{"id":72909,"date":"2019-02-10T00:42:30","date_gmt":"2019-02-09T23:42:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=72909"},"modified":"2019-02-14T22:58:24","modified_gmt":"2019-02-14T21:58:24","slug":"difesa-germania-caccia-f35","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/difesa-germania-caccia-f35\/","title":{"rendered":"Difesa: la Germania sceglie i caccia europei, non gli F-35"},"content":{"rendered":"<p>La <strong>Germania<\/strong> deve sostituire nei prossimi 5-10 anni fino a 90 velivoli da combattimento <strong>Tornado<\/strong> in dotazione alle proprie forze armate, giunti al termine della loro vita operativa. Nella scelta della nuova piattaforma, per un appalto da circa 15 miliardi di euro, Berlino ha deciso di escludere dalla rosa dei finalisti i velivoli <strong>F-35<\/strong> prodotti dalla statunitense Lockeed Martin, a vantaggio dei caccia Eurofigther.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Equipaggiare le proprie forze armate: ratio militare e industriale<br \/>\n<\/strong>La Germania, come la gran parte dei Paesi europei, si trova periodicamente nelle condizioni di ammodernare la propria flotta di velivoli da combattimento. Non farlo equivarrebbe a rinunciare all&#8217;aeronautica militare e all&#8217;aviazione della marina, e quindi alla capacit\u00e0 di usare le forze armate sia per scopo di deterrenza e difesa &#8211; una necessit\u00e0 particolarmente avvertita nell&#8217;Europa centro-orientale di fronte all&#8217;aggressivit\u00e0 russa &#8211; sia per partecipare a missioni internazionali di gestione delle crisi e stabilizzazione, siano esse su base nazionale o in ambito Ue, Nato o Onu.<\/p>\n<p>Aerei da combattimento come i Tornado sono rimasti in servizio per oltre 40 anni, come avviene per gli Eurofighter e avverr\u00e0 per gli F-35, grazie alla possibilit\u00e0 di sostituire e migliorare singole componenti \u2013 dal radar ai sensori \u2013 mantenendo la stessa piattaforma. C\u2019\u00e8 per\u00f2 un limite agli ammodernamenti possibili, di fronte ad un\u2019innovazione tecnologica sempre pi\u00f9 rapida, per cui ad un certo punto occorre sostituire completamente la macchina con una nuova costruita pi\u00f9 in linea lo stato dell\u2019arte tecnologico.<\/p>\n<p>E\u2019 quello che fanno sia i potenziali avversari sia gli alleati europei e nord-americani. Chi non resta al passo con il contesto strategico non \u00e8 pi\u00f9 in grado di n\u00e9 di difendersi n\u00e9 di contribuire alla sicurezza comune e diventa quindi sempre meno sicuro e pi\u00f9 irrilevante nei tavoli internazionali. E\u2019 come, metaforicamente, pensare di potere continuare ad utilizzare regolarmente <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/03\/f35-forze-armate-e-auto-depoca\/\">un\u2019auto d\u2019epoca<\/a> per le proprie esigenze di pendolare.<\/p>\n<p>A fianco della prioritaria ratio militare, per i Paesi industrialmente avanzati vi \u00e8 un\u2019importante ratio tecnologica-industriale: mantenere la capacit\u00e0 di produrre autonomamente equipaggiamenti avanzati, o per lo meno le principali componenti e tecnologie, in modo da garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e fare s\u00ec che gli investimenti nelle difesa abbiano anche un ritorno per l\u2019economia nazionale.<\/p>\n<p>\u00c8 questo il caso di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/italia-francia-partner-difesa\/\">Francia<\/a>, Germania, Gran Bretagna e Italia \u2013 e in misura minore di Olanda, Polonia, Spagna e Svezia &#8211; le cui industrie del settore, sommate, costituiscono la quasi totalit\u00e0 della base tecnologica e industriale della difesa europea. Tanto pi\u00f9 che diverse tecnologie, in particolare nel settore aerospaziale, hanno un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/politica-difesa-italiana-duplice-uso-resilienza\/\">utilizzo duale<\/a> ovvero con applicazioni sia civili che militari. Non a caso la principale azienda europea del settore aerospazio e difesa, Airbus, produce tanto aerei di linea che velivoli da combattimento, riuscendo cos\u00ec a competere con giganti americani come Boeing che pure camminano su una gamba civile ed una in divisa.<\/p>\n<p>Entrambi le logiche &#8211; militare e industriale \u2013 per l\u2019acquisizione di equipaggiamenti complessi hanno tempi lunghi: per i velivoli da combattimento si tratta di mettere in cantiere attivit\u00e0 di sviluppo tecnologico che porteranno ai primi velivoli operativi solo nel giro di una quindicina di anni. Non a caso quindi, dal secondo dopoguerra in poi, Stati Uniti, Russia e i maggiori Paesi europei hanno iniziato a progettare i futuri velivoli da combattimento mentre ancora stavano entrando in servizio quelli della generazione precedente.<\/p>\n<p><strong>Berlino preferisce Parigi a Washington<br \/>\n<\/strong>Oggi nel caso tedesco le due ratio, militare e industriale, vanno in direzioni diverse. Militarmente gli F-35 sono pi\u00f9 performanti da tutti i punti di vista, dalla bassa osservabilit\u00e0 \u2013 la cosiddetta <em>stealthness<\/em> \u2013 alla capacit\u00e0 di scambiare e integrare in tempo reale, e in modo sicuro, una grande massa di dati provenienti da altri nodi della rete, siano essi satelliti, droni o truppe sul terreno \u2013 ovvero la capacit\u00e0 <em>net-centric<\/em>. Gli F-35 sono infatti aerei di 5\u00b0 generazione, anche per il loro design pi\u00f9 recente, mentre i velivoli europei da combattimento o da attacco al suolo \u2013 dal Raphale francese al Gripen svedese all\u2019Eurofighter &#8211; sono tutti di 4\u00b0 generazione. A livello industrial,e invece, poich\u00e9 le aziende tedesche non sono parte del consorzio che sta producendo gli F-35, un loro acquisto da parte di Berlino non avrebbe avuto ritorni significativi, n\u00e9 tecnologici n\u00e9 occupazionali.<\/p>\n<p>La scelta di escludere, per ora, gli F-35 dal futuro della Bundeswher ha dunque premiato la logica industriale rispetto a quella militare, ma \u00e8 stata soprattutto una scelta politica. Infatti, dal 2017 la Germania sta cooperando con la Francia nel mettere in cantiere un velivolo di 6\u00b0 generazione \u2013 il cosiddetto <em>Future Combat Air System<\/em> (Fcas) &#8211; che nelle ambizioni franco-tedesche dovrebbe essere pi\u00f9 avanzato dei Raphale e degli Eurofighter in servizio a Parigi e Berlino, e sostituirli gradualmente dal 2040 in poi. Scartare gli F-35 oggi vuol dire per il governo tedesco dare la priorit\u00e0 all&#8217;industria nazionale che lavorer\u00e0 poi sul Fcas, probabilmente facendo produrre ad Airbus una <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/ue-difesa-eurofighter-germania\/\">versione da attacco al suolo dell\u2019Eurofighter<\/a>, e non legarsi alla tecnologia americana che \u00e8 malvista dai partner francesi.<\/p>\n<p>La logica politica prevalente \u00e8 dunque quella di puntare ad un asse franco-tedesco motore della difesa europea, come dimostrato anche dall&#8217;altro progetto bilaterale per lo sviluppo della prossima generazione di veicoli blindati, e come sancito al massimo livello politico dal <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/francia-trattato-aquisgrana-quirinale\/\">Trattato di Aquisgrana<\/a> firmato a gennaio dal presidente Macron e dalla cancelliera Merkel. Ca va sans dire che l\u2019approccio del presidente Usa Donald Trump riguardo alle alleanze, all\u2019Ue, e a molti temi <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/inf-equilibrio-nucleare-europeo\/\">strategici per gli alleati europei<\/a>, ha reso pi\u00f9 indigesta politicamente a Berlino l\u2019opzione degli F-35.<\/p>\n<p><strong>La lungimirante scelta italiana ed britannica<br \/>\n<\/strong>Nel caso italiano e britannico invece le due ratio, militare e tecnologica, sono andate di pari passo quando tra la fine degli Anni 90 e l\u2019inizio degli Anni 2000 si \u00e8 trattato di ammodernare le rispettive flotte di velivoli da combattimento \u2013 in particolare per l\u2019Italia gli AMX, gli AV-8B ed i Tornado appunto -. Stante la non volont\u00e0 tedesca, all&#8217;epoca, di investire in un nuovo programma europeo, e le scelte nazionalistiche e unilaterali di Francia e Svezia, sia Londra che Roma hanno deciso con lungimiranza di soddisfare l\u2019esigenza militare di avere il miglior velivolo sulla piazza cercando al tempo stesso un ruolo per le rispettive industrie della difesa nello sviluppo e produzione del medesimo.<\/p>\n<p>Ruolo che oggi vede Leonardo produrre parti importanti degli F-35, in particolare le ali, e assemblare l\u2019intero velivolo nello <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/12\/cameri-un-successo-da-consolidare\/\">stabilimento di Cameri<\/a>, unico esempio di <em>Final Assembly and Check Out<\/em> (Faco) fuori dagli Stati Uniti. Stabilimento che approvvigiona cos\u00ec sia la aeronautica e marina italiane, sia le forze armate olandesi, con le quali si \u00e8 costruita una piccola cooperazione europea nel pi\u00f9 ampio quadro del programma a guida americana.<\/p>\n<p>La dotazione di Eurofighter, per compiti di difesa aerea, e di F-35, principalmente per l\u2019attacco al suolo, pone l\u2019aeronautica italiana all&#8217;avanguardia in Europa, insieme a quella britannica, nel gruppo degli altri dieci Paesi occidentali (dal Canada al Giappone, dalla Norvegia a Israele, passando per Olanda, Danimarca e Belgio) che hanno scelto gli F-35. Dal punto di vista industriale, la partecipazione a entrambe i programmi permette di mantenere sia la visione di insieme sulla produzione di un velivolo da combattimento, sia di avvicinarsi a tecnologie come quelle <em>stealth<\/em> e <em>net-centric<\/em> che nessun altro padroneggia in Europa.<\/p>\n<p>Su queste basi, dal punto di vista italiano occorrer\u00e0 iniziare per tempo a pensare ai futuri velivoli da combattimento per proprie le forze armate, in modo da allineare il pi\u00f9 possibile la ratio militare con quella industriale e politica, ed ottenere cos\u00ec un migliore ritorno dell\u2019investimento fatto per gli interessi nazionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Germania deve sostituire nei prossimi 5-10 anni fino a 90 velivoli da combattimento Tornado in dotazione alle proprie forze armate, giunti al termine della loro vita operativa. 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