{"id":7290,"date":"2008-02-12T00:00:00","date_gmt":"2008-02-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/philip-gordon-consigliere-di-barack-obama-lamerica-e-pronta-a-tornare-al-multilateralismo-ma-gli-europei-dovranno-darci-una-mano\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:01","slug":"philip-gordon-consigliere-di-barack-obama-lamerica-e-pronta-a-tornare-al-multilateralismo-ma-gli-europei-dovranno-darci-una-mano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/02\/philip-gordon-consigliere-di-barack-obama-lamerica-e-pronta-a-tornare-al-multilateralismo-ma-gli-europei-dovranno-darci-una-mano\/","title":{"rendered":"Philip Gordon, consigliere di Barack Obama: \u201cl\u2019America \u00e8 pronta a tornare al multilateralismo. Ma gli europei dovranno darci una mano\u201d"},"content":{"rendered":"<p>WASHINGTON &#8211; Visibilmente soddisfatto per i risultati ottenuti da Barack Obama nelle primarie del \u201csuper Martedi\u201d, Philip Gordon, consigliere per la politica estera del senatore democratico e noto analista politico alla Brookings Institution di Washington, commenta ottimista: \u201cstrutturalmente, l\u2019America non \u00e8 pi\u00f9 rigidamente divisa in due come fu nel 2000 e nel 2004, ma ha una chiara maggioranza democratica\u201d. \u201cQuesto\u201d, Gordon spiega, \u201cagevolera\u201d un ritorno al multilateralismo in politica estera, ma gli europei ci dovranno aiutare: \u00e8 stato comodo finora per l\u2019Europa sottrarsi ad alcune responsabilit\u00e0 internazionali con la scusa che si sarebbe fatto \u201cl\u2019interesse di Bush\u201d.<\/p>\n<p><b>Prof. Gordon, facciamo un passo indietro. Lei ha criticato fortemente l\u2019amministrazione Bush per la gestione della politica estera, in particolare per come \u00e8 stata condotta la campagna anti-terrorismo dopo l\u201911 settembre. Il suo ultimo libro si intitola <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/libromese.asp?ID=17\"><b><u>\u201cWinning the Right War\u201d<\/u><\/b><\/a>: qual \u00e8 la critica implicita in questo titolo?<br \/>\n<\/b>L\u2019America ha combattuto una guerra \u201csbagliata\u201d in questi anni perch\u00e9 Bush ha concepito la \u201cguerra al terrore\u201d come un conflitto tradizionale combattuto sui campi di battaglia e che si sarebbe vinto con la forza militare. Quella che si \u00e8 aperta dopo l\u201911 settembre, tuttavia, non assomiglia tanto alla Seconda Guerra Mondiale, quanto semmai alla Guerra Fredda: \u00e8 una contesa ideologica, che non potremo mai vincere se la combattiamo solo con le armi.<\/p>\n<p><b>Nel suo libro vi \u00e8 una rivalutazione del \u201ccontenimento\u201d come una strategia da cui si pu\u00f2 imparare molto anche oggi.<br \/>\n<\/b>Non vi \u00e8 dubbio. Il contenimento fu realizzato attraverso scelte tattiche anche diverse tra loro, ma alla base vi era un\u2019idea di misura e, in un certo senso, di \u201cautocontenimento\u201d. Per quanto considerassero l\u2019Unione Sovietica un nemico assoluto, gli Stati Uniti evitarono scontri diretti e, ovviamente, non giunsero mai ad occupare il Cremlino. L\u2019idea era quella di agire sull\u2019avversario con pazienza e a diversi livelli: da quello militare, a quello politico fino a quello delle idee. Conquistare ai propri ideali le masse dei paesi del blocco sovietico fu, probabilmente, il passaggio cruciale.<\/p>\n<p><b>Lei parla di \u201cvincere il nemico\u201d come se esso fosse uno solo e facilmente identificabile. Non crede che uno dei problemi della politica estera americana durante l\u2019era Bush sia stato proprio quello di semplificare eccessivamente il quadro e trascurare che gli Stati Uniti hanno rivali diversi, ognuno dei quali richiede strategie differenti?<\/b><br \/>\nUna delle operazioni pi\u00f9 deleterie di Bush \u00e8 stata quella di accorpare tutti i rivali dell\u2019America sotto la nozione semplice, ma semplificata di \u201cterrore\u201d. L\u2019\u201cAsse del Male\u201d includeva paesi molto diversi e distanti culturalmente come l\u2019Iran e la Corea del Nord. Inoltre Bush ha fatto degli arabi, dei persiani, degli sciiti, dei sunniti un unico fascio. In realt\u00e0 bisognerebbe ricominciare a distinguere, anche perch\u00e9 dividere il fronte degli avversari \u00e8 il primo modo per iniziare a batterli.<\/p>\n<p><b>Cosa intende, dunque, per \u201cnemico\u201d?<\/b><br \/>\nNel libro mi riferisco in particolare ai gruppi terroristici. Non tanto perch\u00e9 ritengo che siano la minaccia pi\u00f9 grave all\u2019America. Trovo anzi poco produttivo fare una classifica delle minacce anche perch\u00e9 ognuna, come diceva giustamente lei, necessita di una risposta diversa. Ma la mia attenzione \u00e8 rivolta ai terroristi perch\u00e9 essi rappresentano una minaccia di tipo nuovo che non si pu\u00f2 fronteggiare con metodi convenzionali. \u00c8 l\u00ec che la guerra la possiamo perdere. Bisogna comprendere il ruolo delle idee e della ideologia, perch\u00e9 questi sono gruppi che interpretano l\u2019Islam in modo radicale e che non possono essere fermati con il solo uso delle armi. Serve, in questo caso, contenere il fenomeno nella societ\u00e0. Ecco perch\u00e9 ho riproposto l\u2019idea del contenimento: l\u2019osservazione che la forza militare da sola non basti; e l\u2019idea che bisogna agire sulle societ\u00e0 con la pazienza di chi sa di incarnare ideali giusti e condivisibili.<\/p>\n<p><b>Della Guerra Fredda molti commentatori americani ricordano con nostalgia anche il maggior grado di bipartisanship e le minori tensioni ideologiche interne all\u2019America. Condivide anche lei questa nostalgia?<\/b><br \/>\n\u00c8 facile ora fornire un\u2019immagine romantica della Guerra Fredda come di un periodo in cui l\u2019unit\u00e0 di intenti contro il nemico sovietico rendeva tutto pi\u00f9 semplice, qui in America e anche all\u2019interno dell\u2019Occidente. In realt\u00e0, vi furono notevoli divisioni ideologiche anche allora e l\u2019esistenza di un nemico minaccioso e ben identificato contribu\u00ec a tenere a freno queste tendenze, ma non le elimin\u00f2 mai completamente. La societ\u00e0 americana \u00e8 stata divisa spesso anche allora. Pensi al Vietnam o alla fortissima carica polarizzante di un presidente come Reagan. Detto questo, ci\u00f2 invece di cui gli americani sono veramente stanchi \u00e8 la faziosit\u00e0, \u00e8 lo scontro continuo tra fazioni politiche anche quando si prendono le decisioni della massima importanza per il futuro del paese.<\/p>\n<p><b>E qui si arriva al presente e al suo ruolo di consigliere di Obama. Il suo slogan \u201cnon vi sono Stati rossi o blu, ma solo gli Stati Uniti d\u2019America\u201d sembra in perfetta consonanza con il suo ragionamento.<\/b><br \/>\nS\u00ec. Credo che sia proprio questa la forza di Obama e la ragione di un successo che spazia da Stato a Stato, e che attraversa strati sociali diversi e anche appartenenze politiche diverse. Obama offre una faccia nuova all\u2019America. Veniamo da due tra le presidenze pi\u00f9 polarizzanti della storia americana. Abbiamo bisogno di un presidente che unisca di nuovo la nazione e che incarni anche personalmente una generazione nuova.<\/p>\n<p><b>In questo senso lei lo preferisce ad Hillary? In fondo i programmi non sono cos\u00ec diversi.<br \/>\n<\/b>Le piattaforme programmatiche per quanto riguarda la politica estera non sono cos\u00ec differenti, come del resto molti hanno notato. Ma vi \u00e8 un diverso modo di porsi e di parlare agli americani cos\u00ec come al mondo. Hillary non parla con la stessa freschezza e limpidezza. \u00c8 una figura meno nuova e suscita grande opposizione in ampi strati della popolazione. Obama, al contrario, \u00e8 un candidato nuovo. Ha un background complesso e affascinante; ha un padre keniota, ha vissuto all\u2019estero. \u00c8 proprio un\u2019altra cosa. Basta ascoltare i suoi discorsi per rendersene conto.<\/p>\n<p><b>Che ne dice della sua idea di dialogare anche con Ahmadinejad, la bestia nera di Bush?<\/b><br \/>\n\u00c8 la riprova di un approccio nuovo. <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=728\"><b><u>L\u2019Iran pone una sfida reale<\/u><\/b><\/a>, ma non per questo non si deve trattare. Anche qui la Guerra Fredda viene in soccorso. Si tratt\u00f2 con il Cremlino anche se il comunismo era il male assoluto. Come disse Kennedy: \u201cNon si pu\u00f2 trattare per paura. Ma non bisogna aver paura di trattare\u201d. Obama non propone capitolazioni. Propone di usare il potere degli Stati Uniti per negoziare da una posizione di forza.Vede, anche questo \u00e8 parte di quella restaurazione dell\u2019autorit\u00e0 morale dell\u2019America di cui vi \u00e8 tanto bisogno: ritrovare il coraggio di confrontarsi con gli avversari e ascoltare gli alleati. In questo senso, l\u2019approccio di Obama e il suo linguaggio nuovo potrebbero essere decisivi.<\/p>\n<p><b>E qui si giunge al tema delicato dei rapporti tra Stati Uniti ed Europa. Che prospettive vede nei rapporti transatlantici?<\/b><br \/>\nVede, l\u2019America sta cambiando strutturalmente. In realt\u00e0, non c\u2019\u00e8 mai stato quello spostamento a destra che certi commentatori avevano amplificato nel 2000 e 2004. Ma c\u2019era comunque un paese molto diviso e una parte di esso segu\u00ec Bush nell\u2019unipolarismo e nelle tentazioni unilateraliste. Ora ritengo che vi sia nel paese una maggioranza democratica. E in ogni caso, Bush esce talmente screditato che il candidato repubblicano di punta, il Senatore John McCain, \u00e8 uno dei primi a riconoscere il bisogno di riappacificare questo paese e recuperare appieno l\u2019appoggio degli alleati. Da convinto sostenitore del multilateralismo, attendo ottimista che si torni a politiche che lo promuovano. Ma, attenzione, c\u2019\u00e8 un rischio..<\/p>\n<p><b>Che gli Europei non sappiano cogliere la palla al balzo?<\/b><br \/>\nChe gli europei si tirino indietro. L\u2019Europa pu\u00f2 giocare un ruolo importante per il rilancio del multilateralismo degli Stati Uniti. Questo \u00e8 un punto cruciale. Se l\u2019Europa dimostra che \u00e8 pronta ad assumersi le sue responsabilit\u00e0 internazionali, allora il nuovo presidente americano potr\u00e0 spiegare alla nazione che \u00e8 meglio collaborare con gli alleati piuttosto che agire da soli. Ma se l\u2019Europa si ritrarr\u00e0, allora immagino gi\u00e0 la gente dire: forse Bush aveva ragione. E allora sar\u00e0 difficile per noi multilateralisti americani averla vinta.<\/p>\n<p><b>A quali questioni internazionali pensa in particolare?<\/b><br \/>\nPenso all\u2019Afghanistan e all\u2019Iran, ad esempio. In entrambe c\u2019\u00e8 stato un dialogo intraoccidentale e in Afghanistan gli alleati occidentali hanno lavorato assieme. Ma gli europei hanno finora potuto evitare scelte difficili perch\u00e9 c\u2019era sempre la scusa che dietro queste azioni internazionali c\u2019era lo zampino di Bush. \u00c8 sul terreno concreto di come gestire le prossime crisi internazionali che si giocher\u00e0 la sorte dei rapporti transatlantici e del multilateralismo. Il ritorno del multilateralismo non \u00e8 solo desiderabile, ma anche probabile. Ma esso potr\u00e0 avvenire solo se gli europei si mostreranno in grado di saperci dare una mano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>WASHINGTON &#8211; Visibilmente soddisfatto per i risultati ottenuti da Barack Obama nelle primarie del \u201csuper Martedi\u201d, Philip Gordon, consigliere per la politica estera del senatore democratico e noto analista politico alla Brookings Institution di Washington, commenta ottimista: \u201cstrutturalmente, l\u2019America non \u00e8 pi\u00f9 rigidamente divisa in due come fu nel 2000 e nel 2004, ma ha [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[102,107,109],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7290"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7290"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7290\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64474,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7290\/revisions\/64474"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7290"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7290"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7290"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}