{"id":7300,"date":"2008-02-12T00:00:00","date_gmt":"2008-02-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ciad-il\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:01","slug":"ciad-il","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/02\/ciad-il\/","title":{"rendered":"Ciad: il"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 raro che le vicende interne di un paese come il Ciad catturino l\u2019attenzione dei mezzi di informazione internazionali, se non nei loro risvolti per gli equilibri di questa parte dell\u2019Africa. Il paese, vasto ma spopolato, \u00e8 completamente <i>enclav\u00e9<\/i> fra Stati di ben altra stazza, risorse e ambizioni, come Sudan, Libia, Nigeria, Camerun. Questo fa del Ciad un importante \u201ccorridoio\u201d strategico, ma anche un vero \u201cventre molle\u201d dell\u2019Africa centro-occidentale: situazione oggettiva che il recente ingresso del paese nel novero dei produttori petroliferi (2003) non contribuir\u00e0 sicuramente a rendere meno delicata e ambigua.<\/p>\n<p><b>Distruzioni gravissime<\/b><br \/>I media si sono molto occupati del Ciad nei giorni scorsi. Ai primi di febbraio il governo del presidente <a href= \"http:\/\/fr.wikipedia.org\/wiki\/Idriss_D%C3%A9by_Itno\" target= \"blank\"><b><u> Idriss D\u00e8by Itno<\/u><\/b><\/a> ha sfiorato il tracollo, allorch\u00e9 le forze congiunte di tre movimenti ribelli del nord del paese \u2013 dopo aver percorso indisturbati ben 1.000 km, sono entrate nella capitale <a href= \"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/N'Djamena\" target= \"blank\"><b><u>N\u2019Djamena<\/u><\/b><\/a>, che per tre giorni \u00e8 stata teatro di battaglia, con gravissime distruzioni, molti morti (160 secondo la Croce Rossa) e feriti (circa 1.000), combattenti, ma anche civili. Forse 20 mila sfollati hanno varcato i due ponti che dividono la capitale dal vicinissimo territorio del Camerun, trovandovi momentaneo rifugio: la sola parrocchia cattolica della citt\u00e0 camerunese di Kousseri si \u00e8 trovata a ospitare ben 3 mila ciadiani. I ribelli sono giunti a colpire i principali edifici governativi. Un ministro \u00e8 rimasto ucciso. Ma poi le truppe regolari sono riuscite a riprendere in mano la situazione e a respingere gli attaccanti.<\/p>\n<p>Nonostante alcuni segnali di frattura nel fronte ribelle la sua componente maggiore, guidata da <a href= \"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Mahamat_Nouri\" target= \"blank\"><b><u>Mahamat Nouri<\/u><\/b><\/a>, si \u00e8 detta disposta a un cessate-il-fuoco, sollecitato dalla Libia e dal Burkina Faso, in cambio di negoziati: ma il governo per ora si rifiuta \u2013 sembra che questo si stia raggruppando nelle regioni centrali del paese, dicendosi pronto a scatenare a breve una nuova offensiva contro il governo e contro le forze \u201cneocolonialiste\u201d. Il riferimento \u00e8 al contingente francese di stanza permanente a N\u2019Djamena, forte di 1.400 effettivi: una presenza militare fondamentale in Ciad gi\u00e0 dai primi anni \u201980, quando Parigi intervenne a rintuzzare l\u2019ingerenza libica. Perch\u00e9 ad evitare a Idriss D\u00e8by quella che domenica 3 febbraio sembrava una sconfitta ormai certa ha contribuito senza alcun dubbio anche l\u2019\u201cassistenza logistica\u201d francese. Questa ha garantito ai governativi supporti d\u2019<i>intelligence<\/i> e specialmente il sostegno della sua aviazione nel tenere sotto controllo il nord-est e la porosa frontiera con il Darfur sudanese, attraverso la quale, secondo le denunce di D\u00e8by, passerebbero sostegni umani e materiali del governo di Khartoum ai ribelli ciadiani.<\/p>\n<p><b>La storia si ripete<\/b><br \/>Tutto questo non \u00e8 per niente una novit\u00e0 nella storia recente del Ciad. Lo stesso Idriss D\u00e8by si impadron\u00ec del potere nel 1990 con un\u2019azione di questo tipo, prendendo la capitale a capo di una ribellione mossa dalle regioni nord-orientali, con sostegni da Sudan e Libia. <\/p>\n<p>Svolte traumatiche di questo genere sono una caratteristica di lunga data di un quadro politico cronicamente fluido e conflittuale come quello ciadiano, dove tutti i numerosi movimenti di opposizione armata fanno capo a personalit\u00e0 che sono state, in momenti diversi, esponenti della nomenclatura di vertice e rappresentano fazioni all\u2019interno di un\u2019elite molto ristretta.<\/p>\n<p>Il recente attacco \u00e8 stato condotto da tre gruppi alleatisi un paio di mesi fa: la fazione che fa capo a Mahamat Nouri, gi\u00e0 membro del governo di D\u00e8by, fino a due anni fa ambasciatore in Arabia Saudita e appartenente alla stessa comunit\u00e0 di Hiss\u00e8ne Habr\u00e9; il gruppo Abdelwahid Aboud, frutto di una secessione dal primo e infine le forze di Timane Erdimi, che non solo \u00e8 stato capo di stato maggiore di Idriss D\u00e8by ed \u00e8 membro della stessa comunit\u00e0 zaghawa, ma \u00e8 addirittura lo zio del presidente. I ribelli accusano il presidente di essersi garantito la rielezione grazie a brogli elettorali e ai proventi del petrolio, attorno a cui si vanno ridefinendo strategie di sviluppo e ambizioni di potere. <\/p>\n<p>Tuttavia l\u2019entrata dei ribelli nella capitale del 2006 aveva suscitato molto meno attenzione nei media internazionali che non gli ultimi fatti. \u00c8 vero che due anni fa gli aggressori non erano giunti a circondare addirittura il palazzo presidenziale, come \u00e8 invece avvenuto questa volta, ma \u00e8 altrettanto vero che ci\u00f2 che ha sollecitato l\u2019attenzione giornalistica per l\u2019ultima crisi ciadiana \u00e8 il fatto che questa si \u00e8 manifestata in maniera cos\u00ec virulenta proprio nel momento in cui stava avvenendo il dispiegamento lungo il confine fra Ciad e Sudan dei 3.700 uomini della forza di pace Eufor Tchad\/Rca, decisa nell\u2019ottobre 2007 e lanciata il 28 gennaio scorso.<\/p>\n<p><b>La Francia e la missione di pace dell\u2019Ue<\/b><br \/>L\u2019operazione, che coinvolge Ciad e Repubblica centrafricana, \u00e8 condotta dall\u2019Unione europea sotto un mandato Onu di protezione dei rifugiati e civili coinvolti nelle ostilit\u00e0 nella regione sudanese del Darfur. Alcune delle comunit\u00e0 ribelli sono in realt\u00e0 insediate sui due lati della frontiera Ciad\/Sudan e il Ciad ospita attualmente oltre 250 mila profughi dalle zone di combattimento oltreconfine (ma secondo alcuni addirittura 400 mila e pi\u00f9), che si aggiungono ai propri sfollati interni provocati dallo stato di insurrezione. <\/p>\n<p>L\u2019attacco contro N\u2019Djamena ha determinato la sospensione temporanea del dispiegamento di Eufor Tchad\/Rca e secondo alcuni osservatori questo era un obiettivo importante dei ribelli, ma anche del governo di Khartoum, accusato da pi\u00f9 parti di sostenerli con armi, veicoli, razioni, uniformi, materiali sanitari, <i>intelligence<\/i>. <\/p>\n<p>I movimenti armati ciadiani preferirebbero evitare una presenza armata terza nelle loro aree di radicamento e di operazione, specialmente considerando che il carattere \u201ceuropeo\u201d e \u201cinternazionale\u201d di Eufor \u00e8 molto meno percepito come tale in Ciad, dove tutti vedono questo contingente come \u201cfrancese\u201d: lettura difficile da contestare, visto che la Francia fornisce met\u00e0 degli effettivi e il comando sul terreno. Dato il ruolo di Parigi come odierno patrono di D\u00e8by \u2013 in base alla linea secondo cui le opposizioni, estremamente frammentate, non sarebbero un\u2019alternativa credibile \u2013 non ci vuole molto a tirare le conclusioni sulla lettura che i ribelli possono dare di tutta l\u2019operazione. <\/p>\n<p>Anche fra i partner europei circolano espressioni di dubbio sulla scelta dell\u2019amministrazione Sarkozy di un coinvolgimento cos\u00ec chiaro a sostegno di D\u00e8by \u2013 in mancanza fra l\u2019altro di una chiara strategia francese per la risoluzione del conflitto \u2013 e specialmente sulle ombre che tale scelta getta sulla richiesta neutralit\u00e0 di Eufor fra le parti nella contesa, ma anche sul serio rischio di impantanare la missione internazionale in un quadro di guerra civile. Ma d\u2019altra parte D\u00e8by ha accettato lo spiegamento della forza di pace mentre, come sostiene Parigi, qualsiasi cambiamento di regime in questo momento metterebbe quasi sicuramente in forse l\u2019intera operazione.<\/p>\n<p><b>Una crisi regionale<\/b><br \/>C\u2019\u00e8 poi il lato della questione che riguarda i rapporti fra il governo di N\u2019Djamena e quello del Sudan. Membro della comunit\u00e0 zaghawa, stanziata sui due lati del confine e principale animatrice della rivolta nel Darfur, D\u00e8by ha inizialmente tentato di tenersi fuori dal conflitto, appoggiando Khartoum, il cui regime islamista l\u2019aveva sostenuto nella presa del potere e di cui era stato a lungo fedele amico. Ma problemi di consenso interno e lo scontento del suo stesso gruppo etnico \u2013 alcune fazioni del quale, come abbiamo visto, sono passati alla lotta armata contro il suo potere \u2013 lo hanno indotto a mutare posizione a favore dei ribelli del Darfur. Per reazione il Sudan sostiene i movimenti armati attivi in Ciad, comprese diverse fazioni zaghawa anti-D\u00e8by. <\/p>\n<p>Per quanto riguarda Eufor Tchad\/Rca, \u00e8 anche chiaro che il governo sudanese vorrebbe in ogni modo evitare un\u2019accresciuta sorveglianza internazionale dei confini del Darfur e quindi delle modalit\u00e0 del conflitto in atto in quella regione e specialmente dei suoi effetti sulla popolazione civile, che ingrossa le fila dei profughi in Ciad. Non \u00e8 certo una coincidenza che dopo il fallimento dell\u2019attacco ribelle contro N\u2019Djamena e dopo l\u2019annuncio del comando di Eufor che ritiene di poter riprendere il dispiegamento delle truppe nei prossimi giorni \u2013 una volta stabilizzata la situazione in Ciad \u2013 si sia registrata una seria recrudescenza delle operazioni militari governative nel Darfur e un nuovo corposo afflusso di profughi in territorio ciadiano.<\/p>\n<p>Nel 2006 il Sottosegretario-generale dell\u2019Onu per gli Affari umanitari, Jan Egeland, avvertiva come i conflitti in Sudan, in Ciad e nella Repubblica centrafricana fossero intimamente collegati e potessero condurre a una crisi regionale complessiva di grandi dimensioni. Gli odierni fatti del Ciad sono una conferma della giustezza di quell\u2019allarme e della necessit\u00e0, per ridurne le potenzialit\u00e0 dirompenti, di affrontare efficacemente il nodo della conflittualit\u00e0 nel Darfur.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 raro che le vicende interne di un paese come il Ciad catturino l\u2019attenzione dei mezzi di informazione internazionali, se non nei loro risvolti per gli equilibri di questa parte dell\u2019Africa. Il paese, vasto ma spopolato, \u00e8 completamente enclav\u00e9 fra Stati di ben altra stazza, risorse e ambizioni, come Sudan, Libia, Nigeria, Camerun. 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