e0 di risorse per farlo, oltre che nella resistenza di buona parte della classe politica e nella mancata collaborazione dei ministeri, in particolare quello degli Interni.<\/p>\n<p>Tuttavia, il lavoro della Commissione in Tunisia, e pi\u00f9 in generale il processo di giustizia di transizione nelle forme in cui vorr\u00e0 continuare, ha il grande merito di aver riesumato verit\u00e0 potenzialmente liberatorie per alcuni e scomode per altri, passate sotto silenzio tanto per la censura, quanto per l\u2019effetto della continua propaganda di una nuova Tunisia fiorente e democratica.<\/p>\n<p>Dando pubblicamente voce alle vittime e, in alcuni casi, ai carnefici, si \u00e8 cercato di affrontare non soltanto gli abusi di un intero apparato statale &#8216;sotto sequestro&#8217; e al servizio di interessi personali piuttosto che dell\u2019interesse generale, ma anche di fare i conti con una certa visione del &#8216;progresso&#8217; e dei &#8216;progressisti&#8217; di cui quel regime si \u00e8 fatto scudo, tanto a livello nazionale che internazionale.<\/p>\n<p><strong>Quale futuro per la verit\u00e0? <\/strong><br \/>\nAl di l\u00e0 del mandato della Commissione ormai concluso, l\u2019attuale legge sul processo di giustizia transitorio prevede il proseguimento dei lavori delle camere speciali e delle riparazioni per le vittime. Tuttavia, le recenti dichiarazioni del primo ministro Youssef Chahed sulla volont\u00e0 del governo di preparare una nuova legge non sembrano deporre in favore di un mantenimento degli obblighi previsti dalla formulazione attuale.<\/p>\n<p>In Tunisia c&#8217;\u00e8 un clima di persistente polarizzazione e contestazione sociale, con lo sciopero generale nazionale del 17 gennaio indetto dall\u2019Ugtt, il principale sindacato tunisino, una ripresa economica che non si fa vedere e una strisciante nostalgia per un \u201cuomo forte\u201d capace di risolvere l\u2019impasse e le contraddizioni di cui le nuove istituzioni democratiche sono spesso ritenute responsabili. Per questo, sar\u00e0 necessaria una grande attenzione perch\u00e9 il processo di giustizia di transizione non si esaurisca nell&#8217;inerzia e nell&#8217;indifferenza, a margine delle prossime legislative e presidenziali del 2019.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;anniversario della &#8216;Rivolta dei gelsomini&#8217; in Tunisia, la prima della stagione delle Primavere arabe, \u00e8 tradizionalmente tempo di bilanci.\u00a0 Quest&#8217;anno \u00e8 coinciso con la fine del mandato della Commissione di Verit\u00e0 e Dignit\u00e0 (Instance V\u00e9rit\u00e9 et Dignit\u00e9, Ivd), pietra angolare del processo di giustizia di transizione che avrebbe dovuto, in questi ultimi anni, riparare alle [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":21,"featured_media":72732,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[83,576,1061,135,145],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/72710"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/21"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=72710"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/72710\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":72736,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/72710\/revisions\/72736"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/72732"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=72710"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=72710"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=72710"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}