{"id":73000,"date":"2019-02-15T09:41:09","date_gmt":"2019-02-15T08:41:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73000"},"modified":"2019-02-15T09:41:09","modified_gmt":"2019-02-15T08:41:09","slug":"afghanistan-russia-ricostruzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/afghanistan-russia-ricostruzione\/","title":{"rendered":"Afghanistan: Russia interlocutore privilegiato per la ricostruzione"},"content":{"rendered":"<p>\u201cVoglio ringraziarvi per l&#8217;aiuto che la <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/afghanistan-guerra-senza-fine-mosca\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Russia<\/a><\/strong> ha fornito all&#8217;<strong>Afghanistan<\/strong>\u00a0in 15 anni per contribuire a ripristinare la pace e la stabilit\u00e0 nel nostro Paese\u201d. Queste le parole rivolte dal <em>chief executive officer<\/em> del governo afghano <strong>Abdullah Abdullah<\/strong> al premier russo Dimitri Medvedev nel corso degli incontri svoltisi a Mosca il 3 novembre scorso. Gi\u00e0 nel dicembre 2014, infatti, Abdullah aveva espresso la gratitudine del popolo afgano nei confronti della Russia per il sostegno ricevuto da Vladimir Putin, auspicando una prosecuzione della cooperazione tra i due Paesi.<\/p>\n<p>Una strana posizione quella dei vertici di Kabul: da una parte alleati della Nato, dall\u2019altra aperti al dialogo con Mosca che, malgrado la sconfitta del 1989, non ha mai perso interesse per l\u2019Afghanistan. Confinando con <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/asia-centrale-linfinita-guerra-fredda-dei-russi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Uzbekistan e Tagikistan<\/a>, infatti, la nazione centro-asiatica \u00e8 il ventre molle della politica estera del Cremlino perch\u00e9 dai confini con le due ex repubbliche sovietiche (dove la presenza di militari e forze di sicurezza della Federazione \u00e8 ancora molto forte) transitano terroristi, narco-trafficanti e contrabbandieri con il loro carico di esseri umani e attraverso i quali oltrepassano i confini pi\u00f9 meridionali della Russia.<\/p>\n<p><strong>L\u2019interesse di Mosca nella regione<\/strong><br \/>\nUn interesse dunque che molto dipende da questioni di sicurezza. Non \u00e8 un caso che dai primi anni Novanta, lungo i 1500 chilometri del confine uzbeko-tagiko-afghano, sia schierata la 201\u00b0 Divisione motorizzata con compiti di sorveglianza e di repressione di eventuali illeciti, in particolare il contrabbando di oppiacei che fa dell\u2019Afghanistan il principale esportatore al mondo della sostanza.<\/p>\n<p>Alla presenza militare, poi, si aggiungono gli aiuti cui fa cenno Abdullah, parte di una diplomazia economica che cerca di conquistare consenso fra i vertici di un governo in grave difficolt\u00e0, malgrado il sostegno statunitense. Una difficolt\u00e0 che si palesa con i continui attacchi dei talebani alle forze dell\u2019<em>Afghan National Army<\/em> e con la percezione di non avere credibilit\u00e0 fra la popolazione e di fronte alle potenze internazionali.<\/p>\n<p>La preoccupazione \u00e8 ben chiara a Putin e al suo ministro degli Esteri Sergej Lavrov: entrambi hanno mostrato interesse a dialogare con i delegati dell\u2019esecutivo afghano, quanto con gli emissari dell\u2019Emirato islamico dell\u2019Afghanistan che, a sua volta, cerca una legittimit\u00e0 nei colloqui di pace per il futuro del Paese.<\/p>\n<p><strong>Le reazioni di Washington, al tavolo con i talebani<\/strong><br \/>\nLa linea del Cremlino non \u00e8 sfuggita agli osservatori occidentali, causando anche qualche malumore sfociato in accuse dure e dirette: un anno fa, ad esempio, il comandante del contingente statunitense in Afghanistan John Nicholson ha puntato il dito contro Mosca rea, a suo avviso, di vendere armi ai terroristi.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, gli stessi americani negoziano con i <strong>talebani<\/strong>, da tempo decisi a uscire da uno scenario che non prospetta rapidi mutamenti in termini sociali, politici e di sicurezza.<\/p>\n<p>Il primo a tentare questa strada \u00e8 stato Barack <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/afghanistan-trump-eredita-obama\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Obama<\/a> nel luglio 2013, ma senza alcun risultato. L\u2019amministrazione guidata da Donald Trump ha al contrario inanellato tre successi consecutivi fra luglio e dicembre 2018, con incontri svoltisi in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti, durante i quali i talebani si sono seduti al tavolo come interlocutore ufficiale di Washington: nuovi appuntamenti sono previsti la prossima settimana tra Pakistan e Qatar. Grande escluso l\u2019esecutivo afghano che gli \u201cstudenti coranici\u201d considerano \u201cburattino\u201d degli occidentali e con i quali da anni rifiutano il dialogo.<\/p>\n<p>Una mossa azzeccata per il presidente degli Stati Uniti, la cui volont\u00e0 di disimpegnare truppe da teatri mediorientali \u00e8 ormai chiara, ma certamente meno riuscita sul piano della diplomazia interna: prendere accordi con una parte escludendo l\u2019altra non aiuta le autorit\u00e0 locali, faticosamente addestrate da Usa e Nato, a mantenere controllo e credibilit\u00e0 in Afghanistan.<\/p>\n<p>Parrebbe di rivivere le ultime fasi della Guerra del Vietnam e della Campagna sovietica del \u201979-\u201989, quando i regimi regionali di Saigon e della Repubblica democratica di Afghanistan vennero di fatto abbandonati al loro destino per permettere un dignitoso ritiro al potente alleato che li sosteneva. E in un conflitto il cui esito era gi\u00e0 segnato, l\u2019abbandono politico e militare favor\u00ec il caos e il rapido sfaldamento di tutto ci\u00f2 che americani e sovietici avevano costruito nel periodo della loro permanenza.<\/p>\n<p><strong>Come in Siria e in Libia<\/strong><br \/>\nGli Stati Uniti sembrano pi\u00f9 interessati ad uscire dal pantano che non al futuro di una nazione in bilico fra una recrudescenza della guerra civile e il completo assorbimento nella sfera d\u2019influenza russa. Un\u2019ipotesi che gi\u00e0 sta prendendo piede e non solo per gli investimenti e i meeting di pace organizzati sotto le torri del Cremlino:<\/p>\n<p>la Risoluzione 1401 (marzo 2002) che istituisce l\u2019Unama (la <em>United Nations Assistance Mission in\u00a0Afghanistan<\/em>), agenzia con i compito di sostenere la popolazione contro reati legati al mercato degli stupefacenti, contro il pericolo mine e a incoraggiare investimenti esteri, \u00e8 un cappello istituzionale che permette ai russi di poter mettere stabilmente piede in Afghanistan inseguito all\u2019eventuale ritirata americana, stavolta senza correre il rischio di essere additata come forza d\u2019occupazione.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, i buoni rapporti intessuti con il governo di Kabul e con l\u2019Emirato islamico permetterebbero a Putin di porsi quale \u201cpatrono\u201d di una rinascita del Paese, aumentando il livello di prestigio internazionale e il ruolo strategico della Federazione nello scacchiere centro-asiatico.<\/p>\n<p>Un gioco diplomatico gi\u00e0 messo a punto in <strong>Siria<\/strong>: partire dalla volont\u00e0 di concludere una guerra sanguinosa per rafforzare la propria posizione nell\u2019area. Strategia pianificata anche per la <strong>Libia<\/strong>: alcuni giorni prima del vertice di Palermo l\u2019uomo forte di Mosca, il generale Khalifa Haftar, aveva incontrato il ministro della Difesa Sergej Shoigu, ultimo di una serie di meeting per dimostrare il forte interesse del Cremlino nelle trattative per la pacificazione e per la ricostruzione in Libia, con l\u2019ormai chiaro auspicio di conquistare uno <strong>sbocco sul Mediterraneo<\/strong> centrale.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Xinhua Kabul\/Xinhua via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cVoglio ringraziarvi per l&#8217;aiuto che la Russia ha fornito all&#8217;Afghanistan\u00a0in 15 anni per contribuire a ripristinare la pace e la stabilit\u00e0 nel nostro Paese\u201d. Queste le parole rivolte dal chief executive officer del governo afghano Abdullah Abdullah al premier russo Dimitri Medvedev nel corso degli incontri svoltisi a Mosca il 3 novembre scorso. 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